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Tra rivoluzione e conservazione

rivoluzione e conservazionedi Daniela R. Torricelli
In questi giorni di campagna elettorale appare quanto mai evidente il baratro che si è aperto tra il Paese reale e questi nostri sedicenti politici (più o meno tecnici) di centro-destra e di centro-sinistra , che calcano il palcoscenico mediatico alla ricerca di consenso. Paradossalmente, è come se lo spettacolo che li vede protagonisti, di volta in volta, sia rivolto non tanto a noi, potenziale elettorato, quanto a se medesimi, cioè ad una ristretta cerchia di “addetti ai lavori”, professionisti della politica e dell’economia, alla ricerca di un accreditamento elitario che, nei fatti, mostrano di privilegiare sopra ogni altra cosa. Tutto si svolge all’interno del cerchio magico creato dai media main stream, che li salva da ogni realistico confronto con l’opinione pubblica, consentendogli di tacere sull’adesione, già espressa, al programma di austerità dell’Agenda-Monti, di cui ciascuno di loro vorrebbe avere l’esclusiva, guardandosi bene, però, dal dirlo e dal chiarire pubblicamente che cosa comporti questa scelta di campo.

Se si scende nel merito dei loro discorsi, non traspare, infatti, alcun riferimento chiaro e concreto ai problemi che la gente dovrà affrontare da qui ai prossimi vent’anni ( e oltre), se fossero rispettati i piani di questa Agenda, conformemente a Fiscal Compact, Patto di Stabilità e Pareggio di Bilancio, che tutti assieme hanno votato e sottoscritto.

Ma se si escludono questi argomenti dal dibattito politico in atto, non si capisce, però, di cosa costoro vengono a parlarci, visto che ogni scelta di politica economica e sociale del futuro governo non potrà non prescindere da questi vincolanti impegni, che impongono un taglio della spesa pubblica di circa 47 miliardi l’anno per i prossimi vent’anni, decretando così la scomparsa di fatto del nostro stato sociale.

Anche quelle forze che si presentano come alternative sia a Monti che al centro-destra e al centro- sinistra, fatta eccezione per il Movimento 5 stelle, che però viene quasi oscurato dai media o reso incomprenibile ai più, non sembrano avere la capacità e/o la volontà (forse in vista di future alleanze post-elettorali?) di evidenziare sufficientemente all’opinione pubblica il vero discimine che li separa da PD e PDL, portando il dibattito politico su questi temi fondamentali.

E’ prevedibile, perciò, che la maggioranza degli elettori, non essendo dotati degli strumenti idonei a rendere possibile questa distinzione tra montismo (e centro-destra e centro-sinistra) da una parte e anti-montismo dall’altra, finiscano per giocare proprio il ruolo passivo che PD e PDL gli hanno assegnato: quello cioè di scegliere un pacchetto preconfezionato (l’alleanza bipartisan con Monti) propinato come l’unica strada percorribile (di fronte alla minaccia dello spread).

Di fronte a questo gioco sporco, dove già si sa chi vince ( con la menzogna e la reticenza ) e chi perde (la democrazia, sicuramente), la gente si affanna a capire chi è diverso da chi, si ostina a volersi fidare di qualcuno, alla ricerca del “meno peggio”. Purtroppo, il pericolo, per gli elettori, è che la confusione all’uopo creata, al fine di rendere innocuo il voto rispetto a scelte già fatte, porti gli elettori ad una scelta non pienamente consapevole, indotta da questi abili strateghi della mistificazione.

Intanto, per fare un po’ di ordine in questo caos, generato all’occorrenza, è importante sottolinerare che, al di là dei distinguo, che ufficialmente provengono dai due principali schieramenti, rispetto al programma della Lista Civica di Mario Monti, il Professore resta a tutti gli effetti il loro referente . e a questo proposito è interessante evidenziare gli appelli che, dal canto suo, Monti, quasi quotidianamente, rivolge ai suoi possibili sostenitori all’interno dei rispettivi schieramenti, in nome del suo “Riformismo”.

Tacendo sulla portata reale che certe misure economiche stanno avendo e, soprattutto, avranno sulla vita delle persone (Fiscal compact, Patto di stabilità, Pareggio di bilancio) Monti e chi lo segue nel suo programma politico, sono liberi di fare un uso mistificatorio della lingua italiana, al fine di disorientare le coscienze, distogliendole dalla vera posta in gioco.

Quando il nostro ex presidente del Consiglio parla di Riformismo, per esempio, lo fa barando sul significato reale che egli attribuisce a questa parola. Infatti, se di per sé il termine riformare è neutro, potendo risultare le riforme migliorative o peggiorative rispetto ad una situazione data, il riformismo montiano ha dato prova, nel giro di un anno, di avere peggiorato pesantemente le condizioni di vita di milioni di persone, acquisendo così un’accezione assolutamente negativa. Le misure economiche che egli intende adottare, in nome del suo Riformismo, da qui ai prossimi vent’anni, lasciano immaginare quindi un vero e prorio tsunami a livello sociale, che spazzerà via definitivamente il nostro welfare.

Non a caso Monti parla di “riforme radicali”, invitando, nel contempo, certa sinistra (il riferimento a Vendola e a chi all’interno del PD gli fa ancora resistenza è evidente) ad una “evoluzione in senso liberale”. Dietro a questa espressione, che potrebbe apparentemente sottendere un programma politico moderato, c’è in realtà un punto di vista assolutamente autoritario e reazionario dei rapporti politici e delle relazioni sociali, di cui fin qui abbiamo avuto solo un piccolo assaggio.

Evolvere in senso liberale, per il centro-sinistra, significherebbe infatti, sostanzialmente, dover abbandonare definitivamente il ruolo storico che i partiti di sinistra hanno avuto fin qui nella conquista di uno spazio politico e sociale per le classi meno abbienti. E’ facile immaginare quello che ancora ne potrebbe conseguire.

In questa ottica, quando Monti parla di populismo , contrapponendolo al suo riformismo, non fa altro che usare abilmente (in modo mistificatorio) uno strumento linguistico per screditare quelle forze politiche, non allineate ai suoi diktat, che potrebbero ancora mandare all’aria i suoi piani.

Dovremmo chiedere al professore: chi è populista, a suo parere? Forse chi, in questa campagna elettorale, fa appello alla popolazione perché difenda con il voto i suoi diritti al lavoro,alla salute, all’istruzione, alla salvaguardia dell’ambiente, all’equità sociale? Cioè tutti quei diritti che gli esponenti di certa sinistra, lusingati dal posto al sole che Lei gli promette, nell’Olimpo europeo, non si sentono più di difendere?

Giocare con le parole, piegandole ai suoi fini, consente a Monti di plagiare le coscienze degli elettori e di portare dalla sua parte quante più persone possibile dai due schieramenti che hanno sostenuto il suo trascorso governo, creando così, sue testuali parole, “una federazione di riformisti”, che esegua obbediente i suoi comandamenti. Da qui l’appello, da parte del Professore, al superamento della contrapposizione destra-sinistra, considerata antiquata, in nome del bene del Paese, che il Professore dovrebbe spiegarci, però, qual è, viste le condizioni pessime in cui questo versa dopo solo un anno di suo governo.

In questa ottica, che mistifica la realtà delle cose attraverso l’uso improprio della lingua, si cerca di far apparire rivoluzionario ciò che fino a ieri era considerato conservatore e viceversa conservatore ciò che unanimemente era riconosciuto come rivoluzionario o quanto meno progressista. Così, si taccia di conservatorismo chi ancora difende in questo Paese l’articolo 18 della Costituzione e si presenta come rivoluzionario l’abbattimento dei diritti di mlioni di lavoratori e lavoratrici e/o di pensionati.

E’ Monti stesso ad appropriarsi di questa parola parlando del suo programma politico come di una “rivoluzione liberale” , che si propone di spazzare via gli “interessi dei poteri costituiti”, ancora difesi all’interno del centro destra e del centro sinistra.

E’ interessante notare l’analogia semantica di un certo cavaliere di vent’anni fa. Anche lui era rivoluzionario e più che liberale, riformatore per eccellenza. Abbiamo visto, abbiamo dato.

Ci domandiamo chi abbia in mente poi, quando parla di poteri costituiti. Forse le classi sociali medio-basse che hanno dato mandato elettorale alle rispettive forze politiche di riferimento di difendere i propri interessi? Ma questa non è la Democrazia?

In tutta questa confusione linguistica eletta a sistema di dominio delle coscienze, c’è poi chi continua sfacciatamente a parlare di equità, inclusione sociale, diritti delle fasce più deboli, mettendo in secondo piano la sua totale adesione al programma di austerità dell’Agenda-Monti, la sottoscrizione di Fiscal compact, Pareggio di bilancio e Patto di stabilità, in cui quei diritti non sono contemplati, ma semplicemente rimandati ad un futuro che è di là da venire, dopo un epoca, di durata non precisata, di sacrifici per il “bene comune”.

Ci dovrebbero spiegare tutti , finalmente, visto che ci chiedono il voto, qual è questo bene comune, considerato che milioni di persone in questo Paese vivono attualmente sulla loro pelle solo il male che le misure economiche dei governi Berlusconi prima e Monti poi, hanno provocato.

Se non si torna a pretendere subito da parte dei nostri politici un uso corretto della lingua italiana, rispettando il significato delle parole (=dare alle cose il loro nome) l’esito delle elezioni potrebbe essere scontato, finendo per sancire il patto scellerato che è stato gia stipulato sottobanco tra Monti e le forze “riformiste” dei due principali schieramenti politici.

In questo senso andare al voto, questa volta, è fondamentale per far capire a costoro che non si può giocare con le parole: le parole hanno un significato, non si può barare, il gioco deve essere pulito.

Abbiamo un enorme potere ancora nelle mani: scoperchiare le carte dei mistificatori e porli tutti di fronte alle loro menzogne e alle loro responsabilità.

Discussione

Un pensiero su “Tra rivoluzione e conservazione

  1. Se si volesse convenire che un paragone fra Italia sociale e Europa, durato più di un decennio (e fatto dall’Europa), puo’ scoprire la “veritànascosta” nel Paese dal doppio scenario e doppio linguaggio ;
    se si accettasse che la sindrome scoperta da Barzini si è estesa a tutta la pôlitica (che è quel che l’articolo in pratica dice), allora trovereste le conclusioni – spiacevoli ma vere – dell’inchiesta sociologica in :

    Unità incompiuta : http://www.corrierecaraibi.com/RUBRICA_SPECIALE_URealist_110221_IL-grande-evento-europeo-del-1861.htm

    Vecchia Storia : http://www.corrierecaraibi.com/RUBRICA_SPECIALE_URealist_101011_Vecchia-storia-sempre-attuale.htm

    Vorremmo : http://www.corrierecaraibi.com/RUBRICA_SPECIALE_URealist_100818_Vorremmo-certo-ma-potremmo.htm

    Metodi e ris. http://www.corrierecaraibi.com/RUBRICA_SPECIALE_URealist_101014_Metodi-e-risultati-Sociali.htm

    Chiudono (sindrome Barzini) :
    http://www.corrierecaraibi.com/RUBRICA_SPECIALE_URealist_091020_Imprenditori-che-chiudono.htm

    L’analista dei vizietti politici e sociali italiani

    "Mi piace"

    Pubblicato da Ulrico Reali | 22/01/2013, 16:15

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