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Sinistra e Lavoro

21 ottobre 2013di Alfiero Grandi
Occorre ragionare sulla cultura e sul modo di essere della sinistra oggi. A ben vedere le sedi in cui si manifesta questa esigenza sono numerose, ma spesso sono isolate l’una dall’altra. Ognuno ragiona sulla sua sinistra, su come la vorrebbe, ma spesso senza confrontarsi con altri soggetti che conducono una riflessione analoga. Questo accresce la sensazione di impotenza. L’esigenza c’è, non c’è dubbio, le risposte sono tuttora disperse, quasi quanto la sinistra è oggi disarticolata e rassegnata. Il valore simbolico del seminario del 21 ottobre sulla riunificazione del mondo del lavoro è di essere stato promosso da soggetti diversi tra loro e che hanno partecipato persone che hanno idee spesso non coincidenti.

Il punto unificante è il riconoscimento che la sinistra italiana ed europea non gode di buona salute. In particolare in Italia la sinistra è reduce da una sconfitta alle elezioni politiche, che il sistema elettorale maggioritario non è in grado di nascondere.

La sinistra e soprattutto il Pd non hanno indagato a fondo le ragioni della sconfitta. Associazioni, Centri studi, Fondazioni possono tentare di connettere nella riflessione la sinistra più propriamente politica e quella sociale, in particolare sindacale. Il sindacato ha retto meglio dei partiti nel rapporto con i lavoratori subordinati ma è sotto tiro e ha subito pesanti sconfitte sotto il ricatto di una pessima situazione occupazionale che rischia di portare al declino il nostro paese insieme al degrado oltre ogni immaginazione delle condizioni di lavoro.

Il salario è un parametro di giudizio, anche se non è certo l’unico. I salari del lavoro subordinato non solo non sono cresciuti e quindi l’inflazione per quanto contenuta li ha erosi come del resto l’aumento del prelievo fiscale. In tante situazioni sono diminuiti nel loro reale potere di acquisto. Il balzo all’indietro è di decenni.

Un filone di pensiero della sinistra pensa che il primato della politica è tale da consentirle di eludere il problema del rapporto con il mondo del lavoro subordinato com’è oggi, frantumato, diviso. Altri sarebbero i canali che formano le opinioni delle elettrici e degli elettori al momento del voto e poiché tutto viene ridotto a questo, la ricerca per stabilire un rapporto, un’empatia, con il mondo del lavoro subordinato da parte della sinistra politica è inadeguata o non c’è.

Grillo ha intuito un vuoto, gli è bastato essere presente in situazioni di disperazione dei lavoratori per raccogliere consensi. L’ascolto è sembrato apprezzabile a fronte della disattenzione della sinistra politica.

Naturalmente non è così per tutti. Ci sono persone della sinistra che hanno tentato e tentano di stabilire un rapporto con il mondo del lavoro subordinato, ma rifulgono per la loro diversità. Oggi tra mondo del lavoro subordinato e sinistra il rapporto è difficile, insoddisfacente per tutti, per chi ci prova perché avverte il rimprovero generalizzato alla politica che lo coinvolge, e lo sconvolge, e per i lavoratori, la cui rabbia porta troppe volte fuori strada, a scelte difensive e spesso perdenti.

Le forme di lotta da tempo indicano spesso il prevalere della disperazione. La sinistra dovrebbe cercare di scuotersi aiutando i lavoratori a riprendere consapevolezza della loro forza potenziale, malgrado tutto, e di una condizione subalterna sempre più unificante verso il basso.

Occorrono un’analisi critica della situazione economica, sociale, morale e un confronto politico aperto sulle soluzioni possibili a cui fare corrispondere la ripresa di iniziativa politica e sociale.

Va detto che l’uso politico della gravissima crisi attuale per normalizzare il mondo del lavoro subordinato, per chiarire bene chi comanda e chi è comandato, ha certamente creato condizioni più difficili che in passato per reagire a quella che sembra un’inevitabile e permanente sconfitta per le classi lavoratrici.

Le suadenti sirene che cercano di convincerci che non è possibile fare più di così, che la crisi è un fenomeno naturale a cui poco si può opporre se non un riparo alla meglio, dimenticano che non solo è possibile seguire una strategia diversa ma che questo può essere fatto anche in breve tempo.

Il successo del Movimento 5 stelle indica che l’insoddisfazione c’è, senza dubbio. Se a questo aggiungiamo la disaffezione massiccia dal voto, troviamo una platea sterminata di elettorato che non si riconosce più in risposte inadeguate e perdenti.

La sinistra non è più la prima opzione di voto per i lavoratori subordinati. La ragione di fondo è l’assenza di risposte politiche alla loro concreta condizione, alle loro preoccupazioni, a partire dal lavoro. L’assenza di una proposta che indichi la possibilità di invertire il giogo della subalternità del lavoro.

La sinistra in questo appare remissiva e piegata. La soluzione dei problemi del mondo del lavoro subordinato è credibile solo iniziando qui ed ora il suo riscatto, modificando insieme la condizione di lavoro e l’assetto economico e sociale, il modello di sviluppo.

Piaccia o no il pianeta sarà costretto a modificare il suo modello di sviluppo, ormai incompatibile con l’ambiente in cui viviamo. Se la Sardegna è investita da cicloni devastanti e la Campania felix è devastata dai rifiuti e da un inquinamento mortale si impone una modifica dei fondamentali delle scelte politiche, sociali, economiche.

Sarebbe paradossale che, nella fase in cui il pianeta deve fare i conti con il cambiamento, la sinistra non ponesse al mondo del lavoro subalterno di intestarsi questo cambiamento come lo lo scopo e l’orizzonte fondamentale nel cui ambito cambiare anche la propria condizione subalterna, insieme quindi agli obiettivi sociali ed economici.

Certo, sulla sinistra pesa un passato che è crollato sotto le sue contraddizioni e il capitalismo nella sua fase di massima finanziarizzazione sembra a tanti l’unico modello possibile. Anche la socialdemocrazia subisce sconfitte, proprio quando avrebbe teoricamente campo libero.

Sia i rimpianti che gli adattamenti sono risposte inadeguate. Occorre porsi il problema di una nuova fase della sinistra, radicalmente democratica ma insieme rivoluzionaria sul modello di sviluppo.

Occorre avere il coraggio di una scommessa forte, di una promessa di futuro diverso che inizia a vivere nell’oggi. Se questo fosse l’unico sviluppo possibile resterebbe solo uno spazio più o meno compassionevole.

C’è una domanda di fondo che deve tradursi in una novità politica forte per portare il mondo del lavoro subordinato ad esser di nuovo soggetto di cambiamento e di rinnovamento. Di questo parla un libro che uscirà edito da Ediesse nei prossimi giorni, che pubblica i lavori del seminario del 21 ottobre scorso.

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Discussione

Un pensiero su “Sinistra e Lavoro

  1. Mi domando s tutto ció descritto dall’articolo si possa chiamare ancora sinistra.

    Mi piace

    Pubblicato da Ugo Biheller | 23/12/2013, 19:15

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