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CRISIS, Diritti sociali diritti umani, Educazione e Cultura, Europa

Germania. Bambini già stressati alle elementari, ma interessati a uno stile di vita salutare

di Massimo Demontis (Berlino)
Quante volte ci è capitato di sentire i bambini lamentarsi per i troppi compiti o vederli piegati sul tavolo a fissare il quaderno o il libro con fare svogliato e assente? E quante sono le volte che ci è capitato di sentirli lamentarsi la mattina quando vengono svegliati perché è ora di andare a scuola? E le infinite volte in cui ci hanno detto: uffa ma quando posso giocare? I bambini vedono e sentono più di quanto gli adulti immaginano.

Capita spesso ai bambini di sentire i propri genitori parlare tra loro o con i genitori di altri bambini sui risultati scolastici, sui voti, sulle pagelle, su quanto è bravo Marco e su quanto è intelligente Sofia, senza troppo riflettere, senza rendersi conto – gli adulti – che la grande attenzione incentrata sulla performance esercita sui piccoli una pressione, un’ansia da competizione già in tenera età in una fase della vita in cui le attività ludiche e del tempo libero, di conoscenza ed esplorazione del mondo svolgono un ruolo tanto importante quanto l’attività formativa.

Si può fare un paragone tra i bambini tedeschi e quelli italiani nonostante le diversità socio-culturali? Probabilmente sì.

Sono molto stressati i bambini tedeschi, già alle elementari, ma anche interessati a uno stile di vita salutare.

È il risultato di uno studio condotto dall’istituto di ricerca sociale PROSOZ-PROKIDS (pro bambini) in collaborazione con il Deutscher Kinderschutzbund, un’associazione diffusa in tutto il territorio della Germania che si occupa della protezione e dei diritti dei bambini e delle loro condizioni di vita e di quella delle loro famiglie.

Lo studio, incentrato sul tema salute, presentato mercoledì scorso a Berlino testimonia il “sentire” di 5000 bambini tra i 7 e i 9 anni su salute, stress, nutrizione e moto.

Dal sondaggio condotto in undici Länder emerge che un bambino ogni tre della seconda e terza classe elementare si sente stressato dalla mole dei compiti a casa, dai test fatti a scuola, ma anche dai genitori e dai fratelli.

Un bambino ogni quattro dichiara di sentirsi stressato spesso o molto spesso, mentre quasi la metà degli intervistati si augurano più riposo. Lo stress procurato dalla scuola si piazza addirittura al primo posto del sondaggio in 10 Länder. Solo a Berlino la prima posizione non è occupata dalla scuola, ma da arrabbiature e litigi.

Riassumendo, i fattori di stress più diffusi pur con incidenze percentualmente diverse nei vari Länder sono la scuola, la pressione da rendimento, le arrabbiature e i litigi, l’alzarsi presto, la fretta, la carenza di riposo, i genitori e i fratelli.

Al contrario di quello che si potrebbe credere, sfatando alcuni luoghi comuni, anche se un bambino su due giudica la tv come rilassante, più della metà dei bambini tra i 7 e i 9 anni non ricorrono alla televisione o al computer per rilassarsi, bensì preferiscono giocare all’aperto o in casa, leggere, disegnare, fare sport, dormire.

Gli autori dello studio sottolineano che i dati sullo stress scatenato dalla scuola già a questa età sono preoccupanti.

I risultati della ricerca però evidenziano anche un fattore molto positivo: i bambini tra i 7 e i 9 anni hanno una spiccata consapevolezza della salute, mostrano per essa un grande interesse, una gran voglia di saperne di più e sono pronti a fare qualcosa per essa.

Per il professor Dietrich Grönemeyer „in questa giovane età esistono tutti gli elementi necessari per l’educazione a uno stile di vita salutare: consapevolezza, motivazione e sete di sapere. Ora però siamo noi adulti a essere chiamati a mantenere, potenziare e sviluppare questi impulsi”.

Il problema è che “sono troppi i bambini che attingono le proprie supposte conoscenze sulla salute dalla pubblicità” spiega il dottor Grönemeyer. E qui il consulente scientifico dello studio e il Deutscher Kinderschutzbund invocano un forte intervento della scuola chiedendo regolari lezioni sulla salute che però non si limitino soltanto alla trasmissione di conoscenze, ma offrano anche esperienze concrete di comportamento favorevole alla salute. “Un buon inizio, dice Friedhelm Güthoff del Deutschen Kinderschutzbund, sarebbe il fare colazione o cucinare insieme”.

Oltre lo stress lo studio ha rivelato un’altra realtà allarmante: 1 bambino su 5 non fa colazione o la fa solo raramente prima di recarsi a scuola.

Sulla salute, affermano gli autori dello studio, i bambini hanno bisogno di fonti d’informazione serie perché amici, televisione e pubblicità esercitano un influsso negativo. Più sono i bambini che attingono il loro sapere sulla salute da queste fonti più è bassa la loro consapevolezza sulla salute e malsano il loro comportamento.

Nelle conclusioni dello studio si legge che i genitori influenzano direttamente il comportamento alla salute dei bambini ma non la loro la consapevolezza sulla salute. “I genitori possono solo creare le condizioni per un salutare stile di vita” afferma la coautrice Anja Beisenkap.

Dallo studio emerge un elemento interessante che contrasta nettamente con il sentire comune degli adulti: secondo le loro dichiarazioni i bambini mangiano più frutta e verdura che dolci e bevono più acqua che bevande dolcificate.

Perché allora “va perduta quell’educazione alla salute così presente nei bambini di 7 e 9 anni?”. Perché così tanti bambini diventano sovrappeso e sviluppano atteggiamenti e abitudini nocivi per la salute? Cosa possiamo fare per mantenere vivi la motivazione, il divertimento e il piacere dei bambini per uno stile di vita salutare? chiede il professor Grönemeyer.

La risposta deve essere creata dal lavoro congiunto di genitori, scuola, associazioni sportive, economia e politica. I genitori devono trasmettere le conoscenze di base sulla salute, su sana nutrizione moto e sport come divertimento. Gli insegnanti devono creare un’offerta corrispondente nelle scuole. Le associazioni sportive devono favorire e incrementare l’educazione del corpo. L’industria deve contrassegnare gli alimenti dannosi o, meglio, non offrirli sul mercato. La politica deve creare le condizioni di base, mettere risorse a disposizione e, quando necessario, legiferare.

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