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Merkel in caduta libera

di Tonino D’Orazio

L’attacco principale viene da Trump. Spezzare la Germania significa spezzare l’Europa, concorrente commerciale di prima grandezza.

Il governo tedesco non è più quello di due anni fa. Le elezioni sono state perse, sia dalla Merkel (Cristiano democratici) sia da Schulz (Psd) e le due debolezze, oltre ad aver acutizzato le differenze appena appianate ma con sei mesi di trattative, hanno creato non una grande koalition ma una grande debolezza. Punto critico: l’immigrazione e quindi la crescita del partito di estrema destra. Anche la Merkel aveva strumentalizzato ideologicamente la sofferenza migratoria, soprattutto con il piccolo Aylan annegato e riverso sulla sabbia, piccolo cadavere sballottato dalle onde. Visione d’orrore e grande emozione indotta. Propaganda organizzata per l’accoglienza di “un milione” di arrivi, selezionando i siriani utili. In qualche mese. Ingestibile, anche per la riconosciuta organizzazione teutonica. Una sconfitta pesante, soprattutto se si “accoglie” male, sia per chi arriva sia per chi già c’è. Si creano condizioni di rigetto, di cattiveria, di xenofobia e razzismi vari. L’apertura, la tolleranza e la mano tesa, spinta troppo in là delle possibilità, provoca l’inverso di ciò che è espresso dalla propaganda ufficiale. Non è un’opinione è drammaticamente un fatto. E se qualcuno pensa che l’accoglienza dei migranti in Europa proceda bene si sbaglia. Procede male, anzi molto male. E’ semplicemente troppo, in poco tempo, con pochi mezzi e forse troppo tardi nella storia. Continua a leggere

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Il costo (in denaro) della violenza

di Alessio Fraticcioli

Guerra e violenza non costano solo vite, hanno anche un impatto economico: la spesa globale bruciata dai conflitti nel 2017 è stata di 14,8 trilioni di dollari

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Tutto il mondo parla di Italia ed Eurozona, tranne noi. Il dibattito tra Stiglitz, Fratzscher e gli altri economisti

di Alexander Ricci

In queste settimane ad appannaggio della questione “migranti” e delle diatribe tra Salvini e gli altri leader europei, il tema della stabilità dell’Eurozona alla luce del voto italiano continua ad alimentare un dibattito che, nel nostro Paese, rimane clamorosamente sotto traccia.

Su Project Syndicate, il premio nobel per l’Economia e professore della Columbia University di New York, Joseph Stiglitz, è tornato a parlare del tema. Per il guru della scienza triste il voto euroscettico del Belpaese non dovrebbe sorprendere nessuno: si tratta dell’ennesima «reazione prevedibile a una struttura dell’eurozona mal disegnata, nella quale, la potenza dominante Germania, impedisce le necessarie riforme». Per Stiglitz, il problema non è l’assenza di idee – Macron è visto come portarore di una «chiara visione» per l’Europa -, bensì il freno rappresentato da Angela Merkel. Continua a leggere

Se la Sinistra fa la Destra, la Destra prima o poi arriva…

di Luciano Li Causi 

Vent’anni fa la crisi che avrebbe squassato l’Europa, a partire dal 2008, era ancora imprevista e lontana; in Europa governavano quasi ovunque partiti e coalizioni che avevano una chiara impronta socialista e socialdemocratica. In Italia c’era l’Ulivo, fondato da Romano Prodi, una compagine di centrosinistra che per la prima volta nella storia repubblicana aveva portato al governo del Paese gli eredi del Partito Comunista Italiano.  Continua a leggere

Crisi istituzionale e politica italiana: l’ordine dei conti e l’ordine delle cose. La posizione del Vaticano.

di Antonio De Lellis

La questione del debito e del potere della finanza globale deregolata assume un significato particolarmente chiaro nel quadro politico ed economico-finanziario delineatosi in questo periodo convulso che va sotto il nome di Crisi istituzionale. Mattarella ha sancito, con il suo discorso pubblico del 27 maggio, la fine dello stato di diritto e l’ingresso ufficiale nello stato di mercato. Una post democrazia che solitamente diviene sostantivo senza una chiara ed univoca definizione e che oggi assume una valenza più chiara: le Costituzioni  non avevano previsto un tale strapotere che oggi prevale sullo stato di diritto e siamo entrati nella post democrazia finanziaria. Stiamo valutando perciò fatti storici che richiedono un senso di gravità che oltrepassa la cronaca. Continua a leggere

Da una finestra di Harlem

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di Enzo Soderini (New York)

Nel mezzo del cammin della mia vita mi sono ritrovato nel cuore di Harlem. Ecco, forse con questa cenno dantesco penso di iniziare a guardare il mondo da una finestra immaginaria che è locata nella 125 st e Malcom x nel cuore di Harlem. Un centro dove si è sviluppata la cultura  Americana  le cui attività hanno dato alla storia degli USA un particolare interesse  producendo l’arte musicale che s’ispirava alle orribili condizioni della schiavitu’. Continua a leggere

Vandana Shiva: La globalizzazione è diventata una guerra contro la natura e contro i poveri

di Vandana Shiva

Sono stata di recente a Bhatinda in Punjab per via di una epidemia di suicidi tra i contadini. Il Punjab è sempre stata tra le regioni agricole più fiorenti dell’India. Oggi i contadini sono indebitati e disperati. Ampie distese di territorio sono diventate desertiche. E, come fa notare un vecchio contadino, persino gli alberi hanno smesso di dare frutti perché l’eccessivo uso di insetticidi ha eliminato gli impollinatori – api e farfalle. Continua a leggere

Yemen: Schiaffo all’Onu. Sauditi e Emirati attaccano la città portuale di Hodeidah

Non è valso a nulla il negoziato d’urgenza delle Nazioni Unite per evitare l’operazione sul porto della città, da cui entra il 70% degli aiuti umanitari alla popolazione: 250mila persone rischiano la vita, 500mila lo sfollamento. Ma per Riyadh è il punto di svolta della guerra Continua a leggere

Pillole economiche dal mondo (9)

di Tonino D’Orazio

1230 treni merci sono partiti per l’Europa, dal 2016, dalla capitale cinese della regione autonoma del Xinjiang, Urumqi. Solo quest’anno ne sono già partiti 384, in aumento del 92%. Sono treni merci con più di 50 vagoni e stanno già creando problemi al trasporto marittimo da e per l’Europa poiché liberano grandi quantità di merci sulle linee marittime. E’ già iniziato, via ferrovia, il progetto della “Nuova via della Seta”, con conseguenze reali per la politica d’indipendenza cinese visto che passando su terra, ferrovia e … Russia si copre da un eventuale blocco americano. L’Europa è il più grande mercato per la Cina. Ad oggi, il centro trasporti di Urumqi ha inaugurato ferrovie per 24 grandi città di 17 paesi d’Europa e Asia centrale. (Agenzia Xinhua) Continua a leggere

LA CASA COMUNE EUROPEA É IN FIAMME

di Vittorio Stano (Hannover)

La crisi attuale dell´Unione Europea é ben piú grave delle precedenti difficoltá attraversate dall´Eurozona. Dopo il default della Grecia e l´avvitarsi della crisi economica e politica nel Belpaese, i nostri denigratori ci additano come quelli che, fallito il Berlin consensus  potrebbero far saltare il banco. Continua a leggere

Le multinazionali chiedono 35 miliardi agli Stati grazie alla Carta dell’Energia

di Francesco Verdolino

ROMA, 13 giugno 2018 – L’associazione Fairwatch, nell’ambito della Campagna Stop TTIP/Stop CETA, lancia oggi in Italia il rapporto “Un trattato solo per governare tutto. L’espansione del trattato Carta dell’Energia rafforza le multinazionali nell’ostacolare la transizione verso un’energia pulita”, (curato da Corporate Europe Observatory e Transnational Institute), che rivela le gravi disfunzioni del Trattato sulla Carta dell’Energia (Energy Charter Treaty – ECT). Continua a leggere

IMMIGRAZIONE, EMIGRAZIONE, COOPERAZIONE

di Rodolfo Ricci

Nell’analisi degli attuali fenomeni migratori e delle connesse questioni economico-sociali, giuridiche e politiche è opportuno richiamare alcuni aspetti di ordine storico e di approccio di indagine che consentano di ricostruire una unità di lettura dei fenomeni migratori in quanto effetti – e allo stesso tempo concause – dei mutamenti strutturali che li producono e che li alimentano. Continua a leggere

Cas Mudde: come si fa opposizione al tempo del polulismo

di Alexander Ricci

Nel suo ultimo editoriale per il The Guardian, Cas Mudde, uno scienziato politico olandese, considerato uno dei massimi esperti del fenomeno populista, prende posizione in merito al dibattito contemporaneo sul tema. Ed è rilevante anche per il caso italiano. Continua a leggere

Pillole economiche dal mondo (8)

di Tonino D’Orazio

La Russia abolisce l’Iva del 20% sull’acquisto di oro. Questo per incitare i cittadini russi, ancora dolorosamente sconvolti dal periodo di dissoluzione dell’ex URSS, ad acquistare o conservare oro invece di dollari statunitensi. Per mettersi al riparo di procedimenti giuridici della Giustizia americana, quando si utilizzano dollari per fini non autorizzati dagli Usa, l’unica soluzione è quella di non possederne. E’ un modo, da parte degli Usa, di sanzionare chi commercia con un paese che hanno messo sotto embargo. Putin vuol fare dei russi un popolo che detenga oro come strategia monetaria ed economica per rendere più autonoma e indipendente la Russia. Il ministero delle finanze ritiene che questa misura inciterà la popolazione a rinunciare progressivamente all’acquisto di dollari (gran parte al nero) come moneta rifugio e spostare i risparmi su valori più sicuri e alternativi, quale l’oro. Ovviamente non in lingotti ma almeno in monete. Continua a leggere

«SOVRANITA’» DA BRUXELLES, NON DA WASHINGTON.

di Manlio Dinucci

Steve Bannon – ex stratega di Donald Trump, teorico del nazional-populismo – ha espresso il suo entusiastico sostegno all’alleanza Lega-Movimento 5 Stelle per «il governo del cambiamemto». In una intervista (Sky TG24, 26 maggio) ha dichiarato: «La questione fondamentale, in Italia a marzo, è stata la questione della sovranità. Il risultato delle elezioni è stato quello di vedere questi italiani che volevano riprendersi la sovranità, il controllo sul loro paese. Basta con queste regole che arrivano da Bruxelles».

Non dice però «basta con queste regole che arrivano da Washington».  Continua a leggere

Cosa c’è dietro l’immigrazione di massa. Cause, interessi occulti e terribili conseguenze: il parere di Ilaria Bifarini, “bocconiana redenta”.

di Federico Cienci

Negli ultimi anni l’opinione pubblica europea ha imparato a conoscere e in qualche modo a metabolizzare il fenomeno dell’immigrazione di massa. Frotte di uomini, donne e bambini assiepano scomodi barconi che salpano il mar Mediterraneo fin quando non vengono raggiunti dalle imbarcazioni delle ormai arcinote ong, le quali si assumono il compito di traghettare i migranti sulle coste settentrionali. È questo solo l’ultimo stadio di un processo che inizia nei Paesi d’origine degli immigrati, ma che affonda le radici nei meccanismi finanziari che regolano l’economia globale.

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Quei trattati immodificabili che creano squilibri. Un “piano B” serve a tutti.

di Claudio Conti

Non è facile capire come funziona il nostro angolo di mondo ascoltando i telegiornali o dando retta alla triade Repubblica-Corriere-Stampa. Da queste fonti, infatti, “l’Europa” viene descritta come il paradiso delle virtù e il nostro paese come la sentina di tutti i vizi; solo dosi a salire di austerità e sacrifici potrebbero correggere un “carattere nazionale” davvero scadente.

Sui vizi italiani si può facilmente concordare – e qui cascano di solito molti asini “di sinistra” – ma l’Unione Europea (una costruzione tecnoburocratica strutturata da trattati non modificabili, se non all’unanimità) è ben lontana dall’essere una casa di vetro.

Per capirne di più bisogna provare a leggere fonti diverse, che diano conto di quel che matura dentro l’establishment tedesco (il vero e unico “motore” della Ue) e soprattutto di quale sia la situazione economica complessiva, con tutte le distorsioni che da qui non si vedono e che i media mainstream si guardano bene dall’illuminare. Continua a leggere

La Colombia nella NATO. Novità inquietante per l’America Latina.

Mercoledì 29 maggio verso le 17 è apparso sul Web questo comunicato del Foro di Comunicazioni per l’integrazione della Nostra America che annuncia l’ingresso della Colombia nella Nato in qualità di “Partner globale”. Uno status simile a quello di associato esterno che la Colombia si appresta a condividere insieme ad altri alleati strategici degli Stati Uniti quali Afghanistan, Australia, Iraq, Giappone, Corea del Sud, Mongolia, Nuova Zelanda  e Pakistan. Una notizie che solleva molte perplessità alla luce del rinnovato interesse dell’amministrazione Trump verso il tradizionale “cortile di casa” e che getta un’ombra inquietante sul futuro dell’intero sub-continente: l’ingresso nell’Alleanza atlantica della Colombia costituisce infatti una clamorosa rottura con la proclamazione dell’America Latina come zona di pace, decisa nel 2014 all’Avana dal II Vertice della Celac, la Comunità degli Stati latinoamericani e caraibici. Continua a leggere

Pillole economiche dal mondo (7)

di Tonino D’Orazio.

Un concorrente per Boeing e Airbus. Indicando la Cina come paese “nemico” gli statunitensi spingono Pechino nelle braccia della Russia. Prima o poi succederà quel che deve succedere e si creeranno nuove alleanze, sia militari che economiche. E’ il caso del nuovo progetto cinese-russo di costruzione di un aereo che sicuramente “ucciderà” Airbus e Boeing, perché i Russi e i Cinesi sapranno produrlo altrettanto bene e sicuramente meno caro degli altri due. Il 27 aprile la decisione è stata presa a Shanghai congiuntamente nella China-Russia Commercial Aircraft International Corporation (CRAIC), una co-impresa tra Comac (Commercial Aircraft Corporation of China) e la Compagnia aeronautica russa unificata. Si tratta di un aereo di linea bimotore che potrà trasportare da 250 a 300 passeggeri già nel 2025. Continua a leggere

L’ideale europeo di mobilità del lavoro: una guerra tra poveri su scala europea

L’ultimo studio dell’Eurostat sulla mobilità del lavoro in Europa lancia l’allarme: nonostante la fame generata dalla crisi e le umiliazioni inflitte da disoccupazione e precarietà, i senza lavoro italiani sono restii ad abbandonare il loro Paese per trovare un’occupazione all’estero. Solo 7 disoccupati su 100 si dicono disponibili a lasciare l’Italia per cercare lavoro in un altro paese europeo. Il dato preoccupa le istituzioni comunitarie per un motivo preciso: l’Europa che hanno in mente è un enorme mercato, ed il lavoro deve comportarsi come tutte le altre merci, spostandosi lì dove ne emerge il bisogno. Continua a leggere

23-26 maggio 2019: ci sarà ancora la Ue?

di Roberto Musacchio

In Italia sarà domenica 26 maggio 2019. Ma si comincerà a votare per il nuovo Parlamento Europeo dal 23. Così ha proposto il Consiglio Europeo e così ha ratificato l’aula di Strasburgo.

Un’aula, quella che si riunisce tra Bruxelles e Strasburgo, che dopo potrebbe essere del tutto irriconoscibile rispetto a quella di oggi.

Le varie elezioni nazionali hanno messo in mostra una destrutturazione dei vecchi sistemi politici. E ora i pezzi del puzzle potrebbero ricomporsi a livello europeo in una forma del tutto nuova, mai vista.

Di sicuro non ci saranno gli Inglesi e questo peserà molto a danno dei socialisti e metterà in crisi il gruppo riformisti conservatori alimentato dai tories.

Il ciclone Macron proverà a fare come in Francia spazzando via ciò che c’era mettendo “en marche” anche l’Europa. In realtà in Francia Macron ha anche molto riciclato il vecchio e probabilmente si appresta a farlo anche in Europa con l’ambizione di scalare le posizioni della classifica dei gruppi. Altro colpo per i socialisti. Problemi anche per verdi e liberali. “Opportunità” e dover scegliere per Pd e cinquestelle.

I Paesi di Visegrad, l’alleanza di destra che viene dall’Est, proveranno anche loro a contare molto di più. Se si guarda a voti come quello della Repubblica Ceca con un miliardario comunicatore arrivato primo e capace di smontare i vecchi partiti si può pensare che anche quest’area mixera’ vecchio e nuovo.

Il Nord Europa è anch’esso scosso da venti come si è visto col voto olandese anche se mostra maggiore stabilità sia pure assai euro scettica.

La Germania arriverà, forse, con una grande coalizione diventata piccola. Con la destra dell’Afd che minaccia di superare l’Spd in crisi verticale. Con un dibattito sull’uscita dall’Euro alimentato da destra. Cercherà di rimanere il perno della “instabile stabilità” di questi anni ma ora il pendolo sta sulla instabilità.

Dal Sud arriva la Grecia di Tsipras che ancora tiene il timone nonostante le tempeste. Il Portogallo di un buon, e unico, governo socialista appoggiato dalle sinistre. E la Spagna del conflitto catalano che Rajoy “usa” per coprire gli scandali e la crisi del sistema politico mai veramente liberato dal franchismo.

La “governance” del pilota automatico ha “tirato a campare” che, come diceva Andreotti, è meglio di tirare le cuoia. Contando sulla “forza” di un impianto che appare arcigno.

È quello dell’Europa reale, della UE dei trattati liberisti, delle pratiche ademocratiche, della austerità. Che pendola tra Troika e intergovernativismo. In questi anni ha provato a proporre una autoriforma del tutto in continuita’, con i vari documenti dei vari Presidenti, e sempre intorno a logiche quali il ministro delle finanze europeo super gestore della austerità.

Ma il vero cambiamento sarà affidato ai rapporti di forza. Se le campagne elettorali saranno probabilmente impostate sullo “scontro” “europeisti” contro “sovranisti” si può ragionevolmente pensare che invece il nuovo asse di comando potrebbe essere realizzato tra le due destre.

Quella liberista e quella sovranista. Terreno di compromesso la geopolitica e la guerra ai migranti. La geopolitica che chiede alla UE di far fronte alla fase della “globalizzazione nazionalista” messa in scena da Trump, da Putin, da Erdogan e compagnia bella. La UE diventerebbe una super nazione tra le altre.

Certo questa strada ha molte contraddizioni interne a partire dalla Brexit e dall’odio amore Germania Francia. Ma Macron, se si guarda alla sostanza, persegue questa ipotesi.

Su cui si può ben incontrare, per stare all’Italia per come è uscita dal 4 marzo, con Di Maio ma in fondo anche con Salvini.

Appunto, l’Italia. Come ci arriverera’ a questo appuntamento? In realtà la questione Europa pesa già nella formazione del nuovo governo. Ma le elezioni saranno in una fase già nuova

Sarà bene cominciare a pensarci. Nelle ultime elezioni europee la sinistra ha proposto la novità di una lista che chiamava direttamente alla battaglia per liberare l’Europa. Purtroppo questa battaglia, fondativa di una nuova fase storica, non ha fatto passi in avanti. Ne’ come lotte. Ne’ come mobilitazione intellettuale.

Ma resta fondamentale. Le sinistre radicali europee nel crollo socialista sono un punto di tenuta. Ma l’aspirazione a liberare l’Europa deve avere un nuovo slancio. Centrali sono due temi. Il ricostruire la democrazia che questa UE nega. Il secondo è il rapporto con i migranti come questione chiave del capitalismo e della civiltà contemporanei.

Per muoversi in questa direzione è evidente che occorre una rottura dell’attuale costruzione. L’Europa che serve non è la UE ma una nuova comunità democratica tutta da conquistare.

Democrazia e informazione

di Tonino D’Orazio

Siamo in democrazia? Siamo in regime? Siamo in un nuovo tipo di dittatura formale? No, possiamo parlare. Il problema nasce se siamo in molti, troppi, a parlare o sparlare. Così pensano gran parte dei giornalisti occidentali. Sono preoccupati dalle cosiddette fake news, false notizie, eccetto se partono da loro, in coro, a sostegno del blocco sociale dominante e la voce e gli interessi del padrone. Perché tutti i giornali sono padronali. Anzi in questo caso le reti televisive proprietarie, sia private sia pubbliche-politicizzate, sono da esempio. Continua a leggere

Dare voce agli oppressi è possibile. Riflessioni fuori dal coro con Fulvio Grimaldi

DISINFORMAZIONE, STATI ELIMINATI, EMIGRAZIONI E STRUMENTALIZZAZIONI: Un rappresentante dell’Islam scita intervista Fulvio Grimaldi

Dare voce agli oppressi è possibile. Riflessioni fuori dal coro con Fulvio Grimaldi

 di Hamza Biondo

Raccontare la realtà è il suo mestiere, lo fa da quando aveva vent’anni, ha iniziato scrivendo sul taccuino con la biro, adesso usa la cinepresa e il computer, ma la passione è la stessa. Fulvio Grimaldi ha girato il mondo, presente nei luoghi e momenti cruciali, per documentare le crisi e raccontare storie di uomini, ingiustizie, speranze. Il mestiere di reporter imparato sul campo, lontano dai comodi alberghi per giornalisti embedded e senza dipendere troppo dai comodi escamotages offerti dalla tecnica. Una professione maledetta, in via di estinzione, Grimaldi ha difeso la necessità morale di “andare sul posto”. Continua a leggere

Sulla situazione in Nicaragua

Sulle preoccupanti vicende che hanno interessato il Nicaragua in questi ultimi giorni stanno circolando ricostruzioni e prese di posizioni contrastanti che indubbiamente non hanno contribuito a far comprendere i fatti che hanno scosso il paese.
Nel tentativo di sottrarsi ad interpretazioni ideologiche e a schemi  geopolitici preconcetti abbiamo preso in considerazione le informazioni dirette e le ricostruzioni provenienti dall’Associazione Italia-Nicaragua delle quali non nutriamo dubbi sulla loro veridicità per due motivi: Continua a leggere

Pillole dal mondo (6)

di Tonino D’Orazio

Rinforzare le banche con i soldi dello stato non serve. (Agenzia Reuters 23/04/2018). “La Banca Centrale Europea (BCE) a preso in considerazione la proposta di rinunciare a imporre regole che avrebbero obbligato le banche a costituire riserve supplementari per coprire lo stock dei prestiti non rimborsati, visto le reazioni negative suscitate da questa iniziativa, ma che comunque nulla era ancora stato deciso”. Continua a leggere

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