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CRISIS, Italia, Politica

Riunificazione a sinistra, o regno incontrastato di Renzi

alfiero grandi-1di Alfiero Grandi
Il Governo Letta non c’è più. Il periodo del Governo Letta, che ha dato continuità alle larghe intese (diventate in seguito ristrette) iniziate con Monti, è finito. Senza rimpianti. Resta il fatto che il veloce cannibalismo dell’attuale maggioranza del Pd verso un esponente di primo piano dello stesso partito come Letta, era vicesegretario di Bersani prima di fare il Presidente del Consiglio, fa una certa impressione.

Per di più le primarie hanno eletto il segretario del Pd, non il candidato alla guida del Governo. Con Renzi le larghe intese non finiranno, anzi tenterà di farle durare fino al 2018, malgrado le sue dichiarazioni precedenti. Quando si prendono certi vizi non è facile dismetterli.

E’ la conferma che era falso affermare che dopo i governi Monti e Letta la dialettica politica tra destra e sinistra in Italia sarebbe tornata alla normalità. Le larghe intese sono come il metadone: non guariscono la dipendenza dagli accordi innaturali.

Il futuro Governo Renzi avrà la stessa maggioranza politica di quello Letta.

Il segretario del Pd ha dimostrato in poche settimane di dire e disdire con grande facilità, senza imbarazzi, facendo leva sulle debolezze altrui.

“Stai sereno Enrico”, resterà una frase storica di Renzi. Quando in altre situazioni verrà ripetuta il destinatario capirà di essere al capolinea.

Continuare con governi che vedono il Pd alleato con la destra sta diventando un’abitudine perniciosa per la democrazia italiana e il bipolarismo. Obiettivo con cui Renzi ha giustificato la sua proposta di legge elettorale. Di questo passo si dovrà attendere molto tempo prima che torni ad essere la modalità fisiologica della politica italiana.

Ho già avuto occasione di riconoscere a Renzi un merito. La situazione paludosa in cui era finita la situazione politica del nostro paese aveva bisogno di essere rimessa in movimento. Renzi ha smosso le acque stagnanti e per farlo ha usato in modo spregiudicato l’insoddisfazione diffusa per i precedenti gruppi dirigenti del Pd, che tuttora non sembrano avere compreso di essere stati gli apprendisti stregoni che hanno permesso a Renzi di vincere le primarie.

Naturalmente riconoscergli di avere rimesso in movimento la situazione non vuol dire condividerne metodi e strategia. Anzi, richiamare l’attenzione sulla novità Renzi è un ulteriore tentativo di scuotere la sinistra dal suo torpore, per spingerla ad uscire da una linea di difesa senza prospettive e purtroppo senza speranza.

Se Renzi si muove anche gli altri debbono farlo, altrimenti diventeranno comparse. Questo messaggio è rivolto alla sinistra sparsa e in perenne diaspora. Tecoppa era un personaggio che chiedeva all’avversario di stare fermo per poterlo colpire. Con Renzi questo atteggiamento non è possibile, occorre muoversi. Naturalmente con una strategia politica convincente.

Per le scelte più impegnative ci vorrà tempo, ora si deve rispondere ai problemi urgenti. Per questo al centro non possono essere tanto le questioni di assetto politico-organizzativo, di cui pure occorre costruire le condizioni. Infatti si percepisce che dopo tante delusioni sta crescendo il bisogno di costruire una forza politica di sinistra. Esigenza probabilmente giusta e da non sottovalutare, ma per rispondere occorre costruire solide basi che per ora non ci sono. Le scelte vanno costruite, non si inventano. Ci sono appuntamenti urgenti che pretendono risposte e nessuno regalerà il tempo e la tranquillità per cercare di uscire dal cul de sac in cui la sinistra è finita dentro e fuori il Pd.

Un solo esempio. Renzi ha sostenuto che la riforma elettorale era urgente per garantire la governabilità, per dare le risposte che il paese attende, ora si è rapidamente contraddetto accettando di dirigere un governo in questo quadro politico e dunque ammettendo di fatto che la riforma elettorale non era la condizione irrinunciabile che aveva fatto credere. Anzi ora diventa un compito del suo governo. Un poco come la pelle di zigrino.

Renzi centrando sulla legge elettorale ha lasciato nel vago gli interventi urgenti per affrontare la crisi economica e ancora oggi nessuno sa bene cosa voglia effettivamente fare. E’ stato abile. Si è fatto dare un mandato in bianco e ha usato spregiudicatamente la maggioranza ottenuta.

Restare in difensiva, subire la sua iniziativa non porta lontano, va detto con affetto e stima per tante persone della minoranza del Pd. Per non restare schiacciati occorre darsi una strategia alternativa, puntando ad unire le forze disponibili, altrimenti Renzi metterà gli uni contro gli altri e dominerà incontrastato. Per coprire lo spazio che esiste tra ciò che sarebbe necessario e ciò che è possibile non c’è a breve altra via che dare vita a una sede permanente di confronto, in cui si possa sviluppare una discussione senza steccati tra soggettività della sinistra finora lontane, perfino in contrasto tra loro, per mettere in comune un’analisi della crisi e soprattutto indicare come affrontarla. Questo è un terreno immediato di lavoro, che potrebbe diventare comune, ed è indispensabile per qualunque prospettiva. Se non ci saranno le convergenze necessarie, ottenute con la disponibilità di ciascuno a mettersi in discussione, il futuro della sinistra italiana sarà gramo. Se così fosse non sarebbe colpa di Renzi ma della sinistra perchè incapace di reagire alle sfide con la forza e la fantasia rese necessarie dalle nuove condizioni della politica italiana. Per di più con il rischio concreto che per lungo tempo la sinistra resti afona e residuale.

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Discussione

5 pensieri su “Riunificazione a sinistra, o regno incontrastato di Renzi

  1. Solo renziani

    di Gaetano Azzariti (da Il Manifesto)

    Stiamo assi­stendo alla presa del potere da parte di una nuova, gio­vane e dina­mica classe diri­gente libera dai legami del pas­sato, senza vin­coli d’appartenenza; anzi impe­gnata a can­cel­lare ogni rela­zione di soli­da­rietà ideo­lo­gica e a ridurre gli spazi di discus­sione anche all’interno delle pro­prie for­ma­zioni poli­ti­che. L’unico rap­porto che resi­dua è quello per­so­nale. Tra i par­titi, ma anche all’interno dello stesso par­tito, quel che conta è l’identificazione con il lea­der: non si è più «demo­cra­tici», ma solo «ren­ziani» (oppure «antirenziani»).Per­sino una per­sona mite come Enrico Letta alla fine ha perso le staffe. Ed, in effetti, abbiamo assi­stito – nella sostanza se non nella forma — al più aggres­sivo attacco poli­tico per­so­nale den­tro un par­tito e con­tro un governo in carica. Il paral­lelo con il più mal­trat­tato Romano Prodi non regge. Prodi è stato lasciato solo, è stato tra­dito dai fran­chi tira­tori o da impor­tanti espo­nenti poli­tici della «sua» parte, ma mai nes­suno – tra i sodali di governo — lo ha accu­sato di essere ina­de­guato. Dal punto di vista per­so­nale ha fatto bene Letta a riven­di­care il pro­prio ope­rato e a chia­mare in causa la respon­sa­bi­lità poli­tica di cia­scuno: non ha gover­nato da solo e le evi­denti dif­fi­coltà del suo ese­cu­tivo devono essere almeno equa­mente ripar­tite. Il mag­giore par­tito di governo non può essere rite­nuto esente da colpe.È anche evi­dente però che non v’è una pos­si­bi­lità di dia­logo tra due mondi non più comu­ni­canti. Letta avrebbe avuto ragione se Renzi avesse potuto accet­tare l’idea che esi­ste ancora una respon­sa­bi­lità col­let­tiva, dei par­titi e dei governi intesi come isti­tu­zioni. Ma è pro­prio quel che il nuovo lea­der non vuol più ammet­tere. È solo un pro­blema di per­sone, dun­que un fatto che riguarda esclu­si­va­mente «me» e «te», Mat­teo e Enrico. Non c’è respon­sa­bi­lità di par­tito, né il nuovo segre­ta­rio può essere con­di­zio­nato dall’apparato, dai ruoli o dagli obbli­ghi che essi com­por­tano. Que­sti sono tutti limiti della «vec­chia» poli­tica, intralci che impe­di­scono il cambiamento.La crisi di governo si sta svol­gendo oltre ogni pre­ce­dente. Non sem­brano nep­pure più ido­nee le tra­di­zio­nali clas­si­fi­ca­zioni che la scienza costi­tu­zio­na­li­stica – ma poi lo stesso lin­guag­gio poli­tico – ha sin qui uti­liz­zato per valu­tare la for­ma­zione degli ese­cu­tivi e il rispetto dei prin­cipi costi­tu­zio­nali. Così, si ripete in que­sti giorni, saremo di fronte ad una «crisi extra­par­la­men­tare», Le tipi­che crisi «extra­par­la­men­tari» sono quelle che – con grande fre­quenza in pas­sato – sca­tu­ri­vano dalla rot­tura del patto di coa­li­zione: erano i diversi par­titi poli­tici – ovvero alcune com­po­nenti di essi — che face­vano venir meno il soste­gno al governo in carica. La crisi nasceva sì fuori dal par­la­mento, ma pur sem­pre in con­se­guenza di una diver­genza tra le diverse forze poli­ti­che della mag­gio­ranza. Per il governo Letta, invece, tutto s’è con­su­mato entro un organo di par­tito (la dire­zione del Pd) che ha sfi­du­ciato il pro­prio pre­mier. Senza alcuna discus­sione con le altre com­po­nenti del governo. Una sorta di auto­dafé. Una crisi con qual­che asso­nanza con la tra­di­zione inglese, più che con quella ita­liana. In Gran Bre­ta­gna, in effetti, sono i par­titi di governo che deci­dono le sorti dei loro pre­mier. Seb­bene, anche in que­sto caso, una dif­fe­renza appare assai rile­vante. La That­cher fu «dimis­sio­nata» dal pro­prio par­tito a seguito di un con­gresso per­duto dalla Lady di ferro. Ma, appunto, ci fu biso­gno di un con­gresso e la cri­tica riguardò l’indirizzo poli­tico del par­tito con­ser­va­tore, non fu una sfi­du­cia alla persona.Così anche la richie­sta di par­la­men­ta­riz­zare que­sta crisi in que­sto caso non ha molto senso. Que­sta crisi non è par­la­men­ta­riz­za­bile, per­ché non ha nulla a che vedere con le logi­che vir­tuose della rap­pre­sen­tanza politica.

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    Pubblicato da FILEF (@filefit) | 16/02/2014, 20:22
  2. Che Renzi voglia un assegno in bianco nel settore economico e sociale del paese é verissimo, anche se sulla riforma elettorale chiamata con grande strombazzatura chiassosa Italicum, dovrá passare molta acqua sotto i ponti del parlamento. Ora mi domando se Renzi costituirá il governo che differenza c’é con quello di Letta, io penso nessuna.
    Fará un governo con Alfano, anche se costui per alzare la posta delle poltrone non lo da per scontato. Allora, penso che la maggioranza degli italiani rimpiangeranno il mite Letta invece dell’arrogante Renzi.

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    Pubblicato da Ugo Biheller | 17/02/2014, 00:20
  3. Vi propongo l’opinione di un espatraito, che analizza l’Italia sociale da un 10ennio, con criteri europei…La mentalità it. è caduta nel fosso ! SEnza confrontarsi con metro di giudizio europeo, l’Italia continuerà a GIRARE A VUOTO !

    UNA CRISI. DI PARTITO ? O DI SOCIETA’ ?

    Durante le crisi che si abbattono sulla società e sull’economia, un partito (il PD) entra in fibrillazione. Litigi più che discussioni, inquadrati nella difficoltà a far nascere un governo, quale risultato delle elezioni.

    Il leader del maggior partito esplora l’umore di possibili alleati. Tutti i politici discutono, come al solito, saltellando da un problema sociale grave ad un’emergenza profonda. Accuse e paroloni, sulla” necessità di cambiamento”. Le parole pîù sentite sono : “cooperazione, coesione, coraggio, responsabilità, equilibrio”.

    Di soluzioni per problemi annosi (spesso dovuti alla cattiva gestione pubblica), di proposte concrete e realistiche, di precisazioni per chiarire uno scenario preoccupante, neanche l’ombra…Siamo in Italia, ci piace litigare sui titoli di un documento, di cui non si legge il contenuto…..In compenso di fronte a tanti scenari o problemi, politici diversi enunciano, con faccia seria, verità diverse…

    Chi non ha paraocchi riesce a notare che il problema grosso, che ostacola la formazione di un governo, è il PD per primo, ma non va trascurato che la politica sembra non funzionare più !

    Se guardiamo lo stesso scenario dall’Europa, appare chiaro che:

    – la crisi del PD è solo il nocciolo della crisi di tutta una politica nazionale, che è diversa dal resto dell’Europa, anzi evolve “all’italiana”. Una politica che, per non avere tutti gli strumenti necessari a gestire un Paese, procura fallimenti, buchi nell’acqua, delusioni, obiettivi mancati. E sprechi conseguenti di risorse, con incrementi di imposte e tassazioni. Le stesse cause che generano i problemi di un partito hanno anche genarato la crisi del Paese….

    – la crisi della politica degli ultimi decenni non è che l’occhio di quel ciclone che si chiama “problema sociale italiano”, che riguarda tutto un popolo sfortunato, finora spinto ad insuccessi da diverse cause maledette.

    E durante queste tre crisi, quella di un partito, quella della politica e quella di tutto un popolo sfortunato, socialmente disastrato, di cosa discutono i media ed i cittadini ? Solo di quel che succede nel PD, senza chiarire, senza cercar di capire il legame fra le 3 crisi. Diogene ga cercato il realismo sociale in Italia……Non lo ha trovato !

    Non sarà necessario fare un passo indré (i cittadini, i media non lo faranno), o salire su una montagna, perché quel popolo capisca di essere stato mal governato, mal educato, dal dopoguerra fino ad oggi ? Con conseguenti casi di suicidi, di morti (sulle autostrade, sui passaggi zebrati, sul lavoro), per disastri sociali o personali, di perdite di lavoro, di opportunità e di speranza.

    Ulrich Realist (partito da 30 anni, per sfiducia nel Paeseconfuso)

    ulrich33@orange.fr

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    Pubblicato da COMUNICAZIONE NON FUNZION. | 17/02/2014, 09:38
  4. Che ci sia la necessità di una forza di sinistra in Italia sono pienamente d’accordo. L’arrivo di Renzi, a prescindere ora dal fatto che riesca o meno ad avviare il suo tentativo, lo dimostra appieno.
    Continuo però a mantenere dei dubbi circa il fatto che una nuova sinistra possa sorgere sia guardando a quella che sarebbe la sinistra del PD sia attraverso una riunificazione delle forze rimanenti, che mi sembra abbiano ormai un ruolo residuale e non più significativo.
    La via deve essere, per forza, quella più difficile. Ripartire daccapo con le forze che esistono nella società cercando di fare emergere una generazione nuova (non nel senso anagrafico del termine), che abbia voglia di fare e di combattere.
    Per quanto mi riguarda, infine, sono contento dell’arrivo di Renzi. Perché prima arriva e prima se ne va. E perché finalmente è arrivato il momento dello scontro non solo con questo signore ma anche e soprattutto con l’apparato di potere che lo sostiene.

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    Pubblicato da Igor | 17/02/2014, 12:44
  5. “Ho già avuto occasione di riconoscere a Renzi un merito. La situazione paludosa in cui era finita la situazione politica del nostro paese aveva bisogno di essere rimessa in movimento.” Mah ?? Questa e’ la grande operazione di marketing di Renzi. Quali siano i cambiamenti che introdurra’ nella politica reale del paese sono tutti da verificare. Grazie ad un clamoroso vuoto politico a sinistra ed insieme al mancato risulato elettorale del pd alle precedenti politiche , Renzi ha vinto le primarie a mani basse. Questo gli da la possibilita’ anche di tralasciare su alcune prassi democratiche (esattamente come ha sempre fatto Berlusconi “io sono legittimato dal popolo” – [popolo pagante nel caso del nuovo premier]) e di passare a pratiche sbrigative. Ma questo vuol dire altro rispetto a smuovere la palude, quella anzi se la tiene tutta.

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    Pubblicato da lorenzo | 17/02/2014, 14:23

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