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Fascistizzazione in progress

guerra-futurismodi Tonino D’Orazio
In Ukraina il potere è stato dato a Poroshenko con un colpo di stato nazista pagato da Usa – Polonia ed ex Rep. Baltiche. Se ne vantano. Nazisti e fascisti sono sempre stati strumenti e elementi utili al capitalismo, specialmente in momenti di crisi e “ristrutturazione in accumulazione”. Lo stesso Salvini si inquadra in questo ruolo.

D’altra parte il capitalismo non ha mai saputo trovare altre strade per uscire dalle crisi economiche, da esso stesso innescate, se non consumare l’accumulo di merci e di uomini con la guerra. Distruzione, ricostruzione di bisogni e riaccumulo. La forza, la prepotenza, la sopraffazione e la violenza fanno parte della concezione anti democrazia. Il neoliberismo non ha nulla a che vedere con la democrazia e il concetto dell’eguaglianza, anzi è la sua negazione. Per avere campo libero deve abbatterla senza perderne l’alibi, evitando che il re sia nudo. Nulla di nuovo, se non il vecchio ritornello sempre nuovo solo per i falsi, o collusi, o ingenui.

Per capire le vere motivazioni degli statunitensi nella “crisi Ucraina”, dobbiamo tener presente che essi sono nel corso della storia “l’unico debitore che può permettersi di bombardare i suoi creditori” e di conseguenza “sono l’unico debitore che può costringere i suoi creditori ad accettare in pagamento la carta straccia fabbricata da lui stesso”.

Per mantenere questa posizione privilegiata devono destabilizzare qualunque potenza, che oggi o un domani, possa dirgli di “NO”, oppure un “no” al suo metro di misura inappellabile, il dollaro. Senza questo imperialismo monetario questa larva del mondo (perché ingurgita una grande percentuale della sua ricchezza e del suo cibo impoverendo tutti) starebbe realisticamente in condizioni molto peggiori della Grecia. Non significa essere anti-americani dire che hanno sempre vissuto e prosperato da parassiti sulla rapina dei beni degli altri paesi.

Realisticamente queste potenze del “no” nel mondo attuale sono solo due: La Cina e la Russia, che partecipano al Brics con altri tre, Brasile, India e Sud Africa. Diciamo una potenza capofila in ogni continente. Paesi ormai fortemente alleati, potenti militarmente ed economicamente, con la propria banca di sviluppo alternativa al braccio armato degli anglo-americani, cioè il FMI. Banca alternativa che si avvia al peggior dei mali per gli statunitensi, ma anche all’incertezza futura per il capitalismo euro-anglo-sassone, cioè la dedollarizzazione.

Sappiamo anche che chi ci ha provato da solo, Saddam che non voleva più i dollari per il suo petrolio, (abbiamo scoperto tutti, dopo, che non era più suo), Gheddafi, che voleva in cambio oro per la sua allora pacifica Libia, hanno fatto immediatamente e democraticamente una brutta fine, loro e i loro popoli.

Sappiamo anche che gli USA (le loro aziende) stanno perdendo la loro posizione di dominio produttivo nel mondo e hanno bisogno di una guerra per rallentare il processo. Bisogna togliere di mezzo, per affrontare la Cina, le altre potenze “pericolose”: l’Europa e la Russia, magari facendoli scornare tra di loro. Mettere l’Europa, legata mani e piedi al dollaro che fa variare l’euro a suo piacimento, in posizione “armata” con la Nato, a pagare pegno e far spostare così forze militari statunitensi nell’area indo-pacifica di eventuale futuro scontro. In quanto al medio oriente tutto è già sistemato. Hanno sostenuto e “costruito” l’Isis, sia per abbattere la recalcitrante Siria, sia per tenere tutti occupati ad avere paura di quattro camion con bandiere nere e con il rimbalzo delle loro feroci “gesta” in tutti i mass media occidentali al fine di alimentare una guerra di religione, comunque in atto. A loro ci penseranno dopo, adesso non hanno tempo. Non si spiega altrimenti la ridicola “debolezza” militare della coalizione internazionale anti Isis guidata dalla prima potenza militare del mondo. Ridicolo.

Allora è proprio in corso la preparazione latente (che non è sfuggito al Vaticano e a Papa Francesco) di una guerra i cui prodromi si stanno consumando in tutte le aree calde del pianeta (dal medio oriente, all’Afghanistan e all’Ucraina). Ormai non sfugge a nessuno il riarmo eccezionale di molti paesi possibilmente sotto tiro. Basta prendere una cartina del mondo e individuare come siano accerchiati militarmente dagli statunitensi i paesi oggi “cattivi”, domani con il nostro stupido consenso, magari “canaglie” e poi gradualmente “terroristi”. Sappiamo con certezza anche chi lo decide.

Un elemento importante della strategia è quello della esportazione della nostra petulante “buona democrazia”. Sappiamo che oggi fa acqua da tutte le parti. La parola significa partecipazione del popolo, dei cittadini. I dati ci dicono che non è più così. Molti cittadini delle democrazie avanzate, che altri sono costretti a percorrere a suon di bombe o di destabilizzazioni continue, non partecipano più. Hanno capito che non contano più nulla, se non anche, con la loro astensione, essere la gamba di legno dei loro governi fantocci che comunque non decidono più autonomamente per i loro popoli ma sono colonizzati e diretti dappertutto da oligarchie economiche-massoniche (altri preferiscono la parola lobby divenuta accettabile), non elette e tutte di marchio apicale statunitense. Non si è complottisti se si è lucidi.

Elemento chiave quello di depotenziare le Costituzioni nazionali troppo democratiche e forse anche troppo antifasciste. (Dixit banca J&P Morgan). Negli stessi Stati Uniti con una sola legge sulla “sicurezza” hanno abolito di fatto decine di garanzie sulle libertà individuali e di cittadinanza. Esempi: si può massacrare e anche sparare sui neri, la “forza pubblica” può e deve rimanere impunita. Noi seguiamo a ruota. La chiave? Meno diritti per più sicurezza. Difficile scegliere se più benessere con meno diritti, come faceva il popolo libico. Adesso con la primavera democratica non hanno né l’uno né l’altro.

Sembra assurdo che l’impero si possa sviluppare sulla falsariga della “democrazia” mettendone a nudo l’ipocrisia e le immense contraddizioni e facendola sembrare l’unica via possibile alla quale non ci sono alternative. Le “democrazie” liberali diventano dappertutto autoritarie, semplificate (“un uomo solo al comando”) e antipopolo con forti rappresentanze fasciste, pronte a prendere il potere con la forza, se serve all’impero (vedi l’Ukraina e presto la Macedonia).

Sono riusciti, nel mondo occidentale, a distruggere e quasi a mettere fuori legge il socialismo nelle sue regole di uguaglianza e convivere civile. Qualche stato che ci prova diventa subito “canaglia” e quindi pericoloso, vedi il Venezuela a rischio continuo di colpo di stato e altre nazioni di cultura politica bolivariana.

E’ l’impasse culturale e storica di questo inizio secolo per chi crede ancora nell’ormai perdente monopolio coloniale occidentale. Dovranno difenderlo con le armi, compresi quelli che si sono già schierati, i seguaci della Merkel, nuovo caporal-gendarme europeo con l’appuntato Hollande a tre passi dietro.

Noi, della commedia dell’arte non contiamo nulla, siamo già perfettamente colonizzati sin dal dopoguerra e la nostra penisola è una portaerei atomica mediterranea da anni. Una boa statunitense. Si tratta di ridurre i sussulti eventuali di un vecchio concetto, resistente e residuo sociale italiano e europeo, velocemente.

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