Dobbiamo lasciarci infiammare da… grandi e sublimi aspirazioni…Osare aprire sentieri mai esplorati e scalare vette mai raggiunte.
Napoli, 4 ottobre 2013
All’attenzione di Francesco
Capo Sovrano di Stato Vaticano, 266º vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica, Jorge Maria Bergoglio
Gentile Francesco,
oggi, 4 ottobre 2013, abbiamo pensato di cominciare a scriverle queste righe.
Ci siamo chiesti come ci saremmo dovuti rivolgere al Capo vivente di una istituzione di peso mondiale come la Chiesa.
Abbiamo ritenuto opportuno farlo nella maniera più semplice, nel pieno rispetto della schiettezza e della genuinità dell’Amoroso Giullare di cui ci ha parlato il Maestro Rossellini.
Oggi ci rivolgiamo al primo Capo di Stato Vaticano latinoamericano della Storia.
Oggi ci rivolgiamo al primo Capo di Stato Vaticano che abbia deciso di chiamarsi Francesco della Storia.
Oggi ci rivolgiamo al primo pontefice gesuita della Storia.
Tutto questo accade, è bene sottolinearlo, in un periodo storico affascinate e al contempo drammatico, dopo che un papa si è dimesso per fare posto ad uno nuovo. Gran parte dell’umanità non avrebbe mai pensato di assistere ad un avvenimento di tale portata; segno dell’eccezionalità dei nostri tempi.

Come ben sappiamo, e sa bene anche il Vaticano, ogni novità, per essere realmente tale, si dice nasca come eresia e, se non viene soppressa prima – magari da un fuoco che si vorrebbe purificatore – è destinata a morire come superstizione.
Quattro ottobre, il giorno di San Francesco, Patrono d’Italia. Quante cose sono accadute in questo giorno, solo per rifarci alla Storia recente.
Un dichiarato e fervente cristiano, il 4 ottobre di un anno fa, a Caracas, incontrava una folla oceanica sotto un acquazzone tropicale, un’acqua benedetta con la quale si salutava il popolo bolivariano accorso per festeggiare con lui quel 4 ottobre 2012; era l’allora presidente venezuelano, Hugo Rafael Chávez Frías, che parlò, tra le tante cose, alla folla presente di Francesco, “il Giullare”, e come un giullare, come suo solito, imbracciò una chitarra elettrica, saltò, ballò, scherzò con la gente, la fece ridere, e commuovere, rise e si commosse anch’egli; fu il suo ultimo bagno di folla e di acqua piovana, prima che uno stranissimo e estremamente aggressivo cancro se lo portasse via definitivamente, come avrebbe detto lui, cristiano, nell’aldilà, era il 5 marzo del 2013.
«Noi siamo come San Francesco: Strumenti di Pace e siamo Benedetti da questa pioggia d’amore», queste furono le esatte parole del “Comandate supremo” o anche “eterno”, come lo chiama il popolo venezuelano.
Una settimana dopo le esequie di Chávez, il 13 marzo, sale al soglio pontificio, un latinoamericano, Francesco, il primo della Storia della Chiesa.
Il successore di Chávez, eletto dal popolo venezuelano, sarà Nicolás Maduro, il quale in diretta TV dichiarerà, accogliendo la notizia del nuovo Francesco, di essere convito che è stato lo stesso Chávez a spingere dio a caldeggiare questa scelta.
Non è nostro interesse, con la presente, alimentare un dibattito teologico, tra credenti e non; comprendiamo che per molti intellettuali di diversa provenienza, estrazione sociale, fede e credo, discutere sui massimi sistemi e sulle impalcature che reggono l’iperuranio delle idee, abbia un fascino particolare e perciò a questo compito sono disposti a sacrificare il loro tempo. Noi qui preferiamo dedicare il nostro tempo, sacrificarlo – ovvero renderlo sacro – focalizzando il discorso su altri aspetti che riteniamo urgenti e prioritari. Seguiamo gli avvenimenti del continente latinoamericano con grande attenzione ed interesse.

Tra le tante notizie che ci arrivano, come spesso accade, le più interessanti bisogna andare a cercarsele con il lanternino, e alcune di queste ci sembrano davvero notevoli.
Abbiamo letto gli apprezzamenti che hanno espresso verso di lei, attuale punto di riferimento di centinaia di milioni di cristiani, alcuni latinoamericani che hanno segnato la Storia dell’America latina, come Leonardo Boff, Ernesto Cardenal, Adolfo Perez Esquivel o Frei Betto.
Abbiamo letto in diversi media un’intervista ad un suo amico, anch’egli si chiama Francesco, suo collega di studi, ci riferiamo ad un’altro Argentino, Francesco Mele.
Se i media non ci hanno ingannati, Francesco Mele è un suo caro amico e quindi, conoscendola molto bene, è assai entusiasta di avere un amico di tale spessore umano.
Francesco Mele la descrive come «il primo papa bolivariano della Storia. La sua visione geopolitica si ispira a quella di Simón Bolívar,el Libertador: l’unione dell’America Latina per creare un soggetto economico autonomo ed un attore politico indipendente sulla scena mondiale: la Patria Grande». Tutto ciò ci sembra molto interessante e stimolante.
Ci viene in mente anche un altro Argentino, di cui abbiamo una stima infinita e le cui parole furono un punto di riferimento per uno dei massimi pedagogisti brasiliani; l’argentino a cui ci riferiamo si chiamava Ernesto Guevara, per i popoli del mondo, era più semplicemente el Che. Il pedagogista brasiliano invece è uno dei massimi teorici della Teologia della Liberazione, Paulo Freire, il quale faceva riferimento al Che quando questi affermava che: «a rischio di sembrare ridicolo, lasciatemi dire che il vero rivoluzionario è guidato da grandi sentimenti d’amore».
Risulta interessante notare come i veri innovatori siano non solo sempre in odore di eresia da parte dei più retrivi e refrattari, ma che siano fatti anche passare per ridicoli, comici, buffoni e pagliacci. Come se il buon umore ed il sorriso levino serietà agli argomenti e alle persone e debbano essere oggetto di dileggio e di disprezzo. “Il Giullare di Dio” di Rossellini, o il Nobel della letteratura Dario Fo, ci ricordano che le cose possono stare anche diversamente.
Sempre dai suddetti media, e sempre che non ci abbiano tratto in inganno, e con il beneficio dell’inventario, spulciando tra le pieghe dei periodici cartacei e digitali mondiali, scopriamo che un altro bolivariano, Nicolás Maduro, Capo di Stato della Repubblica Bolivariana del Venezuela, ha proposto allo Stato Vaticano di contribuire alla realizzazione delle missioni sociali bolivariane.
A quanto ci è dato sapere queste missioni sociali tanto successo hanno avuto e stanno avendo in Venezuela e in America latina, in tanti campi, dall’alfabetizzazione all’educazione in generale, dalla cultura all’alimentazione, dalla sanità al diritto ad una abitazione degna, anche grazie all’esperienza accumulata dai cubani in quest’ultimo mezzo secolo.

Il Presidente Maduro, ci dicono, ha proposto al papa di contribuire a che queste missioni possano essere realizzate nei paesi dove ce n’è maggiore ed urgente necessità, a cominciare dal Continente Africano, probabilmente il continente che, insieme all’America latina e all’Asia, ha maggiormente subito il saccheggio, la violenza, la depredazione dei signori della guerra, degli speculatori finanziari, dei colonialisti prima e degli imperialisti poi, padroni di decidere della vita e della morte di centinaia di milioni di esseri umani, uomini, donne e bambini, nonché padroni di vivere e comandare comodamente dalle nostre latitudini europee.
Storicamente, anche la figura del papa, sappiamo che ha un credito enorme verso i popoli del mondo. Anche qui centinaia di milioni di esseri umani ascoltano le parole dei papi, le fanno spesso proprie, fanno quello che loro dicono, o anche se non lo fanno, ne sono enormemente influenzati. Non solo le parole, ma anche le decisioni – che hanno valenza politica – contribuiscono al destino dei popoli del mondo.
Internet senza dubbio è un moltiplicatore di potenzialità a livello globale, e grazie anche a questo strumento veniamo a sapere che la Banca del Vaticano nel 2012 ha quadruplicato i propri profitti rispetto al 2011.
Sempre grazie ad Internet veniamo a sapere che la maggior parte della rendita petrolifera venezuelana, serve a ripagare il debito sociale accumulato dallo Stato nei confronti del popolo, e tra questo, dei più bisognosi.
Veniamo inoltre a sapere che il primo presidente indigeno della Bolivia, Evo Morales, ha avuto da lei in dono, un testo sulla Teologia della Liberazione e che il primo presidente economista dell’Ecuador che ha studiato negli USA, avversario risoluto della violenza neoliberista, Rafael Correa, ha avuto parole di grande apprezzamento per la affabile accoglienza che gli ha riservato.
Sappiamo che lei ha annunciato cambiamenti epocali anche nella Chiesa e allo stesso tempo leggiamo che Francesco Mele ha poi aggiunto, sempre riferendosi a lei che è «un papa che pensa ed agisce velocemente. Non sappiamo le sorprese che ci riserverà domani. Nemmeno dio può sapere cosa pensi un gesuita».
Così come insiste il nicaraguense Ernesto Cardenal, anche noi siamo persuasi che non esista contraddizione che non si possa affrontare e sciogliere tra fede e ragione, tra credo e razionalità.
Anche noi siamo razionalmente convinti della nostra incrollabile fede nelle capacità creative dei popoli, come ci ricorda il poeta venezuelano Aquiles Nazoa con il suo “Credo”, a cominciare dai più fragili, dai bambini e dalle bambine, e siamo altrettanto razionalmente convinti che, come esortava la guida e il maestro di Simón Bolívar, Simón Narciso de Jesús Rodríguez, sia necessario stimolare la curiosità dei bambini, «affinché, chiedendo il perché di ciò che gli si dice di fare, si abituino ad obbedire alla ragione e non come limitati, all’autorità, non come stupidi, all’abitudine».
Inutile dirle che vogliamo essere intellettualmente onesti, verso tutti, e non solo ci auguriamo di essere positivamente stupiti dal primo papa latinoamericano della Storia, e dal suo essere veloce nel pensare e nell’agire, come pare affermare Francesco Mele, ma sin da ora – e non solo da ora – mettiamo a disposizione i nostri modesti sforzi dovunque ce ne sia bisogno per far si che le missioni bolivariane proposte dal primo Presidente chavista– ancora umile conducente di autobus – del Venezuela bolivariano nonché della Storia, Nicolás Maduro, si concretizzino, anche con l’aiuto – perché no? – del primo ‘papa bolivariano’ della Storia.
Non chiediamo risposte a queste nostre linee, chiediamo, questo sì, quella velocità nel pensare e nell’agire che sempre secondo Francesco Mele contraddistingue l’essere umano Francesco, Jorge Maria Bergoglio, oggi ufficialmente regnante dello Status Civitatis Vaticanæ, monarchia assoluta elettiva di tipo patrimoniale, il più piccolo Stato del mondo ma con potere e ricchezze, direttamente o indirettamente che siano, davvero eccezionali.

Un potere eccezionale che può essere, sin da subito, messo a disposizione di chi più ne ha bisogno. Anche perché quella stessa ragione e quella stessa fede nei poteri creativi dei popoli, ci suggerisce che questo potere eccezionale, prima o poi, in un modo o nell’altro, dovrà necessariamente essere messo a disposizione di costoro; poiché i popoli del mondo non aspettano passivamente in eterno, si attivano politicamente, e questo potere, cominceranno a reclamarlo, per loro. Se solo tutto ciò potesse avvenire nella maniera più pacifica possibile; sarebbe di grande auspicio, per tutti.
Parafrasando l’ex Presidente degli Stati Uniti, John Fitzgerald Kennedy, chi chiude le porte alle rivoluzioni pacifiche le spalanca a quelle violente. Cosa siamo disposti a sacrificare, noi, perché tutto ciò possa avverarsi? Cosa siamo disposti noi a fare a che queste porte si spalanchino, risparmiando ulteriori dolori all’umanità?
Gli oltre ventimila morti africani, e non solo, che sono costati a milioni di migranti in questi anni nel tentativo di approdare sulle rive della Fortezza Europa, e che nel futuro prossimo proveranno ad approdare, partendo dall’Africa, reclamano questa velocità nel pensare e ancor di più nell’agire, e non lo reclamano solo a Francesco ma a tutti gli uomini e le donne di buona volontà e che già da oggi hanno il potere di farlo.
Le missioni bolivariane in Africa, proposte dal Presidente Maduro, sono un esempio concreto di ciò che si può cominciare a fare.
Vogliamo medici, non F35, vogliamo alfabetizzatori, ‘coscientizzatori’ – avrebbe detto Paulo Freire – non speculatori delle altrui miserie, vogliamo scuole, non caserme.
Secondo alcuni, il discorso più bello che sia mai stato pronunciato è opera di un altro latinoamericano, l’anziano José Pepe Mujica, Presidente dell’Uruguay, un Tupamaro che ha subìto le torture della dittatura militare nel suo paese, ha vissuto vendendo fiori al mercato, si è ribellato ai suoi oppressori, oggi vive, per scelta e coscienza, con uno stipendio operaio, forse addirittura meno.
El Pepe ci dice: «La Rivoluzione oggi, la parola Rivoluzione acquisisce una dimensione di carattere universale mentre il mondo si globalizza e questa dimensione è proprio l’idea che è possibile, che è una necessità storica, per mantenere e sostenere la vita, per lottare per creare un mondo migliore, di rispetto, di uguaglianza di base, senza paura di essere schiacciati, senza portaerei, senza aerei da guerra telecomandati, un mondo in cui sia possibile che l’uomo esca dalla preistoria, e uscirà dalla preistoria il giorno in cui le caserme saranno sostituite con scuole e università».
La salutiamo con profonda, sincera ed umana considerazione,

Ciro Brescia, educatore di strada, presidente ALBAssociazione – Napoli
Alessandra Riccio, direttrice Rivista Latinoamerica – Napoli
Federica Zaccagnini, coordinatrice scuola di formazione continua sul buen vivir ecuatoriano, ministerio delle relazioni estere e mobilità umana dell’Ecuador – Quito Ecuador
Emilio Lambiase, achitetto, Coordinatore Nazionale ANROS Italia (Associazione Nazionale delle Reti e delle Organizzazioni Sociali) – Cava de’ Tirreni (SA)
Maria Elena Muffato, donna – Napoli
Pier Paolo Palermo, insegnante – Napoli
Maria Spina, casalinga – Napoli
Valeria Sonda – Padova
Liliane Blaser Aza, documentarista – Caracas Venezuela
Marinella Correggia, ecoattivsta contro le guerre – Torri in Sabina (Rieti)
Mario Neri, pensionato, Circolo Bolivariano “Antonio Gramsci” – Caracas Venezuela
Indira Pineda Daudinot, sociologa – La Habana Cuba
Gabriel Arcadi – Lecce
Axel Schumacher, traduttore – Roma
Gilbert Evans, giornalista – Bruxelles Belgio
Massimo Acciaro, infermiere – Napoli
Bartolomeo Pepe, senatore della Repubblica Italiana (M5S)
Girolamo Pisano, padre di due figli, deputato della Repubblica italiana (M5S)
Leonardo Landi, educatore – Firenze
Fabrizio Verde – Napoli
Mirco Sangalli, tecnico dello sviluppo duraturo – Bergamo
José Leonardo Paniccia – Roma
Nicola Nardella, avvocato – Napoli
Osvaldo Justo Martinez, architetto bolivariano – Verona
Massimo de Magistris, insegnante – Roma
Marcella Costagliola, insegnante – Roma
Massimiliano De Vecchis – Caracas
Alvaro Pereda Utzcategui – Circolo Bolivariano “Simón Rodriguez”
Mildred Granger Quintana – Verona
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Chiunque voglia sottoscrivere, come singolo od organizzazione questa lettera può farlo scrivendo a albassociazione@gmail.com
FONTE: Albainformazione














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