ORO SORPASSA IL DOLLARO IN CRISI: DRAGHI PUNTA SU GUERRA E CRIPTO
Paolo FERRERO & Alessandro VOLPI
L’oro ha sorpassato il dollaro nelle riserve internazionali delle Banche centrali e dei fondi, segno tangibile della crisi verticale che sta vivendo la valuta statunitense: il dollaro non è più considerato affidabile. Si tratta di un passaggio decisivo in questo declino del capitalismo occidentale che segna un punto di non ritorno.
In questa situazione Draghi abbandona qualsiasi ipotesi di ritagliare alla finanza europea una certa autonomia da quella statunitense e si arruola nelle truppe mobilitate per salvare il dollaro.
Lo fa costruendo una rete di istituzioni finanziarie che hanno al centro le valute digitali private e che punta a dare una risposta alla crisi del capitalismo finanziario occidentale attraverso una ulteriore finanziarizzazione e privatizzazione del sistema che va di pari passo con lo sviluppo dell’economia di guerra e con la prosecuzione sine die della guerra in Ucraina.
Questa modifica degli assetti capitalistici riscrive le discriminanti politiche in occidente tra chi è contro la guerra, le spese militari, lo sviluppo del welfare e della cooperazione internazionale e chi è per la guerra, il taglio del welfare e la prosecuzione della finanziarizzazione dell’economia.
Si tratterebbe, ove realizzato, di un passaggio epocale, anzi di un’era nuova (quanto antica), con al centro un ristretto gruppo di soggetti privati accomunati nell’obiettivo della conservazione ad ogni costo del loro potere. Rinverdendo tradizioni distopico-fantascientifiche nelle quali gli stati e le banche sono meri esecutori di decisioni delle super-élites.















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