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Venezuela. Vasapollo: “La guerra di Trump attacca non solo quella democrazia ma tutti i processi di auto-determinazione dei popoli”. Izzo: “il voto del 4 maggio fu del tutto regolare”.

di Dario Caputo

Il clima in Venezuela è sempre più caldo e su quella che viene definita “crisi economica del Paese” si è interrogato – in una tavola rotonda promossa dall’Anpi presso la Comunità di base San Paolo a Roma – Luciano Vasapollo, Professore alla Sapienza Università di Roma e Delegato del Rettore per le Relazioni Internazionali con l’America Latina, secondo il quale “dietro la crisi si nasconde solo ed esclusivamente una guerra di espansione e del petrolio delle multinazionali”. Ottimo conoscitore della situazione locale, Vasapollo ha sottolineato le condizioni in cui versava il Venezuela nell’era prima di Chavez, con “un Governo social-democratico in realtà di stampo fascista che affamava la popolazione perché preferiva dare l’85% delle risorse del petrolio alle multinazionali”, situazione che invece si è letteralmente capovolta con “l’avventura di Chavez e la presa del Governo nel 1998, grazie alla quale si è assistito ad una ridistribuzione della rendita del petrolio: l’85% dei ricavati sono rimasti all’interno del Paese e il 15% è stato versato alle multinazionali”.

“Ciò ha reso possibile un investimento che è stato destinato alle missioni sociali come la gratuità dei servizi, le case popolari, l’alfabetizzazione, la sanità e l’istruzione gratuita per le fasce più deboli. Nel 2004 è poi stato siglato l’accordo con Cuba, con uno scambio di petrolio a prezzo politico per far uscire Cuba dalla crisi con 20mila insegnanti e medici per rafforzare il sistema sanitario e il sistema educativo nel Venezuela”.

Il professor Vasapollo è poi arrivato nella sua disamina ai tempi di oggi caratterizzati prevalentemente da due grandi questioni: la crisi umanitaria e l’illegittimità delle elezioni di Nicolas Maduro. “Abbiamo spiegato che, dal punto di vista dell’illegittimità di Maduro, le elezioni sono state totalmente legittime e che c’era a Santo Domingo l’accordo con la destra”. Sulla questione della crisi umanitaria e dell’economia, Vasapollo ha messo in evidenza le spudorate bugie: “la guerra è stata determinata non solo dai 140 morti (guerra militare), ma vi è anche una guerra economica, finanziaria, monetaria, psicologica e ovviamente massmediatica”. Bisogna mettere in evidenza, secondo il professore, un fatto molto preciso: “in un Paese che ha meno di 30 milioni di abitanti come si fa a parlare di crisi umanitaria se si costruiscono 2 milioni e mezzo di case in sei anni e si stanno consegnando quest’anno un altro mezzo milione per arrivare a 3 milioni di case popolari? Per non parlare degli oltre 10 milioni di bambini che vanno a scuola ogni giorno in maniera gratuita, delle 9 milioni di dosi di vaccini con una copertura dell’84%, dei 70 milioni di libri distribuiti gratis ogni anno o del tasso di disoccupazione che, nonostante la crisi, è passato dal 2% al 6% quando quello medio in Europa è del 25%”. Vasapollo ha evidenziato anche un’altra stranezza e cioè che nessuno ha mai parlato di crisi umanitaria in Venezuela negli anni ’80 e ’90 quando c’era un tasso di mortalità del 26 per mille, percentuale che oggi è inferiore al 4 per mille.

Inoltre, ha osservato, “a proposito delle migrazioni si parla di crisi umanitaria perché alcune centinaia di migliaia di venezuelani vanno in Colombia ma nessuno dice che queste persone stanno ritornando e in più non si dice neanche che vengono ricevuti in Venezuela 5 milioni e 600 mila colombiani che sono fuggiti dalla guerra civile. Il Venezuela quindi ospita migranti e non il contrario”. Le aziende alimentari, le multinazionali farmaceutiche o le banche continuano a operare sul territorio venezuelano e le fabbriche non hanno chiuso quindi, alla luce di tutto questo, si prefigura una crisi umanitaria stranissima. “Le perdite complessive provocate dal blocco economico degli Stati Uniti sono 34 miliardi di dollari ma se a questo si aggiunge anche la manipolazione del tasso di cambio si raggiungono i 120 miliardi di dollari e il cinico Donald Trump dice che vuole dare aiuti umanitari di soli 20 milioni dollari”.

Infine rispondendo a domande dei militanti dell’Anpi, Vasapollo ha lanciato un appello all’unità di tutti i movimenti, non solo i rivoluzionari ma di tutti gli uomini di buona volontà, di tutte le associazioni e di tutte le strutture democratiche progressiste per aiutare il Venezuela perché la battaglia e la guerra contro questo Stato non mette in discussione solo la democrazia in Venezuela ma rappresenta un’ulteriore resa dei conti da parte dell’imperialismo contro i processi di auto-determinazione dei popoli”.

Al dibattito alla Comunità di San Paolo, è intervenuto anche lo storico vaticanista dell’Agi Salvatore Izzo che ha raccontato l’esperienza vissuta come osservatore internazionale alle elezioni dello scorso 4 maggio.

“Tutti i 150 osservatori internazionali di 40 paesi giunti in Venezuela per garantire con una presenza capillare nei 20 mila seggi (personalmente ne ho visitati 9) che si votasse in modo regolare (e così è stato) sono rimasti colpiti soprattutto da un dato evidente: la grande cura che in Venezuela si ha dei bambini”, ha riferito Izzo per il quale “balzava agli occhi vedendo le mamme che li portavano in braccio con grande tenerezza mentre compivano il dovere civico di esprimere il voto sull’ultramoderno touch screen (un apparecchio a due uscite, una per inviare a chiusura del seggio direttamente il voto al server del CNE, e l’altra per stampare una scheda con il voto espresso, che l’elettore doveva controllare e poi infilare nell’urna perché gli scrutini sono stati due, quello elettronico e quello tradizionale, escludendo qualunque possibilità di broglio ed errore)”.

“Quelle mamme – ha ricordato il giornalista – qualche volta si fermavano ad allattarli se erano neonati, ovvero li sorvegliavano mentre i piccini giocavano alle giostrine degli asili e scuole che ospitavano i seggi, divenendo esse i soggetti perfetti per le interviste degli osservatori. E ovviamente il discorso finiva per cadere sui bambini che crescono in un paese in stato d’assedio, dove mancano molte cose, comprese le medicine, la carne rossa e i prodotti derivati dal grano (mentre altri alimenti, ad esempio il mais e la carne bianca, ci sono in relativa abbondanza, e infatti nessun venezuelano ha l’aspetto di chi soffre di denutrizione)”.

“Alle domande sul futuro dei bambini – ha concluso Izzo – le donne hanno risposto con preoccupazione, ma sul presente tutte hanno vantato la validità della rete scolastica che funziona nel Paese. Del che gli osservatori hanno trovato ulteriore conferma proprio negli ambienti dove erano allocati i seggi: le scuole per l’infanzia. Ambienti qualche volta poveri ma sempre molto puliti e ordinati, con tanti giocattoli e manifesti con programmi educativi riguardanti l’alimentazione, l’educazione civica e quella sessuale, il tema della pace e anche la protezione dagli abusi”.

 

 

FONTE: http://www.farodiroma.it/

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Discussione

Un pensiero su “Venezuela. Vasapollo: “La guerra di Trump attacca non solo quella democrazia ma tutti i processi di auto-determinazione dei popoli”. Izzo: “il voto del 4 maggio fu del tutto regolare”.

  1. Ho vissuto in Venezuela. Correttissima analisi. Grazie Professore!

    "Mi piace"

    Pubblicato da Augusto | 22/02/2019, 20:34

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