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Egitto: una corsa presi-demenziale. Scontri all’Assemblea Costituente, in attesa delle presidenziali

di Elisa Ferrero (Il Cairo)
Ultima settimana in Egitto tra colpi di scena all’Assemblea Costituente, l’ascesa dei Fratelli Musulmani e gli USA dietro le quinte… – La situazione è sempre incandescente, sia per quanto riguarda l’Assemblea Costituente sia per quanto riguarda la corsa alle presidenziali. Dopo al-Azhar, hanno abbandonato la Costituente anche la chiesa ortodossa, i copto-evangelici e il partito Wafd (spesso alleato con i Fratelli Musulmani). Il Consiglio Consultivo, invece, ha reso noto un suo comunicato, nel quale ha chiesto al Consiglio Militare di emanare una dichiarazione costituzionale complementare, per definire i criteri di nomina della Costituente e quindi rifare tutto.

E i Fratelli Musulmani cosa rispondono? Niente, vanno avanti ovviamente. Anzi, si comportano come se avessero già vinto anche le presidenziali. Al Cairo, oggi, è giunta una delegazione del Congresso americano e indovinate chi ha incontrato? Khairat al-Shater, il boss della Fratellanza, ora loro candidato ufficiale alla Presidenza. E le altre forze politiche? Anche se non c’è prova di un accordo tra Usa, militari e islamisti sulla Presidenza, mi sembra comunque evidente che agli americani, adesso, i Fratelli Musulmani vanno benissimo come partner politici (ed economici, probabilmente, visto l’amore condiviso da entrambi per il libero mercato). E i diritti delle minoranze, delle donne, di tutti gli esseri umani che non la pensano come gli islamisti? Pazienza! Ancora una volta e una volta di più. L’importante è la “stabilità” in Medio Oriente e, per ora, i Fratelli Musulmani sembrano garantirla. Inutile dire, però, che questa stabilità durerà poco, se gli islamisti al potere continueranno a comportarsi come negli ultimi tempi. Sempre più persone sono deluse dalla loro mancanza di etica politica.

A proposito di islamisti… Continua anche la polemica sulla nazionalità della madre del candidato salafita Hazem Abu Ismail. Lui nega, dicendo che è la sorella a essere americana, mentre la madre avrebbe solo la green card. La commissione elettorale, tuttavia, dice di avere in mano copia del passaporto americano della madre e in America girano voci che sia proprio così.

Meno male, però, che oggi è entrato in corsa un altro, determinante candidato, che potrebbe ribaltare di nuovo la scena politica: è Saad al-Soghayar, cantantucolo diventato famoso per una canzone dal titolo “Ti amo, somaro”. A parte gli scherzi, i sondaggi danno ancora in testa Amr Moussa, seguito (ahimé) da Abu Ismail e Ahmed Shafiq (doppio ahimé). Poi, si piazzano Omar Suleyman (sempre che si candidi, perché la notizia viene smentita e riconfermata a giorni alterni) e Abdel Moneim Abul Fotouh. Quest’ultimo, dopo il ritiro di el-Baradei, sta radunando attorno a sé il sostegno di molti liberali e copti, nonostante il suo background islamista (progressista). Tuttavia, il sondaggio non tiene conto di Khairat al-Shater.

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1° Aprile: il colpo di scena dei Fratelli Musulmani

Ieri sera, un colpo di scena dei Fratelli Musulmani ha scompaginato la corsa alle presidenziali, sollevando non poche domande e tantissime critiche. La Fratellanza, infatti, in una conferenza stampa, ha finalmente annunciato il suo candidato Presidente, rompendo la promessa fatta un anno fa. Com’era già trapelato nei giorni scorsi, si tratta dell’ingegnere Khayrat al-Shater, vice Guida Suprema, ma in realtà vero leader del movimento. al-Shater ha dato, seduta stante, le dimissioni da tale incarico per dedicarsi alle elezioni. Circola ancora, infatti, quella leggenda che la Fratellanza e il partito Libertà e Giustizia siano due entità distinte.

Ma perché l’hanno fatto? Ufficialmente, la Fratellanza ha giustificato la sua scelta con la necessità di proteggere la rivoluzione, motivazione alla quale nessuno crede naturalmente. In proposito, tra gli egiziani, esistono due teorie contrapposte. La prima ritiene che la candidatura di al-Shater sia un’ulteriore mossa di sfida nei confronti del Consiglio Militare, con il quale, negli ultimi giorni, c’è stata nuova tensione. Ad esempio, Tantawi ha riconfermato la fiducia al premier Ganzouri, del quale, invece, i Fratelli Musulmani vogliono le dimissioni e i generali, sulla loro pagina Facebook, sono persino giunti a fare illazioni sulla presenza di un’ala militare della Fratellanza. Dal canto loro, i Fratelli Musulmani non hanno fatto marcia indietro sulla Costituente (nemmeno dopo il ritiro del rappresentante di al-Azhar), limitandosi a sostituire dieci dei loro rappresentanti con dei liberali, i quali però non si ritengono soddisfatti.

Oltre a ciò, i sostenitori della teoria di uno scontro in atto tra Consiglio Militare e Fratelli Musulmani credono che questi ultimi si siano decisi a proporre un proprio candidato, perché non si sentono ancora al sicuro. Il Parlamento, non avendo reali poteri, non è sufficiente a garantire che i militari, magari attraverso un nuovo Presidente a loro favorevole, non si rivoltino contro di loro e li rimandino tutti in galera.

La seconda teoria, al contrario, interpreta la candidatura di al-Shater come il frutto di un accordo con i militari. Questa teoria è sostenuta anche da alcuni membri della Fratellanza che si sono opposti alla scelta del movimento. L’accordo, secondo loro, prevede che i Fratelli Musulmani garantiscano l’immunità ai generali, una volta lasciato il potere, in cambio del permesso di candidarsi alla Presidenza. La prova di ciò, secondo i fautori di questa teoria, sarebbe la piena riabilitazione di Khayrat al-Shater, già concessa ad esempio ad Ayman Nour, con la cancellazione di tutti i capi d’accusa contro di lui che l’hanno tenuto in carcere per anni, fino alla liberazione dopo la rivoluzione. Senza questa amnistia non potrebbe candidarsi, ma questa amnistia può essere concessa solo dal Consiglio Militare. Secono alcuni, l’avrebbero già fatto tre settimane fa, in sordina (in effetti, ho letto un articolo su al-Masry al-Youm che ne parlava). Inoltre, i maligni dicono che la candidatura di al-Shater, disperdendo i voti degli islamisti, andrà a tutto vantaggio di Amr Moussa, che i militari preferiscono. In questo caso, i Fratelli Musulmani sarebbero stati davvero stupidi.

Lontano dalle speculazioni, tuttavia, vi sono alcuni fatti certi. Il primo è che la decisione della Fratellanza di presentare un candidato alle presidenziali, nonostante la promessa ripetuta di non farlo, sia un duro colpo alla loro credibilità, specie perché è la terza volta che si rimangiano la parola: era già successo quando avevano affermato di voler candidarsi solo per il 30% dei seggi parlamentari (poi ne hanno conquistati quasi il 50%) e quando avevano promesso che non avrebbero mai preso il controllo della Costituente. Chi aveva dato credito ai Fratelli Musulmani, pur non condividendone le posizioni, ora ha del tutto cambiato idea.

Il secondo fatto certo è che l’entrata in scena di Khayrat al-Shater servirà probabilmente a disperdere i voti islamisti. Infatti, i candidati di tale area ora sono ben quattro (girano voci non ancora confermate che uno di loro, Mohammed Salim al-Awa abbia tuttavia deciso di ritirarsi). Il partito al-Nour non ha ancora fatto una scelta chiara su chi appoggiare ufficialmente.

E il terzo fatto certo, il più interessante, è che la candidatura di al-Shater sta già spaccando i Fratelli Musulmani. Il voto del Consiglio della Shura del movimento è indicativo: solo 56 membri su 108 hanno votato a favore di al-Shater. Ora, ci si aspetta l’esodo dal movimento dei sostenitori di Abdel Moneim Abul Fotouh – quelli che non se ne sono già andati, ovviamente – nemico giurato di al-Shater, da quando quest’ultimo l’ha sbattuto fuori dell’Ufficio della Guida. Il primo ad annunciare le sue dimissioni dal movimento, poco dopo la conferenza stampa dei Fratelli Musulmani, è stato Kamal el-Helbawi, già portavoce della Fratellanza in Europa.

Insomma, qualunque punto di vista si adotti, i Fratelli Musulmani sono messi a dura prova. I liberali, ormai rassegnati a dover aspettare il prossimo turno, “preparano i pop-corn e si siedono a godersi lo spettacolo”, come si commenttava ieri su Twitter. In realtà, molti di loro, così come molti copti, hanno l’intenzione di votare per Abdel Moneim Abul Fotuh, perché, pur essendo un islamista, è l’unico che pare vicino alla rivoluzione e che ha aperto un dialogo con i cristiani. In sostanza, si vota il meno peggio, come succede in tanti paesi. Il pericolo, tuttavia, è che da tutto ciò, alla fine, a trarne vantaggio saranno di nuovo i militari, mentre la popolazione resterà a guardare.

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29 marzo: la prima riunione della Costituente

Ieri è stato il giorno della prima riunione della Costituente. Una Costituente con 28 membri in meno del previsto, 25 dei quali hanno rinunciato a far parte dell’assemblea per protesta contro la monopolizzazione islamista (i tre membri restanti, invece, erano assenti per motivi personali). Questa Costituente mozza, durante la sua prima seduta, si è occupata principalmente dell’elezione del suo presidente. Provate a indovinare chi ha vinto? Saad el-Katatny, il presidente della Camera Bassa, sempre lui. Non solo, è stato eletto con 71 voti su 72. Ma del resto non c’è da stupirsi, visto che la Costituente è ormai formata da Fratelli Musulmani e salafiti. E per ovviare all’evidente anti-democraticità di questa Costituente (a proposito, anche il Wafd e il rappresentante della Corte Costituzionale l’hanno abbandonata), el-Katatny ha lanciato un apposito indirizzo email che i cittadini potranno utilizzare per i propri suggerimenti all’assemblea, e che l’assemblea potrà naturalmente ignorare completamente. Nel frattempo, proprio in questo istante, Tantawi è riunito per la seconda volta con i leader dei partiti, nel tentativo di trovare una soluzione alla crisi.

In effetti, nell’incontro passato, anche il Consiglio Militare ha cercato di far notare ai Fratelli Musulmani che la Costituzione non può essere scritta da una maggioranza parlamentare (come gli stessi Fratelli Musulmani vanno dicendo da mesi, tra l’altro), ma loro vanno avanti, denunciando la “dittatura della minoranza”. Ci sono segnali, tuttavia, di una possibile distensione tra Fratelli Musulmani e militari. Saad el-Katatny, ad esempio, ha negato di aver mai subito ricatti da parte dei generali, tipo la minaccia di sciogliere il Parlamento. D’altro canto, stanno girando voci che il Consiglio Militare avrebbe proposto un affare ai Fratelli Musulmani: la possibilità di formare un nuovo governo in cambio della rinuncia a candidare un proprio rappresentante alla Presidenza (che i militari, chiaramente, desiderano controllare). Davvero magnifico, non c’è che dire.

A proposito di presidenza, Ayman Nour è stato graziato dal Consiglio Militare, che ha cancellato la condanna subita al tempo di Mubarak, e riconfermata qualche mese fa, cosicché ora potrà liberamente candidarsi. Pare che il Consiglio Militare stia riflettendo su un provvedimento analogo riguardante Khairat al-Shater, il boss della Fratellanza Musulmana in odore di candidatura (sempre che i generali permettano). Khaled Ali, invece, il candidato rivoluzionario, ha guadagnato il supporto del Partito Social Democratico, cosa che gli permetterà di fare a meno delle 30.000 firme necessarie alla candidatura (e che non avrebbe mai ottenuto). Allo stesso modo, il giudice riformista Hisham el-Bastawisi è ora diventato il candidato del partito di sinistra al-Tagammu.

Ma intanto c’è un nuovo mistero: la Commissione Elettorale ha fatto sapere di aver scoperto che la madre di un candidato illustre, del quale non è stato fatto il nome, perché le indagini sono ancora in corso (e un po’ di suspense non guasta), avrebbe una seconda nazionalità straniera, cosa non ammessa tra i requisiti per la candidatura alla Presidenza. Chi sarà mai questo candidato? Chiamato in causa, il salafita Hazem Abu Ismail (purtroppo uno dei probabili vincitori della massima carica dello Stato) ha immediatamente dichiarato di non essere lui il candidato in questione.

Nella vignetta: un omone, che rappresenta i Fratelli Musulmani, correre verso la poltrona della Presidenza, con in mano la Costituzione e il Parlamento.

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