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Vertice di Bruxelles: dentro e fuori dall’ortodossia neoliberista, ma sempre rigorosamente contro il lavoro e per lo smantellamento dello stato sociale.

di Rodolfo Ricci
Secondo la ricostruzione de l’Unità, gli esiti del compromesso raggiunto ieri al vertice decisivo di Bruxelles sarebbero riassumibili come segue: ” L’accordo prevede che i paesi ‘virtuosi’ sotto la pressione di spread ‘eccessivì possano usufruire dell’acquisto di una parte dei loro titoli di Stato da parte dei fondi di salvataggio dell’Eurozona (l’Efsf e il suo successore permanente, l’Esm), senza per questo doversi sottoporre a condizioni aggiuntive rispetto agli impegni già presi con la Commissione e l’Eurogruppo nell’ambito delle cosiddette raccomandazioni ‘country specific’, che applicano il ‘Semestre europeo’, il Patto di stabilità e la ‘procedura sugli squilibri macroeconomici. In sostanza, il paese interessato dovrà comunque fare una richiesta formale di attivazione dell’intervento del Fondo di salvataggio, e sottoscrivere un ‘Memorandum of understanding’ (‘Protocollo d’intesa’) con la Commissione europea. Su questo punto Monti non ha ottenuto quello che voleva (l’attivazione automatica dell’intervento quando gli spread superassero una determinata soglia).

I vari mezzi di comunicazione mainstream stanno accoppiando il risultato raggiunto (attribuito in gran parte a Mario Monti e sostenuto da Spagna e Francia), ad una sorta di semi ritirata dell’area tedesca dal fronte del rigore e dell’austerità e soprattutto di rifiuto di solidarietà nella condivisione dei debiti dei Piigs.

Questo serve a convincere l’opinione pubblica nazionale della validità dell’impostazione montiana e di conseguenza tende a rafforzare l’attuale quadro politico, nelle ultime settimane piuttosto vacillante.

Ma qual è in effetti, il nucleo del contendere, o del conteso ?

Il meccanismo ideato da Monti per ridurre la forbice dello spread sui titoli del debito pubblico tra paesi del nord e del sud Europa è così impostato: I paesi virtuosi (cioè quelli che adottano, come l’Italia montiana) politiche di rigore, di contenimento del deficit, di riduzione del debito, di tagli alla spesa ritenuta improduttiva (leggi spesa sociale, pubblica e welfare), insomma dell’armamentario delle politiche di riaggiustamento strutturale, non possono essere lasciati soli di fronte ai movimenti di attacco speculativo lanciati dai mercati. Di fronte a tali attacchi, è necessario che essi siano protetti da un meccanismo semi automatico (su cui ci sarà la prossima complessa negoziazione, perché Merkel chiede una verifica esterna da parte della Troika, mentre Italiani, Spagnoli e Francesi, ritengono che sia sufficiente l’approntamento delle misure indicate da BCE, FMI e Commissione).

Sembra di assistere ad una tenzone tutta ideologica, giocata all’interno della dogmatica del pensiero neoliberista: come la Germania si fa forte dell’aver applicato prima e meglio degli anglosassoni, i principi del pensiero unico neoliberista inventato dagli anglosassoni, così Monti, si fa forte dell’aver fatto bene i compiti a casa (controriforma delle pensioni, del mercato del lavoro, spending review, lancio del mega programma di privatizzazioni). Di qui la richiesta pressante di andare a Bruxelles con in tasca la fiducia parlamentare sulla legge Fornero, ministro che ritiene che il lavoro non sia un diritto, ma una cosa da conquistare a prezzo di sacrifici; opinione anticostituzionale che può ben essere abbinata alla valutazione di Marchionne secondo il quale, la sentenza di riassunzione degli operai di Pomigliano iscritti alla Fiom sia niente di più che una manifestazione folkloristica della giustizia italiana.

Di fronte a misure che la stessa Merkel ed Obama avevano aggettivato come “impressionanti”, (misure adottate dall’Italia e analogamente da Spagna e Grecia), non è possibile che questi paesi vengano poi lasciati alla cinica sorte dei mercati, dal momento che stanno eseguendo –  si ritiene – proprio ciò che i mercati richiedono.

Allo stesso tempo, le ragioni addotte da Monti e la loro accettazione a livello comunitario, pone una duratura ipoteca sulle future politiche che l’Italia e gli altri paesi, dovranno continuare ad applicare nel futuro prossimo e a medio-lungo termine, poiché, se il gioco funziona, a prescindere dall’orientamento dei governi che si succederanno al vertice dei singoli paesi, se essi non vogliono perire di spread, dovranno adottare con continuità le disposizioni dei centri del neoliberismo globale.

Ciò che in molti cercano di far passare come una sorta di parziale liberazione dalle rigidità tedesche, si traduce, come si vede, in una ulteriore, sottile e duratura camicia di forza, in grado di determinare senza via d’uscita alternativa, il futuro politico dei singoli paesi. E’ anche per questo che la Merkel ha avuto difficoltà a contestarne la validità dogmatica e ha abbozzato.

Il problema di Merkel è che in questo modo viene introdotto un meccanismo seppure parziale di trasferimento delle difficoltà dei singoli paesi anche a quelli dell’area tedesca, nel caso in cui i paesi viziosi applicando le ricette che proprio i tedeschi e la Merkel ritengono valide, quindi diventando virtuosi, non riscontrino gradimento sufficiente nella valutazione dei mercati (i quali in realtà sembrano valutare in questi ultimi mesi le mancate condizioni di crescita piuttosto che la situazione debitoria in sé).

Allo stesso tempo, stiamo assistendo ad una prima importante crepa nella valutazione, pressoché unanime, che i mercati siano i decisori e i giudici finali della solidità finanziaria dei singoli paesi: l’intervento dell’Efsf e a regime dell’ESM sugli spread ritenuti eccessivi (ma ancora non si sa quale sarà la percentuale di soglia che farà scattare l’intervento) tende a ridurre la potenza giudicante dei mercati, quindi può essere intesa come una irruzione della politica dentro i “liberi” meccanismi di mercato, ritenuti, con la scelta fatta, non adeguati a decidere da soli se i singoli paesi siano o meno sulla retta via.

Si assiste in un certo senso ad una battaglia giocata tutta dentro la scolastica neoliberista, che utilizza, ma allo stesso tempo contraddice, i principi dell’ideologia del pensiero unico, trasferendo gli elementi di debolezza che gli sono insiti, su un piano di potere normativo e coercitivo: una nuova dittatura.

Ciò che se ne può dedurre è che sono certamente in atto dinamiche più di natura geopolitica tra i singoli paesi e tra aree continentali, piuttosto che i miraggi di inversioni di tendenza che qualcuno si arrischia a intravvedere: resta infatti ferma e intoccabile la politica di aggressione al welfare e al sociale come strumento di finanziamento del rientro dei deficit e del debito come previsto dall’Euro Plus, dal Six Pact e dal Fiscal Compact, coi suoi corollari di pareggio di bilancio in costituzione e di ratifiche dei vari parlamenti in oltraggio alle rispettive costituzioni, che si traduce in un trasferimento definitivo di sovranità e di annullamento dei processi democratici, dovunque queste misure saranno assunte; le determinazioni prese ieri a Bruxelles rafforzano quindi l’attacco concentrico alle rispettive classi medie e subalterne dell’intero continente; allo stesso tempo, la lettura geopolitica, serve a comprendere che è in atto il tentativo di ricostruire un equilibrio tra le varie borghesie nazionali (finanziarie e multinazionali) che, per sostenere il processo descritto ed in cambio di ciò, non possono né intendono correre il rischio di vedersi ridotte ai minimi termini rispetto a quelle del paese guida (la Germania) , anche perché, se ciò accadesse, verrebbe meno il loro potere di controllo sui rispettivi paesi, già considerevolmente intaccato.

E’ dunque questa l’operazione tutta politica realizzata in concomitanza con la semifinale Italia-Germania del 28 giugno 2012, vinta da Mario Balotelli-Monti, secondo la vulgata massmediatica odierna, a spese delle rispettive classi lavoratrici e produttive che, ovviamente, hanno già e dovranno in futuro continuare a finanziare il servizio sul debito consolidato, oltre a Efsf ed Esm, con successivi salassi sui redditi reali.

Ciò che non viene minimamente intaccato resta infatti il principio fondamentale che i paesi dell’Eurozona debbano approvvigionarsi esclusivamente sui mercati internazionali ai quali, o direttamente o indirettamente, continueranno ad affluire fiumi di interessi, con una banca non sovrana (la BCE), che fa da garante sistemica. Difficile dire se il gioco reggerà, anche se un altro solido paletto costituente sembra essere stato poggiato.

Per quanto ci riguarda, le prossime mosse che la politica nostrana sarà chiamata a ratificare per restare tra i virtuosi, riguarderanno la spesa sanitaria e la generale riduzione della funzione pubblica, a cui farà seguito, prima che la legislatura si interrompa, il superpiano di dismissioni che cancellerà ogni residua ambizione di sovranità nazionale.

Alla luce di queste imminenti ulteriori catastrofi, l’unità di un fronte antiliberista nei diversi paesi dovrebbe essere l’unico obiettivo sensato su cui impegnarsi.

Discussione

6 pensieri su “Vertice di Bruxelles: dentro e fuori dall’ortodossia neoliberista, ma sempre rigorosamente contro il lavoro e per lo smantellamento dello stato sociale.

  1. Direi che la situazione non è cambiata di molto. La necessaria procedura che prevede un memorandum di intesa obbliga ad intendere che, di volta in volta, sarà discusso un piano si sostegno che comunque sarà misura di contenzioso tra i governi. In questo senso una misura automatica avrebbe permesso una discusisone nei meriti delle decisioni prese stanotte. Se siamo di fronte ad una misura che dice semplicemente: ” in caso continuino le speculazioni sui paesi che adottano misure virtuose, si vedrà in che termini e con che entità di copertura, sostenerli “, allora non ci sono evidentemente molte cose di cui discutere e su sui esercitare una capacità critica. Un passo in avanti mi sembra quello della Tobin tax, dato che si tratta di una misura che fino a qualche mese fa sembrava assolutamente scontrarsi con la logica economica e strutturale europea nonché classica. Un primo mattoncino nella direzione per cui si potrà intendere la perfetta circolazione di capitali in un modo meno dogmatico. Da vedere rimane ovviamente se verrà effettivamente adottata e come verrà concettualizzata, nonché realizzata. Sicuramente non si tratta di una tassa risolvi crisi, ma magari può offrire una sponda a tutte quelle correnti economiche alternative che vogliono cimentarsi nel tentativo di offrire un sistema di governance economica internazionale più concreta e magari filo post-keynesiana rispetto alle pur sempre attraenti strumentazioni (in senso cognitivistico) filo monetariste.

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    Pubblicato da alex | 29/06/2012, 17:47
  2. Non credo che le classi medie e subalterne Europee saranno disposte a lungo a tollerare la politica di aggressione al welfare e al sociale, la cessione della sovranità nazionale dei singoli paesi è sostenibile sul lungo termine solo se integrata ad una unione politico-democratica che è difatti incompatibile con gli attacchi odierni alle classi più povere dell’eurozona. Se anche si risolvesse la crisi in questo modo, temo che lo scenario futuro dell’Europa sarà piena di tumulti sociali che potrebbero sfociare in rivolte vere e proprie. E’ già possibile oggi vedere il seme di organizzazioni sociali delle classi medie e subalterne unite a livello sovrannazionale non solo a livello europeo ma connesse oltreoceano agli Stati Uniti. Organizzazioni che non hanno struttura ne leader che le rendono fluide e difficilmente sopprimibili attraverso l’uso della forza militare. Quello che sta accadendo oggi in Europa sta gettando le basi di un futuro molto cupo.

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    Pubblicato da Lucio Leonardi | 29/06/2012, 20:57
  3. La descrizione ed il commento degli eventi è condivisibile. Forse tenderei a non vedere neanche qualche spiraglio, come ottimisticamente si potrebbe immaginare. Il vero centro del problema è la capacità delle classi subalterne, di chi sta subendo le conseguenze della crisi di riacquistare ruolo e spazi. La politica della sinistra da sola non è in grado di produrre cambiamento se non associata a un movimento globale di lotta al capitale finanziario.

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    Pubblicato da massimo angrisano | 30/06/2012, 13:31
  4. Le manovre di corridoio, la stanca sommatoria di sigle e simboli in un unico contenitore -apertamente globalista- è la via primaria per rieditare esperienze già fallite qualche anno addietro. Allora, la de-strutturante “crisi” non aveva affondato i denti nel corpo e nel sangue dello Stato-sociale, fino alla spallata definitiva contro lo stesso Stato-nazione. Oggi, è una schizofrenica coazione a ripetere.

    Ha una logica pretendere di fare comunella con chi proclama senza sosta il proprio amore sviscerato per il globalismo? Che senso ha accasarsi con chi giustifica qualsiasi delitto sociale del fondamentalismo liberista con il ripetuto ricatto di “senza falcidiare le pensioni sarebbe peggio”? Oppure: “o euro o il caos” o “fuori dall’Europa precipitiamo nella barbarie”.
    Va chiesto, invece, al globalismo ultras del Democratic Party: FINO a dove siete disposti a dire OK a tutto in nome dell’euro e della UE? Approvereste anche la settimana di 75 ore obbligatorie? L’accorciamento delle ferie? l’obbligatorietà solo dello studio “elementare”? Vi opporreste alla depenalizzazione del lavoro minorile o infantile? L’Euro vale la privatizzazione della previdenza sociale? Che direte quando Monti svenderà la riserva aurea ?

    E’ siucida parlare solo di arcani ed alchimie elettorali….la gente le percepisce come improvvisare delle SpA per arraffare i finanziamenti pubblici. E’ ora di mettere l’accento sulle cose politiche e sociali concrete. Syriza ha tracciato una linea di demarcazione: moratoria di 3 anni; revisione del debito estero – controllo pubblico delle banche “salvate” o nazionalizzazione – riduzione spese militari – sostegno alle piccole imprese ed ai lavoratori – relazioni internazionali Multipolari.
    Da Bersani a Vendola, passando per Di Pietro, nessuno ha fatto menzione di obiettivi, paletti, direttrici di marcia. L’opposizione ridotta a confabulazione nelle anticamere del Palazzo è un fantasma, va costruita nella società reale, promovuendo lotte specifiche…
    L’Europa o appartiene a tutti o è prescindibile
    L’euro dei banchieri e dell’elites è una moneta straniera al “bene comune” dei cittadini
    Una Unione Europea che non è strumento di pace, indipenedente, equidistante dai blocchi non serve agli Europei

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    Pubblicato da titus | 30/06/2012, 14:52
  5. Caro Ricci, condivido sostanzialmente la tua analisi. Aggiungo un’osservazione. L’ipotesi (tutta da verificare nella pratica) che sia la BCE o le Banche da essa autorizzate ad acquistare i titoli di Stato per contrastare la speculazione internazionale, mi ricorda che si tratta in qualche misura del ripristino dell’obbligo che aveva la banca d’Italia fino al 1981 di acquistare i titoli emessi dallo Stato Italiano rimasti invenduti alle “aste” di collocamento. In quell’anno. Tale obbligo fu abolito su pressione del ministro del tesoro Andreatta (un democristiano liberista), d’intesa con l’allora Governatore della Banca d’Italia Ciampi, e penso con altre occulte autorità esterne, effettuando così il famoso “divorzio” tra Banca d’Italia e Stato Italiano.
    Adesso SEMBRA che si sia tornati alla logica: se una Banca è d'”Italia” o dell'”Europa” è ovvio che debba utilizzare le sue enormi riserve in oro e valuta per sostenere il debito pubblico degli Stati di cui porta (abusivamente?) il nome. Vedremo, ma ho poca fiducia.
    Ti consiglio anche di leggere l’ultimo libro di Ida MAGLI intitolato “Contro l’Occidente”.
    Un cordiale saluto
    Nazzareno

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    Pubblicato da Nazzareno Mollicone | 01/07/2012, 09:28
  6. Ortodossia neoliberista ulteriormente blindata da un accordo che ipoteca un altro pezzo importante del futuro della qualità e dignità di vita dei cittadini europei e che per giunta ci viene venduto come un successo contro l’ortodossia stessa, un’epica vittoria dei deboli sui forti. Un’Europa sbagliata dalle fondamenta, su cui nessun intervento di ristrutturazione è ormai utile. Un gran bell’articolo, complimenti.

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    Pubblicato da Monica Bedana | 03/07/2012, 16:34

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