di Massimo Demontis (Berlino)
Per Angela Merkel l’età pensionabile, la sua „flessibilizzazione“, non è un tabù. Ieri, nel corso della „giornata dell’ anziano“, difendendo il pensionamento a 67 anni, la cancelliera tedesca ha aperto la strada all’innalzamento ulteriore dell’età pensionabile.
“Sono profondamente convinta che la vita lavorativa non possa diventare più breve, e questo è un punto non può essere eluso, ma che debba essere gradualmente allungata”, ha detto la Merkel.
Angela Merkel è convinta che, in una società in cui crescono le aspettative di vita, la permanenza nel mondo del lavoro non può essere ridotta perché “ritirare anziani troppo presto dalla vita pubblica è una perdita per la società”.
La cancellierà riporta così al centro dell’agenda politica tedesca una delle più controverse riforme degli ultimi anni. E lo fa criticando le aziende che si lamentano perché non trovano specialisti, “ma non danno a un 55enne alcuna possibilità nel mercato del lavoro”, denunciando l’esclusione dei lavoratori anziani dal mondo del lavoro e dalla vita pubblica e la perdita di professionalità per le aziende tramite un pensionamento precoce.
Guardando al cambiamento demografico, anche se il suo impatto è ancora incerto, “è un fatto che diventiamo sempre meno e che si riduce il numero dei bambini” ha affermato Angela Merkel. Per questo motivo la società deve cambiare e adattarsi.
L’invito della Merkel a riconsiderare l’età pensionabile, innalzandola, è destinato a riaprire un acceso dibattito nel panorama politico tedesco e non solo. Non sono infatti pochi i sostenitori di una sua estensione a tutta l’Europa.
Introdotta nel 2007 dalla Große Koalition SPD-CDU, la pensione a 67 anni è entrata ufficialmente in vigore il 1 gennaio 2012. Quando SPD e CDU decisero che per “attrezzare” la previdenza sociale per il futuro, in ragione del cambiamento demografico, dell’innalzamento delle aspettative di vita e del conseguente prolungamento della percezione di pensioni da parte dei cittadini, fosse necessaria una riforma che portasse l’età pensionabile a 67 anni.
Il principio è identico a quello di altri paesi: un numero sempre inferiore di giovani occupati deve finanziare il prolungamento della percezione delle pensioni a causa delll’aumento delle aspettative di vita dei più anziani. Dal 1 gennaio di quest’anno la pensione a 67 anni sarà gradualmente innalzata (un mese all’anno, due mesi dal 2024) sino a quando nel 2029 non sarà effettiva per tutte le future generazioni.
Fatti salvi nuovi innalzamenti, come chiede la Merkel. Dalla riforma sono esclusi i lavoratori che hanno pagato contributi per 45 anni. Costoro possono andare in pensione senza subire tagli a 65 anni anche dopo il 2012.
Difesa da SPD, CDU e FDP e dalle associazioni degli industriali, la riforma delle pensioni è invece considerata “fatale” dai sindacati e dalla Linke, per ragioni economiche, sociali, occupazionali e di salute.
Già nel 2006 l’Istituto per l’analisi del mercato del lavoro e delle professioni dell’Agenzia del lavoro ha calcolato che per compensare gli effetti negativi del pensionamento a 67 anni sarebbero stati necessari dai due ai tre milioni di nuovi posti lavoro.
La riforma pensionistica della Große Koalition è una scelta completamente fuori strada secondo l’IG Metall. Perché già oggi la gran parte dei lavoratori dichiara di non farcela – fisicamente e psichicamente – a lavorare sino a 67 anni e perché in realtà porta a una riduzione de facto delle pensioni e all’aumento della povertà.
Le alternative per l’IG Metall stanno nell’inserimento di medici, farmacisti, avvocati, funzionari e parlamentari nel sistema pensionistico pubblico, nel miglioramento del livello delle prestazioni della previdenza sociale per assicurare un adeguato standard di vita degli anziani e evitare la povertà.
Il sindacato propone anche l’estensione delle pensioni aziendali, con l’obbligo per i datori di lavoro di offrire una pensione aziendale a tutti i dipendenti, maggiore flessibilità in uscita dal mercato del lavoro già prima dei 65 anni, la fine dei lavori sottopagati perché “il miglior sistema pensionistico non sarà sufficiente a garantire durante la vecchiaia uno standard di vita adeguato se sempre più uomini e donne sono sottopagati”.















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