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Educazione e Cultura

Questa categoria contiene 410 articoli

COVID-19: Ripartenza, è il momento della verità

È questa una fase di scelte importanti legate all’evolversi della pandemia. Adesso, dovranno essere prese decisioni che contemperino la priorità salute con la ripresa produttiva e sociale

di Fulvio Fammoni (*)

È questa una fase di scelte importanti legate all’evolversi della pandemia. La curva dei contagi pare si vada stabilizzando quindi, i meccanismi di separazione hanno prodotto effetti, seppur ancora parziali. Adesso, dovranno essere prese decisioni che contemperino la priorità salute con la ripresa produttiva e sociale. Consapevoli di proiezioni molto gravi per il futuro della nostra economia (per ultimi i dati del FMI e di BdI) ma evitando la falsa notizia che il virus è sconfitto (magari) e tutto può riprendere come prima. Continua a leggere

COVID-19: Una ricostruzione impeccabile del cammino della pandemia in Italia e in Europa (Video in Portoghese)

Un servizio di Gregorio Carboni Maestri, docente di architettura, documentarista italiano nato in Belgio (in Portoghese). Di Gregorio Carboni Maestri vedi anche Palladio

 

COVID-19: I tempi sono stretti e il capitale finanziario lo sa. Socialismo o barbarie!

di Giulio Palermo (Professore di Economia Politica, Università di Brescia)

La necessità di un coordinamento tra tutte le forze antifasciste e anticapitaliste è quanto mai urgente. Quando finalmente ci lasceranno uscire di casa — certamente non prima del 25 aprile e del 1° maggio — la rabbia popolare divamperà in ogni direzione e quello che assolutamente serve è una guida politica capace e credibile in grado di indirizzare questa rabbia in senso rivoluzionario.

I morti da coronavirus saranno niente in confronto ai morti di fame che già ci sono e che la crisi economica moltiplicherà per dieci. Mai nella storia del capitalismo si è verificato un blocco della produzione generalizzato per interi mesi e basta conoscere l’abc dell’economia per sapere che la produzione non potrà ripartire e che si verificheranno fallimenti a catena nell’economia reale e nella sfera finanziaria.

Dopo mesi di inattività — in un contesto che non era certo roseo prima dell’emergenza coronavirus — nemmeno le imprese più solide potranno riprendere la produzione. Per la semplice ragione che dovranno fare i conti con fornitori che non ci sono più e vecchi acquirenti che non hanno più un euro in cassa. E il contesto internazionale non sarà certo d’aiuto, visto che gli stessi problemi produttivi ce li ha tutto il mondo a capitalismo avanzato. Per questo le banche italiane e straniere — che sulle attività produttive ci lucrano e che non si sono mai riprese dalla crisi finanziaria iniziata nel 2007 — falliranno assieme al settore industriale. Secondo Goldman Sachs, il Pil degli Stati Uniti in questo trimestre crollerà del 34% su base annua e in Europa il crollo sarà di oltre il 40%.

I tempi sono stretti e il capitale finanziario lo sa. Se non si interviene in fretta salta tutto in pochi mesi. Per questo Super Mario Draghi — che tra un incarico al Ministero dell’Economia, uno a Bankitalia e uno alla Bce, usa transitare proprio per Goldman Sachs — scende in campo in prima persona: dopo aver dedicato la vita ad imporci il rigore di bilancio, ci propone oggi di rilanciare il debito pubblico come strumento per accollare allo stato l’onere dei salvataggi. Sapendo bene che questo manderà in crisi il bilancio stesso dello stato, rendendo insostenibile il debito pubblico, e creerà le condizioni materiali per completare il trasferimento del comando dell’economia alle istituzioni finanziarie sovranazionali. Le quali, fingendo di essere loro a salvare noi, attueranno i loro soliti ricatti ma questa volta su ben altra scala, facendoci rimpiangere la Grecia. Nascondendosi dietro i tecnicismi dei trattati e senza nemmeno dover passare per un finto confronto politico, ci detteranno autoritariamente le misure di tritacarne sociale necessarie a ripristinare le condizioni affinché il capitale possa riprendere a macinare profitti.

Ma quale aumento della spesa sanitaria! Ci aspettano quattro giri di vite sulle condizioni di lavoro e di sfruttamento in tutti i settori dell’economia con l’azzeramento dei diritti dei lavoratori e dei servizi ai cittadini. Se il capitale ancora arranca in quella che chiamavamo la Grande recessione, nonostante l’irrigidimento sulle condizioni di sfruttamento che i lavoratori conoscono sulla loro pelle, l’accelerazione imposta da quest’emergenza economica oltre che sanitaria non lascia scampo. Perché la crisi sanitaria non fa che mostrare i limiti di un modello economico che se ne frega della nostra salute semplicemente perché se ne frega della nostra vita. Siamo solo strumenti di valorizzazione del capitale.

Ma un dato deve essere chiaro a tutti. Chi è veramente in crisi oggi non sono i milioni di lavoratori che da mesi non possono andare a guadagnarsi il pane ma le imprese e le banche di tutto il mondo. Perché la loro paura è che la macchina che trasforma il nostro lavoro nei loro profitti salti una volta per tutte. Sono loro che hanno i conti in rosso. E sono loro che devono correre ai ripari per non essere spazzati via dalle contraddizioni di questo sistema che per continuare a produrre ricchezza deve produrre sempre più miseria.

Siamo di fronte a una biforcazione della storia e mai come oggi il problema si presenta come socialismo o barbarie. Se vincono loro, dimentichiamoci non solo il diritto alla salute ma i diritti in genere. Perché per il capitale i nostri diritti sono solo fottute voci di costo nei bilanci delle aziende. Ma se vinciamo noi, ci prendiamo tutto.

In nome della salvaguardia dei risparmiatori e della difesa dell’occupazione, oggi vorrebbero di nuovo imporci di salvare le loro banche e le loro imprese. Ma quali risparmiatori? si chiamano capitalisti quelli che risparmiano! E non perché siano formichine laboriose che mettono da parte per l’inverno ma perché hanno capitali a così tanti zeri che per loro è sempre estate. Noi non arrivavamo alla quarta settimana del mese prima del coronavirus e ora non arriviamo più nemmeno al quarto giorno. Cosa vogliamo risparmiare? E di quale occupazione stiamo parlando? Di quella che ci ha tagliato i salari, ci ha privato dei diritti, ci ha precarizzato la vita e ora ci lascia a casa a morire di fame per non rischiare di morire di polmonite?

Che falliscano tutti, le banche, le imprese e i loro padroni. Non sta a noi risolvere i problemi del capitale e non abbiamo tempo per discutere con i vecchi e i nuovi salvatori del sistema. L’urgenza ora è
creare un fronte unico rivoluzionario, unito e deciso.

Dobbiamo organizzarci. Non è il momento dei personalismi e delle ripicche tra partiti, né tra sindacati. L’obiettivo oggi è creare un’avanguardia politico-sindacale che sappia lanciare le parole d’ordine opportune al momento giusto.

Sul piano finanziario, non paghiamo un bel niente, né ai creditori nazionali, né a quelli internazionali, che poi non sono i nostri amati nonni che, quando ancora le cose andavano decentemente, hanno investito qualche risparmio nei titoli di stato, ma le banche in crisi che ci sfruttano e che vorrebbero sfruttarci ancora di più. Default totale, immediato e incondizionato. Siamo l’ottava potenza economica mondiale ma la gente muore di fame. Che ce lo facciano anche a noi l’embargo! Se ce la fa Cuba, che riesce pure a mandarci gli aiuti sanitari mentre noi contribuiamo a strozzare la sua economia, ce la faremo anche noi. Invece di impoverirci sempre di più per pagare il tributo al capitale finanziario, costruiremo un sistema sanitario in cui non si muore per un virus e un sistema economico che risponda alle esigenze di chi lavora invece che a quelle dei banchieri.

Sul fronte dell’economia reale, smettiamola con questa stupidaggine del bene comune e dell’unità nazionale, in un paese in cui chi lavora diventa sempre più povero e chi vive di rendita e di profitti si arricchisce sempre di più, pure in tempi di crisi. A mano a mano che il capitale in crisi presenta i suoi bilanci in passivo, invece di salvargli il culo per l’ennesima volta accollando tutto allo stato, diamogli il colpo di grazia: nazionalizzazioni senza indennizzo, a cominciare dai settori strategici e da quelli che servono a soddisfare i bisogni primari della popolazione, occupazioni delle fabbriche e di tutti i luoghi di lavoro e pianificazione della produzione, prima settoriale, poi dell’intera economia.

Basta rivalità e scontri interni in una sinistra sempre più divisa e che non sa più dove andare. No alla logica dell’emergenza e all’unità nazionale. L’emergenza è la loro, non la nostra. E da chi ci sfrutta è meglio dividersi.

Le forze rivoluzionarie in Italia esistono ancora e il fascismo, l’abbiamo dimostrato, lo combatteremo sempre. Uniamoci! Costruiamo assieme un Fronte di Liberazione dal Capitale e cancelliamo dalla storia questo sistema decrepito.

Venceremos!

PS: questo non è un documento a carattere personale. Fatelo vostro, cancellate il mio nome e fatelo circolare affinché altri lo facciano loro, individualmente e collettivamente. Ma organizziamoci e prepariamoci alla lotta.

 

Giulio Palermo: https://giuliopalermo.jimdofree.com/chi-sono/il-mio-cv-accademico/

FONTE: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-i_tempi_sono_stretti_e_il_capitale_finanziario_lo_sa_socialismo_o_barbarie/82_34034/

 

 

COVID-19: DOPO LA “GUERRA SANITARIA”.

di Pierre Assante

Qualunque siano le difficoltà per superare la crisi sanitaria, vi è e vi sarà la necessità di rilanciare la produzione e lo scambio dei beni necessari per la nostra vita.

La crisi sanitaria ha accelerato e aggravato la crisi economica e finanziaria (1) che era in atto già prima dell’arrivo della pandemia. La crescita e l’accumulazione di capitale fisso e costante, l’alto livello tecnologico, industriale e digitale e l’ipercrescita del capitale finanziario che vanno di pari passo, hanno portato, nel sistema, negli ultimi anni, a un’esplosione della tendenza al ribasso del saggio di profitto e a una svalutazione eccessiva del capitale che inducono la difficoltà di reinvestire al tasso sufficiente per esso, per una sua più ampia riproduzione e diffusione (2).

L’aumento dello sfruttamento del lavoro, una maggiore estrazione di plusvalore e l’aumento della sua intensità non saranno sufficienti a rispondere a questa tendenza al ribasso del tasso di profitto ed è improbabile che vengano accettati senza battere ciglio da dipendenti e popolazioni che ne subiranno le conseguenze.

È quindi attraverso profonde riforme delle strutture del capitale e del sistema che si può raggiungere l’obiettivo di rilanciare la macchina sociale e la soddisfazione dei bisogni sociali. Questo implica che una quota maggiore del valore aggiunto prodotto (valore dei beni prodotti e salari) si a destinata agli investimenti. Ciò significa passare gradualmente e radicalmente e il più rapidamente possibile dal criterio di gestione dal tasso P / C (profitto sul capitale) al criterio di gestione VA / CMF (valore aggiunto sul capitale materiale e finanziario) (3).

La rivalutazione del capitale mediante la distruzione del capitale costante (come avvenuto nell’ultima guerra mondiale) non può avvenire nelle stesse proporzioni e con lo stesso effetto rispetto ad una crisi sanitaria che aggrava ulteriormente la crisi finanziaria e produttiva (4).

La svalutazione del capitale continuerà (5).

D’altra parte, essere in grado di investire una quota maggiore di valore aggiunto aumenterebbe la capacità produttiva, l’efficienza del lavoro aumentando i redditi, rispetto al livello generico di “ripresa economica” possibile in base all’attuale crisi; e ciò, considerando lo stato avanzato della tecnologia, della scienza e della formazione, del potenziale delle forze produttive, il cui livello già acquisito è una cosa che non evaporerà in pochi mesi.

L’alto livello di abilità di competenze e attrezzature resta un vantaggio per i paesi ad economia avanzata del capitalismo digitale globalizzato, finanziario e digitale. Inoltre, il rifiuto sistemico del capitale di superare il criterio P / C  è una decisione di natura politica globale degli stati nazionali e del sistema mondiale dominante. Non ci si deve attendere che il capitale rinunci alla sua guerra economica di profitto e al potere di accumulazione contro i lavoratori dipendenti e nel conflitto tra le stesse multinazionali.

La crisi economica che seguirà immediatamente quella sanitaria sarà un momento di lotte avanzate in cui si debbono fornire agli attori di un grande movimento popolare, di lavoratori, di impiegati, di tecnici di produzione e di gestione, della formazione e dei dirigenti della ricerca, i mezzi intellettuali e materiali per uscire da una crisi sistemica e costruire e rilanciare sulla base di criteri di progresso e organizzazione nella salute del lavoro, incluso un diritto alla sicurezza del lavoro e alla formazione che è alla base del lavoro e delle capacità produttive umane.


Pierre Assante. 02/04/2020


Note per approfondire l’osservazione e la sintesi di base:

(1) L’eccesso di accumulo e la crescita esponenziale della finanziarizzazione si alimentano a vicenda.

(2) Già in agosto “La Repubblica” notava in diverse pagine il segnale di avvertimento che il tasso di remunerazione sulle obbligazioni USA a 10 anni era inferiore a quello a due anni. Tassi di prestito negativi della BCE per aumentare ulteriormente il calo del tasso di profitto della produzione, diminuendo la produttività del capitale, sono stati un altro elemento a dimostrazione dell’aggravarsi della crisi(Jackson Hole). La guerra economica USA-Cina, sostenuta da Trump e dal suo “sviluppo nazionale” contro la cooperazione internazionale è un effetto della crisi economica e delle difficoltà del capitale a remunerarsi, più che una causa.

(3) Il valore aggiunto è la nuova ricchezza prodotta, compresi i salari.

Lo stipendio, il valore della forza lavoro è infatti un prodotto del lavoro in e attraverso la trasformazione di una ricchezza primaria, naturale o già prodotta. Il valore dei salari e il valore del nuovo prodotto più il valore di tutto ciò che contribuisce a questa produzione formano il valore aggiunto.

(4) La composizione organica del capitale durante lo storico compromesso delle conquiste sociali del 1945-47 e quella di oggi non sono comparabili. Il capitale delle industrie del lavoro meccanico e di massa non aveva gli stessi bisogni di sviluppo del capitale attuale dopo la rivoluzione scientifica e tecnica digitale del 21 ° secolo.

(5) Recupero keynesiano

 

FONTE: http://pierre.assante.over-blog.com/2020/04/apres-la-guerre-sanitaire.html

 


 

APRÈS LA « GUERRE SANITAIRE ».

Quelles que soient les difficultés à surmonter la crise sanitaire, le besoin de relancer la production et l’échange des biens nécessaires à notre vie se pose et se posera.

La crise sanitaire a précipité et aggravé la crise financière et économique (1). La croissance et l’accumulation du capital constant, fixe, le haut niveau technologique, industriel et numérique, et l’hyper croissance du capital financier qui vont de pair, ont conduit, dans le système, ces dernières années, à une explosion de la baisse tendancielle du taux de profit, et une suraccumulation-dévalorisation du capital induisant la difficulté de se réinvestir au taux suffisant pour lui, pour sa circulation élargie (2).

L’augmentation de l’exploitation du travail, une extraction plus grande de plus-value et l’augmentation de son taux ne suffira pas pour répondre à cette baisse tendancielle du taux de profit et a peu de chance d’être acceptée sans broncher par les salariés et les populations qui en subiront les conséquences par contrecoup. C’est donc bien par des réformes de structures du capital et du système qu’il s’agit de relancer la machine sociale et la satisfaction des besoins sociaux. Il s’agit de prélever une plus grande part de la valeur ajoutée produite (valeur des marchandises produites et des salaires) pour la réinvestir. Cela veut dire passer progressivement et radicalement et le plus rapidement possible du critère de gestion à partir du taux P/C (profit sur capital) au critère de gestion VA/CMF (Valeur ajoutée sur Capital matériel et financier) (3).

La revalorisation du capital par la destruction de capital constant par la dernière guerre mondiale ne peut avoir lieu dans les mêmes proportions et avec le même effet dans la crise sanitaire qui aggrave la crise financière et de production (4).

La dévalorisation du capital continuera (5).

Par contre le fait de pouvoir investir une plus grande part de la valeur ajoutée permettrait d’augmenter la capacité productive, l’efficacité du travail tout en faisant progresser les revenus, relativement au niveau de « redémarrage économique » possible d’après la crise actuelle, et dans l’état avancé des techniques et des sciences et de la formation, du potentiel des forces productives dont la qualité acquise ne va pas s’évaporer en quelques mois.

Le haut niveau de compétence et d’équipement reste un acquis dans les pays d’économie avancée du capitalisme mondialisé, financiarisé, numérisé. Et d’ailleurs le refus systémique du capital de dépasser le critère P/C est une décision politique mondiale des états nationaux et de l’Etat mondial dominant. Il ne faut pas attendre que le capital renonce de lui-même à sa guerre économique de profit et de pouvoir d’accumulation contre le salariat et entre firmes multinationales elles-mêmes.

L’après immédiat et relatif de sortie de crise économique et sanitaire ce sera un moment de luttes développées dans lesquelles donner aux acteurs d’un mouvement populaire, ouvriers, salariés, cadres de production, de gestion, de formation et de recherche, les moyens intellectuels et matériels de sortie de crise systémique, et de construction et de relance sur la base de critères de progrès, et d’organisation en santé du travail, parmi lesquels un droit de sécurité d’emploi et de formation qui est la base du travail et des capacités productrices humaines.

Pierre Assante. 02/04/2020

 

Notes pour aller au-delà du constat et de l’explication de base :

(1) Suraccumulation et croissante exponetielle de la finaciarisation s’limentent mutuellement.

(2) En août déjà « La Repubblica » notait sur plusieurs pages le signe annonciateur qu’est le taux des Bonds US à 10 ans inférieur à ceux à deux ans. Les taux négatifs de prêts la BCE pour relancer encore dès la rentrée le taux de profit de production, la productivité du capital, en chute était un autre élément prouvant l’aggravation de la crise (Réunion des banques centrale à du 24 au 26 août 2020 à Jackson Hole). La guerre économique USA-Chine, soutenue par Trump et son « national-développement » contre une coopération internationale est un effet de la crise économique et des difficultés du capital pour se revaloriser, plus qu’une cause.

(3) La valeur ajoutée c’est les richesses nouvelles produites, salaire compris.

Le salaire, la valeur de la force de travail est bien un produit du travail dans et par la transformation d’une richesse première, naturelle ou déjà produite. Valeur du salaire et valeur du nouveau produit plus la valeur de tout ce qui contribue à cette production forment la Valeur Ajoutée.

(4) La composition organique du capital lors du compromis historique des conquêtes sociales de 1945-47 et celle d’aujourd’hui ne sont pas comparables. Le capital des industries mécaniques et de main d’œuvre massive n’avaient pas les mêmes besoins pour se valoriser que le capital de la révolution scientifique et technique numérique du XXIème siècle.

(5) La relance keynésienne des 30 Glorieuses, après une période de sous consommation et de sur-épargne, n’est plus possible. Nous sommes de nouveau structurellement aujourd’hui en période de sur-épargne et sous consommation relatives (pour le moment) de longue durée liée à la composition organique élevée du capital et non de cycle décennal.

 

FONTE: http://pierre.assante.over-blog.com/2020/04/apres-la-guerre-sanitaire.html

COVID-19: Cosa potrebbe cambiare in peggio dopo il coronavirus

di Vincenzo Comito

Cosa non siamo e cosa non vogliamo. Meglio sarebbe chiarire fin da subito il peggioramento che non vorremmo vedere una volta finita l’epidemia: dalla cementificazione delle grandi opere ad un approfondimento delle diseguaglianze, ad un più ampio digital divide.

In queste settimane moltissimi commentatori si ingegnano a prevedere come e perché, dopo l’esperienza del coronavirus, le cose dovrebbero cambiare in meglio; e questo in molti campi, da un rinnovato intervento dello Stato nell’economia, a maggiori stanziamenti nel nostro paese per la sanità, la scuola, la ricerca, dopo decenni di tagli, ad una più forte solidarietà internazionale e così via. Alcuni arrivano sino ad affermare che il virus cambierà il mondo in maniera permanente e che il populismo e il sovranismo saranno sconfitti.

C’è anche chi non si limita a prevedere, ma chiede esplicitamente che le cose cambino in meglio e indica magari le mosse attraverso le quali questo dovrebbe succedere, a livello nazionale come a quello europeo e mondiale, come si riscontra ad esempio in diversi tra i contributi pubblicati di recente su questo stesso sito.

C’è, infine, chi, semplicemente e più modestamente, auspica soltanto che le cose cambino; così, ad esempio, George Monbiot (Monbiot, 2020), che intanto ci ricorda che è scoppiata una bolla, quella dei Paesi ricchi che vivevano in un’atmosfera compiaciuta e piena di confort e che credevano di potere ormai ignorare il mondo materiale, ponendo uno schermo tra loro e la realtà e non facendo niente per anticipare la catastrofe in atto. L’autore sottolinea come il virus sia alla fine un segnale di auspicabile sveglia per una civiltà che appare troppo compiaciuta di se stessa. Continua a leggere

La micidiale polmonite che toglie il respiro, sta a specchio dell’espansione umana che sottrae aria all’ambiente

di Erri De Luca

Ho una personale definizione di natura: è dove non esiste presenza umana, o è trascurabile e di passaggio. Quando vado in montagna in zone remote, ecco che mi trovo dentro un pezzo di mondo com’era prima di noi e come continuerà a essere dopo.

Natura è spazio totalmente indifferente a noi, in cui percepire la propria misura minima e intrusa. Non è un campo giochi né area da scampagnata fuori porta. Incute timore per l’immenso che sovrasta, premessa di rispetto e di ammirazione.

La bellezza di natura non è scenografia, è uno stato di provvisorio equilibrio tra energie colossali, eruzioni, terremoti, uragani, incendi. Continua a leggere

Lo sterminio della mia generazione

di Giorgio Cremaschi

Il Covid19 sta sterminando chi ha dai settant’anni in su, la mia generazione e quelle più vicine. Generazioni nate a cavallo della seconda guerra mondiale, che ne hanno incontrato le sofferenze, le distruzioni, i morti, le lotte o direttamente, o subito dopo nei ricordi dei genitori che ogni tanto si lasciavamo scappare qualche frase, magari mentre si parlava d’altro.

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Il pianeta sopravviverà, ora dobbiamo salvare gli esseri umani da loro stessi

di Paolo Barcella

Non sappiamo e non possiamo intendere, fino in fondo, quello che sta accadendo, perché, nel mondo euroamericano, stiamo attraversando la più pesante, inattesa, spiazzante crisi dal secondo dopoguerra: una crisi della salute pubblica, con conseguenze imprevedibili sull’economia, sulla politica, sulla società.

Chi può trovare qualcosa di paragonabile nella sua memoria d’infanzia, oggi, ha più di ottant’anni. La nostra incapacità di comprendere trova risconto nell’incapacità di descrivere gli eventi con parole appropriate, con un linguaggio idoneo. Ovunque trionfano le metafore, in prevalenza militari, quasi tutte fuori luogo. Continua a leggere

Comunicato ufficiale del Governo del Venezuela di risposta alle accuse “miserabili” degli Usa

“in un momento in cui l’umanità sta affrontando la peggior pandemia, il governo di Donald Trump torna ad attaccare il popolo venezuelano e le sue istituzioni democratiche, usando una nuova forma di colpo di stato”

Pubblichiamo la traduzione del Comunicato ufficiale del governo della Repubblica bolivariana del Venezuela alle miserabili e vili accuse ricevute oggi dal governo di Trump


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COVID-19: Reazione e rappresaglia di Gaia ?

di Leonardo Boff

Tutto è legato a tutto: oggi, questo è un dato di coscienza collettiva di coloro che coltivano un’ecologia integrale, come Brian Swimme e tanti altri scienziati e come papa Francesco nella sua enciclica “Sulla cura della casa comune”. Tutti gli esseri nell’universo e sulla Terra, compresi noi, esseri umani, sono coinvolti in intricate reti di relazioni in tutte le direzioni, in modo che non vi sia nulla al di fuori della relazione. Questa è anche la tesi di base di Werner Heisenberg e Niels Bohr nella fisica quantistica. Continua a leggere

CUBA E CINA: UNA LEZIONE DI UMANITA’.

di Anika Persiani

(21/03/2020) – Domani sbarcheranno a Malpensa 52 medici cubani, accompagnati da coordinatori e traduttori.
Mentre tutti i nostri paesi “amici” ci hanno chiuso la porta in faccia, ci hanno derisi, ci hanno trattati come “sporchi e maledetti”, ci hanno lasciati affogare in questa orribile pandemia che con una presa di coscienza ed un aiuto europeo dal primo giorno si sarebbe potuta fermare, domani arriveranno “i cubani”.
Donne e uomini che, per umanità, stanno lasciando le loro famiglie, i loro cari, i loro amici, nell’incertezza di non rivederli mai più. Continua a leggere

Il tempo è adesso

Le frettolose riconversioni di oggi per produrre mascherine e respiratori dimostrano che, con una domanda pubblica adeguata, il sistema produttivo potrebbe imboccare un’altra strada (cominciando col non produrre più armi); a condizione che ai lavoratori “in esubero”, in attesa di nuovi impieghi, venga garantito un reddito; per poi redistribuire il lavoro tra tutti e ridurre gli orari e i ritmi forsennati di ora. Una prospettiva che la stasi di oggi rende realistica se promossa almeno a livello europeo.

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EMERGENZA COVID19: I PRODUTTORI LOCALI GARANTISCONO L’ACCESSO AL CIBO – GOVERNO ED ENTI LOCALI GARANTISCANO IL LORO SUPPORTO

EMERGENZA COVID19: I PRODUTTORI LOCALI GARANTISCONO L’ACCESSO AL CIBO – GOVERNO ED ENTI LOCALI GARANTISCANO IL LORO SUPPORTO

Per la tutela della salute e delle attività agricole, proposte e richieste dell’Associazione Rurale Italiana (ARI) sul decreto “Cura Italia” e sulle
norme relative alle attività agricole Gli agricoltori/trici dell’Associazione rurale italiana (ARI) sono impegnati a garantire l’accesso degli italiani al cibo di qualità e locale anche in questa situazione di emergenza. Quando questa avrà fine, non saranno le «immissioni di liquidità» a determinare la ripresa, ma la capacità, la volontà, la resistenza e l’autonomia produttiva di contadini, artigiani, piccole e medie aziende che operano a livello locale, la vera struttura portante dell’economia nazionale. Solo se nel frattempo non saranno
annientate definitivamente.

La salute dei consumatori e il senso di responsabilità verso i produttori impongono alle istituzioni il massimo impegno. ARI, sostenendo tale impegno, rivolge le sue proposte al governo, dopo il varo del decreto “Cura Italia”, e agli Enti locali, molti dei quali hanno preso disposizioni relative alla commercializzazione dei prodotti agricoli. Continua a leggere

Il coronavirus è il disastro perfetto per il capitalismo dei disastri

L’attivista, figura di riferimento del movimento di Seattle, spiega come governi ed elite globali sfrutteranno la pandemia per portare avanti le priorità del libero mercato . Un’intervista tradotta dall’edizione dall’edizione statunitense del magazine Vice

Il coronavirus è ufficialmente una pandemia globale che finora ha infettato un numero di persone dieci volte superiore a quello che venne colpito dalla Sars. Negli Stati Uniti scuole, sistemi universitari, musei e teatri stanno chiudendo e presto potrebbero farlo anche intere città. Gli esperti avvertono che alcune persone che sospettano di aver contratto la malattia, anche nota come Covid-19, stanno proseguendo le loro attività quotidiane o perché sul lavoro non hanno accesso a permessi retribuiti o per via delle falle sistemiche del nostro sistema sanitario privatizzato. Molti di noi non sono sicuri di cosa fare o di chi ascoltare.  Continua a leggere

«Siamo in un’economia di guerra»

di Roberto Ciccarelli (da Il Manifesto)

Coronavirus. Drammatico annuncio del presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno: “Non dobbiamo illuderci: sono i primi passi di una battaglia temporanea e lunga. Il contenimento sta portando l’economia ai tempi di guerra”. Una metafora dilagante a tutti i livelli che serve a rinserrare la popolazione nelle file di un esercito immaginario, ma rischia anche di occultare un cambio di paradigma. Ieri sono di nuovo crollate le borse: l’azione della Fed non è servita, Wall Street ha fatto di nuovo peggio del 1987, Milano a meno 6%. Verso un coordinamento delle politiche fiscali a livello Ue. Gentiloni: «Pronti a qualunque azione» Continua a leggere

L’epidemia travolge tutti, anche il debito globale

di Vincenzo Comito

La diffusione del coronavirus è destinata a stravolgere l’ordine economico, finanziario e geopolitico internazionale. Mentre qualcuno, illusoriamente, invoca la degloblizzazione e il decoupling Usa-Cina, si profila un’esplosione del debito mondiale. E con essa una nuova drammatica crisi finanziaria. Continua a leggere

La Regione Lombardia chiede aiuto ai medici cubani, cinesi e venezuelani per sconfiggere il Coronavirus

Per far fronte all’emergenza Coronavirus e disporre di un numero maggiore di personale sanitario, la Giunta della Regione Lombardia ha aperto agli Stati storicamente di sinistra. L’assessore al Welfare Gallera ha detto di “aver avuto contatti con Cuba, Venezuela e Cina per l’invio di medici e infermieri”.

Nel corso della consueta conferenza stampa della Regione Lombardia tenuta dal presidente Attilio Fontana e gli assessori Giulio Gallera, Davide Caparini e Pietro Foroni, è emerso anche il dato dei medici e degli infermieri che hanno risposto alla chiamata per entrare da subito in servizio e aiutare nella lotta all’emergenza Coronavirus. Continua a leggere

Il Covid-19 si diffonde negli USA: “Ci sono oltre 100.000 casi di coronavirus solo in Ohio”

La rapida diffusione di COVID-19 negli Stati Uniti e l’inefficacia del sistema sanitario nel contenerlo, hanno portato a più di 100.000 infetti in Ohio

La direttrice del Dipartimento della Salute dell’Ohio, la dott.ssa Amy Acton, ha annunciato ieri la cifra secondo cui secondo lei equivale all’1% della popolazione dello stato. Ha inoltre confermato i cinque casi confermati e l’esistenza di altre 52 persone sottoposte a prove. Continua a leggere

EPIDEMIA CORONAVIRUS: DUE APPROCCI STRATEGICI A CONFRONTO

I due stili strategici di gestione dell’epidemia a confronto

di Roberto Buffagni

Propongo una ipotesi in merito ai diversi stili strategici di gestione dell’epidemia adottati in Europa e altrove. Sottolineo che si tratta di una pura ipotesi, perché per sostanziarla ci vogliono competenze e informazioni statistiche, epidemiologiche, economiche che non possiedo e non si improvvisano. Sono benvenute le critiche e le obiezioni anche radicali.

L’ipotesi è la seguente: lo stile strategico di gestione dell’epidemia rispecchia fedelmente l’etica e il modo di intendere interesse nazionale e priorità politiche degli Stati e, in misura minore, anche  delle nazioni e dei popoli. La scelta dello stile strategico di gestione è squisitamente politica.

Gli stili strategici di gestione sono essenzialmente due: Continua a leggere

Cina-Italia: un destino condiviso

di Fabio Massimo Parenti

da https://www.beppegrillo.it

Pandemia Coronavirus: chi ha nascosto o sta nascondendo i dati negli Usa e in Europa? Quale paese pagherà il prezzo più alto? Questa crisi è un banco di prova per tutte le autorità del mondo, per tutti i popoli. 
La chiamavano la Chernobyl cinese, i commentatori nostrani, anche con un pizzico di cinismo, ma la realtà sta dimostrando che si potrà rivelare la Chernobyl dell’Europa e dell’Occidente. Al contrario, la leadership cinese va rafforzandosi, dato che l’emergenza sta rientrando grazie a misure e politiche che, come vedremo sotto, hanno ricevuto il plauso di molti paesi, organizzazioni e studiosi di tutto il mondo. La risposta cinese all’epidemia è stata una lezione, per rapidità ed efficacia (oggi lo riconoscono anche coloro che ci criticavano, mossi solo da pulsioni ideologiche). I cinesi hanno aggredito il problema ed hanno sin da subito collaborato con la comunità internazionale. Una lezione a lungo a disposizione del mondo intero, due mesi. Una lezione non appresa. Invece di guardare onestamente al dramma del popolo cinese, dapprima lo abbiamo sfruttato per criticarne il sistema politico, dopodiché lo abbiamo sottostimato ed infine lo abbiamo subìto, rischiando di pagare un prezzo molto salato. Un prezzo che ha un’unica origine: arroganza e malcelato senso di superiorità. La nostra globalizzazione neoliberale sarà forse un ricordo, oppure no. Quel che è certo: i modelli politici ed economici verranno ampiamente messi in discussione e quello cinese, sempre laboratorio, diverrà riferimento di un crescente numero di paesi e soggetti politici.
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Immunità “di gregge” o socialismo.

di Gabriele Giorgi

La posizione del governo inglese che punta alla “immunità di gregge” conquistabile con circa 400/500 mila decessi da coronavirus, invita a tentare di chiarire qual è la posta in gioco.

Bisogna premettere che l’approccio anglosassone è stato preceduto da quello USA, contraddistinto da una ampia omertà sui casi di polmoniti atipiche (almeno 30mila) registratesi già a fine 2019 sul territorio statunitense che avrebbero portato alla morte oltre 20.000 persone già prima di fine anno.

Omertà confermata dalle dichiarazioni della governatrice dell’Ohio che due giorni fa ha affermato, per prima, che i casi reali di contagio presenti soltanto nel suo stato, sono già circa 100mila.

La linea “inglese” viene quindi già percorsa da diversi mesi in alcuni paesi, in primis dagli USA. Continua a leggere

L’impatto macroeconomico globale del COVID-19: Sette Possibili Scenarî.

La ANU è tra le prime tre Università nel ranking delle università australiane. L’articolo costituisce un valido contributo alla conoscenza dei possibili sviluppi dell’epidemia da Covid-19.

L’articolo illustra 7 possibili scenari di diffusione della pandemia a livello globale. Il punto centrale dell’articolo: un maggiore investimento nella sanità pubblica ammortizza l’impatto economico dell’epidemia. Continua a leggere

Cina invia in Italia team di esperti medici, per combattere il coronavirus

La Cina sta inviando un team di esperti medici per aiutare l’Italia a combattere il coronavirus. Il ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio aveva chiesto assistenza al suo omologo cinese Wang Yi

Come ha riferito il media cinese South China Moring Post, la Cina sta inviando un team di esperti medici per aiutare l’Italia a combattere il coronavirus dopo che ieri si è registrato il bilancio di morti più alto in un solo giorno.

Pechino ha fornito assistenza simile all’Iran e all’Iraq per contenere la diffusione di
il virus respiratorio che è scoppiato per la prima volta nella Cina centrale. Continua a leggere

Le “linee di faglia” del coronavirus

di Aldo Romano (da Contropiano)

Il diffondersi dell’epidemia da coronavirus sta esercitando una pressione continua e inarrestabile su tutti i rapporti sociali movimentando infinite linee di faglia.

Per primo viene travolto il Servizio Sanitario Nazionale, o meglio viene travolta la favola della sanità di eccellenza e vengono messi a nudo i limiti del servizio sanitario in quelle regioni come la Lombardia, il Veneto e l’Emilia Romagna che guidavano tutte le classifiche di qualità. Continua a leggere

Rapporto Oms. Come la Cina sta vincendo il virus

(da Redazione Contropiano)

E voi “godetevi” la sanità privata e regionalizzata…

Una Commissione internazionale di esperti virologi, diversi dei quali statunitensi, è stata inviata in Cina dall’Organizzazione mondiale della sanità. Il loro rapporto finale, dopo un approfondito esame della situazione sanitaria in loco, è un poco meno che entusiastico.

Apprezzato tutto, dalle misure prese per il confinamento (decine di milioni di persone chiuse in casa) allo sforzo inaudito per rafforzare la sanità pubblica là dove era indispensabile. Con cifre impensabili qui da noi, non solo in assoluto (che è ovvio, vista la differenza di dimensione della popolazione…), ma soprattutto in percentuale. Continua a leggere

DOPO COVID-19

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