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Grillo riempie Piazza San Giovanni: l’Italia è cambiata. Bisogna accompagnare il cambiamento

beppe grillo - tsounami tour-1di Rodolfo Ricci
Ho assistito via web all’intero evento conclusivo dello Tsunami tour in una stracolma Piazza San Giovanni, a Roma (e insieme a me lo hanno seguito altre 3.000 persone da questo sito che un anno fa è nato con l’incitazione a cambiare il mondo, perchè il mondo cambia, grazie a Dio o nostro malgrado). Più di Grillo, che non è un capo carismatico, ma casomai un capo enzimatico, mi hanno colpito le ragazze e i ragazzi che lo hanno preceduto, in particolare i loro messaggi; messaggi di buon senso, immediatamente comprensibili, quasi ecumenici in buona parte e, per il resto, la maggioranza, rivendicazioni che ricalcavano per filo e per segno quelli dei movimenti degli ultimi 15 anni, passando per Porto Alegre e Genova.

Si può eccepire che essi siano stati pronunciati senza il rigore intellettuale e l’impostazione della voce che ne nobilita i contenuti, ma questa è una considerazione che lasciamo ai puristi della lingua. Si può eccepire il richiamo forse eccessivo alla meritocrazia e alla competenza, ma esso si applica ad ogni contesto e magari il fatto nuovo è che non corrisponde più (vivaddio) al marchio dell’università che si è frequentata e quindi al censo.

Acqua bene comune, no alle grandi opere, approccio al territorio, commercio a km zero e sovranità alimentare, sovranità e sostenibilità energetica ed ecologica, no debito, centralità della piccola impresa come fattore di democrazia economica, costruzione europea sottoposta ai referendum popolari, critica della casta e al contempo della delega che la produce, costruzione partecipata del programma e delle proposte legislative, trasparenza, riduzione della durata del mandato parlamentare e dei relativi emolumenti, uso della rete come nuovo luogo di discussione e partecipazione orizzontale, ed infine reddito di cittadinanza, ecc. ecc., sono argomenti ampiamente condivisi: su uno di questi, l’acqua pubblica, si sono espressi a favore 28 milioni di italiani. (Senza le dovute conseguenze democratiche).

beppe grillo - tsounami tour-2

L’armamentario ideologico del M5S corrisponde in grande parte a quanto i movimenti di critica al neoliberismo e alla globalizzazione hanno saputo elaborare negli ultimi 2 decenni.

Grillo, dal canto suo, esibisce tutta la potenza di fuoco che scaturisce dalla critica alla casta (cosa che fa anche Monti) e alla compenetrazione e subalternità della politica ai grandi potentati economico-finanziari, sintetizzata nella teoria dei maggiordomi (cosa che Monti non fa, ovviamente).

Cosa c’è che non va, da un punto di vista di sinistra ?

Certo, l’attacco indistinto ai sindacati, ma se abbiamo visto Bonanni far parte integrante dell’allegra compagine dei Monti e Montezemoli, qualche riflessione, decisiva, in questo ambito si impone. Difficilissimo fare finta di niente e continuare con la litania di un’unità sindacale a prescindere.

Il problema vero è che a sinistra non vi è stata la capacità (e la volontà) di tradurre a livello politico le lotte di resistenza e le elaborazioni dei movimenti sociali che si sono susseguiti in questi decenni. L’unica vera novità emersa nel paese che era stata in grado di portare in piazza milioni di persone in una trasversalità produttiva e geniale.

La subalternità al dispositivo costituito dai vincoli ideologici, dalla salvaguardia di qualche posizione di potere e dei ben più solidi e gravosi trattati europei, l’accettazione cioè che un altro mondo è impossibile, cioè l’insano irrealismo che si è protratto nel decorso della grande crisi epocale, ha impedito ad ampi settori della sinistra politica di comprendere la portata rivoluzionaria dei movimenti sociali. Come invece, al contrario, è stata in grado di cogliere appieno, la sinistra latino-americana, (tra cui il Pepe Mujica che è stato trasmesso sugli schermi di Piazza San Giovanni).

In questa quasi totale assenza di sponda politica, le moltitudini resistenti hanno preso il primo appiglio libero che si è presentato: Beppe Grillo, la sua piattaforma di comunicazione e di interconnessione, che nel frattempo, si stava cibando degli stessi ingredienti critici sul fronte dello spettacolo impegnato. Quando, nel 2005, parte il progetto di Grillo, la cultura critica dei movimenti ha già raggiunto una prima soglia di nuova egemonia culturale nel mondo giovanile intellettuale precarizzato. (Altrimenti, il Beppe nazionale non si sarebbe inoltrato nella faccenda).

Questa egemonia si è allargata con l’arrivo della crisi e, con il sempre più rapido incedere di disoccupazione giovanile, di precariato intellettuale, di nuova emigrazione, di smantellamento della piccola impresa (su cui fino ad allora agiva il forte orientamento ideologico yuppista ed edonista degli anni ‘80/’90), il fronte resistente (in sè) ha cominciato ad assumere una nuova identità spendibile a partire dai contesti locali, dove, l’ordine dei problemi consente aggregazioni civiche che prescindano, almeno in parte, dagli a-priori o dai pregressi ideologici, i quali, alla luce dei comportamenti concreti che la gente osserva, mostrano tutta la loro nullità ed insipienza.

Quanto alla specifica dimensione ed importanza della piccola impresa, è la prima volta che finalmente viene colta  la valenza critica di questo strato sociale, che in tempi antichi (già alla fine degli anni ’70), acute analisi lasciate improvvidamente per strada, avevano connotato come “lavoro desalarizzato”. (in maniera per certi versi analoga a quanto avevano saputo fare PCI e PSI, negli anni ’60 con i mezzadri.)

Questo strato sociale, generalmente, si accoppia alla media-alta borghesia nei tempi di crescita seguendone l’egemonia culturale dell’arricchimento rapido, ma nei tempi di crisi si accorge di essere quello che effettivamente è: lavoro desalarizzato, appunto, la cui ragion d’essere è solo quella di gestire l’immane traiettoria a caduta dei subappalti, del lavoro per conto terzi, ecc. ecc..

Siccome l’estrazione di profitto da parte dei pochi dipendenti ha dei limiti oggettivi e fisiologici e, nel contempo, il totale abbandono di questo mondo da parte di coloro che stanno sopra (grandi imprese multinazionali e banche) con l’opzione di delocalizzazione, è stata senza riguardi, i piccoli imprenditori, compresi quelli leghisti, si sono accorti di far parte della catena dell’estorsione di profitto. I loro suv, sono ora fermi nei cortili senza benzina. Le loro imprese sono vuote e la stessa identità familiare è perduta.

Il passaggio alla dimensione nazionale, più che merito di Grillo e dei suoi, è il prodotto del crollo economico e valoriale del neoliberismo morente che aggredisce interi paesi.

Ma questa corsa poteva tirarla anche una sinistra intelligente e meno interessata al proprio residuo orticello, o no ?

Quindi, nella valutazione delle cosa bisogna riconoscere meriti e demeriti. E fare penitenza.

Quanto poi alla questione del passaggio dalla protesta alla capacità di governare il paese, sui cui si esercitano in molti, basti riflettere su questo nuovo rasoio di Occam: o il paese viene governato a Buxelles e a Berlino, (attenzione perché c’è sempre l’alternativa di Londra e Washington) oppure il paese è governato dal popolo italiano.

In questa seconda possibilità, l’unica che abbiamo e che non mette in discussione di per sé il trovare un modus vivendi che eviti il default della costruzione comunitaria, anzi, la rafforza, i giochi sono aperti.

Dunque: o si trova un modo di ricomporre gli interessi sociali travolti dalla globalizzazione e si ricostruisce un progetto di paese per il prossimi 50 anni, oppure no, e ci si troverà in balia di forze centripete e centrifughe, costituite dai poteri forti interni (che utilizzeranno le ambiguità della tradizione storica nazionale, ivi incluso il neofascismo) e dai – diversi e conflittuali – poteri forti internazionali (che mirano a ridurre il paese ad una colonia al centro del mediterraneo), terreno di battaglia di centri di potenza di cui è facile osservare al momento, la componente anglosassone e quella teutonica.

Ma la possibilità di districarsi dalla ricomposizione dei poteri e del disordine causato dal crollo del capitalismo occidentale in versione neoliberista, passa comunque e soltanto dal recupero di una identità nazionale che al momento può darsi come disegno e prospettiva. Ma non è poco.

Se in questo disegno e in questa prospettiva, le colonne portanti sono gli argomenti che abbiamo ascoltato a Piazza San Giovanni, essi sono consustanziali alla tradizione più avanzata della sinistra di questo paese. Quindi non si deve storcere il naso e bisogna apprestarsi alla costruzione di un comune futuro. Fin dai prossimi mesi, in un compendio intelligente di lotte e, laddove sarà possibile, di governo, bisogna consolidare e far crescere il fronte alternativo, sia che la legislatura duri, sia che, come più probabilmente accadrà, saremo chiamati a breve a nuove elezioni.

Quanto al capo enzimatico, Beppe Grillo, dovrà continuare a fare il suo mestiere, possibilmente non più in splendida solitudine. Ma il fatto è che non dipende solo da lui.

Discussione

3 pensieri su “Grillo riempie Piazza San Giovanni: l’Italia è cambiata. Bisogna accompagnare il cambiamento

  1. molte osservazioni sono giuste

    "Mi piace"

    Pubblicato da torrente giacomo | 24/02/2013, 21:55

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  1. Pingback: Grillo riempie Piazza San Giovanni: l’Italia è cambiata. Bisogna accompagnare il cambiamento | Informare per Resistere - 24/02/2013

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