CRISIS, Europa, Politica

“Merkollandonti”, la nuova formula per l’Europa?

di Paola Giaculli (Berlino)
Merkel e la Germania si preparano per un’eventuale vittoria di Hollande. Nonostante la cancelliera abbia dichiarato esplicitamente di sostenere Sarkozy anche per il secondo turno, il senso pratico che la contraddistingue la induce a far sapere, tramite esponenti di spicco del suo partito, della disponibilità del suo governo, di operare un’integrazione in direzione della crescita, come vuole Hollande. Sia ben chiaro, non si tratterebbe di rinegoziare l’accordo, ma di effettuare un maquillage senza per nulla mutare la sostanza della rigidità del patto sulle discipline sanzionatorie e fiscali, vedi pareggio di bilancio. Questa è l’opinione espressa dal vice gruppo Cdu al Bundestag, Andreas Schockenhoff, secondo cui “Hollande ha detto di non voler far ratificare all’Assemblée Nationale il patto fiscale così come è ora. Ne consegue che nessun governo europeo può presentare ai propri parlamenti l’attuale accordo”.

E per la ratifica si dovrebbero osservare i tempi francesi e l’eventuale modifica del patto. Il democristiano tedesco sottolinea però che “nella sostanza non si può cambiare nulla, ma solo nella forma espressiva (“retorica”, nella dichiarazione testuale, ndr). “Si può esprimere in altro modo lo stesso contenuto, aggiungendo un bel paragrafo sulla crescita”.

Con sfacciata schiettezza Schockenhoff afferma che Hollande potrebbe così portare a casa la modifica sulla crescita. Quando i tedeschi parlano senza tergiversare e evitano le forme diplomatiche danno effettivamente il meglio di sé.

Del resto anche Hollande , “non dice che si deve rinegoziare la disciplina di bilancio“ assicura Michel Sapin, incaricato del programma dei socialisti francesi, in un intervento sul britannico Financial Times di ieri. “Dato che intaccare l’impianto del patto fiscale pare arduo, i socialisti fanno sapere che un patto, non modificato, ma invece accompagnato da un protocollo aggiuntivo e da conclusioni del Consiglio europeo dei Ministri più sostanziali sulla crescita potrebbe risultare accettabile per la Francia”.

Infatti, Hollande ha fatto sapere ieri di voler invece integrare il patto fiscale con un “patto sulla crescita”, ricordando alla Germania quanto sia importante per l’uscita dalla crisi, e citando in questo senso il presidente della BCE Mario Draghi.

Merkel dà più rilievo all’accento posto da Draghi sulle riforme strutturali (leggi politiche del lavoro), che comunque ha ribadito la priorità dei bilanci in ordine, in perfetta sintonia con la cancelliera. Merkel, dal canto suo, si coordina sempre più con Monti che si vanta di aver imposto la priorità della crescita.

Mentre il portavoce di Merkel ribadisce che “la crescita è sempre stata per noi una priorità”. Una sponda in più per Monti che nell’asse con Merkel può sostituire Sarkozy qualora venisse sconfitto da Hollande? Una sponda per Merkel, la nuova armonia con l’Italia della supermaggioranza, foriera della große Koalition in Germania?

Stando alle indiscrezioni di un giornale populistico come la Bild-Zeitung, sempre buono però per far circolare quel che bolle nella pentola del governo tedesco, ci si preparerebbe per l’eventualità di nuove elezioni in autunno, anticipate di un anno rispetto alla scadenza naturale, a cui seguirebbe la riedizione di un governo Cdu-Spd, che sembra imporsi come trend governativo europeo.

Del resto quale formula sarebbe migliore per l’attuazione dell’austerità imposta dai vincoli europei, della collaborazione tra i partiti collocati – per usare un’espressione di Fausto Bertinotti – all’interno del recinto del diktat finanziario?

Del resto non si capisce quale sarebbe l’opzione politica alternativa rappresentata dal centro-sinistra di Spd e Verdi, anche se avessero i numeri, vista l’esclusione a priori di Linke e Pirati, per formare una coalizione. Nell’ultimo sondaggio non avrebbero insieme che il 36 percento (rispettivamente 24 e 12), mentre i Pirati salgono al 13, la Linke scende al 7 e i partiti di governo Cdu e Liberali sono al 40 (35 e 5).

Eppure all’opposizione la Spd avrebbe potuto puntare su politiche alternative a Merkel: ma questo avrebbe significato rivedere le posizioni sulle riforme strutturali volute fortemente dalla stessa Spd, come per esempio l’innalzamento dell’età pensionabile a 67 e la correzione della cosiddetta “Rentenformel”, la base di calcolo della pensione, fortemente rivista al ribasso, o la liberalizzazione del mercato del lavoro.

Le controriforme sociali insomma non si toccano, il patto di stabilità neanche, il pareggio di bilancio è addirittura un cavallo di battaglia dei socialdemocratici. Qual alleato migliore, dunque, per Merkel – del resto numericamente l’unico?

È probabile che le indiscrezioni della Bild-Zeitung vadano proprio in direzione della Spd, quasi a dire di tenersi pronti a qualsiasi eventualità, quale attestato di affidabilità, e di non lasciarsi tentare da nessun tipo di sperimentazione. Del resto la Spd esita a pronunciarsi su una candidatura alla cancelleria, nonostante le voci sulla candidatura di Steinbrück, ex ministro delle finanze del primo governo Merkel,  o di Steinmeier, ex ministro degli esteri e vicecancelliere dello stesso governo, schröderiani di ferro e totalmente affidabili nel senso delle politiche finanziarie e (anti)sociali.

Sigmar Gabriel, presidente della Spd, sarebbe eventualmente un candidato alternativo, ma non nel senso delle politiche. Prevale dunque la tendenza del prendere tempo, sia da una parte che dall’altra. Ma sembra di capire che, vada come vada in Francia, per la Germania e anche per l’Europa forse non cambierà molto.

Se la posta in gioco con l’eventuale vittoria di Hollande, che per altro ha ribadito la sua adesione alla disciplina di bilancio e espresso il suo sostegno “a una maggiore fluidità del mercato del lavoro”, non dovesse essere che un pallido e generico paragrafo sulla crescita, che non costa nulla e fa contenti tutti, allora l’orientamento di fondo delle politiche europee fin qui seguito parrebbe confermarsi.

Per altro gli attori più importanti in campo si sono già espressi a favore delle modifiche “cosmetiche” sulla crescita, che sicuramente anche Sarkozy approverebbe nel caso fosse rieletto. In questo contesto,  tobin tax finalizzata a un fondo sociale e eurobonds, voluti sia da Hollande che dalla Spd, e che, viste le resistenze di Merkel, non sembrano avere chances, paiono pallide rivendicazioni, e comunque non rappresenterebbero certo la soluzione della crisi.

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