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Panama, Cuba e l’America: sulla Cumbre de Las Américas

Panamadi Carlo Lambiase (l’Avana, 12.04.2015)
La settima Cumbre de Las Américas è appena finita e Panama ritorna alla sua vita quotidiana. I grandi scheletri urbani restano in attesa di un completamento edilizio che forse arriverà quando la crisi economica passerà e quindi il raddoppio del canale sarà completato e i biglietti verdi ritorneranno a circolare in abbondanza tra i casinò e tra i mille traffici che qui erano di casa fino a qualche anno fa.

Non è andata come pensava l’oligarchia delle banche e dei grandi potentati economici concentrati nel nord del continente. Per la prima volta sui quattro tavoli di discussione a pieno titolo e con pari dignità con gli altri paesi d’America sedeva la delegazione cubana. E come gli “americani” sanno questa non era cosa irrilevante, non poteva esserlo e cosi é stato.

Il mercoledì 8 qualcosa è cominciato ad andare storto quando riconosciuti rappresentati del terrorismo mercenario di Miami, spacciandosi per “società civile cubana”, si sono presentati a Panama per provocare la vera società civile cubana che era presente con i rappresentanti di ben 2.000 associazioni ed entità residenti a Cuba.

Coperti da organizzazioni, evidentemente poco allineate con il presidente Obama, come USAID all’hotel El Panamá si potevano incontrare personaggi come Félix Rodríguez Mendigutia responsabile assieme a Luis Posada Carriles di tanto terrorismo contro il popolo cubano e tra gli assassini del Che.

La delegazione cubana presente al Forum della Società Civile subito seguita da molti rappresentanti degli altri paesi presenti ha chiesto l’espulsione dalla sala dove si svolgeva il forum dei mercenari chiarendo che la loro presenza era un’offesa e non avrebbe permesso lo svolgimento di qualsiasi discussione.

All’immobile e ingessato silenzio degli organizzatori del Forum i rappresentanti della società civile di Cuba, si ritirano dal Forum. La loro scelta dignitosa raccoglierà la solidarietà e condivisione di buona parte dei partecipanti che presentarono un documento di condanna rispetto alla presenza dei mercenari.

I provocatori, evidentemente poco inclini ad accettare la nuova fase di distensione aperta da Obama e Raul Castro nel mese di dicembre 2014, si sono presentati addirittura nei pressi dell’Ambasciata cubana in Panama dove hanno incontrato immediatamente la risposta di funzionari cubani e di sostenitori della causa cubana.

Con queste premesse nella giornata di venerdì e poi nella seduta plenaria di sabato si è svolto l’evento istituzionale con la presenza di 35 paesi, dove Cuba è stata al centro dei temi economici e politici che attraversano il processo democratico in America.

Il presidente uruguayo, Tabaré Vázquez, tra gli altri, ha rilevato come questa era la prima volta senza “esclusi” e che Cuba mai sarebbe dovuta rimanere fuori.  A sua volta il presidente nicaraguense, Daniel Ortega, ha precisato nel suo intervento che ancora resta Portorico tra i non partecipanti perché ancora colonizzato dagli USA e quindi non indipendente.

Gli interventi allineati alle posizioni delle oligarchie economiche che dominano ancora il Continente sono stati pochi e senza passione, senza anima.

L’anima e la passione ci sono invece state, eccome, negli interventi di Argentina, Ecuador, Bolivia e soprattutto in quella del presidente Nicolás Maduro Moros che si è presentato con il volto del suo popolo, in rappresentanza di trenta milioni di venezuelani, a difesa della loro democrazia (18 elezioni in 15 anni) e contro le ingerenze imperiali espresse nel negativo Decreto di Obama che pretende ridurre il Venezuela a sola minaccia per gli interessi degli USA.

Da parte sua l’intervento del presidente Raul Castro è stato sereno ma allo stesso tempo fermo nell’indicare la strada della solidarietà e del socialismo come prospettiva umana alternativa al disastro politico del neoliberismo e del governo dei potentati economici sulle ragioni del popolo e delle nazioni di America. Applausi a scena aperta per questo vecchio e rispettato combattente così uguale al suo popolo da essere non una nota stonata bensì l’espressione moderna e sincera delle ragioni di una rivoluzione ancora fermamente in piedi davanti al mondo e alla sua crisi.

Obama e Castro si diedero già la mano nel dicembre del 2013 ai funerali di Nelson Mandela. Un anno dopo, il 17 di dicembre 2014 a distanza iniziarono la nuova fase per riprendere le relazioni ed oggi cominciano a fare sul serio, si parlano e si stringono di nuovo la mano.

L’apertura delle rispettive ambasciate è molto vicina. Raul Castro coadiuvato dal Ministro competente Rodrigo Malmierca Díaz ha incontrato a Panama il presidente della camera di Commercio degli Stati Uniti, Mr. Thomas Donohue e la vicepresidente Mrs. Jodi Hanson con i quali l’interscambio sui temi che potrebbero interessare le imprese di ambedue la nazioni è stato proficuo.

A Cuba l’eco degli avvenimenti panamensi è stato grande anche per la estesa copertura mediatica assicurata dai canali televisivi che hanno dato nella giornata di sabato la diretta completa di tutti gli interventi dei rappresentanti dei 35 paesi a Panama.

I paesi dei Caraibi e quelli dell’America Latina sono stati davvero molto vicini a Cuba in questa Cumbre, risultato soprattutto del lavoro certosino che in questi ultimi 25 anni, dopo la caduta del muro di Berlino, ha compiuto la diplomazia cubana con uno sforzo straordinario nel campo delle iniziative di solidarietà e cooperazione nel campo medico sanitario cosi come nella sua partecipazione se non promozione delle iniziative più strutturate di cooperazione economica, come l’ALBA, che hanno permesso a questi paesi di compiere grandi passi in avanti nell’unificazione della Regione.

 

Carlo Lambiase: carlo.lambiase@tecnoint.com

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