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I nuovi barbari e la “conversione”

i nuovi barbaridi G. Karl Zanetta
Con la fine truculenta del Governo Letta, organizzata dai nuovi barbari che vogliono prendere il potere ad ogni costo, il Partito Democratico ha concluso nel giro di pochi anni, considerato che la sua fondazione avvenne soltanto 7 anni, l’uccisione prima dei nonni (Romano Prodi) e poi dei padri (Bersani e Letta). Ora sono i figli, quelli cresciuti a merendine e programmi tv di Berlusconi come Bim Bum Bam, ad aver preso il potere dopo aver proceduto allo sterminio di tutto ciò che essi considerano, dall’alto della loro spocchia, i responsabili del fallimento del nostro Paese.

Cosa ci propongono i nuovi barbari? In effetti, ancorché la cosa possa sembrare un paradosso, almeno all’apparenza essi non propongono niente. Casomai, essi propongono la velocizzazione del niente, cioè di se stessi. Questo è il primo stadio della contesa. L’accelerazione del nulla. A questo riguardo basti leggere il documento con cui Renzi si è presentato alle primarie, una fiera di banalità e di niente in cui spiccava persino per livello di autoritarismo la frase relativa all’eccesso di pubblicazioni in materia di diritto del lavoro in Italia. Quasi una minaccia implicita alla libertà di espressione nel nostro Paese sulle materie giuslavoristiche.

E tuttavia non bisogna fermarsi a questo primo stadio epidermico. Bisogna andare, come sempre, più in profondità, al secondo stadio che è sì strutturale ma occorre fare attenzione a non disgiungerlo dal primo. Ebbene, oggi appare molto più evidente, perché non può più essere sottaciuto, l’appoggio di cui Renzi gode nel grande capitale bancario e finanziario e in ciò che resta dell’impresa italiana. L’arrivo al governo del capitale, ad esempio con Scaroni, rende plastica l’immagine di ciò che vuole il potere.

Con l’ingresso dei grillini in Parlamento, si potrebbe dire che il potere economico-finanziario in Italia vuole resistere e arroccarsi a difesa dello status quo. Apparentemente potrebbe essere così, ma la realtà sembra di gran lunga diversa. Ciò che questi signori vogliono realizzare in Italia non è soltanto la difesa dei loro privilegi. Essi in realtà già da tempo vogliono imporre al nostro popolo una “conversione”.

Una conversione da cosa a cosa? Non è difficile da immaginare. Questi signori vogliono imporci di diventare un paese di tipo capitalistico anglosassone. Vogliono cioè imporci una conversione da un modello di paese mediterraneo e (forse non più) cattolico a paese di tipo protestante nella sua organizzazione sociale ed economica.

Certo, sarebbe bello se il nostro Paese potesse assomigliare un po’ di più alla Germania di oggi. Meno bello sarebbe se il nostro Paese dovesse somigliare di più alla Gran Bretagna e agli Stati Uniti di oggi, i paesi in cui è nata la crisi finanziaria più grave dal secondo dopoguerra.

Ma, aldilà della bellezza, resta un problema enorme che non si capisce se i nuovi barbari hanno preso in considerazione prima di arrivare alla loro conclusione, cioè l’imposizione a noi volenti o nolenti della loro conversione. Ed il problema è molto semplice nella sua complessità, è l’assommarsi della storia e della geografia, due fattori che non si possono sconfiggere o mettere da parte a piacimento o a comando. La geografia ci dice che l’Italia non si trova negli Stati Uniti e non può sfruttarne la condizione geografica strategicamente favorevole, ovverosia l’impossibilità ad essere attaccati militarmente in via convenzionale, ché un attacco nucleare altro non sarebbe che la fine della nostra specie sul pianeta. Anzi, la geografia ci dice che, se anche al crocevia di un posto molto più pericoloso, il nostro punto di forza come paese è proprio dato dall’essere al centro del Mediterraneo.

Subentra poi la storia. Essa ci dice che l’Italia non ha avuto la riforma protestante, non ha avuto il luteranesimo e il calvinismo. I paesi che hanno avuto la riforma l’hanno, oltretutto, sperimentata per secoli. Ebbene, i nuovi barbari oggi vogliono imporci la “conversione”, in altre parole costruire in Italia un modello capitalistico anglosassone, senza nemmeno fare lo sforzo di imporci la riforma religiosa. Il che comunque vuol dire che ci vorranno generazioni e decenni prima di arrivare a un punto di approdo e senza che le basi del sistema siano state aggiustate nelle loro coordinate essenziali.

E qui torniamo, evidentemente, al primo stadio epidermico. D’altronde, se lo spirito esiste, anche nella materia, esso opera sempre circolarmente e i due stadi non possono affatto disgiungersi. Ciò che resterà di questo tentativo di protestantesimo in ritardo di 5 secoli sarà appunto girare intorno al niente in maniera sempre più vorticosa, nell’assenza di alcuna possibilità pratica di uscita dalla crisi economica e democratica che il nostro Paese sta attraversando.

Peraltro, quale soluzione effettiva, concreta, praticabile e a noi confacente potranno mai trovare coloro i quali guardano a un modello capitalistico che ha già dato i frutti che poteva offrire e ha iniziato, piuttosto, a spargere veleni? All’evidenza, nessuna.

Tocca quindi a noi prendere in mano il nostro destino e trovare una soluzione, a partire dalle coordinate che prima si sono elencate, più ovviamente alcune altre che ora non elenchiamo solo per brevità.

Il punto di partenza è però uguale a quello della parola che abbiamo noi impiegato per definire ciò che i nuovi barbari (mentre 5 secoli fa forse si sarebbe trattato di portatori di nuove forme di civiltà, oggi altrettanto per essi non si può dire) ci vogliono imporre, ma che essi sono ben lungi dall’esplicitare per timore di essere respinti con la forza.

Anche noi, infatti, dobbiamo volere una “conversione”. E la conversione che dobbiamo chiedere ed esigere è una conversione, anch’essa profondamente religiosa nello spirito, del nostro modello culturale ed economico.

Prima di lasciarci per sempre quantomeno nella materia ma non nello spirito, Alex Langer ci aveva indicato la strada da seguire con queste parole: “Sinora si è agito all’insegna del motto olimpico citius, altius, fortius (più veloce, più alto, più forte), che meglio di ogni altra sintesi rappresenta la quintessenza dello spirito della nostra civiltà, dove l’agonismo e la competizione non sono la nobilitazione sportiva di occasioni di festa, bensì la norma quotidiana e onnipervadente. Se non si radica una concezione alternativa, che potremmo forse sintetizzare, al contrario, in lentius, profundius, suavius (più lento, più profondo, più dolce), e se non si cerca in quella prospettiva il nuovo benessere, nessun singolo provvedimento, per quanto razionale, sarà al riparo dall’essere ostinatamente osteggiato, eluso o semplicemente disatteso”.

Pare impossibile che Renzi pronunci queste parole nel momento in cui terrà il suo primo discorso parlamentare per chiedere la fiducia. Egli vive, difatti, nella quintessenza dello spirito della nostra civiltà. Spetterà a noi, dunque, tenere bene a mente tali parole per cercare di costruire e dare sostanza alla linea di alternativa che Langer ci ha indicato.

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Discussione

2 pensieri su “I nuovi barbari e la “conversione”

  1. Non c’é alcun dubbio che l’analisi é lucida e coglie nel profondo la metamorfosi del PD che di sinistra non ha piú nemmeno il nome. É vero che la Riforma Protestante é alla base del capitalismo anglosassone, non cosí in Germania dove convivono luterani e cattolici con mutuo rispetto almeno a livello di pensatori di teología. É altrettanto vero che Calvino, uno dei tanti ruscelli in cui si é divisa la Riforma Protestante, afferma a chiare lettere che il successo nel lavoro manifesta la Benedizione di Dio. É una tesi che i cattolici, come personalmente mi considero, rifiutano opponendosi chiaramenre al Sermone della Montagna di Gesú Cristo.
    Vorrei sapere dai nuovi barbari, come l’autore li chiama con una straordinaria e azzeccata immagine che cosa pensano Renzi e i nuovi soci del PD di questa frase che prendo letteralmente dal “Evangelium Gaudium” di Papa Francesco: ” Cosí come il Comandamento “Non ammazzare” mette un chiaro limite per assicurare il valore della vita
    umana, oggi dobbiamo dire ” No a una economia della esclusione e della iniquitá”. Non é possibile che non diventi notizia che muoia di freddo un anziano in una situazione di disagio che vive sulle strade e che lo sia una caduta di due punti della borsa. Questa é esclusione. Non si puó tollerare che si butti del cibo quando c’é gente che muore di fame. Questa é iniquitä. ” Vorrei proporre ai nuovi barbari che si leggano l’intera esortazione apostólica di Papa Francesco e apprendano che cosí facendo non solamente risponderanno a Dio dopo morti, ma soprattutto risponderanno da vivi agli italiani, io lo spero, che li cacceranno dal potere.

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    Pubblicato da Ugo Biheller | 15/02/2014, 19:25
    • L’articolo è stato scritto con una certa sinteticità, senza voler troppo approfondire perché l’articolo sarebbe diventato troppo lungo.
      Tuttavia, contiene al suo interno la differenziazione tra i paesi indicati, con una preferenza per il modello tedesco.
      In altre parole, se proprio dobbiamo scegliere un modello di riferimento per noi, allora quello preferibile sarebbe il tedesco, sempre premesso però che una parte del problema che ci riguarda è nazionale e dunque non trova unicamente soluzione guardando all’estero, né la trova solamente sperando di diluire il problema all’interno del processo di unione europea.

      Mi piace

      Pubblicato da Karl | 17/02/2014, 13:01

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