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La Pandemia da Covid-19 aggrava la già drammatica situazione economica e sociale dei Territori Palestinesi. Un movimento dal basso per rimuovere l’assedio a Gaza.

La Pandemia da Covid-19 aggrava la già drammatica situazione economica e sociale dei Territori Palestinesi. Un movimento dal basso per rimuovere l’assedio a Gaza.

La dinamica macroeconomica recente dei Territori Palestinesi

Accertate le considerevoli differenze che sussistono tra le due entità geografiche che li compongono, potrebbe fornire un quadro fuorviante procedere all’analisi economica e sociale dei Territori Palestinesi nel suo complesso; riteniamo pertanto più significativo procedere, sin dove la disponibilità dei dati lo consente, alla disamina della situazione della Cisgiordania e della Striscia di Gaza in modo disaggregato.

La situazione economica e sociale dei Territori Palestinesi presenta gravi e perduranti fragilità a causa principalmente dell’ultra cinquantennale occupazione militare della Cisgiordania e del rigido embargo imposto a Gaza dal 2007, ai quali si sono aggiunti i tre successivi attacchi militari israeliani (Piombo fuso 2008/09, Pilastro difensivo 2012 e Margine protettivo 2014) portati contro la Striscia. In particolare, la potenza distruttrice di quest’ultima operazione militare ha pesantemente danneggiato abitazioni e infrastrutture civili, destrutturando di fatto l’economia gazawi. Inevitabile che l’economia palestinese, in quell’anno, subisse una flessione, che seppur limitata al -0,4%, era, tuttavia, il frutto della marcata dicotomia fra la buona performance della Cisgiordania (+5% ) e il gravoso arretramento di quella della Striscia di Gaza (-15%). L’effimero rimbalzo del biennio successivo (2015-16), è purtroppo sfociato in un rallentamento dell’attività economica nei 3 anni seguenti (2017-18-19), con tassi di crescita intorno al’1% annuo. Su queste poco confortanti premesse si è abbattuta nella seconda metà del 2020 la pandemia, spingendo l’economia dei Territori Palestinesi, al pari delle altre, in pesante recessione, stimata a novembre 2020 nell’ordine del -8,5% (tab. 1).

Il quadro economico e sociale

Secondo i dati riportati a fine 2019 da InfoMercatiEsteri1, sito ufficiale della Farnesina, il Pil pro-capite nominale del 2018 dei Territori ammontava a 2.951 $, contro i circa 42.000 di Israele, a seguito della media ponderata fra i circa 3.000 $ dei Cisgiordania e dei 1.300 $ a Gaza. Stessa divaricazione veniva riscontrata nei tassi di disoccupazione, ove al cospetto di un dato generale dei Territori del 26% del secondo trimestre 2019, emergeva un critico 15% nella Cisgiordania e un, socialmente insostenibile, 47% a Gaza, nella quale la disoccupazione giovanile raggiungeva addirittura il 64%.

Il Centro studi in questione ritiene che la situazione socio-economica della Striscia risenta fortemente del blocco a beni e persone imposto da Israele nel 2007 dopo che Hamas ne aveva assunto il controllo. I dati dell’interscambio commerciale rivelano, infatti, che nel 2000 (escluso il traffico verso la Cisgiordania) da Gaza erano stati esportati 15.255 camion di beni, ridottisi dopo la II Intifada a 9.319 nel 2005 e a solo 837 nel 2016 a seguito dell’embargo e delle distruzioni causate dalle operazioni militari israeliane.

Tabella 1: principali indicatori macroeconomici dei Territori Palestinesi, periodo 2015-2021.

Per gli anni 2020 e 2021 le previsioni sono state effettuate il 7 novembre 2020.

  2015 2016 2017 2018 2019 2020 2021
PIL (mld € a prezzi correnti) 12,6 13,9 14,3 13,8 15,2 14,1 14
Tasso di crescita del PIL a prezzi costanti (variazioni %) 3,7 8,9 1,4 1,2 0,9 -8,5 2,5
PIL pro capite a prezzi correnti (US$) 3.084 3.320 3.395 3.349 3.425 3.103 3.099
Tasso di disoccupazione (%) 25,8 26,9 27,4 30,2 28 35,5 30,8
Popolazione (milioni) 4,5 4,6 4,8 4,9 5 5,1 5,2
Saldo bilancia commerciale (mld €) -4,1 -4,3 -4,4 -4,6 -5 -4,8 -4,8

Fonte: elaborazioni Osservatorio Economico Maeci su dati Economist Intelligence Unit per conto del Ministero degli Esteri 2

In base ad una studio della Banca Mondiale, emerge come principale elemento inibitore dello sviluppo dei Territori Palestinesi l’occupazione militare israeliana nelle sue variegate implicazioni: dal blocco imposto a Gaza alla confisca di terre, dai check point al “muro di separazione” in Cisgiordania, dalla carenza di infrastrutture al mancato controllo delle frontiere. La Banca Mondiale stima che la perdita economica annua generata dall’occupazione ammonti a 3,4 miliardi $, pari al 35% del Pil dei Territori, stimato nell’ordine di 14 miliardi di $ contro i 370 di Israele.

Per quanto riguarda Gerusalemme Est, nonostante sia stata di fatto annessa allo stato di Israele, la situazione economica e sociale non risulta migliore rispetto al resto dei Territori, anzi, è afflitta da alcune negative peculiarità che ne hanno determinato un peggioramento della situazione negli ultimi decenni. Fra queste, l’EU Jerusalem Report del 2016, individua il muro cosiddetto della “vergogna” che la separa dalla Cisgiordania, a cui ci sentiamo di aggiungere la incessante opera di colonizzazione ebraica con espropri e demolizioni e le politiche discriminatorie attuate dell’amministrazione ebraica della città. Infatti, nonostante il carico fiscale sia lo stesso della parte Ovest, la spesa comunale per la zona Est ammonta a solo il 10% del budget totale, con evidenti penalizzazioni in termini di servizi pubblici, di presenza di reti fognarie e di scuole. Paradossalmente, l’importanza economica di Gerusalemme Est nel contesto dell’economia palestinese è diminuita negli ultimi 30 anni dopo il Processo di pace. Il contributo di Gerusalemme Est alla ricchezza nazionale palestinese, infatti, dal 15% di prima di Oslo, si è dimezzato al 7% dopo Oslo, con la perdita in termini di commercio ed occupazione valutata in 200 milioni di $ annui.

L’Autorità Nazionale Palestinese (Anp), isolata politicamente a livello internazionale, abbandonata da una parte dei “paesi fratelli” dopo il recente Accordo di Abramo e osteggiata da Trump con tagli ai finanziamenti, sta negli ultimi anni registrando una grave crisi finanziaria, acuita dalle deduzioni unilaterali applicate, dal primo trimestre 2019, sui fondi palestinesi riscossi per loro conto da Israele, alle quali è stata costretta a correre ai ripari con varie misure fra cui il pagamento del solo 60% degli stipendi pubblici superiori a 2.000 shekel. Cartina tornasole dell’isolamento internazionale dei palestinesi è rappresentata dalla drastica riduzione degli aiuti esterni, passati dal 32% del Pil del 2008, al solo 3,5% del 2018, che hanno fortemente inciso sull’economia palestinese e sulla fragile situazione finanziaria dell’Anp, la cui pubblica amministrazione sta accusando da tempo un pesante disavanzo finanziario, stimato per l’anno 2019 nell’ordine di 1 miliardo di $. Risulta pertanto estremamente problematico, se non impossibile, anche per un popolo capace, caparbio e istruito come quello palestinese, intraprendere un percorso di sviluppo economico e sociale inclusivo in queste condizioni.

La drammatica situazione della Striscia di Gaza

Particolarmente critica, se non insostenibile, appare la situazione nella Striscia di Gaza non solo a causa della presenza di circa 2.000.000 di palestinesi in soli 365 kmq con una densità fra le più alte a livello globale (quasi 5.500 ab/kmq), del pesante embargo a cui è sottoposta dal 2007 e delle 3 azioni belliche sferrate dall’esercito israeliano che hanno comportato gravi distruzioni, ma anche per il non trascurabile fatto che circa il 70% (1.386.000) dei suoi abitanti nel 2018 risultavano ancora profughi. Addirittura ben 590.000, pari ad oltre un quarto della popolazione gazawi attuale, sopravvivono, negli 8 campi profughi presenti in questo stretto lembo di terra (carta 1), in condizioni di estrema difficoltà, solo grazie all’assistenza dell’Unrwa, la specifica Agenzia dell’Onu preposta all’assistenza dei rifugiati palestinesi.

A seguito delle devastazioni provocate dai 49 giorni di bombardamenti dell’operazione Margine difensivo, la già fragile economia della Striscia, nel 2014 ha subito, come appena visto, un tracollo del -15% e, seppur, gli aiuti alla ricostruzione abbiano innescato una ripresa del 8% annuo nel 2015 e nel 2016, una diminuzione degli stessi, abbinata ad un calo dei consumi, ha fatto precipitare la crescita allo 0,5% nel 2017. Stagnazione economica che rapportata ad una crescita demografica superiore al 20 per mille annuo, ha determinato una contrazione del, di per se basso, Pil pro capite, con il risultato che la povertà, secondo i dati del Palestine Central Bureau of Statistics 3 nella Striscia è passata dal 38,8% del 2011 al 53% del 2017, al cospetto di un trend inverso in Cisgiordania, ove, nello stesso intervallo di tempo si è ridotta dal 17,8% al 13,9%, con una media nazionale palestinese del 29,2%. Mentre la povertà estrema,4 ricalcando gli stessi trend divergenti fra i due Territori, si è attestata, nel 2017, al 5,8% in Cisgiordania e ben al 33,8% nella Striscia di Gaza. Il divario di condizioni sociali fra le due componenti geografiche assume maggiori dimensioni in quest’ultima tipologia di povertà, accertato che, nel 2017, fra i due Territori il rapporto dal 4 : 1 in quella “normale”, sale al 6 : 1 in quella estrema, ovviamente a svantaggio di Gaza.

Carta 1: la Striscia di Gaza con riportati gli 8 campi profughi gestiti dall’Unrwa. Le colonie israeliane sono state smantellate nel 2005.

Gli inevitabili effetti di questa situazione hanno generato nel 2018 una drammatica crisi sociale con oltre il 60% delle famiglie gazawi sotto la soglia della povertà e una disoccupazione generale del 52% che saliva al 74,5% fra le donne e al 69% fra i giovani. In questo quadro non può destare sorpresa che l’80% della popolazione di Gaza, quindi non solo i profughi, riesca a sopravvivere solo grazie ai cospicui aiuti della cooperazione internazionale e che il 37% dei giovani (tra i 15 e i 29 anni) che, privo di speranze, desideri oggi emigrare, contro il “solo” 15% del 2010.

La Pandemia colpisce i Territori Palestinesi

Su questo quadro estremamente critico e con un sistema sanitario depotenziato dalla distruzione delle infrastrutture, dalla mancanza di farmaci e con l’energia elettrica fornita a singhiozzo durante la giornata da Israele, nella seconda metà del 2020, ha iniziato a diffondersi a Gaza, come peraltro in Cisgiordania, la pandemia da Covid-19 senza che le Autorità palestinesi siano in possesso degli strumenti per riuscire a contrastarla.

Un resoconto della drammaticità della situazione di Gaza è stato tracciato dal ministero della Salute di Gaza il 20 dicembre scorso tramite un documento del quale riportiamo un estratto: “Il Covid19 è stato tenuto fuori da Gaza per 5 mesi grazie a costose misure preventive del Ministero della Salute: la creazione di nuovi 16 centri di quarantena nei 5 governatorati per coloro che potevano rientrare a Gaza; con personale dedicato per la sorveglianza e la cura dei posti in quarantena. Ciononostante, Covid19 ha colpito la comunità ad agosto e oggi (20 dicembre) è in costante crescita. Un primo blocco totale in ottobre ha avuto effetti moderati nel ridurre la diffusione, ma era insostenibile per una popolazione con l’80% di dipendenza dal cibo e il 60% delle famiglie che vivono al di sotto della soglia di povertà. Le famiglie che riuscivano a malapena a nutrire i propri figli con il lavoro occasionale, non erano più in grado di acquistare cibo a sufficienza. Di conseguenza, il numero di bambini malnutriti sta aumentando notevolmente. Inoltre, purtroppo, nella realtà di Gaza, la distanza sociale è comunque difficile data la situazione abitativa (in media 4 figli per famiglia e coabitazione tra famiglie allargate). L’acqua pulita non è disponibile per la maggior parte della popolazione, rendendo molto difficile la cura sanitaria richiesta. La cifra di 15.000 casi positivi alla fine di ottobre è aumentata a 33.594 il 12 dicembre e 69 decessi in ottobre sono diventati 260. Non vi è alcun segno che il modello di aumento stia cessando5.

Da queste breve analisi emerge un quadro allarmante della situazione dei Territori Palestinesi generata da cause strutturali legate alle politiche di occupazione militare, annessione e colonizzazione che hanno inibito lo sviluppo economico e sociale per decenni. A queste, si sono sommati altri fattori che hanno interessato soprattutto Gaza dopo la presa del potere di Hamas nel 2007, operazione che ha innescato un’escalation di provvedimenti restrittivi, guerre e violenze ai danni di civili che hanno fatto sprofondare la Striscia in una insostenibile crisi sociale ed economica, causando gravi sofferenze e privazioni alla sua popolazione.

Riteniamo pertanto fondamentale, portare al centro dell’attenzione mediatica nazionale e internazionale questa drammatica situazione aggravata ulteriormente dal recente diffondersi della Pandemia anche nei Territori.

Le politiche discriminatorie e vessatorie di Israele verso i palestinesi si sono, purtroppo, estese anche a livello sanitario facendo giungere, col contagocce e in gravoso ritardo, le dosi di vaccino anti Covid-19 alle Autorità Palestinesi, mentre in Israele il piano vaccinale procede da due mesi a ritmi serrati. Dal 19 dicembre, giorno dell’avvio delle operazioni di vaccinazione, al 29 gennaio 2021, infatti, a circa 3 milioni di israeliani è stata somministrata almeno una dose di vaccino. Nello specifico, il 32% dei circa 9.000.000 di israeliani ha ricevuto la prima e il 18% anche la seconda dose, risultando il paese che è riuscito a vaccinare la più alta percentuale di popolazione nazionale.

Tutt’altra la situazione nei Territori Palestinesi. La prima partita di 2.000 dosi di vaccino è stata consegnata da Israele alle Autorità Palestinesi solo lunedì 2 febbraio con la promessa di altre 20.000 a breve. Fornitura irrisoria al cospetto di una popolazione totale dei Territori che supera i 5 milioni di abitanti e che ha costretto l’Anp a cercare di reperire dosi sul mercato con limitatezza di risorse e con scarso peso geopolitico. E, di fronte alla gravità della situazione, sembrerebbero solo una gocce nel mare le 37.000 dosi promesse al momento dal programma Covax dell’Oms ai palestinesi

Un movimento dal basso per rimuovere l’embargo a Gaza

Alla luce di ciò appare evidente come solo la fine della cinquantennale occupazione illegale, della costruzione di colonie e della sottrazione di terre, possa restituire dignità e potere di autodeterminazione al popolo palestinese. Operazione complessa che necessita di un vasto appoggio politico internazionale che, purtroppo, negli ultimi decenni è andato progressivamente affievolendosi.

Nell’immediato riteniamo invece possibile, facendo leva sull’emergenza sanitaria provocata dal Covid-19, ottenere la rimozione dell’embargo illegaleisraeliano che sta strangolando Gaza da ormai 13 anni, come propugnato dall’appello“Gli effetti catastrofici dell’assedio di Gaza: l’UE deve agire ora per fermare questo crimine” promosso dal Coordinamento Europeo dei Comitati e delle Associazioni in sostegno della Palestina rivolto all’Unione Europea.

L’appello in questione fa esplicita richiesta alle istituzione comunitarie europee, che anche di recente si sono più volte chiaramente espresse a favore della fine dell’assedio di Gaza e per il rispetto dei diritti umani della sua popolazione, di intraprendere le seguenti azioni:

  1. 1) – Imporre sanzioni (taglio agli aiuti militari e al commercio, fondi per la ricerca e sospensione degli accordi commerciali preferenziali) contro Israele, fintanto che persistono le gravissime violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani della popolazione, che l’UE non può continuare a ignorare. Finché l’assedio di Gaza non verrà revocato, l’UE, in conformità con le proprie regole e principi, dispone degli strumenti per imporre sanzioni.
  2. 2) – Aprire un dialogo diretto con l’attuale governo di Gaza e allo stesso tempo favorire tutti gli sforzi per raggiungere un accordo di unità nazionale tra le parti palestinesi.
  3. 3) – Lavorare per la rimozione dell’assedio di Gaza con l’apertura di una rotta marittima, rinnovando il precedente e concordato progetto di costruzione di un porto commerciale in modo che le merci prodotte a Gaza possano raggiungere i mercati esterni e lavorare per l’apertura di un corridoio diretto alla Cisgiordania, come previsto dagli Accordi di Oslo.
  4. 4) – Preparare immediatamente un piano di intervento sanitario per Gaza con l’apertura di una linea di finanziamento dedicata e un meccanismo per fornire, in modo stabile e continuo, quantomeno i medicinali salvavita necessari che cronicamente mancano. Questo oltre a fornire supporto immediato per l’emergenza Covid19.
  5. 5) – Rimuovere i vincoli posti all’erogazione di fondi alle ONG palestinesi. L’UE deve anche richiedere a Israele di accettare missioni politiche e tecniche dell’UE e di rilasciare permessi di ingresso affidabili per avere un ufficio dell’UE a Gaza il prima possibile.

Una questione di civiltà e di rispetto dei diritti umani che non può essere oscurata da alcuna realpolitik. La comunità e le istituzioni e internazionali, di fronte alla vera e propria catastrofe umanitaria che sta gravando sui Territori Palestinesi, e in particolare sulla Striscia di Gaza, non possono ulteriormente disinteressarsi o limitarsi a vuote dichiarazioni formali.

Solo una mobilitazione dal basso della società civile e una forte pressione dell’opinione pubblica nazionale e internazionale, può spingere la leadership politica mondiale a richiedere il rispetto delle Risoluzioni Onu e del diritto internazionale al fine, in un prossimo futuro, di porre fine all’occupazione militare e di conseguire una pace equa e duratura per entrambi i popoli e, nell’immediato, di ottenere la revoca del blocco unilaterale e illegale che sta strangolando la popolazione di Gaza.

Il testo completo dell’appello per la rimozione del blocco a Gaza: https://delegati-lavoratori-indipendenti-pisa.blogspot.com/2021/02/appello-alla-ue-togliere-lembargo-gaza.html

Andrea Vento, 12 febbraio 2021

Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati

1 https://www.infomercatiesteri.it/quadro_macroeconomico.php?id_paesi=11406/12/2019

2 https://www.infomercatiesteri.it/indicatori_macroeconomici.php?id_paesi=114

3 La soglia di povertà fissata dal Palestine Central Bureau of Statistics per una famiglia di cinque membri (due adulti e tre bambini) era di 2470 shekel ($ 686)

4 la soglia di povertà profonda era 1974 shekel ($ 548)

5 Fonte: Ministero della Salute di Gaza (20 dicembre 2020). Reperibile al link : www.we4Gaza.org

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