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LA REGINA SUL BARILE DI ARINGHE DI BISMARCK

Aringhedi Vittorio Stano (Hannover)

Agli egemoni contabili e maestri di disciplina della diplomazia tedesca é bastata una notte di consultazioni ad oltranza a Bruxelles sul Grexit, per distruggere tutto il capitale che una „Germania migliore“ aveva maturato in decenni.

A causa loro su tutti i media del mondo é ritornato il tedesco cattivo, arrogante e odioso. Ha il viso del ministro delle finanze Schäuble, un tecnico in carrozzella, neppure membro del Parlamento europeo, che al posto del taglio del debito lancia un ultimatum ai greci, alla maniera dei nazisti.

La Germania vuole la capitolazione della Grecia e anche il cambio di regime. Schäuble-Merkel & Gabriel hanno nostalgia dei vecchi e corrotti leader greci di Nea Demokratia e del Pasok. Vogliono la testa di Tsipras.

I mass media tedeschi mainstream fanno finta di meravigliarsi. Si chiedono come mai sempre piú cittadini nel mondo ritengono i tedeschi spietati. Gli stessi hanno plasmato nel tempo , la solida maggioranza silenziosa che approva le misure draconiane ispirate dal ministro delle finanze.

Il popolo delta rete, invece, chiede le dimissioni di Schäuble (utenti di Twitter: Hashtag#This/sACoup). Sale la marea di cittadini che non accettano il prussianesimo di ritorno della classe politica attuale, espresso dal governo di coalizione CDU-CSU-SPD, che rischia di fare a pezzi l´Europa per la terza volta. Il diktat alla Grecia ha fatto assurgere la Germania ad arrogante potenza dominatrice dalla quale bisogna ben guardarsi e, in ultima istanza, iniziare una rivolta pacifica ma ferma, contro questa dominazione.

È dalla caduta del muro di Berlino che si avverte un cambiamento nella strategia politica della classe dominante. Questa ha plasmato man mano un´opinione pubblica che ritiene il progetto europeo dei padri costituenti superato dai fatti. Una maggioranza silenziosa trasversale ritiene che la Germania si é lasciata trascinare nell´euro e nell´unitá europea a causa del senso di colpa per la seconda guerra mondiale. Iniziarono Kohl e Genscher annettendo a tambur battente la DDR, proseguirono giocando un ruolo importante nello smembramento della Jugoslavia, rallentarono l´impegno verso l´integrazione progressiva dei Paesi EU e mostrarono eccessivo impegno nel cooptare nuovi adepti: i paesi dell´est europeo. Anche se la Merkel lo dissimula, nei fatti é il ritorno della „questione tedesca“. Dopo 25 anni di camuffamenti la classe politica attuale si fa riconoscere come discendente in linea diretta dagli Junker prussiani. Come questi, Merkel-Gabriel & co. accompagnano le spinte espansionistiche della loro Volkswirtschaft a una violenta svolta conservatrice. In Europa la Germania vede se stessa sempre piú nella funzione e nello status che aveva avuto la Prussia nell´unificazione della Germania. L´amore dei tedeschi per Bismarck viene adeguatamente nutrito e alimentato dai mass-media.

L´ex cancelliere Schröder in una intervista allo Spiegel di alcune settimane fa magnificava il talento politico del cancelliere di ferro assertore di una autoritá statale che portó ai limiti della dittatura. Usó la forza determinante dell´esercito nelle relazioni internazionali, represse senza molto successo cattolici e socialisti e rese inevitabile il conflitto con la Francia. Con la vittoria sulla Francia realizzó l´unitá spirituale e politica delta Germania sotto la guida delta Prussia e ottenne il conferimento trionfale a Guglielmo I delta corona del nuovo impero germanico proclamato a Versailles nel gennaio del 1871. I francesi rabbrividiscono solo a ricordarsi di tutto questo. Oggi la Germania tenta di giocare la carta della prussianizzazione dell´Europa.

Nel maggio 2014 a Stralsund, durante la consultazione Germania-Francia, la cancelliera mandava un perfido messaggio a un esterrefatto Hollande, attraverso un regalo spiritualmente limitato: un barile di aringhe di marchio Bismarck. Il messaggio subliminale era: come ai tempi di Bismarck, la Francia lotta contro la sua inferioritá di fronte al suo vicino dell´est. E, come all´epoca, é un cancelliere „di bronzo“ che governa a Berlino. Quindi francesi!, accettate la nostra superioritá senza fare tante storie. Solo una mente gretta puó sacrificare con tanta perfidia, per solo tornaconto economico tedesco, i valori europei che furono i fondamentali delta Rivoluzione Francese: Liberté-Egalité-Fraternité. La Merkel non sa che farsene del progetto europeo dei padri fondatori, figuriamoci che se ne fa delta politica e delta cultura francese. Le sono proprio estranee.

L´imperialismo pedagogico della Merkel, ha i suoi principi, le sue regole educative che vengono somministrate agli „scolaretti europei“ *(1). Al momento opportuno, per la Germania, queste vengono imposte con rigore e disciplina prussiani. Compiti a casa lei li chiama, ma la riforma del mercato del lavoro e le privatizzazioni selvagge sono un vero cappio al collo per i popoli della zona euro dell´area mediterranea.

La richiesta/ordine di realizzare la riforma del mercato del lavoro (in Italia chiamata col concetto italianissimo di Jobs Act) sul modello Hartz IV in Germania, nei fatti ovunque significa cancellazione di diritti conquistati dai lavoratori europei con decenni di dure lotte e colpire duramente i loro organi di rappresentanza: i sindacati. Viene spontaneo chiedersi: ma cosa hanno fatto di male i lavoratori europei e i loro sindacati alla Merkel e alla Germania, per dover espiare colpe commesse da politici corrotti e creditori (speculatori!) cinici e senza scrupoli?

Le privatizzazioni selvagge verranno realizzate per volere della Troika, dice la regina d´Europa troneggiante su un barile di aringhe-Bismarck di Stralsund. Saranno gli investitori (alias: i pescecani della finanza e delle imprese multinazionali) che andranno a sequestrare nei paesi indebitati, non le imprese decotte e fuori mercato, ma quello che resta di pignorabile, compresi i pochi gioielli di famiglia, se non sono stati giá venduti.

La Germania della Merkel é pronta a „proteggere“, nel senso di dichiarare questi Paesi loro Protettorati. Noi europei siamo „fortunati“ ad avere una regina ben intenzionata nei nostri confronti. Da brava pedagogista della „Gestalt“, vuole plasmare con le sue mani il continente. Per fare questo ha bisogno di piú tempo, per questo nel 2017 vuole candidarsi per la quarta volta. Se fallisce l´euro, fallisce l´Europa!, continua a ripetere come un mantra la cancelliera. È chiaro come il sole che l´euro non deve fallire perché é questo che ha garantito l´esportazione dei prodotti tedeschi nell´eurozona. Un ritorno al marco e la conseguente rivalutazione, farebbero immediatamente crollare le esportazioni tedesche nel mondo. E se prendesse piede l´appello lanciato dal popolo della rete di boicottare i prodotti tedeschi? (Hashtag#Boykott Germany).

L`Europa ha bisogno di un nuovo contratto sociale. Tocca alla Germania farsi promotrice di consenso tra i 28 membri dell´Unione, esercitando con saggezza e lungimiranza l´egemonia mite che le competerebbe, evitando di dare ordini perentori che offendono la dignitá dei popoli. Il paese piú ricco dovrebbe impegnarsi per quelli che soffrono la crisi. Ottantadue milioni di cittadini dovrebbero pretendere dalla classe politica di assumersi la responsabilitá di salvare l´Europa dopo averla affondata due volte nel passato. Ma la classe politica attuale, sembra non voglia essere legittimata a svolgere questo ruolo di potenza mite. È prigioniera di un´opinione pubblica reazionaria che minaccia di votare contro nelle elezioni. Ma questa opinione pubblica l´hanno forgiata loro, giorno dopo giorno, coi loro discorsi, prese di posizione, in parlamento, in TV e nei giornali, per nascondere che l´euro (ritenuto inutile e controproducente per la Germania dall´ex socialdemocratico ed ex membro del Direttorio della Deutsche Bundesbank Thilo Sarrazin e dai milioni di suoi „adoratori“ e lettori dei suoi libri!) si é rivelato in realtá il piú importante strumento di dominio, controllo e sopraffazione per la Germania. È l´euro che ha permesso la metamorfosi del progetto europeo, passato dal perseguimento di una Germania europea voluto dai padri costituenti e da alcune centinaia di milioni di cittadini europei, in una aborrita Europa tedesca. Manca, fino ad oggi, un´alternativa alla politica ordoliberale della Merkel e di Schäuble. Il partito che fu di Willy Brandt dovrebbe uscire dall´angolo nel quale si cacció approvando l´Agenda 2010. La sinistra tedesca, tutta-anche i Linke, dovrebbe entrare nell´ordine delle idee che il nazionalismo delle esportazioni grava sulle spalle die vicini e che non deve cercare il consenso degli elettori su questo tema. Steinmeier e Gabriel non sembrano intenzionati a inaugurare una nuova stagione politica in Europa. Sono attualmente succubi del programma del padronato che nei fatti crea spazio per il ritorno dell´imperialismo tedesco in Europa e nel mondo. Dovrebbero rifiutare la dominazione tedesca in Europa, voluta dagli americani. Finché i tedeschi saranno vassalli degli Statunitensi, l´Europa sará serva di interessi economici che si sovrappongono o sono in contrasto con i propri. Basta pensare allo scandalo NSA e all´approvazione in sordina del TTIP. È come essere diventati sordi e muti di fronte a un pericolo che sta distruggendo il processo unitario europeo e che allontana le classi politiche dai popoli.

Giá ora la regina d´Europa siede sul cumulo di rovine del progetto europeo perseguito da 70 anni. Perseverando, i cocci non saranno piú riparabili.

 

Note:

*(1) Scolaretti europei. Il piú diligente di questi é Renzi. Con la Merkel esordí regalandole la maglietta di Gomez, attaccante della Fiorentina. Il semestre europeo lo condusse in maniera scialba. La Merkel lo apprezza perché é innocuo. Anche Renzi si atteggia ad educatore. È esilarante la sua uscita in televisione davanti a una lavagnetta antidiluviana, munito di bacchetta e gessetto bianco. Voleva spiegare agli italiani la ricchezza culturale del Belpaese e l´attualitá della Cultura Umanistica. Alla lavagna aveva scritto: Cultura Umanista. Nella sua retorica ampollosa e vuota ripeteva diverse volte Cultura Umanista…Qualcuno gli ha spiegato, in seguito, che si dice Cultura Umanistica. Quindi lo scolaretto che si atteggia a maestrino, impari l´italiano! Per questo presidente del consiglio i problemi del Paese sono piú grandi di lui. Renzi é a digiuno di politica monetaria. Con la sua strategia improvvisata, in questa fase storica, é una minaccia nazionale. Fino a poco tempo fa si occupava di sensi unici e zone pedonali in quella di Firenze. Non é adatto a governare un Paese di 60 milioni di cittadini in un periodo in cui tremano i polsi , nel governare la crisi, ai pesi massimi della politica mondiale.Ció che oggi vale per Tsipras, domani varrá per Renzi. Dovrebbe dimettersi e fare posto a chi ha piú esperienza di lui.

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