di Paola Giaculli (Berlino)
La guerra fredda in Germania sembra non finire mai. A più di ventidue anni dalla caduta del muro di Berlino, stupisce trovare ancora argomentazioni che fanno riferimento a questa cultura per colpire gli avversari politici. Negli ultimi giorni è stata Die Welt, il pendant “raffinato” della populista Bild-Zeitung, tra l’altro proprietà dello stesso gruppo editoriale, a scatenare una battaglia tutta calcata sullo schema amico-nemico, tipico degli anni in cui la Germania era divisa tra i brutti e cattivi alleati dell’Unione Sovietica e i buoni e i giusti del “mondo libero” occidentale.

Stavolta il bersaglio è Beate Klarsfeld, la candidata alla Presidenza della repubblica nominata dalla Linke, il partito della sinistra tedesca. L’accusa è di avere incassato la somma di 2000 Deutsche Mark nel 1968 dalla Sed, il partito di regime della Ddr, a ricompensa per lo schiaffo di Klarsfeld al cancelliere Kiesinger durante un congresso della Cdu.

Per il giornale conservatore è assolutamente vergognoso che si presenti una candidata alla presidenza in passato al soldo dell’altra dittatura tedesca, come molti non veramente interessati all’approfondimento storico, amano definire la Ddr, mettendola sullo stesso piano del Führerstaat, il regime nazista.

È risaputo ormai che la Repubblica federale tedesca è stata a dir poco reticente sul suo passato nazista e che nel dopoguerra non si contavano i “riciclati” anche in posti di assoluto prestigio, come università e tribunali, o negli stessi partiti come Cdu e Liberali. Il merito di Klarsfeld è stato senza dubbio quello di ostinarsi nella ricerca dei criminali nazisti che vivevano indisturbati all’estero o addirittura in casa propria in Germania, e di volerli consegnare alla giustizia, nonostante tutte le difficoltà mosse dalle autorità tedesche e le coperture dei servizi segreti come poi si è dimostrato.

La Ddr, sicuramente per motivi di propaganda, ha sostenuto, a differenza della Germania dell’ovest, queste ricerche, mettendo a disposizione anche i propri archivi come nel caso di Klarsfeld che assicura di aver agito per conto proprio e mai al servizio dei “concorrenti” dell’altro blocco.

Anzi, dalla Repubblica federale si sarebbe aspettata un aiuto nelle indagini sui criminali nazisti che hanno in realtà goduto delle coperture delle autorità. Invece, fino ai giorni nostri, lo dimostrano gli attacchi della stampa, il passato nazista è coperto da molti tabù e si fa fatica a dover ammettere che il “cattivo” non era solo Hitler.

Insomma la continuità a ovest delle classi dirigenti nelle istituzioni e nei servizi segreti, nati nel 1946 da una branchia del comando della Wehrmacht sul fronte orientale e finanziati dalle autorità americane di occupazione, ha sempre inibito un serio ripensamento sulla catastrofe del nazismo, e alcuni storici volenterosi si sono fatti strada tra mille difficoltà e non in ultimo le diffidenze dell’opinione pubblica, contraria da sempre a rivangare il passato.

Ora Die Welt si chiede perché Beate Klarsfeld non ha perseguito con la stessa ostinazione i criminali che si erano nascosti, nella Ddr, o non abbia schiaffeggiato pubblicamente Ulbricht, il capo del governo della Ddr. Alle accuse della stampa conservatrice hanno fatto eco quelle dei politici della Cdu, il partito di Merkel, di cui il numero due Gröhe ha dichiarato che Klarsfeld “non è degna di essere candidata alla presidenza e la Linke dovrebbe ritirare la sua candidatura”.

Ancora più oltraggioso Dobrindt, numero due del partito gemello di Cdu alla sua destra, la bavarese Csu, che definisce Klarsfeld “marionetta della Sed” e la sua candidatura “espressione del disprezzo dei comunisti di sinistra per la nostra democrazia e lo stato liberale”. Per fortuna ci sono quotidiani indipendenti come Frankfurter Rundschau che condannano la campagna mediatica contro Klarsfeld e non si scandalizzano per il compenso della Sed a Klarsfeld: “al contrario di Cdu e Csu di quegli anni Beate Klarsfeld si è attivata contro i nazisti “sommersi” nella Germania ovest (…) ha dovuto cercarsi sostegno dove l’ha trovato, senza farsi strumentalizzare (…) è stata un esempio contro il far finta di niente, assunta come ragione di stato tedesco-occidentale dalla Cdu.

La sua rozza reazione dice quanto lo schiaffo di allora si faccia sentire ancor oggi”. La Taz di Berlino ricorda inoltre che Hans Globke, ex nazista a capo della cancelleria di Adenauer, fece in modo di togliere il passaporto tedesco a un’altra personalità, Thomas Harlan, a causa delle sue ricerche d’archivio in Polonia volte a raccogliere materiale sui crimini nazisti qui commessi.

Anche se Beate Klarsfeld nel voto di domenica prossima non ha chance contro il candidato unico Joachim Gauck, per alcuni suoi compagni di percorso paladino dell’ultim’ora dei diritti civili a est, il dibattito sollecitato dalla sua candidatura rivela una volta di più le contraddizioni storiche e politiche della Germania, e si dimostra sempre più attuale per la drammatica ripresa del neonazismo criminale. A votare nella sala plenaria del Bundestag saranno in 1240, una metà composta dai deputati del Bundestag e l’altra dai rappresentanti regionali designati dai gruppi parlamentari dei Länder. Per la Linke voteranno in 124.

Oltre che in Saarland, al confine con la Francia e in Schleswig-Holstein, vicino alla Danimarca, si svolgeranno elezioni anticipate anche nella Renania settentrionale-Westfalia, dove il governo di minoranza Spd-Verdi non è riuscito a far passare il bilancio. Nei due anni della sua esistenza questo governo si è avvalso in alternanza dei voti liberali o di quelli della sinistra di Linke. Quest’ultima non è riuscita a far passare nel bilancio l’introduzione di un ticket sociale per i mezzi di trasporto pubblici. I Liberali contavano in una terza lettura, che non c’è stata, e per questa svista hanno invece fatto cadere il governo, anticipare le elezioni che potrebbero decretare la loro fine anche in questo Land, visti i sondaggi che li danno stabilmente al di sotto della soglia del 5 percento.

Secondo l’ultimo sondaggio nazionale il partito della cancelliera Merkel, la Cdu, è ancora forte al 36 percento, con la Spd ancora al 26, i Verdi al 15, Linke e Pirati rispettivamente al 9 e al 7, con il fanalino di coda dei Liberali al 3. Secondo un altro istituto demoscopico Cdu sarebbe al 37, Spd al 30, mentre i Verdi al 13, Linke al 7. Ancora troppo poco per un’alleanza rosso-verde. L’eventualità invece di un governo di sinistra anche con la Linke viene ormai decisamente scartata dai vertici Spd e Verdi. Nei Länder potrebbero verificarsi altri trends, come in Renania, dove Spd e Verdi sarebbero in maggioranza, in forte ripresa la Spd anche in Saarland e in Schleswig-Holstein, per la delusione dei governi conservatori.


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