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Venezuela: l’Internazionale Socialista sta con l’elite finanziaria

Capriles incontra Felipe Gonzalez, incaricato della privatizzazione delle telecomunicazioni – Tutte le strade degli “anti-populisti” portano a regimi oligarchici. La foto a lato, scattata a Bogotà, ritrae l’ex candidato presidenziale neoliberista Capriles, con l’ex premier spagnolo Felipe Gonzalez, ripetute volte alla guida dei governi “socialisti” targati PSOE.  L’incontro tra il giovane leader della frammentata destra venezuelana e il vecchio marpione di quella che oggi è l’ala sinistra del neoliberismo europeo, è avvenuto in un luogo discreto della capitale colombiana, lontano dai fastidiosi fotografi e dalle inopportune domande dei giornalisti.

L’ambasciatore Roy Chaderton, rappresentante del governo di Caracas nell’Organizzazione degli Stati Americani, all’indomani della  secca sconfitta subita lo scorso ottobre da Capriles ad opera di Chávez, disse: “Sentite condoglianze a Felipe Gonzalez incaricato della privatizazione del settore pubblico delle telecomunicazioni (CNATV)….dovrà aspettare vari anni”.
L’ex pluripresidente del governo spagnolo, ha lasciato il proscenio politico, preferendo muoversi dietro le quinte nel ramo più succoso degli affari nell’area latinoamericana, dove ha al suo attivo molti averi. E’ un abile pilota invisibiledelle privatizzazioni messe a segno dal FMI o decise da sprovveduti politici posseduti dal dogma neoliberista. A prescindere dalle ragioni dell’economia o delle reali dimensioni del debito  pubblico, che in Venezuela ammonta ad un quarto di quello della Spagna.

La foto testimonia dei vincoli intimi tra i partiti europei dell’Internazionale Socialista con le forze tradizionali dell’oligarchia latinoamericana, finora in notorio e indissolubile  connubio con il Partito Popolare ed affini. La deriva liberista e neocoloniale, evidentemente,  non è un deviazionismo senile di Felipe Gonzalez, ma nuova identità comune di tutti quei partiti che oggi adottano le ragioni dell’elite finanziaria e respingono con sdegno quelli che le contrastano.
In Europa, in Sudamerica e in Venezuela.

Qui si alleano con i nemici del nuovo Stato-sociale, della nazionalizazione del petrolio, della sovranità della banca centrale, della rottura dei monopoli privati e di una politica improntata alla crescita-con-redistribuzione del reddito. E la differenza si vede: in Spagna licenziano, danno soldi a fondo perduto ai banchieri e tagliano le pensioni. In Venezuela, ogni Primo maggio, i salari vengono rivalutati per compensare l’inflazione, e i pensionati sono passati da 600mila ad oltre 2 milioni. Tutte le strade percorse dagli “anti-populisti” portano inevitabilmente a regimi oligarchici.

Fonte: Selvasorg.blogspot.it

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