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Tunisia: avanzano i lavori dell’Assemblea Nazionale Costituente

donne tunisiadi Maria Teresa Polico 
Il 6 gennaio 2014, l’Assemblea Nazionale Costituente della Tunisia approva l’articolo 20 del progetto di Costituzione con 159 voti a favore su 169 che, contrariamente a quanto si prospettava  nel 2012, introduce l’uguaglianza tra cittadini e cittadine senza discriminazione: “Tutti i cittadini e le cittadine hanno gli stessi diritti e gli stessi doveri. Sono uguali davanti alla legge senza discriminazione alcuna”.

La formula è stata ritenuta troppo riduttiva da Amnesty International e Human Rights Watch, secondo cui nella nuova formulazione dell’articolo sono stati realizzati pochi avanzamenti in materia di diritti umani. Sarebbe stato meglio, invece, secondo le due organizzazioni, precisare che gli uomini e le donne sono uguali ed hanno diritto alla piena uguaglianza di diritto e di fatto e che il principio di non discriminazione fosse esteso alla razza, colore, sesso, lingua, religione, opinione politica etc.

Non è andata così perché il lungo, faticoso e lento lavoro di elaborazione ed esame degli articoli della Costituzione del Paese in transizione dalla dittatura alla democrazia dopo la rivoluzione del gennaio 2011, è il frutto del compromesso tra gli islamisti del partito An Nahda e l’opposizione politica in seno ad un’Assemblea Nazionale Costituente eterogenea e della volontà di ricercare un modello non occidentale. La tensione tra i diversi modi di vedere la società futura si era già manifestata nell’agosto del 2012 quando le organizzazioni di donne tunisine impegnate a salvaguardare i diritti acquisiti avevano respinto il concetto di complementarietà tra uomo e donna espresso nel progetto di articolo 20 della Costituzione. Infatti, la società civile in Tunisia si era allora organizzata per contrastare una concezione della donna del tutto estranea alla loro tradizione progressista radicata nel codice istituito da Habib Bourghiba dopo l’indipendenza del Paese nel 1956 e rimasta intatta durante il regime dittatoriale laico di Ben Ali. Il codice dello statuto personale, che raggruppa leggi progressiste, ha dato alla donna tunisina un ruolo significativo che non ha eguali nel mondo arabo, in quanto dà alle donne il diritto all’istruzione, di voto e di contrarre liberamente matrimonio. Ha vietato la poligamia, istituito il divorzio e dà alla madre il diritto di tutela dei suoi figli minori. Garantisce, inoltre, il principio di eguaglianza tra uomo e donna e di non discriminazione nel lavoro, nonché il controllo delle nascite.

L’Assemblea Nazionale Costituente, formata in seguito alle elezioni del 23 ottobre del 2011, ha dovuto rallentare i lavori in seguito a un clima politico surriscaldato dovuto alle uccisioni di due esponenti dell’opposizione politica tunisina, Shokri Belaid il 6 febbraio 2012 e il deputato di sinistra Mohamed Brahmi il 25 luglio 2013, alle minacce paventate dalla penetrazione di gruppi jihadisti ed ai numerosi conflitti sociali nel Paese. Ma dopo aver raggiunto un accordo con l’opposizione politica lo scorso dicembre in base al quale il partito maggioritario del Paese An Nahda si è impegnato ad accettare una tabella di marcia che prevede un governo di tecnici indipendenti, le dimissioni del primo ministro islamista e l’organizzazione delle prossime elezioni politiche nel 2014, i lavori della Costituente hanno registrato un’impennata approvando tra il 4 e il 5 gennaio   anche il preambolo e primi quindici articoli della Costituzione dove si è rinunciato a introdurre la sharia, cioè l’insieme delle norme religiose rivelate da Dio, come fonte del diritto, la punizione per apostasia e a proibire l’incitazione alla violenza, mentre l’Islam rimane la religione ufficiale del Paese.

Il compromesso iniziale raggiunto in materia di parità tra uomini e donne e in altre materie indica di sicuro che esiste nel Paese, per i motivi sopra esposti a livello locale, un delicato equilibrio tra le parti rappresentanti la nuova Tunisia che, a differenza di quanto accade a livello regionale in Egitto, Libia e Siria,  riescono a trovare un accordo accettabile in termini concettuali di principio.

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