di Paola Giaculli (Berlino)
Ad Atene ieri si sono confrontate le due facce dell’Europa: quella della cancelliera tedesca Merkel,  una dei sostenitori più tenaci dell’Europa dell‘austerità neoliberale, che verifica di persona lo stato dei “compiti per casa”, incoraggiando gli allievi greci rimasti indietro. Dall’altra parte, l’Europa sociale e solidale di Bernd Riexinger, ex sindacalista e co-presidente insieme alla giovane deputata Katja Kipping dal giugno scorso del partito della sinistra tedesca, DIE LINKE, che ha sfilato insieme ai manifestanti greci e alla sinistra greca di Syriza.

“È stato un caso trovarsi qui ad Atene in contemporanea con Merkel”, afferma Riexinger, ad Atene per una visita in realtà programmata da tempo per l’inaugurazione di una sede della fondazione Rosa Luxemburg. Non ha potuto, per i divieti dell’autorità, tenere il discorso previsto in occasione della manifestazione.

Ma la sua visita era già iniziata lunedì con la visita di un ospedale pediatrico, insieme a Alexis Tsipras, leader di Syriza, che aveva esortato Merkel a fare lo stesso, se voleva davvero rendersi conto della situazione drammatica che vive la popolazione greca. Invece di incontrarsi con gli imprenditori greci e tedeschi, sostiene il presidente della Linke, “Merkel avrebbe dovuto seguire un programma di incontri simile a quello che ho svolto io. Non credo che le pianga il cuore, come dice, quando pensa alle sofferenze del popolo greco.

Mi chiedo, invece, se le sia rimasto un cuore”. Riexinger descrive la gravità della situazione e l’encomiabile impegno dei sanitari che, nonostante i tagli del 40 percento in busta paga e riduzioni drastiche di mezzi e personale, danno il massimo per assistere i piccoli malati. “Vi sono anche casi di tentato suicidio tra bambini e adolescenti”, come apprende da uno psicologo infantile.  “Uno scenario terrificante,  è il commento Riexinger sulla sua esperienza a contatto con i lavoratori della sanità e i pazienti.

A causa della sua presenza alle manifestazioni, il leader della LINKE è stato attaccato duramente dai conservatori tedeschi, che lo accusano di “gettare benzina sul fuoco delle contestazioni” contro Merkel a e di “approfittare delle proteste antitedesche per fare politica contro gli interessi del proprio paese”. Non è un caso se un giornale conservatore di Stoccarda abbia sfoderato l’armamentario guglielmino e bismarckiano, denunciando il presidente della LINKE come un “senza patria”, cioè un traditore della patria, accusa ricorrente nel passato da parte della destra nazionalista nei confronti della sinistra tedesca, di cui furono vittime, tra gli altri, uno dei padri fondatori della socialdemocrazia, August Bebel, o un letterato come Hermann Hesse.

“Ma noi siamo all’opposizione anche in Germania, e manifestiamo per l’alternativa anche in Germania, cioè per un’Europa democratica e sociale, contro quella degli speculatori”, risponde Riexinger accusato dai commentatori anche di populismo e di “mancanza di stile” per voler ”fare politica interna all’estero” . All’argomento ricorrente delle formiche tedesche contro le cicale greche o del sud – sostenuto ormai da due anni dai media conservatori e populisti, e fomentato anche da Merkel, –  Riexinger controbatte dicendo che “è anche per difendere gli interessi dei contribuenti tedeschi che oggi scendiamo in piazza con i manifestanti greci”.

“La politica di austerità rappresenta un serio problema per tutta l’Europa e la tenuta delle fondamenta della sua economia”. Allora non bisogna chiedere alla Grecia il rispetto delle condizioni della troika? Si chiede in un’intervista. “Si devono concedere aiuti ad altre condizioni: pensiamo all’introduzione di una patrimoniale in tutta Europa per tassare milionari e miliardari, e a prestiti della Bce fatti direttamente ai paesi in difficoltà, e non alle banche, a un tasso dello 0,75. La politica attuale è invece un programma di impoverimento delle popolazioni, di cui anche la Germania è responsabile, dal momento che potrebbe preoccuparsi del controllo dei capitali, cosa che non fa”.

La solidarietà espressa dalla LINKE per il popolo greco non è di tipo formale, ma poggiata su una proposta alternativa per l’Europa. “Anche noi vogliamo che la Grecia rimanga nell’euro. Ma non vogliamo che i lavoratori, i pensionati  e i disoccupati tedeschi paghino per salvaguardare i patrimoni dei ricchi tedeschi e di quelli greci. Ovunque si fanno pagare ai poveri i debiti creati dai ricchi. Queste sono le conseguenze dell’attuale politica in Europa.  E a questa politica diciamo no”. Per Riexinger andrebbero aumentati i salari in Germania per stimolare la domanda interna e ripristinare l’equilibrio della bilancia commerciale con la Grecia. “La Germania vive al di sotto delle sue possibilità.

Sosteniamo un modello economico vantaggioso per tutti e non solo per pochi . Pertanto manifestiamo in Germania ma anche in Grecia contro questa politica che porta alla povertà interi strati di popolazione, per cui le mamme, non più in grado di nutrirli, lasciano i figli in cosiddetti villaggi SOS, e gli ammalati di cancro devono morire perché non ricevono più le cure necessarie. Non è questa l’Europa che vogliamo. L’Europa ha bisogno di un patto sociale, di democrazia. Altrimenti  per l’Europa non c’è futuro”.  La Linke vuole insomma che l’Europa si fondi su ben altri valori che non il monetarismo assoluto su cui ormai si misura tutto: “Se crolla l’euro, crolla l’Europa”, dice Merkel.

Poco importa se a essere annientate sono le popolazioni europee. La politica della cancelliera però continua a vantare in casa un consenso granitico, pari circa ai due terzi dei tedeschi, indipendentemente quindi dal colore politico: segno evidente di una forte interiorizzazione della cultura dell’austerità a dispetto del peggioramento delle condizioni di lavoro e sociali di parte della popolazione che lavora con salari da soglia di povertà (circa un quinto dei lavoratori) e di chi percepisce sussidio sociale. La cultura dell’austerità regna sovrana anche nella Spd e non a caso il candidato alla cancelleria appena nominato, Peer Steinbrück, ministro delle Finanze del primo governo Merkel (2005-2009) risponde a questa tradizione e ha avuto il sostegno di Helmut Schmidt e Gerhard Schröder, di ispirazione non propriamente sociale.

Steinbrück è tra quanti nella rivendica le riforme strutturali dell’era Schröder, di cui ci sarebbe da essere orgogliosi. Secondo i sostenitori delle riforme, cosiddette Hartz dal nome del loro ispiratore, e lo stesso Schröder, la Germania non risentirebbe della crisi proprio grazie ai tagli dolorosi allo stato sociale e le modifiche del mercato del lavoro. Sicuramente non ne risente l’ex cancelliere Schröder, capo da alcuni anni del consiglio di sorveglianza del Nord Stream (affiliata di Gasprom per forniture in Germania) e amico di Putin, e che, da cancelliere, definì la Russia una “democrazia cristallina”.

Sicuramente non risente della crisi neanche il neocandidato e deputato Steinbrück, che si trova al centro di polemiche per lauti compensi per interventi presso convegni di istituti finanziari ed economici. Un’ulteriore dimostrazione del profondo intreccio tra politica ed economia.

A fronte del contesto generale non appare scontato il consenso nei confronti della LINKE, l’unica opposizione reale nel paese, che combatte con coraggio una dura battaglia in assoluta solitudine, a parte qualche pur importante appello dei maggiori sindacati contro l’Europa dell’austerità, contro gli argomenti nazionalisti che vivono un rinnovato vigore. Questi fanno il gioco di speculatori, grandi banche e azionisti, “che gradirebbero che i lavoratori e i pensionati si dividessero in base ai confini nazionali”, sostiene ancora il presidente della sinistra tedesca, mentre è insieme agli altri popoli che si deve trovare una soluzione alternativa.

Per il momento,  a poco meno di un anno dalle prossime elezioni al Bundestag, la Linke è abbastanza stabile al 7-8 percento nei sondaggi. Il partito di Merkel Cdu (più la bavarese Csu) è al 36-37, la Spd al 28-30, Verdi al 12, Liberali al 4 e i Pirati stabili al 6 percento, ben al di sotto dell’exploit dei primi mesi dell’anno. Un sondaggio delle settimane scorse dava al 54% l’opzione di una große Koalition. Per la cancelleria, il 46 percento confermerebbe Merkel a fronte di un 35 per Steinbrück.


Scopri di più da cambiailmondo

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

VOCI DAL MONDO CHE CAMBIA

Seguiamo i cambiamenti da punti diversi del mondo. Ci accomuna il rifiuto di paradigmi ideologici e unilaterali. Un mondo multipolare implica pari dignità dei luoghi da cui lo si legge. Magari ci si avvicina alla realtà…
Sostienici !




Altre news

da EMIGRAZIONE NOTIZIE


da RADIO MIR



da L’ANTIDIPLOMATICO


1.403.014 visite

META

Scopri di più da cambiailmondo

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere