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Africa

Questa categoria contiene 247 articoli

QUANDO L’ITALIA AVEVA UNA POLITICA ESTERA

di Agostino Spataro *

1… La crisi libica (a due passi da casa nostra) e gli avvenimenti drammatici nella regione mediorientale e mediterranea orientale ripropongono la necessità di una riflessione sulla politica estera italiana per come è venuta evolvendo (?) durante questa lunga e confusa transizione in cui sono cambiati (in peggio) l’approccio, la concezione, gli obiettivi delle relazioni internazionali dell’Italia, dell’Europa verso il mondo arabo e altre regioni del Pianeta.
Con la cd. “seconda” Repubblica, si è passati dal dialogo alla sfiducia, al conflitto; con la “terza” l’Italia é quasi allo sbando, non ha più una politica estera degna di questo nome! Continua a leggere

Verso il Forum sociale mondiale delle economie trasformative di Barcellona (Giugno 2020)

di Riccardo Troisi

Sono trascorsi vent’anni dai primi movimenti di protesta globale iniziati a Seattle e poi visibili nei Forum sociali mondiali e, via via, in tante iniziative di mobilitazione e di disobbedienza dal basso. In tutto il mondo, forme di resistenza sempre più diffuse e multiformi provano a proporre a livello locale modelli alternativi di produzione, distribuzione, consumo e risparmio, dove le persone, l’ambiente e le comunità sono rimesse al centro del processo di soddisfazione delle proprie necessità. Continua a leggere

A 20 anni da Seattle: sappiamo cosa fare, ma manca la volontà politica.

di Monica Di Sisto

Una svolta egualitaria e verde per salvare il pianeta

“Un vero Green new deal può partire solo con degli Stati che reclamano il loro spazio politico, dal quale sono stati progressivamente esautorati negli ultimi 30-40 anni. Questa è la condizione di base. Il finanziamento può essere fatto in tantissimi modi, ma ci vogliono investimenti importanti. Si tende a pensare che non abbiamo i soldi, argomentazione che lascia perplessi quando nello stesso periodo si spendono 23 miliardi di dollari per espandere i bilanci delle banche centrali, si assiste a 700 miliardi di dollari in trasferimenti dai paesi in via di sviluppo ai paesi sviluppati per elusione fiscale e sussidi indebiti, migliaia di miliardi di dollari in combustibili fossili”. Lo ha detto l’economista dell’agenzia Onu che si occupa di Commercio e sviluppo (Unctad), Jeronim Capaldo, intervenendo con una lezione su quello che significa scommettere davvero su un accordo “verde” socialmente sostenibile, in Italia e a livello globale, all’iniziativa “Seattle+20: Green New Deal and/for Community-led Local Development”, organizzato a Roma dall’associazione Fairwatch insieme all’Associazione delle Ong italiane, la Fondazione Di Vittorio e il Kyoto Club. Continua a leggere

Thomas Sankara: ritrovato il video del suo straordinario discorso alle Nazioni Unite.

Alle Nazioni Unite avevano “smarrito” il video dello straordinario discorso di Thomas Sankara di cui trascriviamo di seguito il testo.

Per anni e anni si è fatto di tutto, dopo averlo eliminato fisicamente, perché di Thomas Sankara non rimanesse traccia, se ne perdesse ogni memoria.

Si voleva l’oblio sulla più grande speranza mai sorta in Africa, su di un’idea di politica come servizio alla felicità di tutti, sull’uomo che per primo, profeticamente, denunciò la nascita del più grande e odioso dei poteri, quello finanziario e sul pericolo di una nuova schiavitù globale. Quella finanziaria. Continua a leggere

Il quadro generale della situazione ambientale, politica e dei movimenti sociali all’apertura della Cop 25

di Andrea Vento

Come introduzione al progetto scolastico proposto dal Giga per formare gli studenti alle tematiche ambientali

Il quadro generale della situazione ambientale, politica e dei movimenti sociali all’apertura della Cop 25. Come introduzione al progetto scolastico proposto dal Giga per formare gli studenti alle tematiche ambientali

La crisi del pianeta sta manifestando giorno per giorno il suo inesorabile incedere attraverso il manifestarsi di una molteplicità di effetti che disvelano agli occhi dell’umanità la gravità della situazione dell’ecosistema terrestre, il cui stato di crisi si sta pericolosamente avvicinando verso il punto di non ritorno (tipping point). Continua a leggere

Africa: povertà e denutrizione in aumento nonostante la crescita economica e l’aumento dell’import di prodotti agro-industriali

di Andrea Vento

L’Africa nel suo insieme, nonostante i progressi intrapresi a partire dall’inizio del nuovo millennio, si presenta tutt’oggi, sia dal punto di vista economico che sociale, come il continente meno sviluppato. Sotto il primo aspetto, benché la ricchezza prodotta dall’intero continente, secondo l’Ocse, sia triplicata fra il 2000 e il 2016,[1], il pil pro capite medio africano risulta ancora di soli 2.000 $ annui[2]. Un valore che uniforma differenze anche marcate, non solo macroregionali fra la parte Mediterranea, più sviluppata, e quella sub-sahariana, più arretrata in assoluto su scala globale, ma anche fra i vari stati all’interno delle stesse, dove, ad esempio, entro quest’ultima, nel 2017[3], troviamo il Burundi con un pil pro capite di soli 312 $ a fronte della Guinea Equatoriale che invece raggiunge i 12.727 $. Avallando la definizione di alcuni analisti che preferiscono utilizzare il termine Afriche per indicare appunto una situazione di relativa differenziazione interna al continente. Continua a leggere

Giovanni Arrighi, “Adam Smith a Pechino”, parte seconda

di Alessandro Visalli

Nella prima parte di questa lettura dell’ultimo libro di Giovanni Arrighi era stata fondamentalmente inquadrata la prospettiva teorica dalla quale è inquadrato il declino dell’egemone americano e la crescita dello sfidante cinese. In primo luogo appare la pertinenza di una frattura entro la stessa tradizione marxista, cui l’autore per buona parte della sua esistenza si è riferito. Frattura che può essere letta con gli occhiali di Losurdo come conflitto di paradigmi tra il “marxismo occidentale”[1] e “orientale”, rispettivamente risalenti a Marx, Engels e seguaci, ed a Lenin, Castro, Ho Chi Min, Guevara, e via dicendo. La decisione dell’autore in proposito è di accettare la definizione di “marxismo neosmithiano” proposta criticamente da Robert Brenner nel 1977 (contro l’ultima versione del secondo genere di marxismo espressa nella “teoria della dipendenza”), ma di ribadirne invece la validità come chiave di lettura dei fatti. Continua a leggere

Giovanni Arrighi, “Adam Smith a Pechino” (parte prima)

di Alessandro Visalli

L’ultimo libro di Giovanni Arrighi[1] conclude un lungo percorso nel quale il sociologo ed economista italiano passa dall’adesione al marxismo e vicinanza all’operaismo, alla svolta sistemica degli anni ottanta, quando insieme ad altri si sforza di generalizzare il punto di vista della ‘teoria della dipendenza[2], che aveva contribuito a fissare nel decennio precedente insieme a Gunder Frank[3] e Samir Amin[4], in una teoria molto più comprensiva dei “sistemi mondo[5]. In questo sforzo Arrighi, lavorando sulla traccia di Braudel e in associazione a Immanuel Wallerstein[6], tenta di produrre delle generalizzazioni feconde. Ovvero teorie e modelli in grado di gettare una luce nuova sul passato ed il presente, ed immaginare possibili futuri. La sua fama diventa larga dalla pubblicazione de “Il lungo XX Secolo[7] nel 1994, e poi di “Caos e governo del mondo[8], con Beverly Silver, nel 1999, ma le sue prime pubblicazioni sono sul sottosviluppo in Africa[9], quindi alcuni studi di diretta ispirazione marxista sull’imperialismo[10], alcuni studi sul mezzogiorno italiano[11], e relativi alla svolta[12]. Continua a leggere

La guerra che unisce i mari

di Lorenzo Vita

Il mare non conosce soluzione di continuità: ed era impossibile pensare che la crisi del Golfo Persico non fosse in realtà una delle tante aree dove si sta svolgendo il grande gioco mediorientale. Quello che riguarda tutti: l’Iran, le monarchie del Golfo, Israele, la Turchia, la Russia e gli Stati Uniti. Con il coinvolgimento meno forte, ma esistente, anche della Cina. Continua a leggere

Ernesto Che Guevara, “Discorso di Algeri”, 24 febbraio 1965

di Alessandro Visalli

Snodi.

Il 24 febbraio 1965 ad Algeri, ad un’importante conferenza afro-asiatica, Ernesto Che Guevara[1] pronunciò un forte discorso[2] che probabilmente finirà per mettere in moto gli eventi che gli costeranno la vita. In esso, dopo gli scontri che si erano verificati nei cinque anni precedenti nel governo cubano intorno alla linea dello sviluppo industriale, il rivoluzionario argentino esortò con la sua tipica determinazione i popoli sottosviluppati a combattere contro colonialismo, neocolonialismo e imperialismo, che per svilupparsi ne determinano il sottosviluppo[3]. Continua a leggere

Crisi: l’autunno infinito dell’emisfero boreale

di Gabriele Giorgi

Le estati sono sempre più calde, iniziano a primavera e intaccano gli autunni. Anche le crisi anticipano l’andamento stagionale e si propongono ormai nel mezzo del solleone.

Ben prima di settembre, le piogge torrenziali e piangenti si scaricano sulla terra, non più nuda e triste, ma fremente, come alle soglie di un’eruzione.

Il rumore di fondo della crisi è permanente e ubiquo e gli epifenomeni locali, nazionali, continentali sono soltanto manifestazioni del crollo imperiale (o del paradigma?) e del riassestarsi provvisorio delle sue zolle in frizione, quelle più vicine e quelle più lontane, che interagiscono mutuamente e sollecitano altre crepe interne ed esterne. Il sommovimento è giunto ad uno stadio che si autoalimenta e che continuerà fino a che un nuovo equilibrio (o nuovo paradigma?) sarà raggiunto. Continua a leggere

Ricordando Immanuel Wallerstein

di Italo Nobile

Dopo quella di Andrè Gunder-Frank (2005), di Giovanni Arrighi (2009), di Hosea Jaffe (2014) e di Samir Amin (2018), la morte di Immanuel Wallerstein in un certo senso mette un punto fermo alla questione a cui tutti questi autori hanno tentato di dare una risposta. E la questione è se sia ormai il caso di guardare al mondo geograficamente, storicamente e socialmente inteso come un tutto interconnesso. Continua a leggere

Classe, Stato e Nazione. Che fare?

Le classi sfruttate dei paesi del “Nord” devono allearsi con gli sfruttati di tutto il mondo e combattere i rispettivi imperialismi

Su gentile concessione dell’Autore, traduciamo il contributo di Alan Freeman alla 14ª conferenza annuale dell’Associazione Mondiale per la politica economica del 19 Luglio 2019.

Il titolo della conferenza è “Class, State and Nation”. Il mio titolo è “Che fare?”, rubato a Lenin, ma in un momento storico come questo è la questione cruciale. Continua a leggere

Esperienze dirette da Lampedusa. Non solo migranti

Abbiamo intervistato l attivista pisano Francesco Bouchard, da poco tornato da Lampedusa dopo un anno, o quasi, di attività di supporto ai migranti e alla popolazione locale. Continua a leggere

Alessandro Visalli: Andre Gunder Frank, “Riflessioni sulla nuova crisi economica mondiale”

di Alessandro Visalli

RILETTURE: Il libro raccoglie i testi di alcune conferenze di Andre Gunder Frank nel cruciale periodo 1972-77, quando la crisi economica sistemica nella quale siamo ancora immersi si stava affacciando alla consapevolezza della sinistra critica, estendendosi dalla sua prima forma, connessa con la crisi energetica (che però è solo un sintomo), fino alla generalizzazione in occidente delle politiche di austerità sostenute ovunque dai partiti socialdemocratici e da quelli ‘eurocomunisti’. Leggeremo questo testo nel contesto dello studio delle diverse diramazioni della “teoria della dipendenza” (e poi dei “sistemi mondo”) che stiamo svolgendo e che sono riassunti provvisoriamente nel post “Sviluppi della teoria della dipendenza”. Continua a leggere

La Cina è vicina: Intervista a Francesco Maringiò sul II° Forum sulla Belt and Road

Guarda anche la precedente intervista

QUI

Alessandro Vissalli e Carlo Formenti: Partito e classe dopo la fine della sinistra.

Questa, relazione, firmata da Carlo Formenti e Alessandro Visalli, è stata presentata all’Assemblea: “Oltre la sinistra. Lavoro, sovranità, autodeterminazione”, tenutasi a Roma il 15 giugno presso il Circolo dei Socialisti alla Garbatella.

Il testo di lancio dell’Assemblea recitava:

Dopo il lancio, a marzo, del Manifesto per la Sovranità Costituzionale il campo in formazione del neo-socialismo patriottico ha subito le tensioni della fase in corso. La frattura tracoloro che sono connessi al sistema-mondo capitalista (mondo finanziario, reti industriali transanzionali, segmenti superiori dell’economia della conoscenza), e coloro che restano ai suoi margini, respinti nelle tante periferie del nostro paese, è stata rimossa da alcuni in favore di un’immaginaria frattura tutta morale tra destra e sinistra. Per altri la ricerca del consenso, e la fretta di intercettarlo, ha prodotto un’interpretazione del ‘populismo di sinistra’ come mera tecnica, priva di un’analisi all’altezza della durezza dello scontro in essere.

Noi crediamo che il conflitto sia tra i ‘centri integrati’ nel mercato mondiale, organizzati gerarchicamente, e le ‘periferie’ che sono nella posizione di essere sfruttate da questi. E crediamo che questo conflitto apra una frattura insanabile che attraversa diagonalmente l’intero campo del capitalismo. Esso crea fenomeni interconnessi come l’estendersi della precarietà, l’erosione della capacità di sostenere una vita decente, il degrado fisico delle nostre città, periferie e campagne, l’abbandono dell’ambiente e il saccheggio indiscriminato, di risorse e uomini del mondo. Continua a leggere

“Flussi migratori recenti e tutele possibili”. Relazione di P. Lorenzo Prencipe, Presidente dello CSER al convegno FAIM

Si è svolto venerdì scorso a Roma un importante seminario sull’ immigrazione e l’emigrazione, organizzato dal FAIM (Forum delle Associazioni Italiane nel Mondo), un consesso che raggruppa oltre 100 organizzazioni rappresentative dell’emigrazione italiana in decine di paesi europei ed extra-europei e che in Italia sono impegnate anche sul versante immigrazione.

Il seminario ha fornito importanti elementi conoscitivi sulla dimensione migratoria globale e sulla nuova emigrazione italiana che si configura ormai come la terza grande migrazione dal nostro paese, ricominciata con l’inizio della crisi economica del 2007-2008 e che ha dimensioni analoghe a quella del dopoguerra.

Alcune sintesi delle altre relazioni presentate (che possono essere lette QUI). In questa occasione presentiamo quella di P. Lorenzo Prencipe, Presidente dello CSER (Centro Studi Emigrazione Roma) dei Padri Scalabriniani, che fornisce un quadro complessivo e preciso delle persone in movimento sul pianeta, per origine e meta dei flussi ed individua una serie di orientamenti possibili per la gestione di un fenomeno che è destinato a proseguire e ad ampliarsi nei prossimi anni, coinvolgendo, come avviene già anche per molti paesi europei e l’Italia, anche milioni di residenti nei paesi sviluppati. Continua a leggere

Red Carpet Courts: le cause delle multinazionali contro gli Stati valgono 623 miliardi di dollari

di Alexander Damiano Ricci

Cause legali per un valore complessivo di 623 miliardi di dollari americani.

È il volume di denaro colossale “chiamato in causa” da multinazionali e investitori internazionali, a livello globale, nel quadro dei procedimenti presso i tribunali di Risoluzione delle controversie tra investitori e Stati (ISDS: Investor-state dispute settlement).

A rivelare i nuovi numeri del fenomeno ISDS dalla sua nascita ad oggi, è il rapporto Red Carpet Courts – 10 stories of how the rich and powerful hijacked justice, pubblicato lunedì 24 giugno e siglato da quattro organizzazioni non-governative interanzionali: Friends of the Earth Europe (FoEE), Friends of the Earth Europe International (FoEI), the Transnational Institute (TNI) e Corporate Europe Observatory (CEO).

Ciliegina sulla torta: i 623 miliardi fanno riferimento “soltanto” al 70 per cento delle cause per cui è possibile accedere agli atti. I procedimenti ISDS sono infatti – almeno durante il loro svolgimento – tutelati da segretezza assoluta. Continua a leggere

Paul Baran, “Il ‘surplus’ economico”

di Alessandro Visalli

Il libro di Paul Alexander Baran è del 1957 ed è un classico del pensiero marxista americano dello sviluppo. Il sottotitolo in italiano dell’opera è “e la teoria marxista dello sviluppo” (in inglese “The political economy of growt”) ed è una delle matrici intellettuali della teoria dello sviluppo, ripresa da autori fondamentali come Andre Gunder Frank[1], Samir Amin[2], ed in parte Giovanni Arrighi[3]. Nel 1966, due anni dopo la morte, viene pubblicata l’opera per la quale è più famoso in Italia, ovvero “Il capitale monopolistico”, con Paul Sweezy”.

Baran è negli anni sessanta l’unico economista di ruolo negli Stati Uniti ad ispirarsi alla teoria marxista, è ordinario a Stanford dal 1951 fino alla morte. Dalla sua biografia si ricava il padre menscevico che lascia la Russia nel 1917, gli studi ed il dottorato a Berlino nel 1933 (quando lui, nato nel 1909 ha 24 anni), quando incontra e discute con Rudolf Hilferding, la fuga a Parigi e poi in Urss. Poco prima dell’invasione tedesca l’arrivo negli Stati Uniti e l’iscrizione ad Harvard, il lavoro con Galbraith e poi al Dipartimento del Commercio ed alla Fed di New York. Dal 1949 è a Stanford e collabora con Monthly Review di Sweezy e Leo Huberman. Nel 1960, dopo questo libro, visita Cuba, poi Mosca, l’Iran e la Jugoslavia. Mentre lavora al “Capitale Monopolistico” muore improvvisamente per un attacco di cuore. Continua a leggere

Via della seta: “La Cina della nuova era” – Intervista di Pietro Lunetto a Francesco Maringiò (VIDEO)

Una interessante intervista di Pietro Lunetto (le Frites dal Belgio e non solo) a Francesco Maringió, esperto di Cina, che ci racconta della nuova via della seta. Francesco Maringiò ha pubblicato recentemente un suo libro “La Cina della nuova era” che consigliamo vivamente ai nostri lettori. Continua a leggere

CONFLITTI E MIGRAZIONI, LE RELAZIONI FRA ITALIA E LIBIA

di Agostino Spataro


1… Se il conflitto libico dovesse acuirsi- ha avvertito (o minacciato?) Serraj- migliaia di libici e non solo si riverserebbero in Italia.  Ecco, ci risiamo: per spingere l’Italia a entrare direttamente nel conflitto interno libico si continua con il gioco dei ricatti. La politica, la diplomazia, la dignità dei popoli sono state sostituite dal ricatto e, talvolta, dalla corruzione. In Libia e altrove. Anche questo è un segno inquietante dei tempi tristi che stiamo vivendo.

L’Italia non deve ingerirsi, ma agire affinché in Libia cessi il conflitto e vincano la pace e la concordia nazionale. In caso contrario, di fronte alla fuga di profughi, certo, non si potranno chiudere i porti anche se non sta scritto in nessun libro che devono accollarseli tutti l’Italia e l’Europa. Continua a leggere

ALDO MORO, IL VERO ARTEFICE DELLA COOPERAZIONE CON LA LIBIA DI GHEDDAFI

di Agostino Spataro

1… La presenza di una nutrita e qualificata partecipazione democristiana nell’Associazione italo-araba aveva anche una spiegazione politica riconducibile al nuovo approccio della Dc verso il mondo arabo. Una vera e propria svolta verificatasi, nella prima metà degli anni ’70, grazie all’intuizione che ne trasse l’on. Aldo Moro proprio a partire dalla presa del potere in Libia di Gheddafi e dall’inatteso cambiamento dei rapporti bilaterali che porterà all’espulsione degli italiani.
Fu questo lo spunto, concitato e drammatico, per una presa d’atto del più generale cambiamento del mondo arabo postcoloniale che si caratterizzava per il suo nazionalismo panarabista, suffragato dal crescente ruolo econo­mico stra­tegico, soprattutto per la produzione di petrolio da cui l’Italia di­pendeva quasi al 100%.
Questi ed altri aspetti alimenta­rono una forte corrente d’interessi internazionali verso i paesi arabi, alla quale si associò, sep­pure con ritardo, anche l’Italia.
Le tormentate vicende interne e i conflitti anticoloniali (Marocco, Tunisia, Algeria, ecc) e quello arabo-israeliano, che ancora oggi sembra insana­bile, generarono movimenti popolari di liberazione che taluni, di­menticando quelli antifascisti europei, si ostinavano a definire sbrigativamente “terroristi”. Continua a leggere

LIBIA: COL SENNO DEL…PRIMA

di Agostino Spataro

Il generale Haftar é alle porte di Tripoli. Come pre-visto in questo libro, alcuni Paesi della Nato (tra cui l’Italia) hanno vinto una facile guerra contro Gheddafi, ma hanno perso il dopoguerra.
In caso di vittoria di Haftar (data per certa e anche per imminente), per tutelare gli interessi italiani in Libia (idrocarburi e altro) si dovrà andare a Tripoli con il cappello in mano o chiedere la benevola intercessione di Mosca, Parigi o Il Cairo. Insomma una disfatta su tutta la linea! Continua a leggere

Pillole economiche dal mondo (25)

di Tonino D’Orazio (15 febbraio 2019)

Il numero di miliardari è raddoppiato da dopo la crisi del 2008. (Oxfam). Erano 27, ora sono 42. Complessivamente, la ricchezza di questi miliardari è aumentata di  900 miliardi di dollari l’anno scorso, ad un tasso di 2,5 miliardi di dollari al giorno, mentre quella della metà più povera della popolazione del pianeta è sceso dell’11%. L’uomo più ricco del mondo, Jeff Bezos, capo di Amazon, detiene 112 miliardi di dollari nel 2018, in pratica il bilancio sanitario dell’Etiopia è l’1% della sua ricchezza. Continua a leggere

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