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Scienza e Tecnologia

Questa categoria contiene 60 articoli

Circa Ada Colau, “Agenda Urbana e neomunicipalismo”

di Alessandro Visalli

L’alcaldesa di Barcellona, Ada Colau, è certamente una star, ed è portatrice di una linea politica di successo nella grande e cosmopolita città metropolitana di Barcellona. Questa linea unisce creativamente assi portanti di lungo periodo nella politica del ayuntamiento catalano, come il conflitto con lo Stato centrale madrilista per l’attrazione -o la rivendicazione- di capitali pubblici, con temi consolidati della sinistra ‘radicale’ internazionale, come il carattere progressivo della modernizzazione e per essa dei centri “avanzati” nel capitalismo immateriale, in transizione verso la logica dei “commons”. Il secondo è un grande tema, con immenso portato di riflessioni, alcune di grande valore, verso il quale non intendo proporre una sommaria liquidazione, ma che appare in qualche modo confutato dagli eventi (la modernizzazione non ha portato avanzamento e le classi creative non hanno preso il comando del capitale, casomai è avvenuto il contrario). Continua a leggere

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Assange / Ecuador: Il tradimento di Lenin Moreno

di Andrea Puccio (da Cuba)

Il Presidente ecuadoriano Lenin Moreno ha revocato il diritto di asilo politico al giornalista Julian Assange che dal 2012 risiedeva presso l’ambasciata dell’Ecuador a Londra. Questo gravissimo atto che viola tutte le regole del diritto internazionale perché non è stata fatta nessuna indagine ha permesso alla polizia, con il consenso del governo di Moreno, di entrare nell’ambasciata e arrestare Assange. Il fatto è grave perché anche revocando l’asilo politi ad un cittadino che gode della protezione di quel paese la polizia non può entrare in un’ambasciata per arrestare una persona, l’ambasciata è riconosciuta territorio della nazione e la polizia non ha giurisdizione. Per procedere all’arresto occorre il consenso del personale diplomatico, evidentemente ricevuto dal governo ecuadoriano visto che Assange è stato condotto fuori dall’ambasciata e montato sul furgone della polizia con la forza spingendolo e strattonandolo. Il governo ha invece cercato di far ingoiare la pillola dicendo che sarebbe uscito volontariamente. Continua a leggere

Cambiamento climatico: perché tutto può collassare.

di Max Strata 

La chimica-fisica dell’atmosfera funziona come un sistema complesso e diversamente non potrebbe essere all’interno delle complesse dinamiche che determinano il comportamento delle componenti fondamentali della vita su questo pianeta.

L’aumento della temperatura dovuto al riscaldamento prodotto dai gas serra rilasciati dalle attività umane, in questo periodo storico ha effetti che si manifestano soprattutto alle alte latitudini e che nell’emisfero nord si esprimono provocando il disgelo dei ghiaccio marino e del suolo ghiacciato (il permafrost). Per quanto riguarda il permafrost, l’aumento della temperatura è in grado di mobilizzare gli idrati di metano (1) che vi sono contenuti. Continua a leggere

Greta Thunberg: la posta egemonica e lo scontro per il mondo.

di Alessandro Visalli

In fondo è una storia come tante altre, banale. Una ragazzina di quindici anni che prende una idea semplice, in bianco e nero, e la sposa con l’entusiasmo dei suoi anni. Nasce in una famiglia di professionisti dello spettacolo (una cantante ed un attore) e traduce questa idea in performance. Queste performance, nativamente preordinate nel codice della società dello spettacolo, sono utilizzate da un sistema dei media sempre alla ricerca di eventi-mondo per costruire un prodotto efficace. Questo efficace prodotto viene ripreso e rilanciato, per i più diversi scopi, dalle più diverse forze ed organizzazioni. Continua a leggere

SE NON ORA QUANDO? Restano solo 11 anni: la lezione di Greta e il limite da non oltrepassare.

di Max Strata

Iniziamo dai numeri. Secondo i recenti calcoli effettuati dagli scienziati delle Nazioni Unite, la quantità di gas serra che possiamo ancora immettere in atmosfera per rispettare l’obiettivo degli accordi internazionali di Parigi, ovvero restare entro i 2°c di riscaldamento globale rispetto all’inizio dell’era industriale, verrà superata tra 11 anni. Continua a leggere

MANIFESTO PER LA SOVRANITÀ COSTITUZIONALE

MANIFESTO PER LA SOVRANITÀ COSTITUZIONALE

1.  PREAMBOLO

Il più lungo e grave ciclo di crisi della storia del capitalismo dopo quello del 1929 ha messo in ginocchio le classi popolari e larghe fasce di classi medie delle economie mature. Un ciclo generato dalla guerra di classe dall’alto scatenata dalle élite politiche e finanziarie di Stati Uniti ed Europa, combattuta nell’Unione europea attraverso il mercato unico e l’euro. Il processo di globalizzazione e finanziarizzazione dell’economia, unitamente alle politiche di indebitamento pubblico e privato regolate dalle organizzazioni sovranazionali (Fmi, Banca mondiale, Ue), hanno alimentato e moltiplicato a dismisura disuguaglianze e ingiustizie, fattori di un ulteriore aggravamento delle divergenze e di un ulteriore giro di stagnazione. In questo contesto, l’Italia ha subito un radicale processo di deindustrializzazione e impoverimento dovuto anche alla vocazione alla rendita delle famiglie storiche del suo capitalismo. Per affrontare tale situazione, va preso atto che, contrariamente a quanto le sinistre riformiste o radicali hanno creduto in particolare dopo l’89, è impraticabile per profonde ragioni culturali, linguistiche e storiche la strada della sovranità democratica a livello europeo. Gli “Stati Uniti d’Europa” o la cosiddetta “democratizzazione dell’Unione europea” sono un miraggio conservativo di un ordine liberista fondato sulla svalutazione del lavoro e sullo svuotamento della democrazia costituzionale. L’unica strada per ridare valore sociale e politico al lavoro, è la rivitalizzazione della sovranità popolare e nazionale: significa puntare all’attuazione dei principi della Costituzione del 48 e il loro spirito solidaristico e orientamento socialista è essenziale per ricostruire sia le funzioni economiche e sociali dello Stato democratico, sia una rinnovata forma di economia mista. È questa la strada per rilanciare la nostra vocazione industriale, generare piena occupazione, governare il mercato e restituire ai cittadini, attraverso i partiti, il potere di incidere sull’indirizzo generale del Paese. Ciò che ci serve, dunque, è un autentico patriottismo costituzionale. Continua a leggere

Pillole economiche dal mondo (24)

di Tonino D’Orazio

Il segretario di Stato francese per la Transition Ecologique Brune Poirson è rimasta “scioccata” dal fatto che Amazon distrugge milioni di nuovi prodotti invenduti, dopo che un giornalista, assunto come magazziniere in uno dei magazzini di Amazon, ha filmato dei grandi contenitori pieni per la distruzione di oggetti di ogni genere: pannolini, macchine da caffè, televisori, giocattoli, ecc. Il giornalista ha anche svelato le clausole contenute nei contratti tra la piattaforma di Amazon (“market place“) e i fornitori di terze parti che ospita e memorizza i prodotti nei suoi magazzini. Questi accordi prevedono che in caso di beni invenduti, sia che i beni vengano restituiti, sia che vengano distrutti, anche nuovi. “L’emergenza climatica richiede di ridurre rapidamente i livelli di produzione”. (Alma Dufour, porta parola di “les Amis de la Terre“). Pensare che l’azione dei Gilets Jaunes era scaturita da una ecotassa di 10 centesimi a litro di prodotto energetico. Continua a leggere

Pillole economiche dal mondo (19/20)

di Tonino D’Orazio 

Caduta rovinosa del bitcoin. Ma questo bitcoin? Sembra più una religione che una moneta. Si crede sia illimitata. Si crede sia sicura. Si crede sia creata da Satoshi … che nessuno ha mai visto. Potrebbe essere chiunque, una banca, Bill Gates, la NSA (National Security of America) se non il KGB … Certamente, piazzare soldi su cose “inesistenti”, la cui tecnologia rimane ambigua per molti, le cui piattaforme si fanno regolarmente derubare dagli hackers, creata da una persona mai vista ma che tutti garantiscono che le transazioni sono anonime e non tracciabili ma ben registrate … bisogna fermarsi un attimo. Come tutte le speculazioni veloci, si può guadagnare molto come perdere tutto rapidamente. Il valore (comunque misurato in dollari per poterli scambiare da informale a formale) in poco più di tre mesi è passato da 6.200, una punta a 7.850 (prima settimana di settembre), ricaduta a 6.150 due giorni dopo; rimasto più o meno stabile ottobre e quindicina di novembre tra 6.200 e 6.600; ultimi giorni novembre è crollato prima a 5.500 poi a 4.500 due giorni dopo. L’anno scorso era a 19.873 USD. Non si capisce bene perché, ma è comprensibile la difficoltà di salire su questa giostra, o meglio, montagna russa. Anche perché prima o poi saranno i bitcoin emessi dagli stati o dalle grandi banche a fare legge. Tant’è che in Francia si potranno acquistare nei tabaccai dall’inizio di gennaio prossimo. Più preoccupante per la democrazia, infatti, è la messa in opera della tecnologia block-chain come infernale controllo del sistema sociale. È uno strumento messo in atto in un momento di grande analfabetismo tecnologico di più dell’80% dei cittadini nel mondo.

Black Friday, giornata nera perché vi si comperava schiavi con lo sconto. Famosa giornata nera annuale dove il totalitarismo mercantile ci chiede di spegnere il nostro cervello e fare affari d’oro, (che in verità li fanno altri), sapendo che ogni volta che comprate una cosa inutile regalate anche il 22% di IVA allo Stato. Trasformare il Black Friday in vera giornata nera per le grandi multinazionali che inquinano l’intero pianeta, distruggono l’ambiente, disprezzano gli aspetti sociali, delocalizzano, ricattano moralmente ecc.. è proprio un dovere. In Francia i “Gilets Jaunes”, oltre a bloccare molte strade se la sono presa anche con i supermercati Auchan. In fondo, se il popolo non ha più soldi, cessare di consumare e acquistare solo l’assoluto indispensabile, nutrimento e medicine, diventa rivoluzionario per un cambio reale di società. Inoltre, mantenere il proprio denaro liquido lo è parimente. Non per diffidare delle banche ma la Grecia ci avrà pure insegnato qualcosa.

Carlos Tavares, presidente di PSA (Peugeot), il primo e il solo, ha emesso pubblicamente alcuni propositi critici verso le automobili elettriche e il loro futuro. Secondo lui la transizione energetica potrebbe essere un’affabulazione. “Non vorrei che fra 30 anni scoprissimo qualcosa di meno bello di quello che sembri oggi, per esempio sull’ inquinamento del riciclaggio delle batterie, l’utilizzo e il consumo intensivo di materie rare del pianeta, le emissioni elettromagnetiche delle batterie in fase di ricarica e la salute”. Tavares non va contro corrente, infatti non polemizza con i Verdi, i più grandi e efficaci alleati degli industriali, o sull’energia pulita, ma invita a riflettere. Quando tutti pensano allo stesso modo significa che più nessuno pensa. Ma ciò implica anche una diversità di pensiero e di proposte oltre che di opinioni. Rilancia, tra l’altro, in aggiunta, che non vi sono studi sull’impatto e su ciò che significhi una mobilità generale cento per cento elettrica. Nel frattempo i governi, i tecnocrati e i politici dell’Unione europea si stanno prendendo una bella responsabilità scientifica sulla scelta della tecnologia, in assenza di una capacità collettiva di “pensare”. Per questo i suoi propositi sono interessanti in questo settore, dove ormai non si è più autorizzati a pensare. Il riscaldamento climatico non si discute. Le politiche ecologiche nemmeno. Quelle nucleari nemmeno. La transizione energetica necessaria, nemmeno. E la fiscalità sempre maggiore connesse a tutte queste tematiche … nemmeno. Se uno pensasse solo alla perdita delle accise sui carburanti …

Brexit. Per Junker vedere un paese che lascia l’Unione è una vera tragedia. Sembra un lapsus, ma aggiunge … “come per eventuali altri paesi d’altronde”. Pochi hanno ritenuto commentare questa terribile “uscita” di Junker. Sembra un triste avvenire per un’Europa odiata da popoli che non vi si riconoscono più. Un po’ come se la partenza della Gran Bretagna desse l’idea della fine dell’Unione così come la conosciamo.

La rivolta dei “Gilets jaunes” in Francia. “Non vogliamo aumenti salariali, vogliamo una diminuzione delle tasse e dei prezzi”. Un vero paradigma. Dice il ministro francese dei Conti Pubblici : “I Gilets jaunes sono un movimento un po’contradditorio che vuole una riduzione delle tasse e un migliore servizio pubblico”. In tutti i casi Macron ha perso perché l’impressione è che la sua politica sia contro il popolo e non per il suo bene. E’ un popolo che non ce la fa più. E’ lo scollamento vero di tutti i popoli d’Europa nei confronti dei loro governi e delle politiche economiche portate avanti soprattutto in questo decennio. Il popolo, (i popoli), non perdona più davanti a governi servili degli interessi privati (in questo caso, per i prezzi, anche dei supermercati) e dell’arricchimento di pochi sulla miseria crescente di molti. Non è sufficiente dire “sono fascisti” pensando di nascondere la realtà o facendo finta di vedere solo le “violenze” proposteci scientificamente dai mass media, e non decine di migliaia di cittadini che protestano pacificamente. I governi sanno che le marce pacifiche e testarde sono quelle più pericolose e difficili da “controllare”. Tutta la storia ce lo insegna, da Ghandi a Mandela, ecc… Anche in Francia finché non “degenerano”.

Quando l’America avanza l’Europa si ritira. Non è banale “l’uscita” di Macron su una difesa europea per proteggerci dalla Cina, dalla Russia e dagli Stati Uniti, non più tanto amici. Un esempio, la Total, teoricamente francese. “A causa delle sanzioni americane il gruppo petrolifero pubblico cinese CNPC rimpiazzerà, come previsto, la francese Total nel progetto del gas del South Pars, in Iran. L’informazione ufficiale viene dal ministro iraniano del petrolio. Il gigante francese, presente negli Stati Uniti e avendo azionisti americani, non poteva rischiare di contravvenire alle sanzioni di Washington”. (Le Figaro). Lo sviluppo della fase 11 del South Pars attribuiva alla Total il 50,1 % del più grande deposito di gas al mondo e enormi benefici. E’ un caso emblematico che dimostra l’impotenza dello Stato francese, dell’Europa, ma anche di una grande impresa. I flussi finanziari e azionari sono talmente interconnessi che non vi sono alternative all’impotenza dell’azione pubblica. Abbiamo lasciato svilupparsi una mondializzazione tentacolare fino a farla diventare fuori controllo. In fondo anche la demondializzazione di Trump porta vantaggi solo agli americani.

La crescita dei salari è al livello più basso da 10 anni, lo dice l’OIL (Organizzazione Internazionale del lavoro) nella sua edizione 2018/2019 pubblicata lunedì 26 novembre. La crescita dei salari non è mai stata così bassa da almeno dieci anni. “Ben al di sotto dei livelli ante crisi finanziaria mondiale del 2008. Inoltre, le differenze salariali tra uomini e donne rimangono dappertutto a un livello inaccettabile, cioè almeno 20% in meno per le donne”. Le cause sono note: mondializzazione/delocalizzazione, informatizzazione/robotica, immigrazione (e non solo) concorrenziale nel mercato basso del lavoro. In fondo un mercato rimane sempre un mercato e retto dalla domanda e dall’offerta. Troppa offerta e assenza di lavoro significano salari bassi.

 

28 novembre 2018.


 

Pillole economiche dal mondo (20)

 

di Tonino D’Orazio

 

Il debito “pubblico” è privato! Del totale italiano, 2.300 miliardi, il 60 percento è il debito privato del settore non finanziario, mentre solo il 23 percento è rappresentato da un debito pubblico. Secondo una recente analisi la quota maggiore del debito pubblico – pari al 32% – è detenuta da istituti stranieri. Il 27% è nelle mani delle banche, il 19% è di proprietà di assicurazioni e fondi, mentre solamente il 6% è dei cittadini. La quota singola maggiore del debito pubblico è di Poste Italiane, (appena privatizzate!), che possiede ben 121 miliardi di titoli, troviamo poi Generali, che ne ha in mano ben 63 miliardi, e Unicredit, che detiene 47,2 miliardi di titoli. Il maggiore investitore straniero è invece la tedesca Allianz SE grazie a 24,8 miliardi, seguita dalla francese Axa Sa con 22,7 miliardi. “L’enorme entità del debito totale non può fornire di per sé sufficienti informazioni sulla sua sostenibilità. Né è possibile dedurre che il basso debito totale sia un segno di stabilità finanziaria. In effetti, è più probabile che un livello molto basso, o addirittura l’assenza di debito, implichi una completa mancanza di fiducia tale da escludere tutti gli agenti economici nazionali dai mercati internazionali del credito. Utilizzando questa misura più adatta, le graduatorie mondiali sono invertite: il Lussemburgo finisce al primo posto con un debito totale pari al 434% del PIL, quasi tutto composto da debito societario. Il debito del Giappone in bilico al 373 % è caratterizzato da un peso preponderante della componente pubblica (216%). L’alta incidenza del debito pubblico e privato colloca Francia, Spagna e Regno Unito tra le prime otto, mentre l’Italia appare solo al 9 ° posto, con un rapporto debito / PIL complessivamente equilibrato del 265% del PIL, a causa del basso numero di famiglie e imprese in debito che compensa l’impatto del debito pubblico corrente.” (Marcello Minenna. Consulente CGIL). Perché e per chi lo dico?

 

Avanti precipitosamente per l’Unione Monetaria dell’UE. Mario Draghi ha dichiarato alla Commissione per gli Affari Economici e Monetari che i prossimi mesi saranno “decisivi per intraprendere azioni concrete” per riformare l’unione monetaria prima delle elezioni europee del prossimo maggio. Secondo lui, sembra inquieto, è ora di agire velocemente, non si sa mai. Per Draghi, ci sono 3 priorità. – “Rafforzare il coordinamento politico“; – “Stabilire uno strumento fiscale per l’area dell’euro per assorbire gli shock economici“; – “Completare l’unione bancaria e un’ambiziosa Unione dei mercati dei capitali“. Ha anche insistito sul fatto che “i paesi con un debito elevato dovrebbero ridurlo“. (Però! Sembra proprio una novità).

 

Agricoltori americani. La guerra commerciale innescata da Donald Trump contro la Cina ha colpito gli agricoltori americani. Le tasse doganali hanno praticamente bloccato l’esportazione di semi di soia. Risultato: migliaia di aziende agricole sono sull’orlo della bancarotta. Anche perché quest’anno, gli Stati Uniti hanno dedicato a questo raccolto il doppio di terra del 2017, cioè 89,1 milioni di acri. Il fatto è che la soia, a differenza del grano o del mais, è difficile da conservare. Al minimo contatto con l’umidità, i semi si trasformano in un liquido ammuffito marrone. Un gran disastro perché i prezzi per lo stoccaggio delle sementi sono aumentati del 40% rispetto allo scorso anno. Gli agricoltori speravano di aumentare la quota già elevata di soia nelle esportazioni statunitensi, di cui rappresentano già circa il 60%. Ma a causa del conflitto la redditività degli agricoltori è poi diventata praticamente nulla e le consegne in Cina sono diminuite del 98%. Al mondo ci sono altri produttori felici di rimpiazzare gli americani: Brasile, Argentina e Russia. La diversificazione e la mondializzazione continua altrove. Tallone debole di Trump.

BUENOS AIRES, 1 dicembre –G20- (Agenzia Xinhua) – La Cina e gli Stati Uniti hanno raggiunto un accordo sulle questioni economiche e commerciali, accettando di evitare un’escalation restrittiva delle misure commerciali. Hanno deciso di evitare un’escalation cessando di aumentare le tariffe esistenti e di imporre tariffe aggiuntive su altri prodotti. Hanno convenuto di compiere sforzi immediati per risolvere questioni di interesse comune sulla base del rispetto reciproco, dell’uguaglianza, dei benefici reciproci e di riportare quanto prima relazioni bilaterali economiche e commerciali a livelli normali al fine di produrre risultati reciprocamente vantaggiosi. L’idea di Trump è piuttosto semplice. Un buon affare è un accordo che avvantaggia gli Stati Uniti o riequilibra le cose. Trump è un pragmatico, come tutti gli uomini d’affari americani che non sono ideologi. Conclusione? Meglio un buon affare con la Cina che i democratici saranno costretti a convalidare che una brutta guerra commerciale che i democratici non permetteranno a Trump di continuare facilmente. Il Congresso è in mano ai Democratici. Anche se non sufficiente sulle questioni commerciali, appannaggio quasi diretto del Presidente.

Sullo sfondo del continuo calo dei prezzi del petrolio, la Russia è tornata sul mercato finanziario per emettere obbligazioni in euro per un importo totale di un miliardo di euro. “Non siamo noi a lasciare il dollaro, è il dollaro che ci lascia”. Dopo una pausa di cinque anni, la Russia ha preso la decisione di prendere nuovamente un prestito in euro. Il Ministero delle Finanze ha annunciato di aver collocato un miliardo di Eurobond a sette anni al tasso del 3%. La Russia sta quindi tornando, (l’ultimo collocamento di obbligazioni in euro è stato nel 2013), al mercato delle obbligazioni finanziarie per la prima volta dall’istituzione delle sanzioni statunitensi dell’aprile 2018.  L’attuale debito estero russo è inferiore al 10% del PIL nazionale.

 

Crollo abbastanza drammatico dei prezzi del petrolio. E’ la contromossa di Trump contro la FED. Trump vuole un basso livello dei costi del petrolio per rilanciare l’economia e sa molto bene che un petrolio costoso con tassi d’interessi crescenti è il crash assicurato. Per controbilanciare la politica di rialzo dei tassi della Fed (nemica globalista Democratica), Trump ha imposto ai suoi grandi partner, (tipo Arabia Saudita), di abbassare i prezzi e, in un modo molto pragmatico, ha lasciato alcuni mesi ad alcuni paesi fidati (tra cui l’Italia) di poter per continuare ad acquistare il petrolio iraniano. Il mercato è ben fornito. Forse non sarà più il caso nel secondo trimestre del 2019. Le borse salgono, la speculazione dei benemeriti “investitori” anche.

 

Il Qatar (6 dic.) ha lasciato l’OPEC, in gran parte dominato dall’Arabia Saudita che solo pochi mesi fa aveva cercato di invadere il suo piccolo vicino per rubare il gas, con la “complicità” americana. Di conseguenza, il Qatar lascia l’OPEC e si sta gradualmente avvicinando alla Russia e all’Iran. Guardando la mappa del Golfo Persico, tra Qatar e Iran, ce n’è abbastanza per bloccare la principale via energetica dell’area. Il Qatar estrae solo 600.000 barili al giorno, che rappresenta un calo relativo della produzione globale. Le borse, pertanto, reagiscono poco a questa notizia. L’emirato, è uno dei più piccoli produttori dell’OPEC, ma il maggiore esportatore mondiale di gas naturale liquefatto (GLN). E’rimasto bloccato in una disputa diplomatica dal 2017 con l’Arabia Saudita e alcuni dei suoi vicini. Doha ha assicurato che la sua decisione non è stata motivata da considerazioni politiche. Ma il suo ministro per l’energia ha preso di mira Riyad, deplorando il fatto che il mercato del petrolio sia “controllato da un’organizzazione a conduzione nazionale“, senza nominarla direttamente.

 

6 dicembre 2018

Sinistra e globalizzazione

di Tonino D’Orazio

Non si può essere di sinistra se favorevoli alla mondializzazione. Il vero viso della globalizzazione è lo sfruttamento della Terra e del genere umano tramite l’indebitamento. Ciò che abbiamo di fronte sono innumerevoli paradossi e terribili contraddizioni. Troppe.

Da un lato vi sono i buoni sentimenti e le emozioni umane, ancora molte per fortuna. Dall’altro c’è la dura realtà mascherata se non passivamente condivisa. Una sinistra che non ha più nulla da dire, talmente litigiosa e irretita intellettualmente che perde man mano il suo “corpus” ideologico. Recita il Manifesto: “The courage to stand alone” (Il coraggio di stare soli). Ovviamente non è più sufficiente. Dimenticando che una nazione ha sempre bisogno di un contro-potere credibile e che un popolo ha sempre bisogno di speranza di cambiamento per tentare di affrancarsi da nuove schiavitù. Continua a leggere

“Se la gente sapesse che cos’è lo spread, scoppierebbe la violenza nelle strade”

Tre video da ri-vedere e ri-ascoltare con attenzione visto che siamo di nuovo alle prese con lo Spread. Risalgono al 2013, poco prima della morte di Nando Ioppolo, giurista e economista, che in modo comprensibile e chiaro illustra le caratteristiche del sistema ideologico neoliberista. Il Pensiero Unico del finanz-capitalismo. Da poco si era conclusa l’esperienza del governo Monti, il governo dei mercati. Continua a leggere

Liberali contro populisti, una contrapposizione ingannevole

di Serge Halimi e Pierre Rimbert (da Le Monde Diplomatique)

Le risposte alla crisi del 2008 hanno destabilizzato l’ordine politico e geopolitico. Le democrazie liberali, a lungo considerate la forma compiuta di governo, sono sulla difensiva. In opposizione alle «élites» urbane, le destre nazionaliste portano avanti una controrivoluzione culturale sul terreno dell’immigrazione e dei valori tradizionali. Ma hanno lo stesso progetto economico dei loro rivali. La mediatizzazione a oltranza di questa contrapposizione è fatta per costringere le popolazioni a scegliere fra uno di questi due mali. Continua a leggere

Vandana Shiva: La globalizzazione è diventata una guerra contro la natura e contro i poveri

di Vandana Shiva

Sono stata di recente a Bhatinda in Punjab per via di una epidemia di suicidi tra i contadini. Il Punjab è sempre stata tra le regioni agricole più fiorenti dell’India. Oggi i contadini sono indebitati e disperati. Ampie distese di territorio sono diventate desertiche. E, come fa notare un vecchio contadino, persino gli alberi hanno smesso di dare frutti perché l’eccessivo uso di insetticidi ha eliminato gli impollinatori – api e farfalle. Continua a leggere

Pillole economiche dal mondo (9)

di Tonino D’Orazio

1230 treni merci sono partiti per l’Europa, dal 2016, dalla capitale cinese della regione autonoma del Xinjiang, Urumqi. Solo quest’anno ne sono già partiti 384, in aumento del 92%. Sono treni merci con più di 50 vagoni e stanno già creando problemi al trasporto marittimo da e per l’Europa poiché liberano grandi quantità di merci sulle linee marittime. E’ già iniziato, via ferrovia, il progetto della “Nuova via della Seta”, con conseguenze reali per la politica d’indipendenza cinese visto che passando su terra, ferrovia e … Russia si copre da un eventuale blocco americano. L’Europa è il più grande mercato per la Cina. Ad oggi, il centro trasporti di Urumqi ha inaugurato ferrovie per 24 grandi città di 17 paesi d’Europa e Asia centrale. (Agenzia Xinhua) Continua a leggere

Pillole economiche dal mondo (7)

di Tonino D’Orazio.

Un concorrente per Boeing e Airbus. Indicando la Cina come paese “nemico” gli statunitensi spingono Pechino nelle braccia della Russia. Prima o poi succederà quel che deve succedere e si creeranno nuove alleanze, sia militari che economiche. E’ il caso del nuovo progetto cinese-russo di costruzione di un aereo che sicuramente “ucciderà” Airbus e Boeing, perché i Russi e i Cinesi sapranno produrlo altrettanto bene e sicuramente meno caro degli altri due. Il 27 aprile la decisione è stata presa a Shanghai congiuntamente nella China-Russia Commercial Aircraft International Corporation (CRAIC), una co-impresa tra Comac (Commercial Aircraft Corporation of China) e la Compagnia aeronautica russa unificata. Si tratta di un aereo di linea bimotore che potrà trasportare da 250 a 300 passeggeri già nel 2025. Continua a leggere

Stephen Hawking e Hamas: come uno scienziato ha preso la parola a favore dei palestinesi

Nel 2006 il fisico, morto mercoledì, incontrò il primo ministro israeliano Ehud Olmert, ma auspicò colloqui tra Israele ed Hamas dopo la guerra contro Gaza del 2008-09

Mercoledì si sono resi omaggi al famoso fisico inglese Stephen Hawking – ricordandolo non solo per la genialità della sua mente come scienziato, ma anche come appassionato attivista che ha prestato la propria impareggiabile voce a cause come il diritto dei palestinesi a resistere e per chiedere la fine della guerra in Siria. Continua a leggere

L’AVVERTIMENTO NUCLEARE DI PUTIN

di Manlio Dinucci (da Il Mnifesto del 9/3/2018)

Il discorso del presidente russo Putin sullo stato della nazione, dedicato alle questioni interne e internazionali, ha suscitato in Italia scarso interesse politico-mediatico e qualche commento ironico. Eppure dovrebbe essere ascoltato con estrema attenzione. Continua a leggere

«GUERRA NUCLEARE, IL GIORNO PRIMA», sul nuovo libro di Manlio Dinucci.

di Mario Agostinelli (recensione al libro di Manlio Dinucci «GUERRA NUCLEARE, IL GIORNO PRIMA»)

Seguire con cura gli appuntamenti settimanali di Manlio Dinucci sul quotidiano «il manifesto» assicura un privilegio: anticipazioni, notizie e conferme volutamente negate dai media che sopravvivono a un presente permanente e sono sordi all’inquietante battito dell’orologio immaginato dal «Bulletin of the Atomic Scientists», il Doomsday Clock che, da dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, segue simbolicamente il rischio di una guerra nucleare e ora è stato spostato a soli due minuti alla mezzanotte. Continua a leggere

IL SERVILISMO DELLA POLITICA ITALIANA NEI CONFRONTI DEL SIONISMO. Ovvero…

OVVERO: PERCHE’ BATTERSI PER I DIRITTI DEI PALESTINESI VUOL DIRE BATTERSI PER I NOSTRI DIRITTI.

di Ugo Giannangeli

Dico “nei confronti del sionismo” e non solo “nei confronti di Israele” perché il diffuso atteggiamento condiscendente e complice riguarda non solo lo Stato ebraico ma il complessivo progetto sionista in corso di realizzazione: non sappiamo fin dove intende espandersi territorialmente; certamente mira a uno Stato esclusivamente ebraico; certamente ambisce  avere l’intera città di Gerusalemme come propria capitale. Continua a leggere

L’appello del Coordinamento Democrazia Costituzionale per le elezioni del 4 marzo

Alle candidate e ai candidati alle elezioni del 4 marzo

Alle elettrici e agli elettori del 4 marzo

Roma, 16 febbraio 2018

L’appassionato confronto sui valori e i dettati della Costituzione in occasione del referendum del 4 dicembre 2016 – al quale abbiamo contribuito sostenendo il No – ha visto partecipare un imponente numero di elettrici e di elettori, pur con scelte difformi, a riprova che le grandi opzioni della politica sono percepite come proprie dai cittadini quando sono messi in grado di scegliere.

Per questo ci rivolgiamo a tutte le candidate e a tutti i candidati di buona volontà con questo accorato e rispettoso appello. Continua a leggere

Conferenza di Programma della CGIL: la relazione introduttiva di Susanna Camusso

“BUON LAVORO”. A MILANO IL LUOGO DEL PENSIERO PER LA CONTRATTAZIONE DEL FUTURO. SUSANNA CAMUSSO APRE LA CONFERENZA DI PROGRAMMA DELLA CGIL

Ha preso il via ieri a Milano, presso il Teatro Dal Verme, la Conferenza di Programma della Cgil “Buon Lavoro. Governare l’innovazione, contrattare la digitalizzazione”. Al centro della due giorni la riflessione sulle grandi trasformazioni in atto nel mondo del lavoro.
Misurarsi con la nuova rivoluzione tecnologica, con la digitalizzazione, l’intelligenza artificiale, i big data, la robotica. È questo ora il compito del sindacato che ha bisogno di affrontare una sua “rivoluzione culturale” e ripensare le forme della contrattazione. Ed è stata questa la prospettiva indicata dal segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, che ha aperto ieri i lavori. Continua a leggere

Conferenza di Programma Cgil, Mazzuccato: «Senza lo Stato si perde la battaglia della concorrenza»

Mariana Mazzucato, docente della University College London, alla Conferenza di programma Cgil: “L’innovazione è un problema per l’occupazione solo se i profitti prodotti non vengono reinvestiti nell’economia reale, ma finanziarizzati” Continua a leggere

Il Bitcoin e lo scontro ideologico intorno alla moneta

di Tonino D’Orazio

Da un lato vi sono le banche, dall’altro il tentativo di liberarsene, per quanto possibile. Tutti i mass media nostrani sono chiamati a raccolta per definire questa moneta virtuale, il Bitcoin: una nuova bolla speculativa. Può darsi, ma è sicuramente equivalente a quella reale, e non terminata, del sistema bancario mondiale gestito  da quello americano. Ovviamente, che sia un bene o un male, il Bitcoin sconvolge una serie di “valori totalitari” del sistema attuale sul valore della moneta e sul suo utilizzo, visto che è nata per questo, ma anche sul suo possesso, che per la prima volta ridiventa personale (e di nessun altro), se non dell’ algoritmo che lo crea. Continua a leggere

Ugo Mattei: l’individuo non esiste più, è solo merce. Siamo entrati nel tecno-fascismo delle corporation dove lo stato e il diritto scompaiono.

Ugo Mattei, giurista e professore di diritto internazionale e comparato all’Università della California di San Francisco e professore di diritto privato all’Università di Torino, spiega le conseguenze dell’interconnessione globale degli oggetti e – molto presto – degli uomini (l’internet delle cose, “the internet of things”), racconta la fine del mondo basato sul diritto amministrato dai giuristi, la fine stessa dei nostri diritti, la nascita della InfoFrontiera, e parla di un master switch globale, un gigantesco interruttore adagiato sui fondali oceanici pronto a scattare per spegnere l’interconnessione di luoghi, persone e oggetti in caso di necessità.

Servizio realizzato per Byoblu in occasione della Conferenza “Costituzione, Comunità, Diritti” che si è svolta a Torino il 19 novembre 2017 nell’Aula Magna della Cavallerizza Reale, da Silvio Marsaglia.

 


 

Qualche link:

 

Michael Foucault:

John Locke:

Infosphere:

Master Switch:

-Impronta ecologica

(1) – Ecological Footprint.

(2)

Aaron Swartz:

Pashukanis:

Primitive Accumulation:

Von Hayek:

Energia per tutti

di Francesco Gesualdi

Ci sono gesti così abituali da averci fatto dimenticare quanto siano importanti. Fra questi, l’abitudine di correre con la mano sull’interruttore quando entriamo in una casa buia. In quel momento non accendiamo solo una lampadina, ci colleghiamo a un sistema che negli ultimi 150 anni ha rivoluzionato la nostra vita. E’ l’energia elettrica a cui l’Unctad, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di commercio e sviluppo, ha dedicato il suo ultimo rapporto riservato ai paesi meno sviluppati, Least Developed Countries Report 2017, uscito a fine novembre. Continua a leggere

Pillole di economia (più o meno) reale

di Tonino D’Orazio

Alcune brevi informazioni e domande indicative della realtà che viviamo:

La povertà energetica è ancora un problema in Europa? Possibile immaginare che ci sono ancora molte persone in Europa nel 2017 che hanno bisogno di scegliere tra riscaldamento e mangiare? Più del 10% della popolazione europea può essere considerata energeticamente povera e questo numero rimane costante negli anni. Ovviamente povertà energetica comporta conseguenze sociali e sanitarie, per cui aiutare queste famiglie rappresenta un investimento sicuro nel bilancio complessivo di ogni stato. E’ stata appena pubblicata una ricerca drammatica dell’Unione sul tema. Continua a leggere

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5 Maggio 2018: 200° KARL MARX

Karl Marx

I dieci giorni che sconvolsero il mondo

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