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Il Venezuela siamo noi. Il neo governatore dell’Abruzzo eletto con la stessa percentuale di Maduro e di Trump

di Salvatore Izzo

L’affluenza al voto in Abruzzo è calata dell’8 per cento rispetto alla scorsa tornata, passando dal 61,55 per cento al 53,11. In provincia dell’Aquila l’affluenza è stata del 54,70%, in quella di Chieti del 50,18%, a Pescara del 54,77% e a Teramo del 53,84%.

Dunque in Abruzzo il candidato Fdi Marco Marsilio ha vinto con il 48,03% dei consensi e 299mila voti assoluti, ovvero con meno della metà dei votanti, come dire che i suoi consensi sono arrivati dal 25 per cento circa degli aventi diritto: un abruzzese su 4.

Trump nel novembre 2016 è stato eletto con 62 984 828 ovvero dal 46,1 per cento dei votanti (Hilary Clinton ebbe 65 853 514 ovveri il 48,8 ma non gli bastò perchè il sistema prevede che a votare siano i grandi elettori).

In totale, però, solamente il 56,9% degli aventi diritto al voto ha esercitato tale diritto; il 26,27% dei votanti ha votato per i Democratici, mentre il 26,02% ha votato per i Repubblicani.

Il presidente Maduro è stato rieletto alle elezioni presidenziali del 20 maggio 2018, con un totale di 5.823.728 voti, che si traducono in 67,84 per cento; in una giornata elettorale che ha segnato una partecipazione del 46,07 per cento del corpo elettorale, ovvero ha votato per Maduro il 25 per cento degli aventi diritto.

Insomma siamo lì… Ebbene tutti questi numeri che dovrebbero aprirci gli occhi su cosa davvero sta succedendo in Venezuela (ovvero un colpo di Stato eterodiretto, tentato prima con i droni del 4 agosto e poi con l’autoproclamazione del 23 gennaio) si infrangono sulle fake news che i media americani e colombiani mettono in circolazione a getto continuo. Una delle quali riguarda la consistenza attuale dell’opposizione.

Un recente sondaggio realizzato dalla società Hinterlaces ha indicato che il 57% dei venezuelani ritiene che il legittimo presidente del Venezuela sia Nicolás Maduro.

L’inchiesta è stata realizzata su un campione di 1.580 persone tra il 21 gennaio e il 2 febbraio di quest’anno per conoscere chi viene considerato il legittimo capo di Stato del paese.

I risultati hanno anche mostrato che il deputato dell’opposizione dell’Assemblea Nazionale venezuelana (AN), Juan Guaidó, ha ottenuto il 32%, mentre l’opzione “non sa o non risponde”, ha ottenuto l’11 per cento.

Insomma sommando chi è contro Msduro e chi si astetrebbe si arriva al massimo al 43 per cento. Ma in Venezuela la legittimità del voto l’opposizione espressa dall’oligarchia (la coppia da rotocalco Guaidò è rappresentativa di una elevata ed abbiente borghesia, incattivita contro le riforme sociali dei chavisti) la riconosce solo quando vince (come nel 2015) e non quando perde (come nelle 4 votazioni successive).

Ma a che serve ripetere ancora su queste pagine on line che le elezioni del 20 maggio furono del tutto regolari, come certificato da osservatori internazionali tra i quali gli ex presidenti Zapatero e Correa, il vice rettore della Sapienza Vasapollo e il sindacalista Cremaschi? E che il loro rapporto sia stato confermato da Jimmy Carter? Chi firma questo articolo era uno degli osservatori e si sente sconcertsto dalle affermazioni dei colleghi giornalisti che mai hanno messo piede in Venezuela e sono sicuri di sapere tutto quel che vi accade.

Ieri, ad esempio, la Rai ha trasmesso, in sostanza a reti unificate, la singolare visita della delegazione di sostenitori del presidente dell’Assemblea nazionale, al Viminale, dove Salvini ha accolto fra gli altri, Francisco Jose Sucre Giffuni, presidente della commissione Affari esteri dell’Assemblea nazionale, Antonio Ledezma, sindaco metropolitano di Caracas esule in Spagna, e Rodrigo Diamanti, rappresentante europeo del Venezuela per gli Aiuti Umanitari.

Durante l’incontro e nella telefonata fatta a Guaidò, Salvini “ha confermato la dura presa di posizione nei confronti di Maduro ed il pieno sostegno al percorso costituzionale per arrivare al più presto ad elezioni libere”. Il ministro dell’Interno ha inoltre garantito che sarà data massima priorità alla salvaguardia dell’incolumità di Guaidó e della sua famiglia. Che avrà voluto dire?

I rappresentanti sudamericani hanno invece espresso “riconoscenza a Salvini per la vicinanza e solidarietà dimostrate e l’attenzione per risolvere l’attuale crisi umanitaria che sta colpendo tutti i venezuelani e più di 100 mila italiani che vivono” nel Paese.

Una vera e propria farsa.

Dopo l’incontro con Salvini, poi, la delegazione venezuelana ha incontrato il ministro degli Esteri Moavero che li ha accolti “anche a nome di Conte”. Resta, però, la posizione fredda del M5S. Secondo quanto scrive l’Agi, i Cinque Stelle si sarebbero lamentati perché la Farnesina non avrebbe ricevuto l’altra delegazione, quella che ha per capofila l’attuale viceministro per gli Affari europei del governo bolivariano, Yvan Gil. Come dargli torto? Quale maggiore rappresentatività aveva il primo gruppo rispetto al secondo?

“Con profondo sconcerto non comprendiamo le ragioni della posizione politica italiana. Non capiamo perché il Paese europeo a noi più vicino non prenda una posizione chiara e netta contro il dittatore Maduro e non chieda, con forza, libere elezioni sotto l’egida della comunità internazionale e lo sblocco degli aiuti umanitari”!, ha scritto il leader dell’opposizione venezuelana in una lettera agli italiani, aggiungendo: “Sono sicuro che il popolo italiano è dalla nostra parte, dalla parte della democrazia, della libertà e della giustizia”.

Nella lettera, diffusa dalla delegazione di Guaidó che si trova a Roma, il loro leader sottolinea che “59 Paesi nel mondo e il Parlamento europeo hanno riconosciuto l’Assemblea Nazionale e quindi la mia persona quale Presidente provvisorio del Paese, con il preciso e limitato compito di portare il Venezuela, al più presto, a libere e democratiche elezioni”. E invece “l’Italia è uno dei pochi Paesi che non ha ancora riconosciuto questo percorso”. Guaidó, rivolgendosi a tutti gli italiani, scrive: “Il Venezuela e l’Italia hanno profonde radici comuni. I venezuelani sentono gli italiani come fratelli, da sempre. Oltre due milioni di venezuelani portano orgogliosamente cognomi italiani. Una comunità numerosa che guarda all’Italia come un punto di riferimento”.

“Guaidó conclude: “Abbiamo bisogno che l’Italia sia al nostro fianco!”.

Ecco, in realtà 112 paesi hanno mandato rappresentanti all’insediamento di Maduro non più di un mese fa. Tra questi Russia, Cina, India, Turchia e Iran che rappresentano insieme il 60 per cento della popolazione e del pil mondiale. E la Santa Sede che anche ieri – ricevendo la delegazione anti Maduro – non ha dato alcun riconoscimento all’autoproclamazione.

“Si tratta di una grande debacle dei golpisti venezuelani in Italia”, ha commentato il professor Luciano Vasapollo, raggiunto telefonicamente dall’Antidiplomatico.

“La posizione di Papa Francesco e il non riconoscimento della Santa Sede al colpo di stato in Venezuela sono segnali di grande speranza per evitare un conflitto che sarebbe devastante per tutta l’America Latina”, ha proseguito Vasapollo. “L’incoscienza dei partiti italiani mi terrorizza. Il fatto che possano giocare con la vita di migliaia di persone chi è il responsabile morale della distruzione di decine di Stati è incredibile. La stessa delegazione ha poi incontrato Salvini, molto impegnato in questi giorni insieme al Pd nel voler giustificare il colpo di stato in Venezuela e preparare il terreno all’ennesima guerra umanitaria diffondendo vergognose fake news”, ha concluso Vasapollo.

Insomma è proprio vero: il Venezuela siamo noi. Corriamo gli stessi rischi. E i nemici di Papa Francesco e della cultura dell’incontro sono gli stessi che stanno tentando con ogni mezzo di far cadere (nel sangue) la rivoluzione chavista.

 

da Redazione “Il Faro di Roma”

 

FONTEhttp://www.farodiroma.it/

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