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La maledetta ossessione di Trump per il Venezuela mette a rischio la pace mondiale

Il Venezuela è un grande paese, con il quale la natura è stata generosissima dal punto di vista naturale e paesaggistico, oltre che per la proverbiale bellezza dei suoi abitanti (vengono da qui una buona parte delle vincitrici di miss mondo e miss universo), con risorse minerarie ingenti e un popolo davvero forte e consapevole, che rappresenta la sua più ingente ricchezza.

Grazie a Hugo Chàvez e ai suoi seguaci, poi, da una ventina di anni il Venezuela è di fatto alla guida dei paesi non allineati e di un variegato movimento mondiale per la liberazione dei popoli dall’oppressione sociale e politica che deriva dall’imperialismo Usa. Eppure tutto questo non spiega a rigore di logica la maledetta ossessione dell’attuale inquilino della Casa Bianca per il paese di Simon Bolivar e per i suoi attuali legittimi governanti, che Trump vuole rovesciare a qualunque costo, come si è visto.

Non che il chavismo non sia un’ideale (fondamentalmente umanitario e solo in seconda battuta socialista e comunista, o meglio gramsciano) radicato nei cuori di milioni di persone dentro e fuori dal paese. E che con la sua sorprendente, in effetti imprevista per molti, capacità di resistenza, non sia quindi una spina nel fianco per gli yankee… Eppure tutto questo non basta a spiegare perché sovvertire il governo di Caracas sia oggi l’obiettivo della maggior parte degli sforzi di Trump e di altri esponenti politici e militari a lui vicini.

“Caracas – scrive Avvenire – è tra le priorità dell’amministrazione americana, come conferma il profilo Twitter del consigliere per la Sicurezza nazionale John Bolton: almeno il 70 per cento dei messaggi si riferisce a Maduro e soci”.
Non solo. Gli Stati Uniti hanno portato ben quattro volte la questione al Consiglio di sicurezza Onu da gennaio.

Secondo l’inviata del quotidiano cattolico, Lucia Capuzzi c’entra il desiderio del tycoon di essere rieletto.
Ovvero, da parte della Casa Bianca, “l’obiettivo è ‘ricompattare le file’ degli elettori intorno a un bersaglio già ampiamente screditato sul piano internazionale. Tanto più che colpire Caracas consente di far traballare anche Cuba, il vero nemico. Garantendosi le simpatie del milione di esuli dell’isola residenti in Florida – nonché dei 250mila venezuelani espatriati –, bastione da sempre conteso tra repubblicani e democratici. Al centro delle attenzioni presidenziali ci sono, poi, il Messico e l’America centrale”.

A parte l’uso improprio dell’aggettivo ‘screditato’, che vorrebbe negare l’appoggio esplicito offerto a Maduro da un centinaio di paesi che per popolazione e pil superano il 60 per cento dei totali mondiali, l’analisi è condivisibile. Ma ancora insufficiente a motivare il dispiego di energie e strategie che non ha pari almeno dalla fine della guerra fredda.

Il terreno di scontro, come abbiamo denunciato più volte in passato, è quello della comunicazione, che i nemici del Chavismo inquinano con le loro campagne stampa basate su continue fake news.
Una campagna insistente riguarda da almeno un anno presunte divisioni tra i collaboratori di Nicolás Maduro, che tali pressioni vorrebbero spingere a tradire il loro leader. Si offrono così improbabili salvacondotti e cospicue somme di denaro. Ma inutilmente. Ed è a questo punto che si spargono calunniose insinuazioni. Ne ha fatto le spese in questi giorni uno dei leader più prestigiosi del Chavismo, il presidente dell’Assemblea nazionale costituente (Anc), Diosdado Cabello che però si è chiamato fuori smentendo totalmente la cosa.

Trump e i suoi collaboratori allora hanno ridimensionato la pseudo rivelazione parlando di imprecisati dirigenti governativi. Ma sulla questione è intervenuto lo stesso Maduro che ha confermato in diretta tv contatti con funzionari di grado elevato della Casa Bianca per “far conoscere al leader Usa la verità sul Paese”. “Contatti esplicitamente autorizzati” , ha voluto sottolineare, chiarendo che non ci sono traditori tra i chavisti. Perchè i traditori sono tutti della opposizione. Dopo il fallito tentativo di insurrezione militare del 30 aprile, infatti, il presidente dell’Assemblea nazionale (An), l’oppositore Juan Guaidó, starebbe preparando un nuovo colpo di stato, come ha denunciato, nel corso di una rubrica televisiva da lui condotta su “Venezolana de Television”, proprio Diosdado Cabello. “Oggi, dopo la riunione che hanno tenuto gli squallidi (i membri dell’Assemblea nazionale, ndr), si è svolto un incontro ristretto. C’era Juan Guaidó a dire qualcosa e ha parlato di un nuovo colpo di stato” contro il governo di Nicolas Maduro, ha raccontato Cabello.
L’esecutivo, ha assicurato il capo del Psuv (Partido socialista unido de Venezuela), è “pronto ad affrontare nuovi attacchi” . “Vieni con i ‘gringos’, ma poi non piangere, non esitare. Quando tu vuoi noi ci siamo, siamo pronti a qualsiasi cosa tu voglia fare”, ha ironizzato Cabello.

Ma tutto quanto accade ai danni della serenità della popolazione venezuelana, arriva da Washington, dall’attentato con i droni del 4 agosto 2018 contro Maduro all’autoproclamazione di Guaidó e alle sue ripetute azioni eversive. Ma soprattutto è il criminale blocco economico che condanna a morte i più fragili. E purtroppo “la politica americana sul Venezuela non è cambiata e non cambierà finché Nicolas Maduro rimane al potere”, come ha dichiarato proprio oggi il segretario di Stato Mike Pompeo. Parole minacciose pronunciate mentre a Pyongyang veniva inaugurata l’ambasciata venezuelana, un atto importante che testimonia l’amicizia della Corea del Nord per il Venezuela negli stessi giorni in cui ha negato agli Usa la possibilità di nuovi colloqui. Ovvero meglio piantarla con la persecuzione dei cosidetti stati canaglia.

“Non c’è stato alcun cambiamento nella politica degli Stati Uniti. Abbiamo costantemente affermato che non ci possono essere elezioni libere ed eque finché Maduro è nella vita politica e continuiamo a lavorare per mettere fine a questo in nome del popolo venezuelano”, ha detto invece Pompeo parlando a fianco della ministra degli Esteri canadese che sarà a Cuba la prossima settimana per discutere della crisi politica e umanitaria in corso in Venezuela con la sua controparte cubana, Bruno Rodriguez. Speriamo che l’ottimo cancelliere dell’Avana le faccia aprire gli occhi. E capire che la maledetta ossessione di Trump per il Venezuela mette a rischio la pace mondiale.

S. C.

 

 

FONTE: https://www.farodiroma.it/la-maledetta-ossessione-di-trump-per-il-venezuela-mette-a-rischio-la-pace-mondiale/

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