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Si può non morire di ideologia

Yanis Varoufakisdi Tonino D’Orazio
Finalmente un popolo si ribella all’ideologia fascista di impoverimento obbligatorio di milioni di persone per ingrassare una piccola percentuale di individui e famiglie, cioè la “grande larva” dell’alta borghesia europea e internazionale, assunta a nuova aristocrazia, la nuova “mano morta”.

I Greci hanno semplicemente detto che così “non va bene”. L’hanno fatto con la democrazia che rimane pur sempre il tallone d’Achille dei neoliberisti, o meglio, dei veri neofascisti. La loro ideologia è sempre stata disastrosa, anche se cercano di negarlo continuamente con la propaganda a colpi di cannonate mediatiche a reti unificate. Rilanciando di volta in volta la vana speranza che ogni anno prossimo tutto andrà meglio. Rendendo immanente e primeggiante l’economia, il far soldi, la Borsa, e piangendo lacrime di coccodrillo sui disastri umani e sociali conseguenti.

Chi non l’ha capita dopo questi evidenti 8/9 anni di prese in giro non lo vuole proprio capire e rimane a fare il tifoso partecipante e alienato del proprio dramma. Il capitalismo ha le sue regole di sempre, per di più abbinato all’oligarchia, non ha nulla a che vedere con la democrazia. Il capitalismo non ammette uguaglianza ma solo competitività esasperata per il profitto, a costo di abolire il termine libertà. Anzi è l’obiettivo recondito. Il neoliberismo è una propaganda “dolce” e totalitaria nei suoi risultati. Se non ha nulla a che vedere con l’uguaglianza, non ha nulla a che vedere con la libertà e la solidarietà (fraternité). Non ha nulla a che vedere con la democrazia, e appena e dove può usa la guerra, anche economica, da sempre.

E cosa fanno l’oligarchia europea e tedesca di fronte ai risultati politici delle elezioni greche? Minacciano senza ritegno il popolo greco, nel medesimo istante in cui l’osso sfugge, appena definiti i risultati della loro sconfitta. Non avranno i soldi! Cioè rinvio dei rimborsi già concessi ad Atene. Loro non manterranno i patti. Con sfrenata presunzione sembrano non rendersi conto dell’evidenza dello strozzinaggio rielaborato e dell’odio montante contro di loro. La loro struttura ideologica principale, la Borsa, crolla. Ovviamente per gli speculatori. Agli altri cosa volete che importi?

Basta pensare al livore della Merkel o del Direttore della Banca privata nazionale tedesca: “I patti vanno rispettati!”, sentenziano. Quali ? Se no cosa succede? Riunione immediata della Troika. Ma stavolta non è servito: la Troika non esiste, è un’invenzione, ha sentenziato il neo ministro delle finanza greco.

E allora possiamo dire che hanno cominciato a perdere, intanto culturalmente. Penso che questo ci possa rallegrare profondamente, poiché i Greci hanno dimostrato che “si può” non essere d’accordo di morire a nome di altri in una inutile e cieca austerità. Si può uscire da un sistema, da una gabbia, da una rete, da una prigione ben strutturata costruita delicatamente dal Trattato di Lisbona in poi dalle banche e dai “poteri forti” non eletti mai da nessuno.

Si può avere un po’ di orgoglio nazionale evitando i compiti a casa decisi da altri e tragicamente deleteri. L’arroganza e i peren­tori dik­tat di isti­tu­zioni finan­zia­rie nazio­nali e inter­na­zio­nali non pro­du­cono più paura, ma piut­to­sto indi­gna­zione per la vio­la­zione sulla demo­cra­zia e sulla sovra­nità nazio­nale.

E’ chiuso per sempre l’argomento delle destre europee, socialisti compresi (Martin Schulz:”dobbiamo attenerci agli accordi stipulati per stabilizzare la Grecia e la Ue”), che “Non c’è alternativa” a questo sistema. Certamente la Grecia è troppo piccola per capovolgere il blocco calvinista favorevole all’austerità, ma la storia di Davide e Golia sembra far parte della nostra cosmogonia, e un sassolino è stato posto nell’ingranaggio. Aspettando un altro “piccolo” paese come la Spagna, soprattutto dopo la grande manifestazione a Madrid di domenica. Dell’Italia dobbiamo ancora dimenticarci per qualche anno.

Per noi non c’è molta speranza, quando la stessa disarticolata sinistra italiana oscilla e balbetta incomprensibilmente. Prende più voti e sembra più credibile il Movimento 5 Stelle o addirittura i fascisti di Salvini. Finché molti loro votanti, che si sono rifugiati nell’astensione, non capiscono che veramente Renzi e il PD non hanno più nulla a che vedere con il concetto di sinistra non c’è speranza per quest’ultima. Quella di Siriza e Podemos sono una “sinistra” nuova. Ma che roba! Con le stesse tematiche della sinistra vecchia.

Cosa fanno i soldatini pavidi come Hollande e Renzi? Sono “interessati”. A che? A fare finta di cavalcare la stessa protesta? Cosa hanno a che vedere, loro grandi e alteri, con questa nuova iniziativa e situazione proveniente da un piccolo paese, che vuole rilanciare lo stato sociale e i beni comuni, la vita delle persone, mentre loro li aboliscono? Loro che “democraticamente” hanno a disposizione un sistema elettorale bipolare che blocca ogni possibilità di cambiamento? Ne è la dimostrazione l’ultima riforma elettorale italiana, blindata e anticostituzionale per prorogare il vecchiume gattopardesco all’infinito. Nella stessa Francia il cambiamento sembra possibile, purtroppo, solo con il Front National (vedi sondaggi).

E’ anche inquietante la posizione americana quando Obama dichiara di voler stringere maggiori rapporti con il nuovo governo. In genere queste espressioni puzzano un po’. Anche gli americani amano poco le democrazie degli altri. In genere le modificano a suon di bombe, di piazze arancioni, o di blocchi economici e sanzioni. C’è sempre un piano B) a disposizione, i fascisti di Alba Dorata. (la profezia di Alba Dorata: “Vincerà Syriza, fallirà e arriveremo noi”).

I Greci sono fortunati però, almeno al momento, per non avere rischiosi giacimenti di petrolio. Sono piccoli per entrare nel BRICS, però pensano di chiedere loro sostegno e aiuti. A Putin piacerà sicuramente, anche perché i Greci possono bloccare (insieme a Cipro), a causa del voto all’unanimità, il boomerang delle “sanzioni” europee alla Russia, in barba alle presuntuose chiacchiere della Mongherini o alla prepotenza della Merkel.

Syriza ha sempre detto che l’Unione non aveva una politica estera europea, ma era solo succube della Nato. “Da Atene nessun interesse ad imporre sanzioni”. Hanno riconosciuto l’autodeterminazione della Crimea. Però sono vicini all’Asia Minore e fanno parte della Nato, il patto Atlantico, mentre vivono nel Mediterraneo, nei Balcani, a fianco, ad est, a un consocio amico-nemico, con mire espansionistiche neanche troppo velate.

Per il momento è da registrare una interessante composizione del governo, dove la coppia destra/sinistra sembra dileguarsi, ma alcuni punti fermi, e molto importanti, ci sono. Diciamo che, per esempio, non tutto è movimentismo…

Un comunista (Giorgos Stathakis) all’Economia, (marina, infrastrutture e turismo, ciò di cui vive la Grecia) e a salvaguardia dei beni comuni. Alle Finanze, un duro anti-troika, Yanis Varoufakis, che già propone da anni la nazionalizzazione di almeno una banca, strumento indispensabile per una ricostruzione sociale nelle mani dello Stato, avulsa dalle sanguisughe private. Un “buonista”, agli Esteri, Nikos Kotzias, ricercatore, pianificatore, uomo di progetti, di cultura internazionale e anglosassone, un mediatore.  Un conservatore di destra (Panos Kammenos) alla Difesa, per tenere buoni i militari, i colonnelli, che qualche decennio fa amarono molto gli amici americani. Un comunista all’Interno (Nikos Voutsis). Un super ministero per Cultura e Istruzione indica da dove ripartire per la crescita duratura. Come dire, tutti parlamentari navigati, nessuno proveniente dalla società civile “populista e eversiva”. Per molti già una garanzia.

Molti concordano che, se Syriza sconfigge il concetto dell’austerità, c’è speranza anche per altri pavidi paesi europei per costruire, come si dice, un’Altra Europa. Da noi, al momento, non c’è altro.

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