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L’attualità ingombrante della lotta di classe – in ricordo di Domenico Losurdo

Un anno fa, il 28 giugno 2018, si spegneva Domenico Losurdo. Nato a Sannicandro di Bari il 14 novembre 1941, Losurdo è probabilmente uno dei filosofi italiani più sottovalutati di sempre, sicuramente uno dei più scomodi. Radicale tanto nelle sue posizioni politiche (era membro del Partito Comunista Italiano) quanto nel suo modo di fare filosofia (più che di storia si occupava di controstoria), l’erudizione straordinaria delle opere che ci lascia in eredità rappresenta uno dei momenti più alti della cultura italiana dell’ultimo mezzo secolo.

Numerosi sono i temi trattati dal filosofo pugliese nell’arco della sua lunga carriera: la violenza dell’imperialismo americano, le contraddizioni interne all’ideologia liberale, la storia del marxismo e la sua divisione in marxismo orientale e marxismo occidentale, la liberazione anticoloniale, la lotta di classe, e molti altri ancora. In generale possiamo dire che la sua ricerca si è focalizzata sui limiti dell’esperienza filosofica della verità, limiti da rintracciarsi soprattutto nell’orizzonte eurocentrico entro cui questa esperienza è storicamente avvenuta. La storia della filosofia è la storia del pensiero europeo, un pensiero che non ha mai saputo opporsi – quando addirittura non ha esplicitamente sostenuto – alle barbarie che venivano compiute lontano dalla cosiddetta madrepatria.

Uno dei temi più originali e consistenti di cui si è occupato è sicuramente quello dell’attualità della lotta di classe (su cui ha scritto un’opera monumentale dal titolo omonimo, La lotta di classe)Questa è sempre stata concepita nella sua variante più classica, ovvero come scontro tra le due classi dominanti della modernità, il proletariato e la borghesia, e da Marx in poi non c’è stata alcuna variazione significativa nella sua interpretazione.

Oggi, infatti, è molto diffusa la tentazione di liquidare la lotta di classe come battaglia retrograda e anacronistica. È dominante l’opinione secondo cui le classi non esisterebbero più, ma l’unica distinzione che esiste sarebbe quella tra un 1% della popolazione che possiede più del restante 99%, e quest’ultimo che si trova a bordo della stessa grande nave che sta affondando. Le cose non stanno proprio così; se consideriamo il semplice fatto che circa 1 miliardo della popolazione mondiale vive in condizioni di povertà estrema (ovvero con meno di 1,90 dollari al giorno), è facile rendersi conto che il 99% che affonda non è così omogeneo come vuol far credere chi sostiene l’inattualità della lotta di classe. Con certezza possiamo affermare che, se non altro, esistono modi e modi di naufragare.

La tesi di Losurdo, invece, è che la lotta di classe non è mai finita: esistono varie forme di lotte per l’emancipazione, di cui l’una prende il sopravvento sulle altre in base al contesto storico in cui ci troviamo, riconducibili in ultima istanza al modello originario della lotta di classe. Il filosofo ne individua tre: la lotta dei popoli coloniali contro gli stati colonizzatori; la lotta condotta nella metropoli capitalistica dalla classe operaia contro la borghesia (quella su cui si concentrano prevalentemente Marx ed Engels); la lotta, infine, contro la schiavitù domestica di cui sono protagoniste le donne.

Il vero filo conduttore delle lotte di classe, secondo questa lettura, non si troverebbe nella loro matrice socio-economica (Losurdo, infatti, è critico delle interpretazioni economicistiche del pensiero di Marx, ovvero quelle interpretazioni che riducono Marx a una questione economica), ma nella loro capacità di mettere in discussione i tre fondamentali rapporti di coercizione che costituiscono il capitalismo nel suo complesso. Rapporti che agiscono ora verso l’esterno (sfruttamento di un Paese nei confronti di un altro), ora verso l’interno (sfruttamento di una classe da parte di un’altra), infine all’interno delle mura domestiche stesse (sfruttamento di genere).

Il senso profondo della lotta di classe, in questa prospettiva, diventa quello di realizzare nella storia l’intrinseca aspirazione dell’uomo e della donna alla libertà, contro ogni usurpazione illecita da parte del capitalismo e aldilà dei confini nazionali. Solo in questo modo è possibile superare i limiti del pensiero liberale, un pensiero che senza dubbio costituisce una tappa fondamentale nel percorso dell’Occidente ma le cui contraddizioni macroscopiche sono emerse – ed emergono continuamente – nei paesi di origine coloniale. Il contributo di Domenico Losurdo, in questa direzione, rappresenta sicuramente un notevole passo avanti nel cammino dell’uomo verso la libertà.

 

 

FONTE: https://www.ilsalto.net/lattualita-lotta-di-classe-in-ricordo-di-domenico-losurdo/

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