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Memoria/Paolo Cinanni: “L’EMIGRAZIONE NELLA NUOVA STRATEGIA DEL CAPITALE” (Gennaio 1980)

L’EMIGRAZIONE NELLA NUOVA STRATEGIA DEL CAPITALE

Col passaggio dalla meccanizzazione all’automazione del processo produttivo muta il carattere dell’emigrazione. La battaglia per la conquista dei diritti.

di Paolo Cinanni

Nel corso della storia dell’umanità, il fenomeno migratorio rappresenta sempre un fattore di progresso per i paesi d’immigrazione, che si adegua man mano alle esigenze dello sviluppo delle forze produttive.

Dalla primitiva emigrazione coloniale, si passa alle ferme caratteristiche dell’emigrazione operaia più recente, sino ai nostri giorni, in cui l’immigrazione viene man mano adeguandosi al nuovo processo di decentramento produttivo, assumendo anch’essa forme nuove.

La primitiva emigrazione di coloni era diretta verso paesi e regioni scarsamente popolate, per la messa in coltura di nuove terre e per la trasformazione progressiva delle colture estensive in colture intensive specializzate, con la promozione di un nuovo mercato, che crea le premesse medesime per lo sviluppo dei primi processi d’industrializzazione.

A cominciare dal Nord-America, negli ultimi decenni del secolo scorso, la primitiva immigrazione viene perciò stesso trasformandosi: grandi masse di forza-lavoro, e fra queste i lavoratori immigrati, vengono concentrati nei grandi agglomerati urbani ove si sviluppa la grande produzione industriale. L’immigrato si trasforma, quindi, da contadino in operaio, concorrendo – col suo contributo aggiuntivo di lavoro produttivo – allo sviluppo accelerato dell’economia del paese ospite, fornendo al capitale stesso un supervalore crescente, che ne accelera la riproduzione e l’espansione del suo potere sui mercati mondiali.

Questa supremazia economica e finanziaria del capitale dei paesi industrializzati sui mercati mondiali si trasforma presto in potere politico e dominio imperialistico sugli altri paesi del mondo. Continua a leggere

Matilde e le suore cabriniane di Matiguàs (Nicaragua)

di Marco Consolo

Non avevo idea che quel viaggio avrebbe cambiato la mia vita, per sempre. Correva l’anno 1983, avevo 25 anni. Conoscevo qualcosa dell’Europa, percorsa in lungo e largo con l’autostop e i viaggi in Vespa. Ma il salto del otro lado del charco mi avrebbe aperto un continente e la sua storia. La tragedia e l’allegria del tentativo di riscatto sociale di milioni di esseri umani, che iniziavo a conoscere.

Io venivo dal movimento studentesco, poi dai collettivi di quartiere, dalla cosiddetta sinistra extra-parlamentare italiana. Ero un giovane comunista eterodosso. Nonostante tutto un “mangia-preti”, come scherzosamente ci si chiamava. In quanto a religione cattolica, a Roma conoscevamo l’opulenza vaticana, la contraddizione tra il verbo e l’azione ed eravamo molto critici verso le gerarchie ed i loro dogmi di fede. Certo, anche in Italia avevamo avuto la nostra “teologia della liberazione”, l’esperienza dei “preti operai”, dei “preti di periferia”, di gruppi come “Cristiani per il socialismo” che, proprio a Roma, avevano un loro punto di riferimento importante nella Basilica di San Paolo. Alcuni dei giovani (e meno giovani) con cui militavo venivano da quell’esperienza, ma non era il mio caso. Avevo passato la mia infanzia como “chirichetto”, ma mi ero allontanato dalla parrocchia e dalla Chiesa cattolica a 13 anni, quando avevo iniziato a frequentare il movimento studentesco e le periferie povere della città.

Certo, di America Latina mi occupavo da un po’. Ho ancora vivo il ricordo della folla immensa e silenziosa di uno sciopero degli studenti a Roma, il giorno del golpe di Pinochet in Cile. Era il 1973, un altro 11 settembre. E poi l’Argentina, il Brasile, l’Uruguay, il dimenticato Perù, le tante facce degli esiliati che iniziai a frequentare. Un’umanità che è stata una scuola per molti, per curiosità intellettuale, passione politica e condivisione. Ma, come dicono in America Latina, “no es lo mismo verla venir, que hablar con ella….” .

Pochi anni dopo, il 19 luglio 1979 la guerriglia sandinista entrava a Managua, capitale del Nicaragua, rovesciando la sanguinaria dittatura della dinastia dei Somoza. Via via che il processo rivoluzionario si approfondiva, aumentavano le contraddizioni con i latifondisti e gli interessi geopolitici degli Stati Uniti. Da subito, il Nicaragua si trasformò nel terreno di sanguinosa sperimentazione della nuova modalità della “guerra di bassa intensità” della Casabianca: embargo economico, accerchiamento diplomatico, guerra dell’informazione, aggressione militare, violenza e distruzione ne sono stati gli ingredienti.

A Roma entrai in contatto, quasi naturalmente, con l’Associazione Italia-Nicaragua (AIN) e da subito iniziai a dare una mano. L’AIN appoggiava la Rivoluzione Popolare Sandinista con solidarietà politica, con informazione su quello che accadeva nel Paese, con progetti di sviluppo e l’invio di aiuti materiali, con Brigate di lavoro composte da persone che volontariamente dedicavano il loro tempo e le loro vacanze per aiutare il popolo nicaraguense in maniera disinteressata.

Si parte…

Inicio - ARA Tours Nicaragua

E cosi nel dicembre del 1983, presi un volo per Managua. Atterrato, trovai una città senza centro, piena di rovine, fantasma di una città distrutta dal terremoto del ‘72 e dalla guerra di liberazione fino alla vittoria del 19 de Julio del ‘79.

Mi accolse una casa di un compagno nicaraguense che era stato in Italia.

Nella casa viveva anche una religiosa francese che lavorava nel Ministero della Riforma Agraria. La suora era stata compagna di Lèoni Duquet e Alice Dumond, due suore desaparecidas durante la dittatura militare in Argentina. Si chiamava Ivonne Pierrot, ed era dovuta  andare in esilio per salvare la pelle, travestita da nonnina su una sedia a rotelle. Molti anni dopo è tornata nel suo Paese, insieme alla democrazia. Mi hanno detto che era poi tornata in Argentina, nella provincia di Misiones, dando vita ad un ostello-rifugio in cui ha accolto i poveri e gli indigenti ed in cui ha fondato anche una scuola. Ivonne era (e sono certo che ancora lo è) una persona squisita e collaborava attivamente e con il massimo impegno, con il “processo sandinista”. Ci ha lasciati nel 2017.

Fu il primo impatto diretto con una suora “speciale”, lontana dai cliché che avevo conosciuto in Italia, quello dei religiosi abituati alla comoda vita dei nostri Paesi occidentali.

Con lei, girammo il Paese: mi fece conoscere las bananeras y algodoneras de Chinandega, las haciendas ganaderas di Rivas, tutte passate ad essere “Area de Propriedad del Pueblo” , come si chiamavano le aziende statali. E poi un giorno la suorina ci portò al Nord, al confine con l’Honduras, in piena zona di guerra.

Dopo ore di jeep e di strade di fango arrivammo a una finca, “La sorpresa”, tra i  cafetales che si estendevano a vista d’occhio del Nord di  Jinotega. Quella sera, in piena montagna, ricordo un “acto de solidaridad”  con i palestinesi, con la presenza di molti contadini della zona, sul piazzale dell’hacienda. Era il Nicaragua di quegli anni. Mi colpì molto, come los cafetales in fiore, uno spettacolo di rara bellezza.

Cafetales florecidos: fotografía de Café Hacienda Horizontes, Marsella - Tripadvisor

Dopo qualche settimana di andirivieni, di notti insonni per il caldo del tropico, di racconti, di orrore e di speranza (che a tratti mi parve quasi ingenua), avevo deciso che sarei tornato a vivere in Nicaragua, a echarle el hombro al proyecto, per “aiutare” ed imparare.

E così ho fatto, con l’entusiasmo e la ragione. Di ritorno in Italia, lavorai duramente un anno, come pittore edile,  “pintor de brocha gorda”, per mettere insieme qualche dollaro per i primi mesi, per non pesare sul Paese, trovare lavoro ed una sistemazione.

E alla fine di quell’anno ripresi l’aereo per il Nicaragua, questa volta con un biglietto di sola andata. Non avevo limiti di tempo, pensavo rimanere qualche mese, forse un anno. Non immaginavo che ci sarei rimasto 5 anni che avrebbero cambiato per sempre la mia vita.

Entre cristianismo y revoluciòn no hay contraddiciòn!! o…..

Sin la participaciòn de la mujer no hay revoluciòn!!

Così dicevano due slogan molto in voga. E non avrei mai pensato di viverlo così da vicino, dal di dentro.

Sono passati quasi 40 anni, ma quei ricordi sono indelebili.

En todos los tiempos - BARRICADA
Foto: Barricada

Managua, come città, non mi è mai piaciuta. E dopo qualche giorno dal mio arrivo, decisi che la capitale non faceva per me. Scalpitavo per andarmene.

Con amici della cooperazione italiana conobbi un loro progetto a Matiguás, nel Nord del Nicaragua, Dipartimento di Matagalpa. Era una zona difficile, di frontiera, e la cooperazione internazionale non operava con personale straniero, per i pericoli della guerra. Ma io non ero un cooperante, ero un giovane internazionalista, “comprometido” che aveva voglia di capire, di conoscere, di imparare, di crescere. Ero abbastanza curioso e volevo vivere da vicino la realtà rurale, e feci una scelta di cui non mi sono mai pentito.

Dopo pochi giorni ero arrampicato su un vecchio bus strapieno, tra galline e maialini diretto al Nord, verso questo paesino che sarebbe stata la mia prima “scuola rivoluzionaria”.

Matiguás sta in una pianura, en las primeras estribaciones de la cordillera dariense. Era un paesino di meno di 5000 abitanti. In quegli anni era zona peligrosa, di guerra, ma questo non bastò a fermarmi.

Sceso dal bus, chiesi indicazioni su come arrivare alla casa de “las monjas del pueblo”. La casa delle Misioneras del Sagrado Corazòn de Jesus, stava davanti al loro “Colegio”, un Istituto Tecnico a vocazione Agraria. Bussai alla porta e mi aprì Matilde, la hermana mayor della piccola comunità delle “cabriniane”. Non avevo lettere di presentazione, credenziali, né la raccomandazione di qualche gerarchia ecclesiastica. Nulla che, in qualche modo, mi accreditasse.

Ricordo ancora la faccia incredula di Matilde, di fronte a questo ragazzo, con una specie di zaino in spalla, che un po’ impacciato, in uno scarso spagnolo, cercava di spiegarle che aveva deciso di venire a dare una mano. All’inizio mi guardò seria, un po’ stupita da questa apparizione. Gli spiegai le mie intenzioni e dopo qualche minuto sprizzava entusiasmo da tutti i pori. Non so ancora se per lei rappresentassi un segnale della provvidenza divina. Di certo, con generosità, mi aprì da subito le porte della loro casa, cosa che mi lasciò a bocca aperta. Fu così che da giovane “mangia-preti”, iniziai a convivere con 3 suore che mi avevano aperto la loro casa, il loro cuore ed offerto un tetto.

Las cabrinianas de Matiguas eran monjas comprometidas, Rivoluzionarie fino al midollo. C’era Ana Jilma, una giovane guatemalteca, Nieves, una spagnola con un carattere allegro, e Matilde, un’argentina più anziana, ma non per questo meno “comprometida” con el proceso revolucionario. Era la madre superiora. Col tempo scoprì che Matilde faceva Giovagnoli di cognome, ed era naturalmente di origini italiane. Le tre sorelle lavoravano a stretto contatto con il Frente Sandinista della zona. I compagni venivano spesso a trovarle e a consultarle, per avere il loro punto di vista.

Matilde era la Directora del Colegio, e il motore della piccola comunità religiosa. Ana Gilma insegnava. Nieves lavorava nel piccolo Centro di Salute dove, tra gli altri, arrivavano i feriti e i morti della guerra e delle imboscate della “contra”.

Tre donne coraggiose, che mi hanno insegnato molto: il rispetto reciproco, il coraggio, la dedizione, la perseveranza, la comunanza di valori. Lavoravano senza risparmiarsi a fianco della popolazione.

Terra, salute, istruzione, una alimentazione sana per tutti. La rivoluzione sandinista era coerente con la loro scelta di fede. Come si sa, tre ministri del governo sandinista erano preti cattolici, nei dicasteri di Esteri, Cultura, Educazione, sacerdoti che avevano disobbedito al Papa accettando cariche politiche. Entre cristianismo y revolucion no hay contraddicion. L’ho toccato con mano per quasi un anno. Ho sentito e capito in quei momenti che c’era una mistica, per me laica, per loro religiosa, che ci accomunava.

ENTRE CRISTIANISMO Y REVOLUCIÓN NO HAY CONTRADICCIÓN – PORTAL PUEBLO!
Gaspar Garcìa Laviana, sacerdote guerrigliero caduto in combattimento nelle file del FSLN

La solidaridad es la ternura de los pueblos

Matilde e le altre sorelle mi ospitarono per mesi a casa loro. Poi chiesi di poter vivere nel retrobottega della scuola, dato che non volevo pesare su di loro. Matilde capì e diede il suo visto bueno.

Anche con il sostegno dell’Associazione Italia-Nicaragua di Roma e Brescia, nella loro scuola costruimmo un piccolo ostello per una ventina di ragazzi, figli dei contadini che venivano a studiare nell’ Istituto Agrario. Con l’aiuto di brigate di canadesi, spagnoli, italiani, qualche tedesco. Nessuno veniva da comunità religiose, ma tutti collaboravano con entusiasmo. Piccone, zappa, martelli, chiodi, muratori improvvisati, sotto la guida di un giovane nica, Toño, che aveva qualche esperienza in più. Nel fango fino alle ginocchia, a scavare, a costruire il sogno, a fare rivoluzione con i sacchi di cemento caldo sulle spalle e il cibo scarso.

Matilde coordinava, spronava, cercava appoggi e faceva l’impossibile perché il progetto avanzasse.

Io, forse per la prima volta in vita mia,  passai molti mesi in silenzio. Chiedevo e ascoltavo, cercando di interpretare nuovi codici, segnali, griglie di lettura. Empapandome de aquello. Gli occhiali decisamente cambiati per leggere una realtà che iniziavo lentamente a decifrare.

Devo molto a Matilde, alle molte sere in cui parlavamo per ore, a scuola, per strada, nel patio della casa, sotto alberi di mango e avocado. Matilde mi raccontava del ruolo della congregazione, a Managua, a Diriamba, dell’insurrezione del luglio ’79 e delle atrocità del dittatore Somoza. Di quando aveva conosciuto l’Italia, Roma, la mia città, con cui aveva un rapporto contraddittorio.

E una volta che andai a Roma a cercare fondi per il progetto della scuola, mi affidò una lettera per la Madre Superiora della Congregazione, che andai a trovare a Via Cortina d’Ampezzo. In quella lettera, (mi immagino) Matilde raccontava il ruolo che la Congregazione stava avendo a favore delle trasformazioni sociali, contro gli attacchi della parte più conservatrice della gerarchia ecclesiastica che non vedeva di buon occhio l’opzione per i poveri incarnata dal lavoro missionario, come testimonianza di fede cristiana. La visita in Nicaragua di Papa Wojtyla era stata un cattivo segnale per la “Iglesia de los pobres” che aveva scelto di stare a fianco della rivoluzione.

Ricordo l’entusiasmo di Matilde, la sua speranza nel cambiamento del Paese di cui quelle suore erano parte attiva, i suoi dubbi e le sue critiche quando i sandinisti commettevano errori, la sua fina ironia che non lasciava mai spazio al pessimismo.

Ricordo le despedidas delle brigate di lavoro della solidarietà, con i piccoli regali che le suore decidevano di consegnare, come un souvenir, un piccolo ossequio e una maniera semplice di ringraziare per l’appoggio ricevuto e di lasciare nel cuore di ognuno quell’esperienza. Ana Gilma si incaricava di prepararli, con l’aiuto e la supervisione di Matilde. Sembravano quasi bambine, sorridevano, con il piacere della sorpresa che stavano preparando.

Ana Gilma al lavoro….

La solidarietà internazionale stava realizzando un sogno che era anche il loro, per far studiare i figli dei contadini poveri, gli stessi che in molti casi formavano le cooperative agricole. Quelle cooperative che anche a Matiguás erano in prima fila, fatte dai migliori quadri contadini e braccianti senza terra che ha avuto la rivoluzione sandinista. Erano i primi a cadere sotto gli attacchi e le imboscate della “contra”, difendendo con le armi la terra che la rivoluzione gli aveva assegnato con un titolo di proprietà, per la prima volta nella loro vita.  Matilde era al loro fianco, con le parole e con le azioni. Non ne ha mai dubitato e spingeva i ragazzi a studiare, a prepararsi per un futuro migliore.

Matilde al centro, i ragazzi a sinistra e chi scrive alla lavagna…

A Matiguás, viveva da qualche anno anche un altro italiano, Tonino, un agronomo. Era un compagno che veniva dalla Campania se non ricordo male. Aveva viaggiato e vissuto in Europa, ma dopo “el triunfo” si era trasferito in Nicaragua, a Matiguás.  Sposato con una donna nicaraguense, con due figli, aveva un carattere burbero, ma era un uomo onesto ed impegnato. Un comunista, di poche chiacchiere. Come la sua terra, fatta di fatica. Anche lui frequentava la “casa de las monjas” e diventammo amici. Condivideva sogni e speranze con Matilde e le altre sorelle. Qualche tempo dopo, purtroppo Tonino morì in un incidente automobilistico tornando da Managua. Fu un duro colpo per tutti e per Matilde in particolare che gli voleva molto bene.

Il dolore ci accompagnava, inesorabile. Il prezzo da pagare per conquistare il diritto al futuro era alto. La guerra ce lo ricordava ogni giorno, con gli attacchi contro i contadini e le imboscate in montagna. Matilde ne soffriva e i suoi occhi si riempivano di lacrime quando purtroppo ci confidavamo a voce bassa le cattive notizie.

La ricordo come una donna pragmatica, profondamente umana, con una energia fuori dal comune, non si fermava mai, era uno stimolo per tutti. Lei, nata argentina, sentiva in carne propria il dolore e l’allegria del popolo nicaraguense.

Un giorno venne a trovarci Peter Marchetti, un teologo gesuita nordamericano molto rispettato, che collaborava con il governo sandinista nella riforma agraria e nello sviluppo rurale. Per le “cabriniane” (e anche per me) era un giorno speciale. Matilde era emozionata, preparò succhi di frutta e per l’occasione importante comparve anche qualche biscotto, introvabili in tempi di guerra, scarsezza e bloqueo. Rimanemmo ore a parlare con Marchetti.  Matilde ascoltava, chiedeva opinioni, curiosa come sempre, cercava conferme della sua fede religiosa e della sua scelta a favore dell’opzione per i poveri.

E anche quella volta, a fine serata, ricordando Gianni Bosio, mi sono detto: “anche oggi siamo stati all’università”.

Da allora sono passati molti anni, ma ancora oggi sono profondamente grato a Matilde e alle religiose cabriniane per avermi insegnato molto, senza mai chiedere niente a cambio. Un grazie sincero per avermi aiutato nel difficile compito di costruire coscienza e di non perdere la memoria.

Nota: Un estratto di questo ricordo à stato pubblicato in una edizione speciale di un libro dedicato a Matilde realizzato dalla congregazione “Misioneras del Sagrado corazàn de Jesùs” in occasione del suo 90° compleanno.

FONTE: http://marcoconsolo.altervista.org/matilde-e-le-suore-cabriniane-di-matiguas-nicaragua/

La Vía Chilena al Socialismo, 50 años después. Due libri di grande interesse, liberamente scaricabili

CLACSO (Consiglio Latino Americano di Scienze Sociali), che dispone di una importante libreria on line copyleft: http://www.clacso.org.ar/libreria-latinoamericana/inicio.php in lingua spagnola ha recentemente pubblicato un grande lavoro, in due volumi, curato da Robert Austin, Viviana Canibilo e Joana Salém, con interventi di altre 80 autrici e autori sul periodo rivoluzionario nel Cile di Allende: La Vía Chilena al Socialismo, 50 años después (LA VIA CILENA AL SOCIALISMO 50 ANNI DOPO).

“Il 4 settembre 2020 sono trascorsi 50 ani dall’elezione del presidente Salvador Allende e del governo di Unidad Popular. L’iconica Via Cilena al Socialismo continua a simbolizzare lo sviluppo storico di un programma di abolizione del dominio imperiale e neo-coloniale sopra la gran maggioranza della popolazione, attraverso la riforma politico-economica dall’alto e la lotta popolare dal basso. La forza di Unidad Popular risiedeva in una alleanza trasversale della classe lavoratrice e contadina, probabilmente la più cosciente e altamente organizzata delle Americhe in quel particolare momento storico. Su tutto questo si concentrano i due corposi volumi che cercano di riscattare criticamente quell’epoca, con uno sguardo verso il futuro.”

Ci teniamo a segnalare questo lavoro di ricostruzione storica liberamente scaricabile dal sito della libreria, sia per la sua ampiezza e i tanti approfondimenti che vi sono presenti ed anche perché i redattori hanno condiviso con le nostre organizzazioni FILEF in Australia anni di comune militanza a favore degli esuli cileni e di tutti i migranti in quel paese.

In questo senso sollecitiamo gli interessati a diffondere i due libri e a incancellabile e straordinaria esperienza del governo di Unidad Popular presieduto da Salvador Allende.


CLACSO acaba de publicar ambos tomos de La Vía Chilena al Socialismo, 50 años después, que se pueden bajar libremente en http://www.clacso.org.ar/libreria-latinoamericana/inicio.php

“El 4 de septiembre de 2020 se cumplieron 50 años desde la elección del presidente Salvador Allende y el gobierno de la Unidad Popular. La icónica Vía Chilena al Socialismo sigue simbolizando el desarrollo histórico de un programa para abolir el dominio imperial y neocolonial sobre la gran mayoría de la población, mediante la reforma político-económica desde arriba y la lucha popular desde abajo. La fuerza de la Unidad Popular residía en una alianza transversal de las clases trabajadoras y campesinas quizás más concientizadas y altamente organizadas de las Américas en ese momento. Aquí van dos tomos que rescatan críticamente a la época, con una mirada hacia el futuro.”

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Sobre los compiladores

Robert Austin Henry es Doctor en Historia Latinoamericana (La Trobe). Su investigación se enfoca en la historia postcolonial y neocolonial, a partir de la Guerras por la Independencia. Ha trabajado en Chile, México, Cuba y Venezuela periódicamente desde 1978, en varias universidades. Es autor o coautor de 70+ publicaciones académicas, entre ellas 10 libros; y 70+ publicaciones en revistas populares. Ver https://sydney.academia.edu/RobertAustin. Se le negó la entrada a Chile en 1997, por presunta participación en la fuga de prisioneros del Frente Patriótico Manuel Rodríguez de la Cárcel de Alta Seguridad en Santiago, capturado elocuentemente por el protagonista Ricardo Palma Salamanca en su libro El Gran Rescate. Esto, lamenta, no es cierto. Correo: r.austin@sydney.edu.au

Viviana Canibilo Ramírez vivió 25 años en el combativo barrio de La Legua en Santiago de Chile, hasta 1979. Participó en el programa de trabajo voluntario de la Unidad Popular; y es egresada de la Universidad Técnica del Estado, 1973-78 (con honores). Se desempeñó como profesora de Castellano y Economía Doméstica en escuelas secundarias públicas durante 35 años en Australia, abogando por la latinoamericanización curricular de Castellano. En 2018 el gobierno cubano la premió por su solidaridad vitalicia con la Revolución Cubana. Con Robert Austin H. es coautora intelectual del proyecto vigente, entre otros proyectos editoriales, más el archivo “ALAS” de solidaridad con América Latina y el Caribe, 1970-2020, Biblioteca Estatal de NSW, Sídney. Ver https://independent.academia.edu/VivianaRam%C3%ADrez8. Correo: vrcanibilo@gmail.com

Joana Salém Vasconcelos es Doctora© en Historia Económica por la Universidad de São Paulo (USP), con una tesis sobre la reforma agraria chilena y las pedagogías campesinas para transformación económica. Hizo una pasantía doctoral en la Universidad de California, Irvine (UCI). Tiene un Máster en Desarrollo Económico por la Universidad Estadual de Campinas (UNICAMP), que resultó en el libro História agrária da revolução cubana: dilemas do socialismo na periferia (2016). Investiga las reformas agrarias en América Latina con enfoque en Cuba y Chile. Es asociada al Centro de Estudios de Historia Agraria de América Latina (Chile) y editora de Latin American Perspectives (EUA). Es activista de educación popular en la Rede Emancipa (Brasil). Correo: joana.salem@gmail.com

Ver https://fflch.academia.edu/JoanaSal%C3%A9m

 

LINK diretto per scaricare i volumi:

Volume 1° – Historia

Volume 2° – Memoria

 

 

FONTE: https://emigrazione-notizie.org/?p=33765

Lenin: L’indicazione di trasformare la guerra imperialista in guerra civile.

di Luciano Beolchi

Una crisi mondiale. L’indicazione di trasformare la guerra imperialista in guerra civile

Al tempo di Lenin la crisi si chiamava guerra mondiale, la più colossale somma di sofferenze di ingiustizie e di distruzione mai vista al mondo. Ma non è sufficiente che la gente soffra perché una crisi per quanto micidiale e profonda si trasformi in una situazione rivoluzionaria.

Nel 1915, a un anno dallo scoppio della guerra mondiale, analizzando il collasso della Seconda Internazionale, Lenin scriveva: Continua a leggere

101 anni fa: Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht 15/1/1919

Rosa Luxemburg (1871-1919)

Rivoluzionaria comunista polacca di origine ebraica, nata il 5 marzo 1871 a Zamoshc, la più giovane di cinque fratelli. Aderì ancora liceale a Proletariat, formazione clandestina di orientamento rivoluzionario socialista; costretta ad abbandonare la Polonia russa per sfuggire ad un arresto, studiò economia politica e legge (1889-1896) a Zurigo, sostenendo posizioni decisamente internazionaliste fra i gruppi socialisti polacchi in esilio. Nel 1898 ottenne la cittadinanza tedesca, grazie al matrimonio di comodo con l’operaio Gustav Lübeck.

Trasferitasi a Berlino aderì al Partito socialdemocratico, prendendo posizione, assieme a Karl Kautsky, contro il revisionismo teorico di E. Bernstein e rappresentando, con Karl Liebknecht, l’ala sinistra del partito. A Bernstein – contro Bernstein – è dedicato lo scritto Riforma sociale o rivoluzione? del 1899: mentre la Luxemburg appoggiava l’ attività riformista (come mezzo della lotta di classe) lo scopo delle riforme era per lei quello di condurre verso una completa rivoluzione. Dal suo punto di vista l’incessante attività riformista non avrebbe fatto che appoggiare la borghesia dominante.

Dopo aver ricevuto il suo dottorato nel 1898, la Luxemburg ebbe modo di incontrare e conoscere molti socialdemocratici russi (prima che il R. S.D.L.P. si spaccasse); e tra questi anche i leader del partito: Georgy Plechanov e Pavel Axelrod. Non molto tempo più tardi ella espresse forti differenze teoriche con il partito russo, innanzitutto sulla questione dell’autodeterminazione polacca. La Luxemburg era convinta infatti che l’autodeterminazione potesse solo indebolire il movimento socialista internazionale, aiutando la borghesia a rafforzare il suo ruolo di classe dominante sulle nuove nazioni indipendenti. Su quest’ argomento ella si distaccò tanto dal partito russo che da quello polacco, i quali erano d’accordo nel considerare legittimi i sentimenti di autodeterminazione delle minoranze nazionali all’interno dell’impero russo. In opposizione a questi partiti la Luxemburg partecipò alla costruzione del Partito socialdemocratico polacco.

In questo periodo la Luxemburg incontrò Leo Jogiches, colui che sarà suo compagno per tutto il resto della sua vita e col quale condividerà un’intensa relazione tanto personale quanto politica.

Nel 1902-04 lavorò alla Gazeta Ludowa (Giornale del popolo). Nel 1904 subì la prima detenzione, di tre mesi, per lesa maestà; tornò in carcere per qualche mese l’anno successivo, quando si recò a Varsavia in occasione della prima rivoluzione russa. Non appena, nel 1905, scoppiò in Russia una rivoluzione che presto si espanse alla Polonia russa e a tutti gli angoli dell’impero zarista, la Luxemburg espresse il suo più pieno appoggio al partito bolscevico contro menscevichi e socialrivoluzionari e rivolse le sue attenzioni ed i suoi sforzi nell’ appoggio al partito socialdemocratico di Polonia e Lituania (SDKPiL); pur non riuscendo a lasciare la Germania fino al dicembre 1905 svolse ugualmente il suo ruolo di principale analista politico del SDKPiL, scrivendo per esso un vasto numero di opuscoli; fu inoltre molto occupata dal problema di fornire un’educazione marxista di base alle migliaia di nuovi attivisti del partito, che nel giro di meno di un anno passarono da poche centinaia ad oltre 30.000. Non appena giunta a Varsavia, nel 1906, venne però arrestata.

Sempre nel 1906 scrisse Sciopero di massa, partito politico e sindacato, in cui esaltava l’importanza dello sciopero generale, in alternativa alla visione leninista di un partito di rivoluzionari di professione rigidamente strutturato, ed attaccava con violenza il conservatorismo della burocrazia istituzionalizzata dei sindacati. A causa di questa sua visione dello sciopero di massa come il più importante strumento rivoluzionario nelle mani del proletariato, scaturì un duro conflitto nella socialdemocrazia tedesca, soprattutto con August Bebel e Karl Kautsky. Per la sua appassionata ed implacabile azione agitatoria, la Luxemburg si guadagnò il soprannome di “Rosa la sanguinaria”.

Dal 1907 al 1914 insegnò economia politica alla scuola di partito di Berlino, pubblicando una delle sue opere fondamentali, L’accumulazione del capitale (1913), lavoro volto a spiegare l’inesorabile movimento del capitalismo verso la sua fase imperialistica.

Trovandosi sempre più a sinistra in seno ad una socialdemocrazia tedesca, che andava sempre più accentuando il suo carattere opportunistico, finì per polemizzare, sul tema della riforma elettorale allora in discussione, col vecchio amico di un tempo, quel Karl Kautsky che era ancora erroneamente considerato all’interno dell’Internazionale il rappresentante della più pura ortodossia marxista, quel Karl Kautsky con cui neanche Lenin aveva ancora rotto i ponti (cosa che avvenne nel 1914, dopo che Kautsky ebbe dato il suo appoggio all’imperialismo tedesco).

Sui rapporti tra la Luxemburg e Kautsky, Trotsky (ne “La mia vita”) enfatizza come questi fossero ormai incrinati da tempo: “poco dopo la rivoluzione del 1905, apparirono i primi segni di crescente freddezza tra i due. Kautsky simpatizzava calorosamente con la rivoluzione russa, ed era capace di interpretarla piuttosto bene da lontano. Ma egli era per natura ostile all’ipotesi di un trasferimento dei metodi rivoluzionari in suolo tedesco. Quando andai a casa sua prima della dimostrazione del parco di Treptow, trovai Rosa impegnata in una lite accesa con lui. Per quanto loro continuassero a darsi del ‘tu’ e parlassero come intimi amici, nelle repliche di Rosa si poteva sentire una soppressa indignazione, e nelle risposte di Kautsky si avvertiva un profondo imbarazzo interiore, mascherato da battute piuttosto incerte. Andammo alla manifestazione insieme con Rosa, Kautsky e sua moglie, Hilferding, il vecchio Gustav Eckstein, ed io. Durante il tragitto non mancarono scontri taglienti tra i due. Kautsky voleva rimanere uno spettatore, mentre Rosa era ansiosa di unirsi alla manifestazione. L’antagonismo tra i due è scoppiato definitivamente nel 1910, sulla questione della battaglia per il suffragio in Prussia. Kautsky sviluppò a quel tempo la strategia del ‘logorare il nemico’ (Ermattungsstrategie) come opposta a quella di ‘abbattere il nemico’ (Niederwerfungsstrategie). Si trattava di un caso di due irriconciliabili tendenze”.

Allo scoppio della prima guerra mondiale la Luxemburg si oppose ardentemente alle posizione social-scioviniste assunte dalla socialdemocrazia tedesca, che appoggiò apertamente l’aggressione tedesca e le sue annessioni. Insieme a Karl Liebknecht (l’unico parlamentare socialdemocratico che aveva spezzato la fedeltà al partito rifiutando di votare a favore della concessione dei crediti di guerra), abbandonò il partito socialdemocratico ed partecipò alla formazione del Gruppo Internazionale (che presto muterà nome in Lega Spartaco) allo scopo di contrastare il socialismo nazional-sciovinista e di incitare i soldati tedeschi a rivoltare i loro fucili contro il loro governo per abbatterlo.

A causa di questa loro agitazione rivoluzionaria, la Luxemburg e Liebknecht vennero arrestati e imprigionati. In carcere la Luxemburg scrisse quella disamina del movimento socialista, nota come Junius Pamphlet (1916), che suscitò le critiche di Lenin, discorde sul ruolo del partito guida. Il Junius Pamphlet divenne il fondamento teorico della Lega di Spartaco.

Sempre dal carcere la Luxemburg scrisse il suo famoso libro “La Rivoluzione Russa”, nel quale critica il potere dittatoriale del partito bolscevico. In questo testo la Luxemburg spiega il suo punto di vista a proposito della teoria della dittatura proletaria: “Sì alla dittatura! Ma questa dittatura consiste in un modo di applicare la democrazia, non nella sua eliminazione, in un energico e risoluto attacco ai ben-consolidati diritti e relazioni sociali della società borghese, senza i quali la trasformazione socialista non può essere realizzata. Ma questa dittatura dev’essere opera della classe, e non di una piccola minoranza che agisce in nome della classe – cioè, essa deve procedere passo dopo passo per mezzo dell’attiva partecipazione delle masse; essa dev’essere sotto la loro diretta influenza, completamente soggetta al controllo dell’attività pubblica; essa deve scaturire dalla crescente consapevolezza politica della massa del popolo”.

In ogni caso, pur attaccando l’eccessivo dominio del partito bolscevico sul governo sovietico, la Luxemburg riconobbe il fatto che, sotto le pressioni della violenta guerra civile in corso in Russia, tale atteggiamento dei bolscevichi risultava necessario: “Si chiederebbe qualcosa di sovrumano a Lenin ed ai suoi compagni se ci si aspettasse da essi che facciano apparire d’incanto, in tali condizioni, la più raffinata democrazia, la più esemplare dittatura del proletariato e la più fiorente economia socialista. Con la loro determinata posizione rivoluzionaria, la loro esemplare forza nell’ azione e la loro indistruttibile lealtà al socialismo internazionale, essi hanno contribuito nel miglior modo possibile data la diabolicamente ardua situazione nella quale imperversa la Russia. Il pericolo inizia solo quando essi fanno di necessità virtù e vogliono cristallizzare in un completo sistema teorico tutte quelle tattiche che essi sono costretti a sostenere a causa di queste fatali circostanze, raccomandando così il medesimo atteggiamento al proletariato internazionale come modello di tattica socialista”.

La Luxemburg successivamente si oppose allo sforzo compiuto dal governo sovietico per raggiungere la pace a tutti i costi, sforzo ‘terminato’ con la firma del Trattato di Brest-Litovsk con la Germania.

Nel novembre 1918 il governo tedesco ridiede, con riluttanza, libertà alla Luxemburg; al che ella poté riprendere immediatamente la sua attività rivoluzionaria, formando con Karl Liebknecht e Wilhelm Pieck il Partito comunista tedesco e ponendosi alla direzione del Die Rote Fahne.

Con Liebknecht e Pieck venne catturata e condotta presso l’hotel Adlon di Berlino. I primi due vennero scortati in stato di incoscienza fuori dall’edificio dai soldati tedeschi. Mentre i corpi inermi della Luxemburg e di Liebknecht venivano silenziosamente trasportati lontano su una jeep militare, fucilati e gettati in un fiume, Pieck riuscì a trovare la via della fuga, era il 15 gennaio 1919. Il suo corpo, gettato in un canale, fu trovato solo alcuni mesi dopo; le autorità riuscirono a impedire che fosse sepolto a Berlino, per timore di manifestazioni e incidenti.

Rosa fu una grande e brillante teorica del socialismo, Lenin stesso, nonostante i numerosi scontri teorici avvenuti in precedenza tra i due, la definì “un’aquila”, sostenendo che “i suoi scritti […] serviranno da utili manuali nella formazione delle future generazioni di comunisti di tutto il mondo” (Lenin, Note di un pubblicista).

Anche Trotsky non manca di lodare il carattere, la coerenza e l’intelligenza politica della Luxemburg, così, per esempio, sempre ne La mia vita scrive di lei: “Era una donna piccola, fragile, e all’apparenza pure malaticcia, ma con un volto nobile e occhi bellissimi che irradiavano intelligenza; affascinava l’assoluto coraggio della sua mente e del suo carattere. Il suo stile, che era insieme preciso, intenso e spietato, sarà sempre lo specchio del suo spirito eroico. La sua era una natura complessa e multiforme, ricca di sfumature sottili. La Rivoluzione e le sue passioni, uomini ed arte, natura, uccelli e floricoltura, tutte queste cose avrebbe potuto suonare le innumerevoli corde della sua anima. ‘Vorrei avere qualcuno’, scrisse un giorno a Luise Kautsky, ‘che mi credesse quando dico che è solo per mezzo di incomprensioni ch’io mi trovo nel bel mezzo di questo vortice della storia umana, laddove in realtà io sono nata per guardare oltre le oche, nei campi’. I miei rapporti con Rosa non erano segnati da nessun tipo di amicizia personale; i nostri incontri erano troppo brevi e troppo infrequenti. Io la ammiravo da lontano. Eppure, probabilmente non la apprezzavo ancora abbastanza all’epoca”… ma, “all’epoca”, era ancora il 1907.

V. anche: Paul Frolich, Rosa Luxemburg (1939). Rizzoli, Bur 1987, pp. 463.
vedi anche : http://marxists.architexturez.net/italiano/enciclopedia/l.htm#p60

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Karl Liebknecht (1871-1919)

«Il nemico è in casa nostra!»
(Karl Liebknecht)

Karl Liebknecht (13 agosto 1871 – 15 gennaio 1919), uomo politico tedesco co-fondatore della Lega Spartachista.

Nato a Lipsia, era il figlio di Wilhelm Liebknecht, uno dei fondatori del Partito socialdemocratico tedesco. Comunque, Karl Liebknecht fu più radicale di suo padre; divenne un esponente delle idee marxiste durante i suoi studi in legge ed economia politica a Lipsia e a Berlino, e dopo aver servito nei Pionieri della Guardia Imperiale a Potsdam, dal 1893 al 1894 e aver svolto il suo praticantato ad Arnsberg e Paderborn, dal 1894 al 1898, si guadagnò il dottorato nel 1897 e si spostò a Berlino nel 1899, dove aprì uno studio legale con suo fratello, Theodor Liebknecht.

Liebknecht sposò Julia Paradies l’8 maggio 1900; la coppia ebbe due figli e una figlia. La moglie mori’ nel 1911.

Come avvocato, Karl Liebknecht spesso difese altri socialisti che venivano processati per reati come la diffusione di propaganda socialista in Russia, un compito nel quale era anch’egli coinvolto. Divenne un membreo dell’SPD nel 1900 e fu presidente dell’internazionale socialista giovanile dal 1907 al 1910; Liebknecht scrisse estesamente contro il militarismo, e uno dei suoi scritti, “Militarismus und Antimilitarismus” (“militarismo ed antimilitarismo”) lo portò ad essere arrestato nel 1907 ed imprigionato per diciotto mesi a Glatz, in Slesia.

Nel 1912 Liebknecht venne eletto al Reichstag come socialdemocratico, nonostante fosse un membreo dell’ala sinistra dell’SPD; si oppose alla partecipazione tedesca nella prima guerra mondiale e fu uno dei principali critici della più moderata leadership socialdemocratica di Karl Kautsky. Alla fine di quell’anno, sposò la sua seconda moglie, la storica dell’arte Sophie Ryss.

Alla fine del 1914, Liebknecht, assieme a Rosa Luxemburg, Leo Jogiches, Paul Levi, Ernest Meyer, Franz Mehring e Clara Zetkin formò la cosiddetta Spartakusbund (“Lega Spartachista”). La Lega Spartachista pubblicizzava i suoi punti di vista attraverso un giornale intitolato Spartakusbriefe (“Le Lettere di Spartaco”), che venne ben presto dichiarato illegale; Liebknecht venne arrestato e inviato sul fronte orientale durante la prima guerra mondiale, per il richiamo del gruppo agli argomenti dei bolscevichi russi per una Rivoluzione proletaria. Rifiutandosi di combattere, prestò servizio seppellendo i morti, e a causa della sua salute che si stava deteriorando rapidamente, gli fu permesso di ritornare in Germania nell’ottobre 1915.

Liebknecht venne arrestato di nuovo a seguito di una dimostrazione contro la guerra tenutasi a Berlino il 1 maggio 1916 che fu organizzata dalla Lega Spartachista, e condannato a due anni e mezzo di prigione per alto tradimento, che vennero in seguito portati a quattro anni e un mese; comunque, venne rilasciato nell’ottobre 1918, quando Max von Baden garantì un’amnistia per tutti i prigionieri politici. Dopo il suo rilascio, Liebknecht portò avanti le sue attività nella Lega Spartachista; riprese la direzione del gruppo assieme a Rosa Luxemburg e pubblicò il suo organo di partito, la Rote Fahne (“Bandiera Rossa”). Il 9 novembre, Liebknecht dichiarò la formazione della “freie sozialistische Republik” (libera repubblica socialista) da una balconata del Castello di Berlino, due ore dopo la dichiarazione di Philipp Scheidemann della “Repubblica tedesca” da una balconata del Reichstag; il 31 dicembre 1918 / 1 gennaio 1919, fu coinvolto nella fondazione del KPD.

Assieme a Rosa Luxemburg, Leo Jogiches e Clara Zetkin, Liebknecht fu tra i protagonisti della Sollevazione Spartachista di Berlino del gennaio 1919. Questo tentativo rivoluzionario venne brutalmente represso dal nuovo governo socialdemocratico tedesco guidato da Friedrich Ebert, con l’aiuto dell’esercito e dei Freikorps; per il 13 gennaio, la sollevazione era stata estinta, e Liebknecht, assieme a Rosa Luxemburg, venne rapito dai soldati del Freikorps, portato all’Hotel Eden di Berlino dove venne torturato ed interrogato per diverse ore prima di venire ucciso, il 15 gennaio 1919.

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

vedi anche : http://www.marxists.org/italiano/liebknechtk/1913/4/milit.htm

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Cronistoria della formazione, sviluppo e crisi del partito rivoluzionario in Germania nel decennio 1914 – 1924

1914

(4 agosto) Spd vota i crediti di guerra: i social-democratici si rivelano social-imperialisti.

(4 agosto) Riunione degli “internazionalisti” attorno a Rosa Luxemburg.

1915

(18 febbraio) Rosa Luxemburg viene arrestata.

(4 marzo) I Conferenza dell’Opposizione a Berlino.

(14 aprile) Viene pubblicata la rivista “Die Internazionale”.

(27 maggio) Volantino di Karl Liebknecht: “Il nemico principale si trova nel proprio paese”.

(dicembre) Nel corso di un nuovo plenum della Spd, il gruppo dissenziente (Bernstein, Kautsky, Haase) vota contro il rinnovo dei crediti di guerra. Essi vengono espulsi dal partito. I deputati espulsi formano la Cooperazione socialdemocratica. In seguito formeranno l’ Uspd.

1916

(1 gennaio) La Conferenza del gruppo “Internazionale” a Berlino approva le tesi contro la guerra imperialista di Rosa Luxemburg.

(1 maggio) Manifestazioni operaie contro la guerra (Liebknecht in uniforme distribuisce volantini e viene arrestato).

(1 settembre) Prima lettera di Spartakus.

[Rosa Luxemburg: La crisi della socialdemocrazia].

1917

(7 gennaio) Conferenza dell’Opposizione nella Spd a Berlino.

(18 gennaio) Tutti gli oppositori vengono espulsi dalla Spd.

(5 aprile) La Conferenza degli spartakisti si pronuncia per un partito coi centristi: i “comunisti radicali” sono contrari.

(6-8 aprile) Congresso a Gotha di fondazione dell’Uspd (Partito socialista indipendente, centrista): Kautsky, Bernstein, Haase, Ledebour. [Nel 1922 riconfluiranno nel Spd, tranne Ledebour.]

(16-23 aprile) Grandi scioperi a Berlino e Lipsia.

(2 agosto) Manifestazioni di marinai.

(25 agosto) Processi e condanne dei dirigenti dei marinai.

(5 settembre) Kobis e Reichpietsch vengono fucilati.

1918

(28-31 gennaio) Sciopero a Berlino e in altri centri operai

(1 ottobre) I capi dell’esercito tedesco si pronunciano per la pace. In pratica, i militari, unitamente alla classe dirigente politica, gettano la spugna: sul fronte esterno, la guerra è nell’impasse – fallimento dell’offensiva sul fronte occidentale di marzo-giugno -, mentre sul fronte interno crescono le tensioni sociali.

(1 ottobre) La Conferenza comune degli spartakisti e dei radicali di sinistra si pronuncia per la rivoluzione socialista e il potere dei consigli.

La Germania vive un vuoto di potere che, il 2 ottobre, cerca di colmare il governo di Max di Baden, con due ministri del Spd (i membri sono detti maggioritari). I partiti non-socialisti sembrano essersi volatilizzati. I funzionari statali si consultano sulla linea di condotta da tenere. A Berlino (il 9 novembre), il prefetto di polizia del Land di Prussia, von Jagow, cede il posto a Emil Eichorn, indipendente di sinistra. Episodi analoghi avvengono in tutta la Germania.

(21 ottobre) Viene liberato Liebknecht, in galera dal 1° maggio 1916, perché, in divisa, aveva distribuito a Berlino volantini contro la guerra. Grazie a questa sua attività, Liebknecht gode ora di un enorme prestigio.

(30 ottobre) Agitazioni nella marina da guerra: manifestazione a Stoccarda. Insurrezione a Vienna, cade la monarchia e inizia la disgregazione dell’impero asburgico.

[(31 ottobre) La Turchia firma l’armistizio con l’Intesa.]

[(2 novembre) Armistizio austro-italiano, posticipato in modo fraudolento, per consentire all’esercito italiano di giungere il più vicino possibile a Vienna, dove è sono in atto grandi agitazioni sociali (con la cd battaglia di Vittorio Veneto).]

(3 novembre) Ammutinamento dei 20.000 marinai della base di Kiel. Fondazione del Partito comunista austriaco.

(5-9 novembre) In tutte le principali città tedesche (oltre trenta) sorgono i consigli degli operai e dei soldati , in 15 giorni furono oltre 10.000. Una parte della borghesia sostiene i consigli degli operai e dei soldati, un’altra contrappone i consigli dei cittadini (talvolta distinti secondo le professioni: medici, avvocati, giudici, proprietari e anche preti, Broué p. 159) che, sul piano militare, oppongono alle guardie operaie le guardie civiche.

(9 novembre) Insurrezione operaia a Berlino, la maggiore metropoli industriale d’Europa che, in quei giorni, conta 200.000 disoccupati. L’ ultimo Kaiser della Germania, Guglielmo II, fu costretto ad abdicare. Dopodiché venne proclamata la Repubblica, passata alla storia col nome di “Weimarer Republik” (Repubblica di Weimar). Il socialdemocratico Friedrich Ebert prese le redini del potere e divenne il cancelliere del Reich. Costituzione di un governo Spd e Uspd, che ha l’appoggio del “gran quartier generale di Spa”. Ossia del vertice militare, capeggiato da Hindenburg e Groner, che fu l’unica istituzione statale a mantenere intatta la propria struttura di potere. Ebert, attraverso una linea telefonica segreta (il numero 998), è in contatto diretto con il gran quartier generale. Dopo oltre un mese, questo è il primo passo per colmare il vuoto di potere. Inizia il processo di normalizzazione.

(10 novembre) Ebert e il gabinetto Spd-Uspd ottengono la fiducia dei consigli.

(11 novembre) Nasce la Lega Spartaco, con una direzione Centrale, ma resta sempre all’interno dell’Uspd.

(11 novembre) Il nuovo governo tedesco firma con l’Intesa l’armistizio di Rethondes. Prima tappa del processo di normalizzazione.

(16 novembre) Accordo fra i sindacati e il padronato (Arbeitsgemeinschaft: comunità di lavoro): regolava alcune modalità della smobilitazione, fissava a otto ore la giornata lavorativa, prevedeva i contratti collettivi e gettava le basi dei Comitati di impresa, i cui poteri apparivano tuttavia assai ridotti. La proprietà privata dei mezzi di produzione non è assolutamente posta in discussione. (Gilbert Badia, Lo Spartachismo, Savelli, Roma, 1976, p. 154).

[(20 novembre) Fondazione del partito comunista ungherese.]

(4 dicembre) Berlino, per iniziativa del generale Maercker, prende avvio la formazione dei corpi franchi , su modello di quelli già costituitisi all’Est (Prussia Orientale e Paesi baltici), “per lottare contro il bolscevismo”.

(6 dicembre) Il consiglio dei commissari del popolo decide di convocare l’Assemblea costituente.

(dicembre) Fallisce un putsch contro-rivoluzionario a Berlino.

(7 dicembre) Manifestazione armata di Spartaco a Berlino.

(Seconda tappa del processo di normalizzazione.)

(10 dicembre) A Berlino sfilano dieci divisioni reduci dal fronte, al comando del generale Lequis, che propone al governo Ebert: “Disarmo dei civili, rastrellamento dei quartieri poco sicuri, esecuzione immediata di chiunque eserciti illegalmente funzioni di autorità”. Ebert si oppone per evitare scontri “dall’esito incerto”, e propone un compromesso, dalle conseguenze deleterie, in quanto avvalla la leggenda della “pugnalata alle spalle”, che darà fiato alla propaganda nazionalista. In realtà, come spiegherà più tardi il generale Groner: “Le truppe avevano un tale desiderio di tornare alle loro case, che con queste dieci divisioni non c’era nulla da fare. Il programma che consisteva nell’epurare Berlino dagli elementi bolscevichi e ordinare la consegna delle armi non poteva essere realizzato.” (p. 221)

[(16 dicembre) Fondazione del partito comunista polacco.]

(16-21 dicembre) Il congresso dei consigli si pronuncia a favore dell’ Assemblea nazionale. Terza tappa del processo di normalizzazione. Da questo momento in poi, la mediazione politica lascia sempre più spazio al confronto armato.

(23-24 dicembre) Berlino, combattimenti armati fra i marinai (rossi) e soldati. Ebert tenta una soluzione politica, che viene intralciata dall’ intervento della divisione di cavalleria della guardia, al comando del capitano Pabst.

(25 dicembre) Manifestazioni operaie a Berlino, occupazione dello stabile del “Vorwarts” (quotidiano della Spd).

(29 dicembre) In seguito agli avvenimenti dei giorni precedenti, gli indipendenti (Uspd) escono dal governo, dove i socialdemocratici si avvicinano sempre di più ai militari, in particolare ai corpi franchi del generale Maercker .

(30 dicembre) Si apre il Congresso di fondazione della Kpd(s), con la fusione di comunisti, spartakisti, radicali di sinistra, alla presenza di Radek.

1919

(1 gennaio) Berlino, fondazione del Kpd(s) (Partito comunista di Germania – Spartaco).

(4-5 gennaio) Berlino, grandiose manifestazioni (oltre duecentomila persone) contro la manovra socialdemocratica di estromettere dalla prefettura di polizia di Berlino il socialista di sinistra (Uspd) Emil Eichorn. Occupazione di edifici pubblici, giornali e tipografie. Gli eventi assumono una connotazione rivoluzionaria.

(6-12 gennaio) Entrano in azione i corpi franchi: dopo violenti scontri, reprimono ogni focolaio di resistenza proletaria e ristabiliscono l’ordine a Berlino.

(15 gennaio) Assassinio di Rosa Luxemburg e di Karl Liebknecht. Sulla loro testa (vivi o morti), la sezione XIV del Reggimento Reichstag (Parlamento, fondato dalla Spd) aveva posto una taglia di 100.000 marchi, sottoscritta dal ministro socialdemocratico Philipp Sheidemann e dal faccendiere Georg Sklarz, finanziatore del reggimento (Frölich, p. 360).

(18 gennaio) Inizia la Conferenza della pace.

(19 gennaio) Elezioni per l’Assemblea costituente. Il processo di normalizzazione si chiude.

(febbraio) Inizio delle spedizioni dei corpi franchi nelle altre città tedesche.

(11 febbraio) Ebert eletto presidente. Governo Scheidemann di coalizione.

(12 febbraio) Arresto di Radek.

(febbraio) Sciopero nella Ruhr.

(1 marzo) I corpi franchi a Halle.

(2-6 marzo) Congresso straordinario dell’Uspd a Berlino.

(3 marzo) Proibizione della “Rote Fahne” (Bandiera rossa).

(3-8 marzo) Sciopero generale e repressione; “settimana di sangue” a Berlino.

(10 marzo) Arresto e assassinio di Leo Jogiches; Paul Levi assume la direzione della Kpd(s).

[21 marzo] Proclamazione della repubblica dei consigli in Ungheria (Bela Kun).

(31 marzo) Inizio dello sciopero generale nella Ruhr.

(7 aprile) Prima repubblica dei consigli di Baviera.

(8 aprile) La Centrale si rifugia a Lipsia.

(8-14 aprile) II congresso dei Consigli a Berlino.

(13 aprile) Seconda repubblica dei consigli di Baviera, diretta dai comunisti.

(1 maggio) Occupazione di Monaco da parte dei corpi franchi; repressione generalizzata.

(11 maggio) I corpi franchi occupano Lipsia. La Centrale lascia Lipsia per Berlino.

(20 maggio) Dimissioni di Scheidemann.

(28 maggio) Fine dello sciopero generale nella Ruhr.

(20 giugno) Inizio dello sciopero dei ferrovieri.

(22 giugno) L’Assemblea nazionale ratifica il trattato di Versailles.

(giugno) Governo Bauer di coalizione

(30 giugno) X Congresso dell’Adgb.

(3 luglio) Fine dello sciopero dei ferrovieri.

[1 agosto] Repressione della repubblica ungherese dei consigli.

(16-17 agosto) Conferenza di Francoforte sul Meno della Kpd(s); inizio del conflitto tra Levi e l’estrema sinistra.

(9-10 settembre) Conferenza di Jena della Uspd.

(ottobre) L’opposizione di sinistra con Dissmann alla testa del sindacato dei metallurgici.

(20-24 ottobre) II Congresso, detto di “Heidelberg”, della Kpd(s). Levi ottiene l’esclusione dell’estrema sinistra.

(30/11-6/12) Congresso Uspd a Lipsia; spinta a sinistra.

(5 dicembre) Liberazione di Radek.

(12 dicembre) Riapparizione della “Rote Fahne”.

1920

(13 gennaio) Manifestazione davanti al Reichstag a favore dei Consigli. La polizia spara con le mitragliatrici contro i manifestanti: 42 morti.

(25-26 febbraio) III congresso della Kpd(s) a Karlsruhe.

(13 marzo) Putsch di Kapp.

(13 marzo) La Centrale della Kpd(s) rifiuta di difendere il governo.

(14 marzo) Inizio dello sciopero generale.

(17 marzo) Fuga di Kapp. Legien domanda un governo dei partiti e sindacati operai.

(22 marzo) Fine dello sciopero generale.

(3 aprile) Offensiva della Reichswehr nella Ruhr.

(4-5 aprile) Conferenza organizzativa dell’opposizione a Berlino (rappresentanti di 38.000 iscritti alla Kpd); fondazione della Kapd (Partito comunista operaio tedesco), con l’opposizione del solo Ruhle e dei Comunisti internazionalisti di Brema. Il nuovo partito risulta l’ incontro di quattro gruppi-tendenze: Amburgo (con Wolffheim- Laufenberg); Brema (già sede dei Comunisti internazionalisti e centro dell’opposizione non scissionista di Ruhle); Berlino con Gorter (futuro teorico riconosciuto della Kapd), e Schroder (futuro capo politico).

(14-15 aprile) IV congresso della Kpd(s) a Berlino.

(agosto) II Congresso della Kapd (programmatico).

(12-17 ottobre) Il congresso di Halle dell’Uspd accetta le 21 condizioni di ammissione all’Ic.

(30-31 ottobre) Il Cc del Kapd espelle Otto Ruhle. Ciò comporta una scissione nelle Aau (Unione generale dei lavoratori), dalla quale sorge la Aau-E (unitaria, nel senso di unificazione tra organizzazione economica e politica del proletariato).

(1-3 novembre) V congresso della Kpd(s) divenuta Kpd (sezione dell’ Ic).

(28 novembre) La Kapd ammessa come “partito simpatizzante” nell’Ic.

(4-7 dicembre) Congresso di fusione tra la destra del Kpd e la sinistra Uspd (400.000 iscritti): nascita della Vkpd (Partito comunista unificato di Germania), sezione tedesca dell’Ic. Levi e Daumig presidenti.

(24 dicembre) Protesta di Levi contro l’ammissione della Kapd come “partito simpatizzante” dell’Ic.

1921

(7 gennaio) Lettera aperta della Vkpd alle altre organizzazioni operaie.

(21 gennaio) Primo incidente tra Levi e Radek.

(22 febbraio) Dimissioni di Levi e di Daumig. Brandler presidente della Vkpd. Béla Kun a Berlino.

(26 febbraio) I sindacati formulano 10 rivendicazioni.

(15 marzo) Tumulti nella Germania centrale come reazione alla legge sulla resa delle armi che gli operai avevano tenuto dalla guerra e dalla rivoluzione del 1918-19. La Vkpd lancia un appello col quale invita gli operai a rovesciare con la forza il governo. La Kapd organizza le prime azioni armate. I due partiti si lanciano nella lotta in comune, con le stesse parole d’ordine.

(16-17 marzo) Offensiva di Horsing nella Germania centrale, mediante gli “Schupos”, polizia di sicurezza anti-operaia.

(16-17 marzo) Il Cc della Vkpd decide la “galvanizzazione” del partito, e programma un’azione difensiva contro Horsing.

(18 marzo) Appello alle armi della Vkpd.

(19 marzo) Entrata della polizia nella regione di Mansfeld.

(21 marzo) Max Holz (vicino alla Kapd) comincia la guerriglia urbana.

(19-20 marzo) La direzione unificata Vkpd-Kapd chiama allo sciopero generale, dopo però che la polizia era già intervenuta pesantemente nella zona di Mansfeld il giorno prima.

(21 marzo) Attentato a Berlino alla Colonna della Vittoria da parte dei reparti di combattimento del Vkpd-Kapd, che iniziano anche gli assalti ai tribunali e alle prefetture a Falkenstain, Dresda, Freisberg, Lipsia, Plannen, etc. Nella regione di Halle lo sciopero generale è compatto, e vi prendono parte anche gli impiegati dei servizi. La gran parte del proletariato urbano tuttavia non si muove, a parte che nelle zone calde della Ruhr, di Berlino e Amburgo.

(22 marzo) Le formazioni armate di Holz giungono nella zona di Leuna (sono costituite di 2.500 elementi delle miniere di Mansfeld). Plattner con un’altra formazione vi operava già da qualche giorno. Questi furono i veri dirigenti dell’Azione di Marzo: la direzione Vkpd-Kapd non ebbe alcuna reale influenza sugli avvenimenti. (v.Rutigliano, pag.51 e segg. ti).

(27 marzo) Lettera di Levi a Lenin.

(29 marzo) Assassinio di Sult

(30 marzo) Fine dell’azione.

(8 aprile) Tesi sull’azione di marzo e formulazione della “teoria dell’ offensiva”.

(12 aprile) Levi pubblica Unser Weg

(15 aprile) Levi viene escluso dal Vkpd. In estate organizza al Reichstag la Kag (Collettivo comunista di lavoro) coi deputati Ernst Däumig, Marie Mackwitz e Adolf Hoffmann.

(6 giugno) condanna di Brandler.

(3-4 agosto) Il Cc del Vkpd incontra difficoltà ad adottare il compromesso di Mosca.

(22-26 agosto) Il VII congresso della Vkpd a Jena. Meyer e Friesland alla testa del partito.

(26 agosto) Assassinio di Enzberger.

(settembre-ottobre) Sviluppo della sinistra berlinese. Friesland si sposta verso Levi

(22 ottobre) Ingresso dei socialdemocratici nel governo Wirth.

(20 novembre) I conferenza della Kag di Levi.

(25 novembre) Inizio delle rivelazioni del “Vorwarts” sull’azione di marzo.

(20 dicembre) Friesland, rimosso dalle sue funzioni, lancia un appello ai membri del partito.

1922

(22 gennaio) Espulsione di Friesland.

(1-7 febbraio) Sciopero dei ferrovieri.

( 22 febbraio) La Kag si unisce all’Uspd.

(22 marzo) Inizia lo sciopero dei metallurgici.

(4 giugno) Fine dello sciopero dei metallurgici

(19-24 giugno) Congresso Adgb a Lipsia.

(24 giugno) Assassinio di Rathenau.

(27 giugno) Accordi di Berlino tra organizzazioni operaie.

(8 luglio) La Kpd esclusa dal fronte unico.

(18 luglio) Legge sulla difesa della Repubblica.

(24 settembre) Riunificazione Spd-Uspd.

(21 novembre) Governo Cuno senza i socialdemocratici.

(24/11 – 6/12) Scioperi nel Palatinato.

1923

(11 gennaio) Occupazione della Ruhr da parte delle truppe franco- belghe; inizio della resistenza passiva: manifestazioni, scioperi, sabotaggi.

(28 gennaio – 1 febbraio) VIII congresso della Kpd a Lipsia; acuto conflitto tra la sinistra e la nuova direzione, soprattutto Brandler.

(21 marzo) Governo socialista di Zeigner in Sassonia con l’appoggio comunista.

(26 marzo) Violento scontro di tendenze al congresso regionale di Essen.

(12 luglio) Appello della Centrale del partito. Viene decisa per il 29 una manifestazione anti-fascista. Proibizione della manifestazione in parecchi stati.

(26 luglio) Radek consiglia alla Centrale di rinunciare alla manifestazione.

(9 agosto) Inizio dello sciopero generale contro Cuno.

(11 agosto) Dimissioni di Cuno.

(12 agosto) Governo Stresemann coi socialdemocratici.

(15 agosto) Zinoviev redige le tesi sulla rivoluzione tedesca.

(23 agosto) L’ufficio politico del Pcr invita l’Esecutivo dell’Ic a preparare l’insurrezione in Germania.

(28 agosto) La Centrale designa un comitato militare per l’ insurrezione.

(21 settembre – 4 ottobre) Conferenza preparatoria in vista dell’ insurrezione tedesca.

(26 settembre) Fine della resistenza passiva. Stato d’assedio. Secessione in Baviera. (1 ottobre) Fallito putsch della Reichswehr nera. Telegramma di Zinoviev per l’ingresso dei comunisti nel governo Zeigner in Sassonia.

(1-6 ottobre) Rimpasto a destra del governo Stresemann.

(8 ottobre) Ritorno di Brandler.

(10 ottobre) Brandler, Bottcher, Heckert nel governo Zeigner.

(13 ottobre) Stresemann ottiene i pieni poteri. Governo operaio in Turingia. Congresso delle centurie in Sassonia.

(16 ottobre) Discorso di Bottcher per l’armamento del proletariato.

(17 ottobre) Ultimatum del generale Muller.

(19 ottobre) Il governo decide di intervenire contro la Sassonia

(20 ottobre) Ultimi preparativi insurrezionali da parte del Reukom.

(21 ottobre) Conferenza di Chemnitz: i socialdemocratici di sinistra rifiutano l’appello allo sciopero generale. La Centrale decide di rinunciare all’insurrezione.

(22 ottobre) Pjatakov e Radek approvano la decisione di ritirarsi.

(23-24 ottobre) Insurrezione di Amburgo.

(29 ottobre) Destituzione di Zeigner. La Reichswehr allontana con la forza i ministri sassoni.

(3-4 novembre) Il Cc adotta le tesi di Brandler.

(4 novembre) Lettera all’Esecutivo (Ic) alla Centrale.

(8-9 novembre) Putsch fallito a Monaco.

(30 novembre) Governo Marx, senza i socialdemocratici.

1924

(gennaio) Costituzione della tendenza di “centro” (Brandler isolato).

(11 gennaio) Prima riunione del Presidium dell’Ic sulla questione tedesca.

(19-21 gennaio) Risoluzione del presidium sulla Germania che condanna gli errori di Radek e Brandler.

(19 febbraio) Brandler sostituito da Remmele.

(7-10 aprile) IX Congresso della Kpd a Francoforte sul Meno. La sinistra assume la direzione.

(ottobre) Trozki riesamina il fallimento del 1923 nelle “Lezioni di Ottobre”.

(dicembre) Stalin sostiene la tesi della “costruzione del socialismo in un solo paese”.

Bibliografia

– Pierre Broué, Rivoluzione in Germania 1917-1923, Einaudi, Torino, 1977.
– D.Authier –J.Barrot. La sinistra comunista in Germania. La Salamandra, Milano 1981 [Paris 1976], pp.216.
– Paul Frölich, Guerra e politica in Germania (1914-1918). Pantarei, Milano 1995.
– Paul Frölich, Rudolf Lindau, Albert Schreiner, Jakob Walcher, Rivoluzione e controrivoluzione in Germania (1918-1920). Dalla fondazione del Partito comunista al putsch di Kapp, Pantarei, Milano, 2001.
– Paul Frölich, Rosa Luxemburg, La Nuova Italia, Firenze, 1969
– Arthur Rosenberg, Origini della Repubblica di Weimar, Sansoni, Firenze, 1972.
– Gilbert Badia, Lo Spartachismo, Savelli, Roma, 1976
– Max Hölz, Un ribelle nella rivoluzione tedesca 1918-1921, Introduzione di Bruno Bongiovanni, Biblioteca Franco Serantini, Pisa, 2001.
– Enzo Rutigliano, Linkskommunismus e rivoluzione in occidente. Per una storia della Kapd. Dedalo Libri, 1974, pp.281.
– Ossip K.Flechteim, Il partito comunista tedesco (Kpd) nel periodo della repubblica di Weimar. Jaca Book, Milano, 1970.
– La sinistra comunista tedesco-olandese.

Sigle (in tedesco, con esplicazione in italiano)

Aau(d) – Unione generale dei lavoratori (di Germania)
Aau-E – (idem, Organizzazione unitaria)
Adgb – l’organizzazione sindacale a direzione Spd
Bo – Organizzazione di fabbrica
Faud – Unione libera lavoratori di Germania
Ikd – comunisti internazionalisti di Germania
Kapd – Partito comunista operaio di Germania
Kag – Collettivo comunista di lavoro
Kai – Internazionale comunista operaia
Kaud – Unione comunista operaia
Kpd(S) – Partito comunista di Germania (Lega Spartaco)
Spd – Partito socialdemocratico di Germania
Uspd – Partito socialdemocratico indipendente di Germania
Vkpd – Partito comunista unificato di Germania

 

FONTE: http://archivio.senzasoste.it/

Mille e una storia di migrazioni. Pubblicato da Filef l’Archivio digitale “Scrivere le migrazioni”

E’ stato pubblicato nelle scorse settimane da FILEF, l’Archivio on line “Scrivere le migrazioni”, raggiungibile all’indirizzo www.premioconti.org e www.scriverelemigrazioni.org.

Si tratta di uno dei maggiori archivi on line del suo genere, contenente oltre mille elaborati, centinaia di foto storiche ed oltre 80 video-documentari. Un totale di oltre 15 mila pagine tra memorie, racconti, diari, saggi, studi e ricerche.

Si tratta in gran parte degli elaborati selezionati durante le 9 edizioni del Premio Pietro Conti, a cui si aggiunge un altro analogo archivio messo a disposizione dalle associazioni della rete Filef in Italia e nel mondo e da altri partner.

Il progetto è stato realizzato da Filef con il sostegno della Direzione Generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale italiano e grazie al contributo di CISE Multimedia-Lavoro e FIEI (Federazione Italiana Emigrazione Immigrazione).

Il progetto ha consentito di recuperare e digitalizzare un ampio repertorio di oltre 500 racconti e memorie, e di altrettanti saggi, studi e ricerche sull’emigrazione italiana nel mondo e sull’immigrazione in Italia, raccolti da Filef negli ultimi decenni. Continua a leggere

Thomas Sankara: ritrovato il video del suo straordinario discorso alle Nazioni Unite.

Alle Nazioni Unite avevano “smarrito” il video dello straordinario discorso di Thomas Sankara di cui trascriviamo di seguito il testo.

Per anni e anni si è fatto di tutto, dopo averlo eliminato fisicamente, perché di Thomas Sankara non rimanesse traccia, se ne perdesse ogni memoria.

Si voleva l’oblio sulla più grande speranza mai sorta in Africa, su di un’idea di politica come servizio alla felicità di tutti, sull’uomo che per primo, profeticamente, denunciò la nascita del più grande e odioso dei poteri, quello finanziario e sul pericolo di una nuova schiavitù globale. Quella finanziaria. Continua a leggere

Il fabbricante di prove: FRANCESCO CRISPI E LA REPRESSIONE DEL FASCI DEI LAVORATORI SICILIANI

di Agostino Spataro

Oggi, 4 ottobre 2018, al teatro Pirandello di Agrigento, é stato ricordato il bicentenario della nascita (a Ribera) di Francesco Crispi,  fervente repubblicano mazziniano ma con un debole per la monarchia dei Savoia. Non v’è dubbio che egli ebbe una parte importante nelle lotte risorgimentali per l’unità d’Italia, tuttavia sul finire dell’800 divenne uno degli uomini di potere più discussi e autoritari, fino al punto, lui siciliano, di macchiarsi di un grave delitto politico: reprimere nel sangue, sulla base di ” prove” false costruite a tavolino, il movimento dei “Fasci dei lavoratori ” (siciliani), il primo sorto in Italia, solidale e organizzato, popolare e di sinistra, che avrebbe potuto innovare la vita economica e civile della Sicilia e cambiare il corso della storia italiana. Un comportamento a dir poco osceno di cui quasi nessuno parla e/o ne scrive. Nel sottostante articolo la mia modesta ricostruzione dei fatti.  
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