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Sta per finire l’epoca delle multinazionali in Paradiso (Fiscale) ?

uberErosione della base fiscale, spostamento dei profitti, digital economy e sharing economy.
Come G20, OCSE, Unione Europea intendono far pagare le tasse alle imprese “dove il valore
aggiunto viene creato”.
Sul ruolo delle imprese multinazionali e sulle loro sempre più importanti catene globali di valore e
di produzione è aperto da tempo un vasto confronto internazionale tra governi, imprese, sindacati e
organizzazioni della società civile, in particolare sulle condizioni di lavoro e organizzative e
sull’effettiva distribuzione dei benefici prodotti tra i lavoratori e nelle comunità locali dove le
imprese multinazionali operano e questo convegno si colloca in un rinnovato impegno della CGIL e
della Fondazione Di Vittorio su questi temi.

Nel 2011 l’aggiornamento delle Linee Guida OCSE per una Condotta Responsabile delle Imprese
Multinazionali ha accentuato la definizione delle responsabilità, anche sul terreno della fiscalità, e
degli strumenti di intervento (ad esempio la cosiddetta “due diligence”) delle multinazionali sulla
loro intera catena della produzione e l’Organizzazione Internazionale del Lavoro comincerà – nella
sessione di giugno 2016 della Conferenza Internazionale del Lavoro – la discussione sul tema delle
“catene di fornitura globali” (global supply chains), con l’obiettivo da parte del gruppo dei
lavoratori di premere per l’adozione di uno specifico strumento normativo, Convenzione o
Raccomandazione.
Il “Paradiso fiscale” delle multinazionali.

Secondo stime OCSE, infatti, le tasse non pagate dalle multinazionali – attraverso un’aggressiva
pianificazione fiscale, con la collocazione giuridico-fiscale in “paradisi fiscali” e con le politiche di
trasferimento dei prezzi tra filiali e consociate basate in differenti paesi – oscillano tra i 100 e 240
miliardi di US$ l’anno. Una somma che costituisce tra il 4% e il 10% del totale delle entrate fiscali
degli stati e colpisce in maniera particolare i paesi più poveri e meno sviluppati.

Al di là di pratiche illegali di vera e propria evasione, questa massiccia forma di elusione fiscale è
favorita da legislazioni fiscali compiacenti, che mirano ad attrarre investimenti esteri attraverso
condizioni di favore, discriminatorie nei confronti delle imprese locali, soprattutto piccole e medie.
Meccanismi di concorrenza fiscale di questo tipo sono presenti anche tra i paesi dell’Unione
Europea e ne limitano fortemente la capacità di realizzare una maggiore integrazione delle politiche
economiche, distributive e sociali.

A ciò si sono andate associando anche “nuove” tipologie di elusione e di occultamento di
imponibile fiscale legate a forme immateriali di creazione del valore quali la “digital economy” o
all’ingresso massiccio nel campo della “sharing economy” da parte di multinazionali che, attraverso
semplici app, fanno diventare un’impresa “autosfruttata” ed esente da contribuzione e tassazione
qualsiasi persona disponibile a crearsi un reddito nel mercato dei servizi.

 

Il progetto BEPS dell’OCSE, un contributo a una profonda riforma della fiscalità per le
imprese

Con lo scoppio della crisi finanziaria globale anche i governi dei paesi economicamente più
avanzati sono stati spinti a considerare come superare questa pratica della “doppia non tassazione”
delle imprese multinazionali. Con il sostegno di questa dichiarata volontà dei governi l’OCSE ha
realizzato a partire dal 2013 il progetto “BEPS – Base Erosion, Profit Shifting” (Erosione della
base fiscale e spostamento dei profitti).

Nell’ottobre scorso l’OCSE ha presentato i 15 punti del piano d’azione BEPS, che dovrebbe
consentire la definizione di un quadro normativo e la realizzazione di azioni al fine di contenere il
fenomeno della “doppia non tassazione” delle multinazionali.

Il pacchetto mira a tassare le multinazionali “dove si svolgono le attività economiche ed è stato
creato il valore aggiunto”ed è stato “assunto” dal vertice G20 di Antalya, che ha invitato l’OCSE a
lavorare nei primi mesi del 2016 per la costruzione di un quadro “inclusivo” volto a coinvolgere
anche paesi fuori dal G20 e poter avviare l’attuazione del progetto, che prevede la promulgazione di
norme a livello nazionale e internazionale e il monitoraggio delle decisioni e delle azioni prese.

Lo scopo del convegno promosso dall’area delle politiche europee e internazionali e dall’area delle
politiche di sviluppo della CGIL, dalla Fondazione Di Vittorio e con la collaborazione del
Laboratorio Politiche Fiscali è quello, innanzitutto, di far conoscere le proposte contenute nel
progetto BEPS oltre il ristretto campo degli “esperti”, di indicarne anche i punti critici nella
prospettiva di una riforma della fiscalità per imprese e capitali e valutare lo stato del suo
recepimento in Italia e in Europa.

 


 

cgil-2

 

CGIL – Area politiche europee e internazionali e Area politiche dello sviluppo

Fondazione Di Vittorio

 

 

Venerdì 8 aprile 2016, Sala Santi CGIL nazionale Roma

“STA PER FINIRE L’EPOCA DELLE MULTINAZIONALI IN PARADISO (FISCALE) ?”

 

 

Il prossimo 8 aprile, dalle 9.30 alle 14.00, presso la sala Santi della CGIL nazionale si terrà il seminario-convegno:

STA PER FINIRE L’EPOCA DELLE MULTINAZIONALI IN PARADISO (FISCALE) ?

Erosione della base fiscale, spostamento dei profitti, digital economy e sharing economy

Come G20, OCSE, Unione Europea intendono far pagare le tasse alle imprese “dove il valore aggiunto viene creato”.

L’iniziativa ha lo scopo di far conoscere e discutere criticamente il progetto elaborato dall’OCSE e approvato dai governi del G20 “Base Erosion e Profit Shifting – BEPS” per contrastare l’elusione fiscale da parte delle imprese multinazionali, appunto attraverso l’erosione della base fiscale (per esempio con il sistema dei prezzi interni e lo scambio di beni immateriali) e lo spostamento dei profitti verso i paesi a più bassa tassazione o veri e propri “paradisi fiscali”.

Tra i relatori, Raffele Russo, direttore del progetto BEPS presso l’OCSE.

Concluderà i lavori il segretario confederale Danilo Barbi.

 

 

 

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