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ILO: il gruppo degli imprenditori persiste nel suo attacco al diritto di sciopero

ilo-logodi Silvana Cappuccio
Il Consiglio di Amministrazione dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) si è riunito a Ginevra dall’1 al 13 novembre 2014, per esaminare, discutere e decidere su temi istituzionali, politici, giuridici, finanziari ed organizzativi in agenda.
Il principale argomento di dibattito ha riguardato la ricerca di una soluzione alla crisi che investe l’ILO da quando il Gruppo Imprenditori ha attaccato la tutela del diritto di sciopero e i meccanismi di monitoraggio dell’applicazione delle norme, che fino ad oggi hanno consentito di verificare l’applicazione delle convenzioni e raccomandazioni con il sostegno dei costituenti tripartiti.


Il sistema si basa su questo schema: annualmente, in seno alla Conferenza Internazionale del Lavoro, si riunisce la Commissione sull’Applicazione delle Norme, sede in cui, sempre in forma tripartita, vengono discussi i rapporti redatti dal Comitato degli Esperti (CEACR), individuando circa25 casi-paese particolarmente rilevanti. Il Comitato degli Esperti è un organismo, nominato dal Consiglio di Amministrazione e formato da 20 giuristi indipendenti provenienti da diversi Paesi, i quali redigono ogni anno relazioni dettagliate sulla conformità delle leggi e prassi nazionali con gli standards internazionali ratificati, basandosi sulle relazioni che periodicamente i Governi sono tenuti ad inviare loro. Opera dal 1926.

Da un paio d’anni, in verità soprattutto dal 2012 (anno in cui, per la prima volta nella storia quasi centenaria dell’ILO, è stato eletto come Direttore Generale un ex sindacalista, Guy Ryder, …) il Gruppo Imprenditori ha sferrato un forte attacco contro quest’impianto, unico nel panorama internazionale ed a cui nel corso degli anni si sono ispirati diversi organismi, anche giurisdizionali, europei ed internazionali, per interpretare ed applicare la normativa sociale e del lavoro.

La principale contestazione riguarda la fondatezza del diritto di sciopero in rapporto alla Convenzione n. 87 sulla libertà di associazione. Gli imprenditori negano che l’esercizio del diritto di sciopero possa costituire un elemento di valutazione della libertà di organizzazione sindacale, dal momento che la C.87 non lo cita espressamente.

E, partendo da questa questione, contestano l’autorevolezza del Comitato, l’autonomia e l’indipendenza dgli esperti e mettono quindi in gioco la stessa credibilità dell’ILO, criticando i pareri argomentati anche su altre Convenzioni.
Data la situazione di stallo in cui si trovano di fatto i meccanismi di supervisione e monitoraggio delle norme, il Consiglio di Amministrazione ha deciso di risolvere la controversia, possibilmente ricorrendo ad una delle vie indicate dalla stessa Costituzione dell’ ILO, vale a dire la creazione di un Tribunale interno ad hoc oppure la via del ricorso alla Corte Internazionale di Giustizia (ICJ).
Dopo attenta valutazione, il sindacato internazionale ed il Gruppo Lavoratori hanno deciso di sostenere, in sede di CdA, il ricorso alla ICJ.

Durante questa sessione del CdA, non è stato possibile, purtroppo, assumere una decisione chiara e netta, nonostante fosse unanimemente a parole riconosciuta l’urgente necessità di sbloccare la situazione e trovare una soluzione positiva, così come anche auspicato ripetutamente dal Direttore Generale e sostenuto dal gruppo lavoratori. La discussione è stata molto difficile, non solo per l’indisponibilità degli imprenditori a deferire la questione alla Corte, ma anche per la mancanza di una posizione chiara ed univoca da parte dei Governi.

Va detto che stavolta l’Unione Europea, rappresentata dall’Italia per via della presidenza del semestre, ha finalmente parlato ad una voce ed ha rappresentato le posizioni più conciliative e vicine alle soluzioni di sblocco dell’impasse, così come hanno fatto i governi dei paesi l’America Latina.
Purtroppo, però, sono rimaste fino alla fine profonde divisioni nell’ambito dei Paesi africani ed asiatici.

Il Direttore Generale si è molto adoperato per raggiungere il consenso di tutti i constituents su un un “pacchetto” di azioni e, dopo molte e complesse mediazioni, la decisione alla fine assunta, articolata in cinque punti, è stata la seguente:

(1) la convocazione di una riunione tripartita di tre giorni, a febbraio 2015, aperta alla partecipazione di osservatori con diritto di parola attraverso l’intermediario del loro gruppo, presieduta dal Presidente del CdA e composta da 32 rappresentanti governativi, 16 degli imprenditori e 16 dei lavoratori, che sarà incaricata di presentare un rapporto alla sessione del CdA di marzo 2015, rispettivamente a) sulla questione della Convenzione n.87 sulla libertà sindacale e la protezione del diritto sindacale, del 1948, in rapporto al diritto di sciopero; b) sulle modalità e le pratiche dell’azione di sciopero a livello nazionale;

(2) l’iscrizione all’ordine del giorno del CdA di marzo 2015 dei risultati dei lavori e del rapporto di questa riunione, affinché, su questa base, il CdA assuma una decisione sulla necessità o meno di domandare alla Corte Internazionale di Giustizia di esprimere urgentemente un parere consultivo sull’interpretazione della Convenzione n.87, in rapporto al diritto di sciopero;

(3) l’assunzione di misure necessarie per assicurare il buono svolgimento dei lavori della Commissione Applicazione Norme alla Conferenza Internazionale del Lavoro di giugno 2015 e, a questo fine, convocare di nuovo il gruppo di lavoro sui metodi di lavoro di questa, affinché metta a punto delle raccomandazioni per la sessione di marzo 2015 del CdA, in particolare su come definire la lista dei casi da discutere e procedere alle conclusioni;

(4) il rinvio, almeno in questa fase, dell’eventuale creazione di un Tribunale interno per la soluzione della controversia, secondo quanto previsto dalla Costituzione dell’ ILO;

(5) la discussione dei punti seguenti, nel quadro di quest’insieme di misure, nel corso del prossimo CdA (marzo 2015):

a) l’apertura del meccanismo di riesame dell’attuale corpo normativo e, a questo fine, la creazione
di un gruppo di lavoro tripartito composto da 16 rappresentanti dei Governi, 8 degli imprenditori e
8 dei lavoratori, che sarà incaricato di avanzare delle proposte nel corso dello stesso CdA sulle
modalità, l’ambito ed il calendario del funzionamento di questo meccanismo;

b) la richiesta, indirizzata al Presidente del Comitato di Esperti per l’Applicazione delle Convenzioni
e Raccomandazioni (CEACR) ed al Presidente del Comitato per la Libertà Sindacale (FoA,
nell’acronimo inglese), di preparare insieme un rapporto sull’interazione, il funzionamento ed il
possibile miglioramento delle diverse procedure di controllo derivanti dagli articoli 22, 23, 24 e 26
della Costituzione dell’ILO e del meccanismo di esame dei ricorsi relativi alla libertà sindacale.

In altri termini, in questa sessione del Consiglio di Amministrazione, si è dovuto prendere atto dell’impossibilità di risolvere la controversia sulla questione diritto di sciopero in relazione alla Convenzione n.87 attraverso una decisione condivisa su base tripartita, che avrebbe potuto essere
anche il ricorso alla Corte come indicato dalla Costituzione dell’ILO.
Da oggi a febbraio 2015 si tenterà ancora la ricerca di formule e soluzioni negoziate. In assenza di un buon esito anche di queste ultime, il CdA di marzo 2015 dovrà definitivamente pronunciarsi sulla via giurisdizionale, vale a dire sul deferimento alla Corte Internazionale di Giustizia.

 

Fonte: Dipartimento Politiche Globali Cgil

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