fine 2011

Francia: l’ascesa del candidato del Front de Gauche, Mélenchon, nei sondaggi per le presidenziali

di Paola Giaculli (Berlino)
La campagna per le presidenziali in Francia sembra avere una marcia in più: è il fattore Mélenchon a incidere nella dinamica della competizione. Secondo il nuovo sondaggio CSA il candidato comune del Front de Gauche, alleanza tra Pcf e Parti de Gauche, il partito di Melenchon, è nuovamente in ascesa all’11 percento ( 6 in autunno e 8-9 tra gennaio e febbraio). Tanto che Le Monde apre con un titolo in prima pagina: “L’ascesa di Mélenchon, una sfida per Hollande”, dedicando al “fenomeno” Mélenchon, le prime due pagine all’interno del giornale. Il suo successo si ripercuote non solo nei sondaggi, ma anche nelle proposte degli altri candidati, sia del candidato socialista Hollande che di Sarkozy. Il primo propone la tassazione al 75 percento dei patrimoni oltre un milione e il secondo vuole, secondo il modello statunitense, tassare i cosiddetti “esiliati del fisco”, cioè i francesi che, per non pagare le tasse al fisco francese, risiedono nei paradisi fiscali all’estero. “Sono entusiasta”, dice Mélenchon, nel constatare quella che definisce “melenchonizzazione” della campagna, cioè come i temi posti al centro della proposta politica della gauche, stiano condizionando le elezioni presidenziali e quindi la politica francese tout court. Il successo è dovuto al nuovo entusiasmo che la candidatura di Mélenchon ha generato e che negli ultimi tempi ha galvanizzato simpatizzanti e militanti di sinistra, anche quelli che, tra i comunisti, all’inizio erano diffidenti sulla sua candidatura, la prima di un “esterno” al Pcf dal 1972, anno del “programme commun”, cioè dell’alleanza a sinistra tra socialisti, comunisti e radicali di sinistra, che porterà poi nel 1981 all’elezione di FrançoisMitterand.

Ora, gli stessi militanti tradizionali, il grosso dei gruppi di sostegno, riconoscono che, come si legge nell’inchiesta di Le Monde, grazie al carisma e all’eloquenza di Mélenchon, “la campagna ha saputo trovare una dinamica, un sostegno e un entusiasmo che ricordano i grandi momenti del comunismo francese”. E dopo le delusioni concenti delle precedenti candidature di Robert Hue (2002 – 3,37%) e Marie-George Buffet (2007 – 1,93%), entrambi ex segretari del Pcf, “si è ripreso gusto alla politica”, coinvolgendo settori esterni agli ambienti tradizionali della gauche, stando ai sondaggi. I reportages sulle iniziative elettorali con migliaia di persone parlano di un pubblico giovane, “non solo i soliti attempati o pensionati”. “È già una grande vittoria che Melenchon abbia saputo coinvolgere i giovani”, è il commento di un’attivista comunista.

E Gilles Poux sindaco comunista de la Courneuve, alla periferia nord di Parigi, conferma: “in questa campagna si ha la netta impressione che si vada molto al di là del sostegno tradizionale”. Non solo gli strati popolari, strappati al voto dell’estrema destra, possono giocare un ruolo importante nel successo di Mélenchon, ma anche gli studenti, addirittura quelli che studiano nei licei d’élite. Secondo Charlotte, al tavolo di un caffè per un incontro tra studenti e il segretario di un circolo comunista, “la nostra generazione, quando guarda al futuro, si accorge di avere un grande problema con il capitalismo, che non ci offre nessuna prospettiva: c’è solo precarietà e nessuno può dire per esempio che, sì, le politiche neoliberiste sono per me vantaggiose”.

E si constata che “c’è bisogno di radicalità, è come un vulcano che erutta magma rivoluzionario”. I giovani e le giovani parlano di “nuove speranze” legate alla gauche attuale, un dinamismo svecchiato, un nuovo modo di affrontare la politica. Per loro Mélenchon parla in modo semplice, diretto, ma non in maniera semplicistica e “non tratta da ignorante chi lo ascolta”, facendo appello non all’ideologia, ma all’intelligenza delle persone, spiegando i meccanismi della crisi finanziaria e dell’Unione europea. Secondo un altro studente “i socialisti non mettono in discussione l’idea di debito, ma partono da un ordine di idee legittimate da anni di politica di destra”.

L’effetto Mélenchon si fa senza dubbio sentire anche tra i socialisti: Hollande, probabilmente messo in guardia dagli ultimi sondaggi che lo danno alla pari con Sarkozy (28 percento) o in un caso addirittura sotto (26,5 contro 28 di Sarkozy), fa appello al voto utile a partire dal primo turno, nonostante Melenchon abbia assicurato il suo sostegno al secondo. Secondo Hollande “è al primo turno che si crea la dinamica per la vittoria”, com’è successo nel 1988, nel 2002 e nel 2007, ma Mélenchon controbatte affermando che “il risultato del primo turno non incide sulla vittoria”, ricordando invece le elezioni del 1981 e del 1995 quando vinsero i secondi del primo turno, Giscard D’Estaing e Lionel Jospin. Sul voto utile il candidato di sinistra afferma che non è giustificabile se la candidata del Front National, l’estrema destra, Marine Le Pen, è a dieci punti dietro Hollande e Sarkozy.

Sul versante dei sondaggi, secondo il segretario del Partito comunista Pierre Laurent, l’11 percento rilevato giovedì, a soli due punti dal candidato centrista Bayrou (13) e a cinque (16) da Le Pen, potrebbe tenere in serbo anche un potenziale pari al 15 percento. A detta di molti la spinta dei consensi a Mélenchon sarebbe un buon segnale anche per le elezioni dell’Assemblée Nationale, il parlamento francese, che si svolgeranno a giugno. Mentre per la candidata ecologista Eva Joly le cose non vanno troppo bene (dal 3 all’1 percento). Come anche nel caso di Hollande molti ecologisti potrebbero votare Melenchon al primo turno, delusi per l’accordo di scambio con i socialisti: ritardare l’uscita dal nucleare” in cambio di qualche posto”al governo. Allora meglio il programma ecologista e il referendum contro il nucleare che ha proposto Mélenchon, fanno sapere i verdi delusi.

Guarda i Sondaggi per il primo e il secondo turno delle presidenziali francesi:




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