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Ttip, tutte le bugie sul trattato segreto Usa-Ue, ovvero la Nato economica

di Thomas Fazi La “Nato economica”. Altro che 545 euro a famiglia come sostiene il Sole 24 Ore. Secondo i ricercatori austriaci i gravi rischi per le piccole imprese e i lavoratori superano i pochi benefici. Col recente arti­colo uscito sul Sole 24 Ore («Ecco per­ché l’accordo com­mer­ciale Ue-Usa ‘regala’ 545 euro a ogni fami­glia euro­pea») pos­siamo con­si­de­rare uffi­cial­mente inau­gu­rata la cam­pa­gna di pro­pa­ganda a favore del Par­te­na­riato tran­sa­tlan­tico per il com­mer­cio e gli inve­sti­menti (Ttip), l’accordo di libero scam­bio e inve­sti­mento che Unione Euro­pea e Stati Uniti stanno nego­ziando in gran segreto. A sen­tire l’autore – che cita uno stu­dio rea­liz­zato dal Cen­tre for Eco­no­mic Policy Research (Cepr) di Lon­dra per la Com­mis­sione Euro­pea – il Ttip rap­pre­sen­te­rebbe una manna dal cielo per le asfit­ti­che eco­no­mie Ue.

E natu­ral­mente anche per quella ita­liana: più espor­ta­zioni per tutti (Pmi com­prese); più cre­scita (addi­rit­tura 119 miliardi l’anno per l’Ue, pari a 545 euro per fami­glia), non solo per l’Europa e per gli Usa ma per l’economia glo­bale nel suo com­plesso; meno buro­cra­zia e con­trolli; ecc. Il mes­sag­gio è chiaro: col Ttip ci lasce­remmo final­mente la crisi alle spalle. Pec­cato che tale otti­mi­smo sia men­tito anche dalla valu­ta­zione d’impatto sull’Italia com­mis­sio­nata dal governo all’istituto di ricerca Pro­me­teia, che giu­dica posi­ti­va­mente l’accordo (e que­sto non sor­prende) ma sot­to­li­nea che i bene­fici eco­no­mici delle libe­ra­liz­za­zioni si mani­fe­ste­reb­bero non prima di 3 anni dall’entrata in vigore, in una misura che va da un gua­da­gno pari a zero in uno sce­na­rio di libe­ra­liz­za­zione limi­tata ad uno 0.5% di Pil in più in uno sce­na­rio – defi­nito «otti­mi­stico» ma impro­ba­bile dagli autori dello stu­dio – di libe­ra­liz­za­zione totale. La con­clu­sione è più o meno in linea con quella dei quat­tro studi “uffi­ciali” che hanno finora det­tato il tono del dibat­tito pub­blico in Europa, sug­ge­rendo che l’accordo appor­te­rebbe nume­rosi bene­fici all’Ue, tanto più se lo sce­na­rio è quello di una «libe­ra­liz­za­zione profonda».

Gli studi in que­stione, per­lo­più com­mis­sio­nati dalla Com­mis­sione Euro­pea, sono quello sopra­ci­tato del Cepr, quello dell’Ecorys, quello del Cepii e quello di Bertelsmann/ifo. E le con­clu­sioni sono più o meno le stesse di quelle enun­ciate nell’articolo del Sole: più cre­scita, più espor­ta­zioni, più occu­pa­zione, meno «lacci e lac­ciuoli», ecc. E gli even­tuali effetti col­la­te­rali? Zero.

Dia­me­tral­mente oppo­sta, invece, è l’analisi del più recente stu­dio finora rea­liz­zato sul Ttip, a cura dell’Öfse, uno dei più auto­re­voli cen­tri di ricerca austriaci. Secondo il rap­porto dell’istituto vien­nese, com­mis­sio­nato dal gruppo par­la­men­tare euro­peo del Gue/Ngl, tutti gli studi pro-Ttip pre­sen­tano gravi omis­sioni ed errori meto­do­lo­gici che enfa­tiz­zano i pre­sunti bene­fici dell’accordo, igno­ran­done invece i rischi.

Par­tiamo dagli effetti sulla cre­scita. Gli aumenti in ter­mini di Pil e di salari reali, secondo i quat­tro paper sopra­ci­tati, vanno dallo 0.3 all’1.3% nel corso di un «periodo di tran­si­zione» di 10–20 anni. Anche pren­dendo come valide que­ste stime, stiamo par­lando di una cre­scita annuale che va dallo 0.03 allo 0.13% l’anno. Bri­ciole. Sul fronte dell’impiego, gli studi «uffi­ciali» pre­ve­dono che la disoc­cu­pa­zione rimarrà sta­bile, o al mas­simo scen­derà di uno 0,42%. Una stima (già poco allet­tante di suo) che l’Öfse defi­ni­sce «del tutto irrea­li­stica», pre­ve­dendo invece un aumento signi­fi­ca­tivo della disoc­cu­pa­zione (anche a lungo ter­mine) durante il periodo di tran­si­zione a causa della rior­ga­niz­za­zione dei mer­cati del lavoro nazionali.

Per quanto riguarda l’impatto del Ttip sul volume degli scambi com­mer­ciali, l’Öfse rico­no­sce che è pre­ve­di­bile un aumento delle espor­ta­zioni dell’Ue nel suo com­plesso, ma sot­to­li­nea che a bene­fi­ciare di que­sto incre­mento saranno soprat­tutto i grandi gruppi indu­striali, a sca­pito delle Pmi.

L’Italia è un caso esem­plare: secondo i dati for­niti dall’Organizzazione mon­diale del com­mer­cio le imprese ita­liane che espor­tano sono 210 mila, ma sono le prime dieci che deten­gono il 72% delle espor­ta­zioni nazio­nali – e che dun­que bene­fi­ce­ranno mag­gior­mente del Ttip. Gli autori, inol­tre, pre­ve­dono che l’ingresso di pro­dotti sta­tu­ni­tensi a basso costo sul mer­cato euro­peo ridurrà note­vol­mente il com­mer­cio intra-europeo (addi­rit­tura fino al 30%), a sca­pito soprat­tutto delle eco­no­mie meno export-oriented, che subi­reb­bero un pro­ba­bile dete­rio­ra­mento delle loro bilance commerciali.

Viene inol­tre cate­go­ri­ca­mente smen­tita la tesi, soste­nuta anche dal Sole, secondo cui la libe­ra­liz­za­zione degli scambi tra Usa ed Ue «non avver­rebbe a sca­pito del resto del mondo». Secondo l’Öfse, il Ttip impat­te­rebbe nega­ti­va­mente le espor­ta­zioni e il Pil dei paesi meno svi­lup­pati, in vio­la­zione degli impe­gni dell’Ue a pro­muo­vere la Coe­renza delle Poli­ti­che per lo Sviluppo.

Ampio spa­zio è poi dedi­cato ai costi sociali ed eco­no­mici deri­vanti dall’eliminazione delle cosid­dette «bar­riere non tarif­fa­rie» – sarebbe a dire tutte le regole e gli stan­dard che ci siamo dati in mate­ria di nor­ma­tiva ambien­tale, diritti dei lavo­ra­tori, sicu­rezza ali­men­tare, ecc. –, su cui si gioca effet­ti­va­mente la par­tita del Ttip (visto che le bar­riere tarif­fa­rie tra Ue ed Usa sono già ai livelli minimi).

Tutti gli studi main­stream sul Ttip con­si­de­rano l’eliminazione di que­ste «bar­riere» un fatto welfare-enhancing, di benes­sere per la società. «Ma que­sto è sem­pli­ce­mente falso», dice Wer­ner Raza, uno degli autori del rap­porto Öfse. «Que­ste regole sono state create pre­ci­sa­mente per miglio­rare il benes­sere della col­let­ti­vità, e la loro eli­mi­na­zione avrebbe un costo sociale molto alto».

Infine, lo stu­dio dell’Öfse prende in con­si­de­ra­zione un aspetto del tutto sot­ta­ciuto dagli altri isti­tuti di ricerca: l’impatto che l’eliminazione degli introiti deri­vanti dalle bar­riere tarif­fa­rie rima­nenti avrebbe sul bud­get euro­peo, pari a una per­dita di 2,6 miliardi di euro l’anno. L’ultima cosa di cui l’Europa ha biso­gno in un momento in cui le finanze pub­bli­che sono già messe a dura prova dalle poli­ti­che di auste­rity. «Pochi i bene­fici eco­no­mici, molti i rischi e i costi poten­ziali» è in sostanza il giu­di­zio che l’Öfse dà del Ttip. Impos­si­bile allora non doman­darsi: per­ché il nostro governo ha abbrac­ciato il pro­getto con tanto entusiasmo?

Fonte: http://ilmanifesto.it/

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