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CRISIS, Europa, Italia, Politica

Alfiero Grandi: Renzi e la sinistra letargica

alfiero_grandidi Alfiero Grandi
Non ho votato per Renzi. Al contrario. Tuttavia dopo la sua affermazione nelle primarie con il 68 % occorre cercare di capire quali possano essere le conseguenze di questo risultato. E’ apparso chiaro che la vittoria di Renzi avrebbe comunque rimesso in moto la situazione, costringendo tutti ad uscire da una sorta di torpore che è calato sulla situazione politica italiana dal Governo Monti in poi. I fatti dopo l’8 dicembre confermano questa prima impressione e in particolare l’ultima direzione del Pd dice che la determinazione a procedere di Renzi mette in conto strappi e forzature dentro e fuori il Pd.

Gramsci ci ha insegnato la differenza tra fasi di movimento e di stagnazione, non necessariamente l’una è meglio dell’altra, tuttavia sono molto diverse. Ebbene, dopo una stagnazione durata oltre 2 anni ora c’è una fase di movimento.

Purtroppo questo non sembra essere ancora chiaro a buona parte della sinistra che si attarda in schemi superati e questo potrebbe dare non pochi dispiaceri.

Criticare Renzi partendo dalla difesa del Governo Letta è una contraddizione e per di più gli lascia uno spazio di manovra enorme, fino a consentirgli di fare 2 parti opposte sulla scena.

Il Governo Letta è nato da un accordo tra forze politiche che dovrebbero stare su fronti politici opposti, in sostanziale continuità con quello Monti. Le intese, larghe o strette che siano, sono state un periodo tra i più paludosi della recente storia politica dell’Italia. Con il risultato di mettere la sordina al confronto fisiologico tra destra e sinistra, fino a rendere impalpabili le loro differenze e questo ha contribuito non poco alla delusione politica, alla fuga degli elettori nell’astensione e nella protesta. Renzi l’ha capito e presenta la sua iniziativa come il superamento delle larghe intese, anche se poi per procedere ha iniziato proprio dall’accordo con Berlusconi.

Letta ha accettato il quadro dell’austerità europea come un vincolo imprescindibile, come aveva già fatto Monti. In questi giorni il commissario Olly Rehn ha chiarito che l’Italia non può sperare nei conteggi per il deficit in un occhio di riguardo per gli investimenti pubblici condivisi dall’Europa, obiettivo su cui ha puntato Letta e dato frettolosamente per acquisito. Del resto già Monti, prima di Letta, aveva fatto un feticcio del 3% e inseguito il miraggio del fondo salva stati che si è rivelato una trappola mortale, perché chiederne l’intervento comporterebbe ulteriori pesanti sacrifici e per di più ha già costi altissimi per il debito e il deficit dell’Italia che deve mettere ben il 17 % del capitale.

Quindi a fronte della sceneggiata sull’Imu, durata 10 mesi, con risultati più che deludenti, lo spazio di manovra del Governo Letta per aiutare la ripresa economica è inesistente, come del resto è stato con Monti. La ripresa in Italia se e quando ci sarà, come ha detto Draghi, sarà impercettibile e l’occupazione continuerà a calare ancora. Il deficit è il Moloch a cui tutto viene sacrificato.

L’Italia è l’unico paese europeo che non ha chiesto e quindi non ha ottenuto qualche anno in più per rientrare nel 3 % di deficit. Gli altri 6 paesi che avevano lo stesso problema hanno ottenuto più tempo. L’Italia non ha avuto nulla.

Il movimento di Renzi è certamente destinato a mettere sotto scopa il Governo. E’ un male ? Certo, il movimento di Renzi sembra non avere confini, vincoli. Sembra non avere il fardello di principi da seguire. Può arrivare a riabilitare Berlusconi e invitarlo simbolicamente nella sede del Pd. Può proporre un accordo per un sistema elettorale che imponga la maggioranza parlamentare anche senza avere la maggioranza dei voti.

Il Pd dovrebbe ribellarsi alla riabilitazione di un condannato (Letta aveva detto solennemente che il ventennio di Berlusconi era finito) ma per ora Fassina sembra fin troppo solo nel vergognarsi per questo atto.

Il Pd dovrebbe ritrovare le ragioni di fondo che spingono a modificare la legge elettorale e a introdurre modifiche costituzionali, ricordandosi che l’obiettivo è fare uscire il paese da questa situazione, delineando un’alternativa all’austerità neoliberista. Se però la critica a Renzi dà l’impressione di volere lasciare le cose come stanno è ben difficile che il Sindaco di Firenze debba preoccuparsi.

Per ora il movimento di Renzi ha il solo obiettivo di creare le condizioni per vincere le elezioni ad ogni costo e quindi prepara i meccanismi per questo risultato come le liste bloccate, senza riguardi né per la rappresentanza di forze che sono minori ma non sono inesistenti, né per un assetto costituzionale equilibrato dei poteri.

Potere esecutivo e potere legislativo vengono fatti coincidere, con buona pace della divisione dei poteri di Montesquieu. Tutto viene piegato agli obiettivi e alle convenienze, anche personali.

La sinistra dovrebbe riflettere su quanto sta accadendo, senza dare a Renzi colpe non sue. Nel paese è cresciuta un’insoddisfazione forte per la stasi politica ed economica, per il degrado etico dei comportamenti di tanta parte della rappresentanza politica. C’è voglia di cambiare. Se l’unica offerta di cambiamento resta quella di Renzi stiamo freschi.

Renzi punta a intercettare questo malessere, a piegarlo ai suoi obiettivi, a farne un suo punto di forza. In altre parole si muove, fa proposte, combatte per i suoi obiettivi e finora ha costretto tutti a giocare di rimessa.

Riuscirà la sinistra pur così indebolita e dispersa in tanti rivoli, dentro e fuori il Pd, a reagire e a mettersi al passo con una fase di movimento ? Dipende da lei, non da Renzi, o non solo da lui.

La sinistra, per quanto dispersa e divisa, deve sapere che la responsabilità dei risultati non sarà solo di chi li persegue con determinazione, ma anche di chi non sa contrastarli, condizionarli e continua a giocare di rimessa, quindi è destinato a perdere.

Nei prossimi giorni ci sarà un appuntamento importante. Il Governo sta lavorando per riportare in Italia, i capitali illegalmente esportati. Purtroppo lo vuole fare aggiustando le normative, comprese quelle penali. Lo schema è quello dello scudo fiscale, con alcune varianti, ma con il punto fermo che l’illegalità verrà perdonata e le tasse pagate saranno fortemente ridotte, con buona pace dei contribuenti onesti.

Perché il condono fiscale se fatto da Berlusconi e Tremonti era inaccettabile mentre dovrebbe diventare accettabile ora perché lo fa il Governo Letta ? Il Pd ha nulla da dire ? La sinistra, in parlamento e fuori, se ne vuole occupare ?

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Discussione

7 pensieri su “Alfiero Grandi: Renzi e la sinistra letargica

  1. L’analisi di Grandi è impeccabile e la condivido quasi in toto. L’unica domanda che mi pongo, analogamente all’ultima delle domande del suo intervento è: Perché la sinistra del PD dovrebbe capire oggi, ciò che è evidente da tempo, se in questo frattempo non lo ha ancora capito ?

    Se lo capisse solo perché ormai è fuori gioco, si tratterebbe di una comprensione utilitaristica, ovvero strumentale. Questo tipo di comprensione è utile ? Non è molto utile e non contribuirebbe a fare chiarezza. Di ciò ne sono consapevoli loro, innanzitutto.

    Io credo che questa “sinistra” sia legata al carro di Letta perché comprende che, caduto quel carro, non c’è più storia per lei. Nel senso che è cosciente che gli errori combinati in questi anni siano tanti e tali da rendere molto improbabile un suo riciclo e riaccreditamento nei tempi che vengono.

    Vi è cioè un senso di colpa talmente forte, che non possono ritenere credibile di avere riconosciuta la possibilità di un futuro. E abiurare a tutto quello che hanno sostenuto è impresa oggettivamente improba. Si tratterebbe di fare
    un mea culpa colossale. Le energie mancano. Quindi pensano di giocare l’ultima partita arroccati alla sabbia, come se la sabbia fosse roccia. In ciò trovano credito solo nei gossip dei TG.

    Bisognerebbe tranquillizzarli: compagni, avete sbagliati. Lo sapete e lo sappiamo. Riposatevi un pò.

    Resta intatta la questione del perché a sinistra della sinistra del PD non compaia un’analisi rigorosa della situazione. Di volta in volta l’attenzione viene troppo prestata ai diversi punti dell’agenda posti da Renzi. Il quale gioca a 360 gradi.

    Ma la questione principale è l’assenza di una capacità dinamica di irruzione in questo gioco da parte di tutte le sinistre, adesso comprensibilmente concentrate sull’imminente tenzone elettorale per le europee.

    Né, si vede da parte del M5S, la capacità di scavalcare l’oasi di presunta purezza iper-parlamentaristica in cui si è adagiato.

    In questo senso, il malcontento popolare continua a non trovare rappresentanza.
    Che fare ?
    Bisognerebbe avere la capacità di rappresentarlo, ben oltre le divisioni classiche valide nei periodi stabilità.

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    Pubblicato da Rodolfo Ricci | 21/01/2014, 15:49
    • Ho visto il tuo commento, caro Rodolfo, e ho letto l’articolo di Alfiero Grandi. Per certi versi, sono impeccabili entrambi. Ma temo che partano entrambi da una premessa scorretta, cioè dal considerare il Pd o anche una sua frazione come “sinistra”. A parer mio, non è più molto così ormai. Il che non significa, evidentemente, che con loro non si possa interloquire. Significa però che non sono (più) mature le condizioni di un’alleanza politica. Una delle discriminanti è per esempio l’austerità europea, che non mi pare sia stata messa in discussione all’interno del PD, né da Cuperlo né da Civati. Un’altra, in tema di legge elettorale, è data dalla rappresentatività democratica del Parlamento. Con una soglia all’8% per le liste non coalizzate, la rappresentatività del Parlamento si esaurisce. Allora, mi domando come sia possibile considerare sinistra questa roba qui.
      La sinistra a sinistra del PD, passatemi l’espressione, si impiccherà al PD se continuerà a seguirlo in maniera così subalterna, in primo luogo culturalmente. Non possiamo più porci il problema se stare col PD o no. La risposta è no e, andando oltre, dobbiamo persino disinteressarci del suo destino costruendo un progetto che sappia prescinderne.
      Sarà forse una questione di “egemonia culturale”?
      Infine, quanto al M5S, si è messo in un’ottica di intransigenza su tutto. Ciò posto, devo dire che mi piace la parola, un po’ meno l’applicazione pratica che ne stanno facendo. Il fatto però che i cittadini cerchino di contare di più in politica, a fronte di un fallimento delle elite italiane, è un dato positivo. Ora si esprime col M5S, domani vedremo.
      Il problema sarebbe piuttosto quello di trovare, se mai ce ne siano, elite migliori…
      Un caro saluto,
      Igor

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      Pubblicato da Igor | 23/01/2014, 13:02
      • Caro Igor,

        ti ringraziamo per il commento, che probabilmente è il più rigoroso di tutti. Accolgo il richiamo ad essere sinceri fino in fondo con noi stessi come premessa per tentare di ricostruire il nuovo, o almeno di dare un contributo in questo senso. In particolare, mi pare molto utile alla chiarificazione la lettura del PD come uno degli attori sulla piazza (come ce ne sono altri), con il quale il confronto, l’incontro o lo scontro, sono opzioni paritarie e sempre da verificare; niente di più. E purtroppo, ciò riguarda anche la cosiddetta sinistra interna. Il perseverare sull’acritica posizione al Fiscal Compact & C. è una cartina di tornasole inequivocabile. Un abbraccio. Rodolfo

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        Pubblicato da cambiailmondo | 23/01/2014, 20:38
      • Elites migliori, certo che ci vogliono ! Ma ce ne sono in Italia ? Io che vivo in Francia, le vedo le elites e vedo cosa fanno per far progredire il Paese, qualche volta sbagliano, ma almeno lavorano per il Paese…. !

        Come si potrebbe avere in Italia un’élite a livello europeo, dopo almeno 30 anni di lottizzazioni e raccomandazioni, correnti, clans politici, cordate e bande politiche che han guastato il paese ? L’ Italia è divenuta il campione del doppio scenario, la doppiezza impera…

        Ulrich Realist

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        Pubblicato da Ulrico Reali | 23/01/2014, 21:27
  2. La stabilità politica non è palude. Tentare di salvare l’Italia, mantenendola in Europa a pieno diritto non è reato. come riportare i capitali dall’estero? Sarebbe bello poter dire con la responsabilità civica. ma è possibile’ ? le banche in primis sono disposte a collaborare? la borsa è euforica, perchè l’economia non lo è? Se non c’è potere d’acquisto, i neoliberisti cosa propongono? Renzi certamente sta facendo movimento, ma i movimenti devono essere coordinati: Italia- Europa-mondo Altrimenti si rischia di saltare Letta avrà gli sconti, come gli altri paesi, se i gufi non guferanno l’ideologia si può cambiare, i principi no

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    Pubblicato da valeria manini | 21/01/2014, 16:20
  3. Caro Rodolfo, grazie per la risposta. Aggiungo solo alcune considerazioni e poi forse è bene che io non insista. Più che altro, per dovere di sincerità, per l’appunto, con noi stessi e con me stesso. Io ho militato in SEL, forse lo sai, e ho optato per l’idea di allearci col PD, perché eravamo, come siamo tuttora immersi, in una crisi di democrazia. E pensavo che quella fosse l’opzione migliore, sebbene non nelle modalità volute da Vendola. L’esito è stato ciò che è stato, impiccarsi al PD per poi andar via alla prima possibilità utile, cioè l’elezione del Presidente della Repubblica. Un comportamento che ho trovato deprecabile.
    Sicché, dopo, ho pensato di non rinnovare più la mia adesione e a partire da quest’anno sono “libero”.
    La mia analisi, per quanto poco valga, mi induce ormai a pensare che il PD, con Renzi, abbia preso una deriva leaderistica (che c’era già in precedenza, ma che Bersani aveva cercato di evitare che esplodesse, sebbene lui si trovasse quantomeno in una contraddizione, inevitabile d’altronde, essendo lui il leader…), che il suo elettorato ha accettato supinamente pur di vincere. Ma questa è l’ideologia del berlusconismo (forse, usando l’espressione berlusconismo, sono persino superficiale, ma la uso per capirci immediatamente). Né però Bersani, con tutto il rispetto per la persona (ancor più oggi), era una soluzione, perché a prescindere ora dai singoli provvedimenti di Monti, egli è nel sistema ed è del sistema per certi versi. Perché semplicemente si fa condizionare dagli articoli del Corriere della Sera, tanto per fare un esempio, la cui forza elettorale vale tanto quanto Monti. Non supera il 10% dei voti e forse sarebbe stata ancor meno se non ci fosse stata la crisi del berlusconismo.
    Dunque, purtroppo, il PD nelle sue articolazioni è un elemento di crisi e non di soluzione alla crisi politica che attraversiamo. Dopo l’esperienza fatta, io sono giunto a questa conclusione. Con ciò non voglio dire che non ci possiamo parlare, certo che ci possiamo parlare. Ed è chiaro che il loro destino agisce anche sul nostro, mi è evidente. Ma dobbiamo seguire la nostra strada. Poi, se ce ne sarà l’occasione (che purtroppo sarà sventurata, questo teniamolo bene a mente), allora ci ritroveremo. Ma prima di allora, purtroppo, non è possibile.
    Da ultimo, io vengo da una famiglia di provenienza PCI, ma sono nato nel 1974, ho solo visto la fine dell’esperienza di quel partito.
    Temo che nell’agire di molti venuti prima di me ci sia, prima ancora di un elemento politico, un elemento sentimentale (che influenza l’agire politico, però) che tende a volere sempre la riunificazione col corpo principale di quell’esperienza, la sua riunione, la ricostituzione dell’unità, della comunità. E’ un elemento primordiale, che agisce in ognuno di noi, in qualche modo.
    Ma d’altronde i sentimenti non sono anch’essi un elemento della politica? Lo sono eccome, tanto è vero che Gramsci parlava di connessioni sentimentali.
    Ora, però, anche a voi è richiesto un atto, forse doloroso, ma necessario. Questo evento, la ricomposizione dell’unità non è più possibile, perché loro, forse persino antropologicamente, sono (diventati) un’altra cosa.
    Per me, è più facile, perché ho vissuto quell’esperienza da piccolo e non da dentro. Per voi, è forse più difficile. Ma questo credo che sia richiesto a tutti.
    Siamo oggi di meno, ma se siamo tutti insieme, anche in una comunità più piccola, possiamo comunque avere molta forza.
    Concludo, quanto al M5S, con un piccolo approfondimento. Gobetti diceva: mi piace essere settario intransigente, non settario filisteo. Probabile che in loro agiscano entrambi gli elementi. Resta da chiedersi quanto in loro ci sia di retrivo e conformista e quanto tutto ciò li porti dal settario intransigente al settario filisteo… nel senso dell’elemento prevalente della loro azione.
    Grazie per l’attenzione e un caro saluto da parte mia,
    Igor

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    Pubblicato da Igor | 24/01/2014, 11:38
    • Come si vede Renzi da un Paese civile d’Europa :

      L’Italia è in crisi economica e sociale. Gravissimo non aver fatto cercare, con analisi neutrale, le CAUSE della crisi italiana (che sono diverse dalle cause europee).

      Renzi ha discusso con Berlusca, cioé con un uomo condannato per frode allo stato, che se ne frega dello stato e fa i suoi inter. privati…

      Il fatto che Renzi abbia discusso con un condannato, condannato anche a NON AVERE ATTIVITA’ POLITICA, è un fatto estremamente sgradevole, colpevole ! ! Il fatto che il Paese non reagisce a questa mossa molto negativa (che rimette in gioco Berlusca) è anche molto negativo ! !

      Caro Renzi,

      se il Paese è in crisi, lo è anche perché ha eliminato la FRONTIERA FRA LEGALITA E ILLEGALITA’ ! Ti sei mosso molto male, perché questo passo non solo evita di tenere un condannato in un angolo, ma porterà sfiducia a molti. E soprattutto contribuisce all’affondamento del Paese , incivile per non capire queste cosa……

      FINIS GLORIAE ITALIAE ! !

      Ulrich Realist

      Sistema Italia http://www.corrierecaraibi.com/RUBRICA_SPECIALE_URealist_120630_Il-Sistema-Italia-a-inizio-Secolo.htm

      Metodi e ris. http://www.corrierecaraibi.com/RUBRICA_SPECIALE_URealist_101014_Metodi-e-risultati-Sociali.htm

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      Pubblicato da Ulrico Reali | 25/01/2014, 10:11

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