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Anche la Germania nell’incertezza dopo il voto in Brandeburgo e Sassonia

di Paolo Borioni

Ancora una volta le elezioni regionali tedesche pongono il tema: la destra ha sfondato? E’ stata contenuta? Cosa significano i numeri provenienti da Sassonia e Brandeburgo? In Brandeburgo la Afd è cresciuta dal 12,2% al 23,5%, in Sassonia dal 9,7% al 27,5%. I partiti di governo arretrano ancora: in Sassonia la Spd quasi scompare piombando di 5 punti al 7% circa, in Brandeburgo rimane al primo posto ma perde oltre il 5%. La Cdu rispettivamente perde 7 punti (rimanendo prima in Sassonia) e 8 punti (al 15%). Anche la sinistra della Linke perde considerevolmente mentre i Verdi, partito di successo nel Länder dell’ovest, avanzano pochissimo e non recuperano quasi nulla dalla rotta dei partiti “storici”.

La destra cresce ma non sfonda

Il ragionamento interpretativo deve essere complesso, e partire dal un dato di fatto chiaro: nemmeno nel paese più “di successo” della Ue i partiti al governo riescono ad essere più partiti nazionali in senso compiuto. E non lo sono più perché la loro politica non è nazionale.

E’ impossibile, del resto, se non si recuperano parametri accettabili di pianificazione progressiva dello sviluppo, e se, intanto che lo sviluppo si determina, non si redistribuisce in questo modo (anche con il welfare) la ricchezza che tutti paesi Ue accumulano in avanzi commerciali (cioè esportando) e di bilancio (cioè risparmiando: nonostante non abbia il minimo senso in Germania e non sia manifestamente utile ad abbattere il debito e rilanciare la crescita in Italia). Ma la cultura regolativa della Ue impedisce la svolta necessaria.

Arretrano i partiti centrali del sistema politico

Dunque, i partiti centrali del sistema politico tedesco (anzi: di pressoché tutti i paesi) arretrano. Cosa può avvenire? Abbiamo visto il successo di formazioni come la Afd essere affrontato in diversi modi: dapprima con l’abiura e il “cordone sanitario”. Il premier socialdemocratico danese Nyrup Rasmussen 20 anni fa disse loro: “Non sarete mai abbastanza puliti”.

partiti germania
La realtà è stata diversa: lasciando arretrare il sistema sociale, e coincidendo questo con una presenza di immigrati e stranieri, i partiti della destra nazionalpopulista avanzano abbastanza da potere condizionare le coalizioni, proprio perché smarriscono la loro funzione fondamentale i partiti “centrali” e “storici”, i quali quindi prima o poi devono scendere a patti. E’ avvenuto in Danimarca e Olanda, paesi di tradizione welfaristica e democratica, senza macchie storiche “fasciste”, ed in Austria, che invece un passato clerico-reazionario e poi nazista lo ha.

In Svezia, saltando i molti altri esempi, ancora il ”cordone sanitario” tiene: la socialdemocraziagoverna sostenuta dal centro, ma le cose, non cambiando il registro economico-politico fondamentale, non migliorano affatto. E infatti i sondaggi sono negativi. In sostanza, si aspetta il momento in cui il centro-destra borghese apra definitivamente ad un partito con radici anche fasciste, che in alcune misurazioni ormai supera perfino la socialdemocrazia in arretramento.

La xenofobia sembrava in calo

In Germania il punto non è stabilire in che forma la influenza di Afd potrà determinarsi e quando. Nei paesi citati avviene o è avvenuta nei modi più diversi: appoggio esterno, partecipazione governativa diretta, sequestro del dibattito pubblico, accordi parlamentari di fatto.

Peraltro, a livello nazionale, trascorso lo shock della accoglienza di massa di alcuni anni fa, pareva prima di queste ultime elezioni regionali che in Germania la xenofobia fosse in un certo calo. Questo dato ovviamente può variare, ma a non variare è la rinuncia al proprio ruolo politico da parte in primis del socialismo democratico e in genere delle culture e delle organizzazioni politiche storiche. Se questa arretra il condizionamento della destra aumenterà perché le ragioni di questa trarranno forza da quello stesso arretramento.

Il sentimento della “periferia”

berlino muroI dati tedeschi e nordici dicono che il sentirsi “periferia” (come sono periferia ignorata appunto Sassonia e Brandeburgo) aumenta di molto il risentimento. Si sente dire che in quelle regioni vi sono pochi immigrati, e che dove ci sono più immigrati (per esempio nell’ovest tedesco) la conoscenza reciproca aiuta la tolleranza. Ma la realtà è invece che i migranti tendono a stabilirsi in zone con più sviluppo e opportunità.

Cosí, se la Afd è meno presente in Baviera è perché esistono meno “periferie” sociali in quelle zone che nell’est. Ma tuttavia esistono: per esempio esse votando privano la Csu bavarese (il massimo del successo in un paese “di successo”) della quasi secolare maggioranza assoluta, determinando anche lì quelle destabilizzazioni che abbiamo visto essere il punto di attacco della influenza graduale: coalizionale, valoriale, organizzativa.

Uno studio pubblicato sul giornale svedese Dagens Nyheter diceva che in effetti la paura di perdere il posto di lavoro, o meglio la paura di cosa potrebbe accadere perdendolo (a causa del welfare meno generoso, o della accresciuta possibilità di trovare un lavoro peggiore) è un ottimo predittore del voto alla destra. A prescindere dalle regioni e dal livello da cui si teme di scendere.

Un periodo di incertezze e sperimentazioni

 

Il punto è che sempre più spesso si teme (a ragione) di dovere scendere. Ad ogni modo, è presto per dire cosa succederà in Germania. Il sistema politico tedesco deve per forza affrontare un periodo di incertezze e sperimentazioni. La “clausola di salvaguardia” (la Grosse Koalition) è già da anni un cane morto. La “creatività” coalizionale e le sue ripercussioni non sono ai livelli britannici o agli imprevedibili livelli italiani. Ma se la Spd dovrà tornare all’opposizione e quindi cercare un rapporto con il resto della sinistra, è ben difficile che la Afdnon trovi qualche sbocco.

Vedremo. Ad ogni modo, nemmeno in Germania la creatività coalizionale potrà ovviare a nulla senza i cambiamenti di sostanza.

 

 

FONTE: http://www.strisciarossa.it/

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