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Europa: Il popolo non deve contare

di Tonino D’Orazio

Oppure a che serve votare. Probabilmente i concetti si insinuano tra legalità e legittimità. L’esempio politico migliore è quello francese.  L’elezione di Macron è perfettamente legale, nulla da dire. Il problema, invece, è che non è legittimo, anche se tutti i mass media fanno finta di niente. La realtà vissuta dal popolo è che, in Francia il presidente eletto democraticamente e legalmente, non è percepito come legittimo poiché applica una politica non desiderata dalla maggioranza della popolazione.

Per rimanere al potere ci potrà essere solo un maggiore ricorso alla violenza (ormai già in atto da mesi) e questo è esattamente il percorso che il governo sembra prendere, mentre già soffre di una mancanza di legittimità dovuto a un uso eccessivo della forza, legittima, ma che finisce per screditarlo totalmente e portare ad ancora più violenza.

In democrazia, c’è in linea di principio un solo Sovrano: il Popolo. In teoria. Le autorità attuali in tutte le democrazie occidentali governano in nome della gente, ma non necessariamente a beneficio del popolo. Questa è la vera rottura tra legalità e legittimità.

Ovviamente la teoria è che il voto del popolo è decisivo mentre la pratica sembra dire che il voto del popolo vale soltanto se le élite sono d’accordo.

Da circa vent’anni, ogni volta che un popolo esprime la propria volontà attraverso un’elezione o un referendum, se questa è contraria al movimento della storia come descritto da uomini come Juncker, autore della famosa formula: “Non vi è alcuna uscita democratica dalle istituzioni europee“, curiosamente, sorgono innumerevoli ostacoli che impediscono la volontà del popolo di essere esercitata.

Qualche esempio incontestabile?

Accenno soltanto. I primi a dire NO all’Unione Europea furono i danesi. Il 2 giugno del 1992, in Danimarca si tenne un referendum sulla ratifica del Trattato di Maastricht. La maggioranza dei danesi votò no. Ma nel 1993, le classi dominanti fecero di tutto per vanificare il risultato e il referendum venne fatto rifare. Questa volta vinsero i sì. Sei anni dopo, di nuovo in Danimarca, si svolge un referendum, sull’adesione o meno all’Euro. La maggioranza della popolazione votò no e questa volta il referendum fu rispettato, la Danimarca non entrò nell’Eurozona. Per sua fortuna.

Nel 1994 è la Norvegia a votare sull’adesione all’Unione Europea. La maggioranza della popolazione votò no, tant’è che ancora oggi, democraticamente, la Norvegia non fa parte della Ue né, ovviamente, dell’Eurozona. E proprio non sembra andare male.

L’Irlanda, nel 2001, fu invitata a votare a un referendum sul Trattato di Nizza. Anche qui la maggioranza della popolazione votò no. Ma l’anno dopo, come avvenuto in Danimarca nel 1992, il referendum venne fatto rifare. E questa volta vinsero i sì. Nel 2008 l’Irlanda indice di nuovo un referendum sul Trattato di Lisbona e la popolazione irlandese dice chiaramente di no. Ma l’anno dopo, anche in questo caso, il referendum viene fatto rifare perché il risultato non piacque alle classi dominanti. Questa volta prevalsero i sì. Non vi racconto dei ricatti economici della troika di Bruxelles a una Irlanda in grande difficoltà.

Nel 2012 la Croazia fa un referendum sull’adesione all’Unione Europea. Le urne vanno quasi vuote (votano solo il 43% degli aventi diritto). Vincono i sì con il 70% ma senza una legittimazione democratica, tanto che molti vorrebbero ripetere la consultazione. Ma a Bruxelles c’è una regola inviolabile: i referendum si ripetono solo quando vincono i no.

Ultimamente la Grecia, (2015), incastrata nella trappola mortale dell’euro. Viene eletto un partito di sinistra, comunista, che avvia un referendum sull’eventualità che il paese rimanga nell’euro. Emerge una maggioranza schiacciante per l’uscita. La Banca centrale europea, la BCE (con nessun controllo democratico) fa sapere che tutte le linee di credito per le banche greche, se l’uscita avrà luogo, saranno tagliate immediatamente. Il ministro delle finanze si dimette, il primo ministro s’inginocchia e la popolazione greca è ridotta in schiavitù per salvare le banche tedesche e francesi. Oltre la brutta coscienza delle popolazioni più “europeiste”.

La Francia: nel 2004, il presidente Giscard elabora il testo di una costituzione europea che è solennemente firmata a Roma da tutti gli uomini di Davos che pensavano di rappresentare (?) 24 paesi. Quando questa costituzione è sottoposta a referendum in Francia e nei Paesi Bassi, la gente la rifiuta. Nessuna importanza, il Sarkozy, neoeletto, approva un copia-incolla del documento, due o tre anni dopo il rifiuto del referendum, con il nome di Trattato di Lisbona usando la procedura del Congresso di Versailles e in più lo stesso Sarkozy si unisce al comando unificato della NATO senza ottenere nulla in cambio, firmando così una doppia sconfitta.

Italia. Berlusconi, primo ministro italiano nel 2011, ha intenzione di lasciare l’euro e inizia a stampare moneta utilizzando macchine specializzate rimaste nelle cantine della banca centrale locale. “Emozione” della troika di Bruxelles, e si dice che la cancelliere tedesca (Merkel) e il presidente socialista francese (Hollande) dell’epoca chiedessero il permesso al presidente americano di rovesciare il primo ministro italiano. Fu fatto, e Berlusconi fu sostituito da un funzionario europeo, ex della Goldman Sach, Mario Monti, che si affrettò a bruciare tutti i biglietti, distruggere le macchine e affidare l’oro italiano alla Bce. Solo dal 2018 l’Italia ha un governo non nominato da Bruxelles.

Brexit. Referendum popolare vinto per l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione. Quel referendum, come tutti gli altri, per Bruxelles e tutti i neoliberisti pro-Unione, non è ritenuto valido (ma non si può dire), visto che insistono sempre per farlo rifare. Non è consono all’ideologia europeista dominante dei ricchi contro i poveri. Tutti spingono a farlo rifare. Curiosamente, i conservatori al potere e il Parlamento (che per lo più volevano rimanere in Europa), nominarono un primo ministro che era favorevole a restare in Europa. Poiché la maggioranza dei deputati del Parlamento è ufficialmente favorevole a restare in Europa, arriviamo a una situazione abbastanza britannica: il piano del Primo Ministro è inaccettabile, ma un’uscita senza accordo con il resto dell’Europa è anch’essa inaccettabile. E le difficoltà iniziarono ad accumularsi quasi immediatamente. Tanto che la barzelletta continua tra decine di voti parlamentari su proposte varie e cavillose del governo, sempre sconfitte. Forse solo per i britannici non rispettare un referendum potrebbe portar danno alla credibilità del loro sistema secolare e alla democrazia.

Un metodo viene utilizzato ogni volta per impedire alle persone di raggiungere i loro scopi quando una maggioranza cerca di tornare alla democrazia. Una campagna elettorale si svolge in un paese o in un altro e, guarda un po’, la gente comincia ad agitarsi sotto l’influenza malvagia di quelli chiamati populisti, che però amano il popolo e sono amati da lui.

Di fronte alla gravità della situazione, tre forze si alzano immediatamente per ricordare alla gente il loro dovere. La prima forza reazionaria sono i media. Il loro lavoro primario è suscitare un grande spavento tra i cittadini e soprattutto tra i borghesi, spiegando che il loro tenore di vita scenderà molto se si lasciasse governare i populisti. Il loro secondo obbligo è quello di raccontare orrori sui leader populisti emergenti. Buttare fango, calunniare e in fondo delegittimare un governo o un Parlamento legale. La seconda forza è rappresentata dagli uomini di Davos, dalle banche e dagli imprenditori che imperversano in ambienti politici e che fanno sapere che tutte le grasse prebende distribuite possono essere trasferite a qualcun altro se vincono i populisti. La terza forza, per quanto curioso possa sembrare, è la “Giustizia” che inizia febbrilmente a cercare le pagliuzze dei populisti, lasciando con cura le travi degli “Uomini di Davos”. Tutto ciò che la giustizia trova, o cerca, viene immediatamente trasferito ai media per consentire di sparare tranquillamente a zero sui populisti, il popolo, diventati a giusto titolo loro nemici.

Per concludere e riassumere. Le persone vogliono qualcosa che non piace alle élite, magari giustizia sociale. Un’alleanza sacra viene organizzata immediatamente tra le forze antipopolari che traggono enormi vantaggi dall’attuale organizzazione, e questi sono naturalmente i media, la classe politico-amministrativa e la giustizia, (quello che nella mia giovinezza si chiamavano le forze della reazione), per mettere in discredito i leader del movimento popolare agli occhi degli elettori, e per rallentare l’attuazione di ciò che hanno votato o sostenuto nel programma.  What else?

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