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ANIME IN VOLO: Narrazioni in scena tratte dai testi del Premio Pietro Conti “Narrare le migrazioni”. Il 12 luglio a Roma.

SemiVolanti, presentano:

ANIME IN VOLO
Narrazioni in scena tratte dai testi del Premio Pietro Conti “Narrare le migrazioni”
a cura di Giovanni Alfieri e Gianluca Riggi
adattamento testi Riccardo Cananiello
con: Alice Canzonieri, Grazia Maria Laferla, Annalisa D’Ermo

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Rompiamo il silenzio sull’Africa, le parole di padre Zanotelli

(padre Alex Zanotelli da fnsi.it) Belle e sconvolgenti le parole di Padre Alex Zanotelli, missionario e profondo conoscitore dell’Africa. Ha rilasciato una dichiarazione al sito della FNSI che evidenzia una realtà  “inimmaginabile” e che sbatte “in faccia” proprio a noi che stiamo discutendo su come interrompere l’esodo di migranti verso le nostre coste. Continua a leggere

Prospettive della UE, governo Conte e sovranità costituzionale: intervista a Vladimiro Giacchè

Intervista a Vladimiro Giacchè, economista marxista, a cura di Francesco Valerio della Croce – (da fgci.info)

 

1) E’ stato evidenziato che il voto del 4 marzo ha aperto una fase nuova nella vita del Paese: le forze su cui si è retta la cosiddetta “democrazia dell’alternanza” nel bipolarismo – ma in realtà speculari nell’applicazione servile delle politiche economiche UE – sono uscite pesantemente sconfitte, aprendo la strada all’ascesa di Movimento 5 stelle e Lega. Credi che si sia aperta effettivamente una fase nuova di transizione per il nostro Paese?

Mi sembra presto per dirlo. Una cosa però possiamo affermarla con ragionevole certezza. La maggioranza dei votanti ha inteso dare un segnale di cambiamento e di rottura precisamente per quanto riguarda il tema, cruciale, dei rapporti con l’Unione Europea. Che questa volontà, che a me appare chiara, possa poi tradursi davvero in politiche che rappresentino un punto di svolta rispetto all’ “applicazione servile delle politiche economiche UE” dei precedenti governi, è un’altra faccenda. Continua a leggere

75 milioni di poveri nella UE. 10, 5 milioni in Italia.

di Giorgio Cremaschi

Sulla crescita della povertà tutto ciò che che oggi prevale è mistificazione.

Innanzitutto i numeri sono inferiori alla realtà o sono costruiti in modo da far apparire meno grave la situazione.

Dal 2005 l’Istat suddivide i poveri in assoluti e relativi con due diverse classificazioni di reddito. Così oggi ci sono 5 milioni di poveri assoluti e tanti altri milioni di poveri relativi. Ma è una distinzione che serve solo ad attenuare l’impatto della catastrofe sociale che ha colpito il nostro paese. Tra l’altro i mass media hanno tutti diffuso la notizia che i 5 milioni di poveri assoluti sarebbero il numero più alto dal 2005, come se prima fossero stati di più. No naturalmente, il 2005 è solo l’anno di avvio della classificazione e allora i più poveri dei poveri erano solo 1,5 milioni. In tredici anni sono triplicati. Continua a leggere

NEOCOLONIALISMO E «CRISI DEI MIGRANTI»

di Manlio Dinucci

Dagli Stati uniti all’Europa, la «crisi dei migranti» suscita accese polemiche interne e internazionali sulle politiche da adottare riguardo ai flussi migratori. Ovunque però essi vengono rappresentati secondo un cliché che capovolge la realtà: quello dei «paesi ricchi» costretti a subire la crescente pressione migratoria dai «paesi poveri».

Si nasconde la causa di fondo: il sistema economico che nel mondo permette a una ristretta minoranza di accumulare ricchezza a spese della crescente maggioranza, impoverendola e provocando così l’emigrazione forzata. Continua a leggere

Migrazioni: la posizione della Cgil

Intervista a Fausto Durante, responsabile Uff. Politiche Globali della Cgil.
Salvare le persone, cambiare l’accordo di Dublino, rilanciare una seria politica europea di cooperazione internazionale, finirla con il neocolonialismo. Sono l’austerity e il neoliberismo sfrenato i veri nemici che hanno causato la situazione che abbiamo di fronte e gli esiti nazionalisti e xenofobi in tutta l’Europa. Oggi 27 giugno mobilitazione in tutto il vecchio continente per chiedere al Consiglio europeo di occuparsi di immigrazione nel segno dell’accoglienza.

L’ intervista di Roberta Lisi a Fausto Durante, su Radio Articolo 1.

 

Ascolta l’intervista

Merkel in caduta libera

di Tonino D’Orazio

L’attacco principale viene da Trump. Spezzare la Germania significa spezzare l’Europa, concorrente commerciale di prima grandezza.

Il governo tedesco non è più quello di due anni fa. Le elezioni sono state perse, sia dalla Merkel (Cristiano democratici) sia da Schulz (Psd) e le due debolezze, oltre ad aver acutizzato le differenze appena appianate ma con sei mesi di trattative, hanno creato non una grande koalition ma una grande debolezza. Punto critico: l’immigrazione e quindi la crescita del partito di estrema destra. Anche la Merkel aveva strumentalizzato ideologicamente la sofferenza migratoria, soprattutto con il piccolo Aylan annegato e riverso sulla sabbia, piccolo cadavere sballottato dalle onde. Visione d’orrore e grande emozione indotta. Propaganda organizzata per l’accoglienza di “un milione” di arrivi, selezionando i siriani utili. In qualche mese. Ingestibile, anche per la riconosciuta organizzazione teutonica. Una sconfitta pesante, soprattutto se si “accoglie” male, sia per chi arriva sia per chi già c’è. Si creano condizioni di rigetto, di cattiveria, di xenofobia e razzismi vari. L’apertura, la tolleranza e la mano tesa, spinta troppo in là delle possibilità, provoca l’inverso di ciò che è espresso dalla propaganda ufficiale. Non è un’opinione è drammaticamente un fatto. E se qualcuno pensa che l’accoglienza dei migranti in Europa proceda bene si sbaglia. Procede male, anzi molto male. E’ semplicemente troppo, in poco tempo, con pochi mezzi e forse troppo tardi nella storia. Continua a leggere

Se la Sinistra fa la Destra, la Destra prima o poi arriva…

di Luciano Li Causi 

Vent’anni fa la crisi che avrebbe squassato l’Europa, a partire dal 2008, era ancora imprevista e lontana; in Europa governavano quasi ovunque partiti e coalizioni che avevano una chiara impronta socialista e socialdemocratica. In Italia c’era l’Ulivo, fondato da Romano Prodi, una compagine di centrosinistra che per la prima volta nella storia repubblicana aveva portato al governo del Paese gli eredi del Partito Comunista Italiano.  Continua a leggere

Crisi istituzionale e politica italiana: l’ordine dei conti e l’ordine delle cose. La posizione del Vaticano.

di Antonio De Lellis

La questione del debito e del potere della finanza globale deregolata assume un significato particolarmente chiaro nel quadro politico ed economico-finanziario delineatosi in questo periodo convulso che va sotto il nome di Crisi istituzionale. Mattarella ha sancito, con il suo discorso pubblico del 27 maggio, la fine dello stato di diritto e l’ingresso ufficiale nello stato di mercato. Una post democrazia che solitamente diviene sostantivo senza una chiara ed univoca definizione e che oggi assume una valenza più chiara: le Costituzioni  non avevano previsto un tale strapotere che oggi prevale sullo stato di diritto e siamo entrati nella post democrazia finanziaria. Stiamo valutando perciò fatti storici che richiedono un senso di gravità che oltrepassa la cronaca. Continua a leggere

Il rifiuto pentastellato di avere dirigenti autonomi dai poteri esterni

di Tommaso Nencioni

M5S. In continuità con il recente passato, il partito di Grillo appalta al potere economico e ai tecnici il ruolo di governo e sottogoverno. Agenzie esterne di formazione delle classi dirigenti Continua a leggere

Immigrazione: percezione, contraddizione reale, depistaggio

di Fabrizio Marchi

Il fatto che la domanda di contenimento dell’immigrazione se non (in parte) un’aperta ostilità nei confronti degli immigrati provenga dalla “pancia” dei ceti popolari, non significa affatto che questo “sentimento” di ostilità sia giusto e politicamente ben riposto per il solo fatto che provenga da quegli stessi ceti.

La differenza tra la destra populista da una parte e i comunisti e i socialisti dall’altra, è che la prima, a differenza dei secondi, sposa tutto ciò che arriva da quella “pancia”, tutte le contraddizioni e tutte le spinte e le controspinte di vario genere, siano esse “progressiste” o reazionarie, e le alimenta indipendentemente dalla loro natura, gettando benzina sul fuoco – perché il suo unico obiettivo è conquistare consensi purchessia – e mescolare queste spinte con quelle che provengono dai ceti medio e medio alto borghesi di cui sostanzialmente difende gli interessi. Continua a leggere

Prima gli sfruttati, scendiamo in piazza perché il problema non sono gli immigrati. Ma i ricchi

di Paolo Ferrero

Sabato pomeriggio a Roma si terrà una manifestazione convocata dall’Unione sindacale di base che ha come slogan di convocazione Prima gli sfruttati. A questa manifestazione hanno aderito Rifondazione Comunista, Potere al Popolo e molte altre organizzazioni e associazioni. Invito tutti e tutte a parteciparvi perché la manifestazione affronta precisamente il problema fondamentale dell’Italia di oggi: l’ingiustizia sociale che è alla base della sofferenza sociale che il governo cerca di trasformare in guerra tra i poveri.

Il problema principale dell’Italia è l’ingiustizia. Innanzitutto nella distribuzione del reddito. I ricchi nella crisi sono diventati più ricchi e larga parte della popolazione è diventata più povera. In
Italia la ricchezza privata è enorme: il risparmio privato è pari ad ottomila miliardi di euro, quattro volte il debito pubblico italiano e – per avere un’idea – il doppio del risparmio privato dei tedeschi. Di quegli ottomila miliardi di risparmio privato più della metà sono in mano di meno del 10% della popolazione, mentre il 50% più povero della popolazione non riesce ad arrivare a fine mese. Per capirci bene, il 10% più ricco della popolazione italiana ha un risparmio maggiore di tutta la popolazione tedesca – ricchi e poveri – messa insieme! In Italia i soldi ci sono, solo che sono in mano ai ricchi e ai grandi evasori fiscali, per questo mancano i soldi ai lavoratori, alla povera gente e mancano i soldi allo Stato.

Questa distribuzione della ricchezza completamente spostata verso l’alto, è una inaccettabile ingiustizia sociale ma è anche un grande fattore di crisi economica. Se le famiglie non arrivano alla fine del mese, non spendono e l’economia non gira. Chi possiede milioni, i soldi non li spende e non li investe produttivamente. Non li spende perché dopo tre ville e due ferrari, non è che questi mangiano sei volte al giorno: per le grandi ricchezze, i consumi non aumentano proporzionalmente al reddito. Non li investono per fare posti di lavoro perché se il mercato è fermo, non ci sono investimenti produttivi ma solo investimenti in speculazione. E’ esattamente cosa fanno i ricchi: si fregano i soldi e poi li usano per qualche bene di lusso e per speculare. Cosa propone di fare il governo? Il contrario di cosa servirebbe. In una situazione così sarebbe utile per l’Italia una decisa redistribuzione del reddito, facendo pagare le grandi ricchezze, cominciando con una patrimoniale. Invece il governo vuole fare una tassa piatta, cioè regalare altri soldi ai ricchi che ne hanno già troppi e favorire l’evasione fiscale.

In secondo luogo gli stipendi italiani sono troppo bassi e i giovani e i migranti sono sfruttati in modi inumani con stipendi da pochi euro all’ora. Bisogna abolire la precarietà del lavoro in modo da dare più forza ai lavoratori per migliorare gli stipendi. Qualcuno dirà che questo non è possibile perché siamo nel mercato mondiale e non possiamo aumentare i costi. Si tratta di una balla. La bilancia commerciale italiana è in attivo: esportiamo di più di quanto importiamo e il surplus sta crescendo. In altre parole, le imprese italiane sono competitive sul mercato mondiale e non sarebbe certo un aumento di stipendi a mandarle fuori mercato. Inoltre molti dei settori in cui ci sono bassi stipendi (dal commercio all’edilizia) non sono certo esposti alla concorrenza internazionale. Il problema dell’Italia è che gli stipendi troppo bassi hanno depresso i consumidelle famiglie, cioè il mercato interno. Mentre le esportazioni crescono, dal 2008 non sono ripresi i consumi: il problema dell’Italia sono i bassi stipendi e le leggi che precarizzano il lavoro.

In questa situazione la gente si sente impotente e non capendo bene come fare si affida agli uomini della provvidenza e spera nei miracoli. L’ultima porcheria propagandata dal governo Lega – Cinque stelle sarebbe che il problema degli italiani sono i migranti e che bisogna tagliare le tasse ai ricchi. La retorica del “prima gli italiani” si trasforma rapidamente in un prima i ricchi. Per gli italiani lo spot nazista dei migranti lasciati a rosolare nel Mediterraneo, per i ricchi i soldi!

Sabato quindi tutti e tutte in piazza per dire con chiarezza che il problema degli italiani sono i ricchi! Per dire che i nostri nemici non sono quelli che stanno sotto di noi ma quelli che stanno sopra di noi.

LA CASA COMUNE EUROPEA É IN FIAMME

di Vittorio Stano (Hannover)

La crisi attuale dell´Unione Europea é ben piú grave delle precedenti difficoltá attraversate dall´Eurozona. Dopo il default della Grecia e l´avvitarsi della crisi economica e politica nel Belpaese, i nostri denigratori ci additano come quelli che, fallito il Berlin consensus  potrebbero far saltare il banco. Continua a leggere

Le multinazionali chiedono 35 miliardi agli Stati grazie alla Carta dell’Energia

di Francesco Verdolino

ROMA, 13 giugno 2018 – L’associazione Fairwatch, nell’ambito della Campagna Stop TTIP/Stop CETA, lancia oggi in Italia il rapporto “Un trattato solo per governare tutto. L’espansione del trattato Carta dell’Energia rafforza le multinazionali nell’ostacolare la transizione verso un’energia pulita”, (curato da Corporate Europe Observatory e Transnational Institute), che rivela le gravi disfunzioni del Trattato sulla Carta dell’Energia (Energy Charter Treaty – ECT). Continua a leggere

Sono Soumaila ho ventinove anni

di Soumaila Sacko

Sono Soumaila ho ventinove anni, sono rifugiato dal Mali. Lavoravo come responsabile della comunicazione in un partito di opposizione al Governo. Un lavoro, il mio, che segna il destino in un paese come il Mali. Dopo una conferenza pubblica in cui abbiamo denunciato i crimini del governo venni a sapere che il mio nome compariva sulla lista delle persone accusate, da arrestare. Dovevo trovare una soluzione, avevo paura: ho saputo solo dopo che tanti miei amici e colleghi sono stati imprigionati o uccisi. Continua a leggere

IMMIGRAZIONE, EMIGRAZIONE, COOPERAZIONE

di Rodolfo Ricci

Nell’analisi degli attuali fenomeni migratori e delle connesse questioni economico-sociali, giuridiche e politiche è opportuno richiamare alcuni aspetti di ordine storico e di approccio di indagine che consentano di ricostruire una unità di lettura dei fenomeni migratori in quanto effetti – e allo stesso tempo concause – dei mutamenti strutturali che li producono e che li alimentano. Continua a leggere

La sinistra ridotta a pensiero unico delle élites

di Carlo Freccero

Populismo. Sono stupefatto di vedere che il buonismo di sinistra si limita all’accoglienza ma non si pone mai il problema delle cause. Perché ci sono oggi tanti migranti? Perché siriani e libici che fino all’intervento dell’Occidente godevano di un tenore di vita elevato, sono oggi profughi in terra straniera? Continua a leggere

Cas Mudde: come si fa opposizione al tempo del polulismo

di Alexander Ricci

Nel suo ultimo editoriale per il The Guardian, Cas Mudde, uno scienziato politico olandese, considerato uno dei massimi esperti del fenomeno populista, prende posizione in merito al dibattito contemporaneo sul tema. Ed è rilevante anche per il caso italiano. Continua a leggere

«SOVRANITA’» DA BRUXELLES, NON DA WASHINGTON.

di Manlio Dinucci

Steve Bannon – ex stratega di Donald Trump, teorico del nazional-populismo – ha espresso il suo entusiastico sostegno all’alleanza Lega-Movimento 5 Stelle per «il governo del cambiamemto». In una intervista (Sky TG24, 26 maggio) ha dichiarato: «La questione fondamentale, in Italia a marzo, è stata la questione della sovranità. Il risultato delle elezioni è stato quello di vedere questi italiani che volevano riprendersi la sovranità, il controllo sul loro paese. Basta con queste regole che arrivano da Bruxelles».

Non dice però «basta con queste regole che arrivano da Washington».  Continua a leggere

Cosa c’è dietro l’immigrazione di massa. Cause, interessi occulti e terribili conseguenze: il parere di Ilaria Bifarini, “bocconiana redenta”.

di Federico Cienci

Negli ultimi anni l’opinione pubblica europea ha imparato a conoscere e in qualche modo a metabolizzare il fenomeno dell’immigrazione di massa. Frotte di uomini, donne e bambini assiepano scomodi barconi che salpano il mar Mediterraneo fin quando non vengono raggiunti dalle imbarcazioni delle ormai arcinote ong, le quali si assumono il compito di traghettare i migranti sulle coste settentrionali. È questo solo l’ultimo stadio di un processo che inizia nei Paesi d’origine degli immigrati, ma che affonda le radici nei meccanismi finanziari che regolano l’economia globale.

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Quei trattati immodificabili che creano squilibri. Un “piano B” serve a tutti.

di Claudio Conti

Non è facile capire come funziona il nostro angolo di mondo ascoltando i telegiornali o dando retta alla triade Repubblica-Corriere-Stampa. Da queste fonti, infatti, “l’Europa” viene descritta come il paradiso delle virtù e il nostro paese come la sentina di tutti i vizi; solo dosi a salire di austerità e sacrifici potrebbero correggere un “carattere nazionale” davvero scadente.

Sui vizi italiani si può facilmente concordare – e qui cascano di solito molti asini “di sinistra” – ma l’Unione Europea (una costruzione tecnoburocratica strutturata da trattati non modificabili, se non all’unanimità) è ben lontana dall’essere una casa di vetro.

Per capirne di più bisogna provare a leggere fonti diverse, che diano conto di quel che matura dentro l’establishment tedesco (il vero e unico “motore” della Ue) e soprattutto di quale sia la situazione economica complessiva, con tutte le distorsioni che da qui non si vedono e che i media mainstream si guardano bene dall’illuminare. Continua a leggere

Il pianeta dei naufraghi

di Marco Revelli

Come tutti i momenti periodizzanti della storia, quelli che segnano i punti di svolta nelle vicende individuali dentro le vicende collettive – come l’8 settembre del ’43, ad esempio – anche questo primo di giugno ci mette nudi di fronte ai nostri fallimenti. E alle nostre responsabilità.
Il “nostro mondo” è caduto. Aggregazioni collettive, figure istituzionali, linguaggi, culture politiche e civili, persino i canoni elementari della logica giacciono a terra in pezzi. Spazzata via, polverizzata la possibile opposizione che un tempo si sarebbe definita “di sinistra” (il Pd patetico spettatore del proprio naufragio, LeU cancellata nelle sue ragioni d’esistere, Pap frammento gettato nel vento) e gli stessi mondi vitali che un tempo si sarebbero chiamati di resistenza morale, frastornati e divisi, compagni irriconoscibili ai compagni, amici incomunicabili con gli amici… Continua a leggere

L’Unione Europea non può essere democratizzata

di 

Stabilire il momento in cui il processo di integrazione europea si è volto al peggio non è compito facile. È una difficoltà dovuta al fatto che gli aspetti più nefasti (da una prospettiva progressista) di questo processo sono il risultato di decisioni apparentemente non nefaste prese nei decenni precedenti. Per semplicità, comunque, possiamo fissare il momento di svolta dell’Europa verso il neoliberismo intorno alla metà degli anni ‘70, quando il regime cosiddetto “keynesiano”, adottato in occidente dopo la seconda guerra mondiale, entrò in una crisi conclamata.  Continua a leggere

L’Italia è l’emblema della crisi europea, come la Grecia nel 2015

di Alexander Ricci

Questa settimana hanno destato scalpore le parole del Commissario europeo, Günther Oettinger, in merito alla crisi costituzionale in atto in Italia. È veramente triste constatare come si sia creato tanto baccano per “nulla”. Chiunque può constatare quanto le parole del Commissario siano state travisate, prima di tutto, dal giornalista che ha condotto l’intervista e, successivamente, dai media, che hanno fatto dell’intervento un vero e proprio affare diplomatico. Continua a leggere

La Via Yankee al Sovranismo

di Riccardo Paccosi

Le ambivalenze della emergente prospettiva sovranista analizzate relativamente al caso italiano.
Un contributo da leggere con attenzione.

Ho iniziato a parlare dell’esistenza di una Via Yankee al Sovranismo, più o meno da quando ho iniziato a identificarmi, da un punto di vista marxista, con tale categoria politica. Dunque, intorno al 2012.
Infatti, dall’avvento dell’austerity del Governo Monti nel 2011, si è immediatamente palesato che, a fronte della rigidità tedesca che indirizzava le posizioni dell’Unione Europea imponendo politiche di macelleria sociale a Grecia e Italia, da parte degli Stati Uniti vi era un atteggiamento decisamente più elastico nei confronti della spesa pubblica e del bilancio statale. La troika che impartiva ordine ai governi euro-mediterranei, in altre parole, risultava essere composta dal “poliziotto buono” FMI e dal “poliziotto cattivo” Commissione Europea. Continua a leggere

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5 Maggio 2018: 200° KARL MARX

Karl Marx

I dieci giorni che sconvolsero il mondo

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