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Egitto: la scomparsa di papa Shenouda in un momento delicato

di Elisa Ferrero (Il Cairo)

Ieri pomeriggio, dopo una lunga malattia, è mancato papa Shenouda III, il capo della chiesa copto-ortodossa, chiudendo così un’epoca. Il decesso è avvenuto proprio mentre il Parlamento votava i criteri per la formazione dell’Assemblea Costituente, con gli islamisti che ne hanno sostanzialmente preso il controllo anche questa volta. Ma di questo parleremo più diffusamente nel prossimo articolo.

In realtà, la chiesa si stava preparando da tempo alla scomparsa di papa Shenouda, data la sua salute instabile. Tuttavia, è probabile che i copti, in questo momento così incerto per loro, ora si sentano ancora più insicuri. La figura di papa Shenouda è molto controversa, anche tra gli stessi copti, sia per aver trasformato la chiesa – secondo i suoi critici – in un partito politico e in uno stato dentro lo Stato, sia per aver sostenuto per anni il regime di Mubarak, fino allo scoppio della rivolta del 25 gennaio (e anche durante). Su Twitter, è subito scoppiata una lunga polemica tra chi faceva notare questa sua politica discutibile e chi invitava comunque al rispetto della persona umana nel momento della morte, così come dell’afflizione di coloro per i quali papa Shenouda era un punto di riferimento. Al di là della politica, tutti riconoscono a papa Shenouda il suo ruolo di guida spirituale e di coesione della chiesa (anche troppo, secondo qualcuno). Molti, oggi, hanno ricordato una sua frase che rimanda al patriottismo per il quale era generalmente noto: “L’Egitto non è la patria in cui viviamo, ma la patria che vive in noi”.

Adesso l’Egitto intero è in lutto. I cristiani sono accorsi in massa alla Cattedrale, mentre continuano a piovere i messaggi di cordoglio dei musulmani ai “fratelli copti”, così sono chiamati nella maggioranza dei casi. E poi, cosa succederà? Per cominciare, si dovrà pensare ai funerali: si terranno martedì prossimo, per consentire ai fedeli che lo vorranno di dare un ultimo saluto a papa Shenouda. Infine si dovrà pensare alla successione, eleggendo un nuovo papa, il centodiciottesimo dopo S. Marco. Papa Shenouda era in carica dal 1971.

Le procedure per la successione dureranno circa due mesi. Il nuovo papa sarà eletto dal Sinodo dei vescovi, 74 in tutto, più un gruppo selezionato di eminenti personalità copte. Il nuovo papa dovrà essere un monaco da almeno 15 anni e con un’età minima di 40 anni. Saranno proposti un minimo di cinque e un massimo di sette candidati, tra i quali il Sinodo ne eleggerà tre. Poi, i nomi dei tre eletti saranno posti in un’urna, a sua volta riposta in una camera buia, dove un bambino tirerà a sorte il prescelto, a simboleggiare la volontà di Dio. Tra i vescovi più quotati come successori di papa Shenouda si citano Anba Moussa, il vescovo della gioventù, Anba Bishoi, vescovo di Dumiat, e Anba Bisanti, vescovo di Helwan.

Ma la vera domanda è: quali conseguenze avrà la scomparsa di papa Shenouda sulla comunità copta, in questo momento così complesso per l’Egitto e così difficile per i cristiani del paese (e non solo per cristiani)?

Eppure, nonostante il lutto generale, i giovani di Tahrir sono riusciti a strapparmi un sorriso anche oggi, con il loro consueto disincantato sarcasmo. Un tweet di @moftasa, ad esempio, a commento della scomparsa di papa Shenouda, ha espresso un pensiero maligno, ma con un fondo di verità: “Finalmente un seggio vacante per il quale i Fratelli Musulmani non possono competere”.

 

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Le mani islamiste sulla Costituente

18 marzo

Il Parlamento ha iniziato a raccogliere, tra i suoi membri, le candidature per l’Assemblea Costituente. Ieri, infatti, le due Camere hanno finalmente votato i criteri per l’elezione dei futuri legislatori: con l’80,6% dei voti è passata la proposta di una Costituente formata al 50% da parlamentari e al restante 50% da esterni, rappresentanti dei sindacati ed esperti costituzionalisti. I Fratelli Musulmani, che inizialmente erano favorevoli a una percentuale di parlamentari pari solo al 40%, hanno infine deciso di votare per l’opzione che è poi stata approvata.

Dunque, i liberali hanno perso di nuovo di fronte alla schiacciante maggioranza islamista (i numeri sono numeri, dopotutto), la quale si aggiudicherà, molto probabilmente, pure il controllo della Costituente. Sì, perché anche il 50% di membri scelti tra i rappresentanti sindacali e delle unioni professionali andrà a pescare, per lo più, nel vasto bacino degli islamisti, avendo questi ultimi vinto gran parte delle elezioni sindacali. Inoltre, non è chiaro chi eleggerà questo 50% di esterni. Il Parlamento a maggioranza islamista? Ma allora non se ne esce…

L’irritazione, tra le forze secolari, è piuttosto alta, così come la preoccupazione. Del resto, dal giorno in cui il Consiglio Militare ha nominato – solo tre giorni dopo la destituzione di Mubarak – una Commissione per gli Emendamenti Costituzionali decisamente sbilanciata su posizione islamiste, che cosa ci si poteva aspettare? Tuttavia, alcuni si chiedono cosa succederà, se la Corte Costituzionale contesterà, come potrebbe presto succedere, la  legittimità dell’elezione di alcuni parlamentari, quegli stessi che eleggeranno la Costituente, o magari gli stessi che saranno eletti nella Costituente. Un bel pasticcio, ma intanto gli islamisti banchettano.

Nel frattempo, prosegue il lutto per la morte di papa Shenouda. Il suo corpo è stato posto sul trono papale, affinché i fedeli possano dargli un ultimo sguardo di addio. Resterà lì fino a martedì, poi si terranno i suoi funerali a Wadi Natrun. Fino a quando non si eleggerà un nuovo papa, sarà Anba Pachomius a fare da reggente. I fedeli copti che sono convenuti alla Cattedrale di Abbaseya per l’ultimo saluto a papa Shenouda sono tantissimi: si parla di centinaia di migliaia, molti di più di quanti si siano mai visti alle manifestazioni, in quest’ultimo anno. Il Consiglio Militare ha ufficialmente accordato tre giorni di vacanza a tutti i copto-ortodossi per poter partecipare al cordoglio, mentre continuano a giungere le condoglianze di illustre personalità, dall’Egitto e dal mondo intero. Persino il partito salafita al-Nour ha offerto le proprie condoglianze, così come Hazem Abu Ismail, candidato salafita alla Presidenza, che ha reso la prima visita della sua vita alla Cattedrale.

I fedeli copti sono ancora preda di sconcerto e smarrimento. Non c’è da stupirsi, perché papa Shenouda ha governato la chiesa copta per circa quarant’anni, un tempo persino più lungo della dittatura di Mubarak. I giovani copti non hanno mai conosciuto altro papa e non ci si ricorda nemmeno più di come se ne elegga uno nuovo. Tra l’altro, a questo proposito è già in corso una polemica, perché c’è chi vuole cancellare il tiro a sorte del nome del nuovo papa da parte del bambino bendato, considerato un atto non democratico.

E a proposito della successione del papa copto, mi par di capire che stiano emergendo due scuole di pensiero in competizione per il posto: una, capeggiata da Anba Bishoi, più radicale e intransigente (per intenderci, pare che Anba Bishoi abbia detto, una volta, che i musulmani sono solo degli ospiti in Egitto) e un’altra, capeggiata dal vescovo della gioventù Anba Moussa, più aperta e dialogante, oltre che più vicina alle nuove generazioni. C’è da sperare che vinca quest’ultima.

 

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In attesa dei funerali di papa Shenouda

19 marzo 2012

Il Parlamento è di nuovo al lavoro, con Libertà e Giustizia che non si da pace e insiste nel voler togliere la fiducia al premier Ganzouri. In attesa di riuscirci (oppure no), si è raggiunto un accordo sulla composizione dettagliata dell’Assemblea Costituente: venti seggi al partito dei Fratelli Musulmani, dieci al partito salafita al-Nour, cinque al Wafd e i quindici rimanenti agli altri partiti e agli indipendenti. Giovedì prossimo, invece, si deciderà come assegnare i cinquanta seggi riservati ai non parlamentari. Oggi, fra l’altro, è l’anniversario del referendum sugli emendamenti costituzionali, quegli stessi che, secondo molti, sono stati il “peccato originale” che ha condotto alla situazione attuale, con gli islamisti che hanno preso il sopravvento.

Ma il Parlamento ha anche fatto qualcosa di buono oggi, approvando la cancellazione dell’articolo 6 della legge sulla magistratura militare che consente al Presidente della Repubblica di sottoporre chicchessia a un tribunale delle forze armate. Inoltre, ha tolto l’immunità ad al-Balkimi, il deputato salafita che aveva mentito sulla sua operazione di chirurgia plastica al naso. Il problema, però, è che al-Balkimi non vuole saperne di dare le dimissioni, è più incollato alla sedia di Mubarak.

Procede, nel frattempo, il processo per il massacro di Port Said, durante il quale il principale imputato ha fatto oggi una pericolosa rivelazione: ha affermato di essere stato pagato (non ha detto da chi) per guidare un gruppo di 800 tifosi del Masry all’attacco di quelli dell’Ahly. Non c’è dubbio che ci sia stato qualcosa di torbido dietro il massacro di Port Said.

Da ieri, infine, è tornata al Cairo la delegazione del Fondo Monetario Internazionale, per le ultime trattive sul prestito di 3,2 miliardi di dollari all’Egitto. Ma a tenere banco è sempre il decesso di papa Shenouda. Domani si terranno i funerali, con la sua sepoltura al monastero Anba Bishoy, a Wadi Natrun. Funerali blindati, poiché si teme sempre il colpo di testa di qualche fanatico. Il Consiglio Militare, per domani, ha dichiarato il lutto nazionale. Poi, venerdì prossimo, la chiesa copto-ortodossa inizierà a raccogliere le candidature per il nuovo papa, anche se già si parla di un probabile rinvio delle elezioni a luglio, quando l’Egitto avrà già un nuovo Presidente. Meglio non sovrapporre le due elezioni, sembra, e così forse ci sarà tempo anche per riformare il tanto discusso regolamento per eleggere il papa. Regolamento che, comunque, deve essere approvato dal Presidente della Repubblica (l’ha deciso Gamal Abdel Nasser, tanto per cambiare), alla faccia della separazione tra Stato e chiesa.

 

In foto, un altro murale di Alaa Awad che raffigura l’Egitto di fronte a ogni sorta di minaccia e pericolo.

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