CRISIS, Italia, Politica

Barca nel mare in tempesta

nave nel mare in tempestaPD: Da quando il segretario (e di conseguenza la dirigenza del partito) è stata definita “a suffragio universale”, cioè con le cosiddette “Primarie aperte”, senza bisogno di essere iscritti per parteciparvi e votare, il PD non è più un partito (nel senso che non è più di parte). E’ un’altra cosa. Con una semplice operazione tecnica, è avvenuta in realtà una mutazione genetica dell’attrezzo.

Altri sostiene che la mutazione formale delle primarie è in perfetta continuità e sintonia con quella fisiologica già avvenuta precedentemente, all’atto stesso della sua nascita, cioè è la naturale conseguenza del suo insediamento.

Sia come sia, e c’è un po’ di verità da entrambi i lati, i nodi insiti nella natura del PD vengono ora al pettine sembrerebbe (ma è bene perseverare nel dubbio) in modo definitivo. Si tratta di uno di quegli eventi storici in cui si costruisce un’architettura, o forse meglio, una nave, pensando che il comandante e il timoniere siano sempre impeccabili e di manifesta buona volontà. Ma se il manico arriva nelle mani sbagliate, le rotte possono diventare opposte a quelle immaginate. E’ per questo che le condizioni formali sono importanti: dovrebbero almeno diminuire le probabilità di inversione, insomma, delimitare lo spazio di manovra, l’angolo prospettico del movimento. E’ questa la parte. Era questa la rappresentanza di parte, e molto tempo fa, era la classe.

Adesso che, dopo la mutazione, l’angolo di movimento è di 360 gradi (parallelamente all’invenzione della globalizzazione e della liquidità sociale) e che i vincoli al timone sono saltati, il leader del PD, investito dal popolo senza neanche la mediazione della tessera, rappresenta l’interezza della nazione e la rappresenta come gli pare e piace. Altro che coerenza, altro che populismo! Non ha ovviamente bisogno di confrontarsi coi cosiddetti corpi intermedi organizzati…antiche strutture di parte… Li può scansare ed evitare nel suo procedere come meglio gli aggrada, poiché l’intero è maggiore (e superiore) alle parti e la nazione che lo ha eletto (in verità alle Europee, ma non fa niente) è più grande dei partiti stessi.

Gli accordi del Nazareno, sono la naturale conseguenza di questa impostazione. Il superamento d’amblee dell’antiberlusconismo (che in verità fu ben poco produttivo) è la naturale conseguenza delle scelte di cui sopra. Essi sono stati mascherati da accordi istituzionali, ma come gli eventi attuali paiono dimostrare, non si limitavano alla definizione istituzionale della terza repubblica. Adesso, si passa al contenuto.

Ci si può quindi permettere anche di cambiare il vocabolario della lingua italiana – e della storia – e definire i diritti come “tabù”, o come “mantra”. E l’attaccamento ad un sano realismo dello status quo internazional-finanziario, coi mille vincoli esterni (accettati e addirittura sollecitati dai “riformisti” ben prima del PD), costituiscono l’unico elemento di ancoraggio di ogni scelta attuale e futura. Chi non si adegua, perisce dentro il vaso (o water) del conservatorismo delle vecchie guardie. E’ in atto una rivoluzione nazionale, lo si vuol capire o no ?

Visto tutto dall’esterno, la cosa che crea scompiglio logico è la sorpresa e l’indignazione manifestata dai recalcitranti verso il tradimento che si starebbe perpetrando. Che un partito che si autodefiniva di centrosinistra abbia consentito l’elezione al suo posto di comando di un personaggio che vuol fare ciò che trent’anni fa fece la Tatcher, è un bel dilemma.

Anche l’attaccamento dei malpancisti all’involucro varato da tal Veltroni e Rutelli desta stupore. Anzi, per certi versi, è Il problema vero che ci si trova di fronte: restando nel contenitore del Partito Nazionale (PNd), alimenta un equivoco da cui non si esce e che continua a intorbidire la comprensione degli eventi e a portare acqua preziosa al leader: finché la parte non si ricompone, vince il giovane, che tra l’altro, rimane più simpatico, anche perché è in sintonia con l’ansia di rottamazione universale che attraversa il paese. Ben più di un Grillo qualunque, c.v.d.

La bussola, pur nel mare in tempesta, Renzi ce l’ha. Sono gli altri che la dovrebbero recuperare. La bussola serve a definire rotte. Finché la barca è quella, la rotta è quella del comandante e anche il chiaro approdo. Va bene, è una rotta monitorata e controllata dal gps del vincolo esterno. E dunque, proprio per questo, anche relativamente forte e vincente.

Adesso i malpancisti stanno pensando ad un ammutinamento. Si vedrà se è solo pantomima. Ma anche per loro, a parte qualche voce disperata, il gps pare essere lo stesso. Dunque ? E’ solo una questione di velocità nel procedere o di porti (e parti) differenti a cui si anela ?

Chi lo sa ce lo dica.

 

R.R.T.

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Discussione

Un pensiero su “Barca nel mare in tempesta

  1. Unità nazionale ? http://www.corrierecaraibi.com/RUBRICA_SPECIALE_URealist_110221_IL-grande-evento-europeo-del-1861.htm

    Vecchia Storia http://www.corrierecaraibi.com/RUBRICA_SPECIALE_URealist_101011_Vecchia-storia-sempre-attuale.htm

    Renzi fa gli interessi di Berlusca ? Anche perché recita bene, come Berlusconi…

    Ulrich Realist

    Mi piace

    Pubblicato da Ulrico Reali | 25/09/2014, 14:29

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