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Elezioni in Ecuador: Trionfa Correa sul banchiere dell’Opus Dei

Rafael Correa ha stravinto, al primo turno e si assicura anche la maggioranza dei deputati. Il suo avversario è stato doppiato, e gli altri candidati sono rimasti ai blocchi di partenza. Per varie ragioni, è stata molto di più di una cronaca annunciata. In primo luogo per l’abbondanza del raccolto di consensi: ha fieno in cascina per accelerare il processo di cambiamento intrapreso. Poi perchè l’avversario bocciato è un banchiere dell’Opus Dei.

In altri termini, la continuità della politica attuata dal governo di Correa, esce consolidata proprio contro un avversario emblematico, seguace del dogma neoliberista, e di professione banchiere opusdeiano. Più chiaro di così non poteva essere il responso degli ecuadoriani, affluiti alle urne come mai nel passato.E’ singolare come le elites non si fidano più dei partiti, e si sporcano le mani direttamente con la politica. A differenza del’Europa, pardon.

Per dirla con le parola di Correa: “Dedico questa vittoria a Chávez, uno straordinario leader latinoamericano… Oggi ha perso la partitocrazia, il potere mediatico, il FMI, l’oligarchia interna e i suoi alleati internazionali, ha vinto il popolo dell’Ecuador, la sua volontà e la sua sovranità che mai più potrà essere piegata dai poteri forti”.

Il governo di Alianza País potrà ora contare su una maggioranza parlamentare che consentirà di approvare le leggi che i partitelli e gruppi d’affari -ora scomparsi dal parlamento- rifiutavano di mettere a discussione. Una delle prime leggi ad essere varate sarà quella che regolerà e responsabilizzerà i monopoli mediatici, che finora hanno agito come un potere contrapposto alle leggi dello Stato e di ogni normativa giuridica.I media hanno perso il potere di mettere e togliere presidenti, o di far votare o cadere governi legittimi.

Correa dispone d’una forza elettorale senza precedenti, ma è presente anche su tutto il territorio con una forza politica organizzata, in via di trasformazione da movimento a quasi-partito. Continuità e maggiore slancio nella politica di crescita con redistribuzione, mantenendo alla larga il FMI e la banca privata.

Continuità nella politica internazionale, per consolidare il blocco regionale dell’UNASUR e l’unione basata sulla complementazione con l’ALBA. Dopo l’ampia vittoria dell’ottobre scorso in Venezuela, la travolgente cavalcata di Correa riconferma la tendenza generale anti-liberista nel subcontinente americano.

 

FONTE: Tito Pulsinelli da Selvasorg.blogspot.com

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