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Germania: I Länder chiedono al governo tedesco e alla Ue una strategia di gestione dei profughi

rifugiati4di Massimo Demontis (Berlino)

Critiche alla Merkel e dubbi sulla sicurezza. Capacità ricettive al limite – È allo stremo Monaco. L’arrivo inarrestabile di profughi, 12.000 solo sabato scorso, un flusso ininterrotto da una settimana, sta mettendo a dura prova le capacità ricettive della capitale bavarese, giunte ormai al limite. Tutte le sistemazioni provvisorie e di fortuna sono piene. Molti profughi potrebbero rimanere senza un alloggio in cui trascorrere la notte. Il sindaco di Monaco, il socialdemocratico Dieter Reiter, ha criticato la mancanza di solidarietà nazionale e lo scarso aiuto dagli altri Länder. Le autorità hanno intanto deciso di mettere a disposizione il palazzetto olimpico per garantire una sistemazione ai profughi, ma i letti da campo sono esauriti. Molti dovranno dormire su materassini da ginnastica o semplicemente su coperte.

 

I Länder non fanno abbastanza

L’aiuto degli altri Länder „è ridicolo“ ha detto Reiter. La situazione „ in cui Monaco si fa carico da sola di un’incombenza nazionale era prevedibile da giorni“, ha aggiunto il sindaco della capitale bavarese facendo sapere che „stiamo andando verso una situazione in cui dovremo dire: per i rifugiati in arrivo non abbiamo più spazio“. Il forte flusso migratorio che ha messo in ginocchio le capacità ricettive di Monaco sta creando in Germania tensioni politiche.

 

Critiche alla Merkel

Secondo il quotidiano conservatore della domenica Welt am Sonntag alcuni ministri dell’Interno dei Länder, in una videoconferenza, avrebbero criticato la Merkel per aver sbandierato un troppo generoso permesso di soggiorno per motivi di asilo politico nei confronti dei profughi, senza un coordinamento con gli stessi Länder e senza averli preventivamente informati, tanto che questi si sentirebbero colti alla sprovvista (fonte n-tv online). Durante la videoconferenza i ministri dell’Interno dei Länder – su pressione della CSU bavarese – avrebbero sollevato questioni di sicurezza „che non possono essere ignorate“ perché nel flusso migratorio potrebbero essere presenti persone con „vedute estremiste o con retroterra terroristico“. Il ministero federale dell’Interno ha però fatto sapere che sinora non ci sono segnali o indizi per una presenza di potenziali terroristi tra i rifugiati.

 

Il pressing dei cristiano-sociali bavaresi

Il governo tedesco ha reagito alle pressioni del governo bavarese e a quelle dei Länder reintroducendo provvisoriamente i controlli al confine con l’Austria. Oggi però il ministro dell’Interno della Baviera, il cristiano sociale Joachim Hermann e il suo collega segretario generale del partito Andreas Scheuer, parlano di controlli “di almeno alcune settimane”. Dalla Baviera, in casa cristiano-sociale, si leva sempre più forte la voce che “non tutti sono rifugiati, che molti anzi non sono profughi perché negli ultimi giorni si è diffusa la voce che dichiarare di essere siriani sarebbe garanzia di successo”. (di essere accolti appunto come profughi e ottenere asilo politico, ndr).

Per Scheuer la politica estera europea ha fallito. In un summit europeo straordinario l’UE “dovrebbe lanciare chiari segnali volti a bloccare nuove ondate di profughi, combattere le cause che creano l’esodo, utilizzare in modo sensato i soldi destinati allo sviluppo, stabilizzare i campi profughi, garantire frontiere UE più sicure”.

 

Gabriel: la Gemania è forte, ma da sola non ce la fa’

Anche il presidente del SPD, vice cancelliere e ministro dell’Economia Sigmar Gabriel ha voluto inviare un messaggio ai partner europei poco prima del vertice dei ministri dell’Interno che si terrà oggi a Bruxelles. Gabriel, che sino a pochi giorni fa parlava di almeno 500-800 mila profughi in arrivo in Germania nel 2015, in una lettera inviata ai membri del suo partito, citata da Spiegel online, parla ora di 1 milione di profughi nel 2015. In questa lettera, Gabriel avrebbe scritto ai suoi compagni di partito che “la Germania è forte e può fare molto, tuttavia quello che è successo in questi giorni, soprattutto per quanto riguarda la velocità di affluenza dei profughi ha portato – nonostante tutta la nostra buona volontà – le nostre capacità ricettive al limite”. Gabriel punta il dito e denuncia che nonostante i numerosi contatti e colloqui non si è riusciti a trovare una soluzione al problema dei profughi a livello europeo “perché alcuni partner in modo del tutto evidente rifiutano questa soluzione”. “Nessun paese può accollarsi da solo l’accoglienza e la sistemazione dei profughi” ammonisce Gabriel.

 

Continua la mobilitazione e l’aiuto dei tedeschi

Non diminuisce la mobilitazione e l’entusiasmo con cui i tedeschi hanno accolto e stanno accogliendo i profughi in molte città e comuni tedeschi. Una mobilitazione su più livelli, alla quale partecipano non solo semplici cittadini e volontari ma anche istituzioni pubbliche e private. Sembrano lontani, non dimenticati, gli episodi di intolleranza, gli attacchi incendiari i rigurgiti xenofobi dei giorni scorsi.

E però si respira una strana atmosfera. Un’atmosfera di attesa, nei comuni, tra la gente. Si vuole capire cosa succederà tra qualche settimana, tra qualche mese. Vedere quali soluzioni sarà capace di mettere in campo la politica per far fronte a questo esodo di massa. Sentendo i discorsi in metropolitana, nei programmi televisivi, agli angoli delle strade, l’impressione è che l’entusiasmo potrebbe bruscamente mutare in preoccupazione, paura e persino in rigetto sia a livello politico sia – soprattutto – nell’opinione pubblica.

I Länder e i comuni sono in prima linea a chiedere alla Merkel, al governo, di fare la sua parte, di dettare la linea e indicare come procedere coinvolgendo però tutti.

 

Quale strategia adotterà il governo? Chi pagherà i costi?

È comprensibile che per ora manchi una chiara strategia su come far fronte all’enorme flusso di profughi. Innanzitutto bisogna dar loro un letto e un tetto, bisogna curarli, dargli da mangiare. Ma come gestirli nel lungo periodo e con l’inverno alle porte in un paese che conta già un numero elevato di immigrati?

Presto sarà necessario cominciare a discutere di soluzioni di lungo termine. Cioè dove – e come – alloggiare i profughi, come integrarli, insegnare loro la lingua, dargli un’assicurazione sanitaria, prospettive di vita dignitosa, di inserimento sociale e di lavoro. Come e chi pagherà i costi?

Senza risposte a queste domande, la frustrazione prima e le paure poi prenderebbero il sopravvento, tra i cittadini tedeschi e tra i profughi, dando luogo a frizioni sociali pericolose.

Dove alloggiare questa povera gente in città in cui nemmeno gli indigeni trovano alloggi e alloggi pagabili? Come evitare di creare “ghetti”, e conflitti, nei comuni e nelle città e scongiurare che tra qualche mese i profughi siano assaliti dalla rabbia del sentirsi rinchiusi in casermoni, dalla mancanza di intimità, dalle differenze sociali e religiose al loro interno, dal non far niente, dal sentirsi inutili, da sentimenti di sradicamento totale?

 

L’integrazione

L’integrazione di uomini donne e bambini sarà il compito più difficile di Angela Merkel e del suo governo con i socialdemocratici di Sigmar Gabriel e i cristiano-sociali di Horst Seehofer (leader CSU e governatore della Baviera). Una prova del nove e un’opportunità per un paese in cui le politiche di integrazione sono già fallite nel passato prossimo e in quello più recente, se si tiene presente che una generazione di tedeschi con genitori stranieri parla a malapena la lingua di Göethe e Schiller, ha enormi difficoltà a trovare un lavoro e vede purtroppo respinti i propri curricula sulla base del cognome arabo o turco, bulgaro o romeno o a causa della foto allegata al curriculum.

Integrare non è soltanto garantire libertà religiosa e di culto. Un’ovvietà verrebbe da dire, per noi occidentali. Sappiamo però che non è così dappertutto, nemmeno in Europa. Sarà integrazione vera quando si insegnerà a capire e rispettare i valori – e le leggi – delle nostre società, valori e leggi di tolleranza e di accettazione, di diversità, valori di rispetto verso il prossimo, verso il diverso per appartenenza religiosa, politica, sessuale e quando saranno garantite a tutti, anche agli immigrati e ai rifugiati, davvero pari opportunità di accesso alla formazione, allo studio, al lavoro.

Se il presidente degli industriali (BDI) Ulrich Grillo dichiara che i profughi sono benvenuti e che l’industria è pronta a dare lavoro e formazione, preoccupa invece l’uscita di Hans-Werner Sinn, economista ordoliberale, presidente dell’Ifo, un istituto di ricerche economiche di Monaco. Secondo Sinn per integrare i profughi nel regolare mercato del lavoro “bisognerà ridurre il salario minimo orario”. L’augurio è che qualcuno non stia già pensando di usare i rifugiati per ridurre gli stipendi.

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