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Pillole economiche dal mondo (21 e 22)

di Tonino D’Orazio

Spagna. Il primo ministro spagnolo, Pedro Sancez, spinto da Podemos oppure dai prossimi Gilets Jaunes spagnoli, ha deciso un aumento del 22% (!!) del SMG (Salario Minimo Garantito) nel Consiglio dei Ministri del 21 dicembre a Barcellona. Per decreto (non avrebbe tutti i voti in parlamento), dal gennaio 2019. Proprio mentre Macron ha aumentato soltanto il premio di attività, che in realtà concerne 1 lavoratore su 4. Per cui: continuità dell’azione dei suoi Gilets Jaunes. Sancez ha ribadito che “sarà l’aumento più importante dal 1944”. Il salario minimo passerà quindi da 858 € a 1.050 €. Pro memoria: in Francia e in Germania è di 1.498€, in Belgio di 1.562,59. Che succede quando si aumenta il SMG? In un sistema di economia aperta, se non lo si cambia, bisogna tener conto delle differenze di competitività fra i paesi. Ovviamente uno degli elementi è il costo salariale. Certamente ci sono la produttività, la durata legale del lavoro, la qualità dei prodotti, la capacità di marketing, la fiscalità, le norme, le infrastrutture e la sicurezza, ma solo i salari rimangono il tema principale.

Walmart, grande distribuzione americana. Robotica e lavoro. Ormai i robot sono alle casse, nella gestione degli stocks e della messa dei prodotti sui ripiani. Dal gennaio 2019 vi saranno, nelle corsie dei magazzini, circa 360 robot (della Brain Corp) addetti alla pulizia che interverranno anche in presenza dei clienti. Insomma una IA (Intelligenza Artificiale) accoppiata a un navigatore per l’autonomia delle macchine. Onde evitare contrasti con i sindacati Walmart intende formare … personale per la manutenzione delle macchine. I lavoratori prenderanno cura delle macchine che ruberanno loro il lavoro …

C. Lagarde e i Gilets Jaunes. La direttrice del FMI si preoccupa dell’impatto economico delle manifestazioni dei Gilets Jaunes che scuotono la Francia dal 17 novembre. Al momento, nessuno è in grado di quantificare accuratamente l’impatto economico del movimento dei giubbotti gialli. Tra i blocchi, il consumo, i degradi, i saccheggi, ma anche le centinaia di feriti che devono essere presi a carico per operare e curare, le conseguenze sono molteplici e ovviamente molto importanti. Tuttavia, se prendo l’esempio del danno e di altri saccheggi, o anche delle spese sanitarie necessarie, che sono le conseguenze dirette del movimento, in realtà queste spese aumentano il PIL della Francia. Per assurdo, se si ragiona cinicamente, è un po’ lo stesso fenomeno degli uragani devastanti negli Stati Uniti, dei terremoti o delle ricostruzioni post-belliche. Ogni volta, gli investitori e altri analisti del mercato azionario “amano” i disastri, (da noi ridono al telefono), perché quando tutto è stato distrutto, è necessario ricostruirlo e le ricostruzioni sono eccellenti per gli affari poiché generano perversamente una forte attività economica e crescita!

Proposte di Macron alla protesta e quesito. Come aumentare il Salario Minimo di 100 euro senza far pagare le aziende? Il principio dovrebbe essere basato principalmente su un’accelerazione dell’aumento del premio di attività, che in realtà si applicherebbe a 1 lavoratore su 4 ed era già previsto per 2019. Le organizzazioni dei datori di lavoro francesi (Medef), si sono dichiarate disposte a pagare i bonus dei dipendenti interamente esentasse ed esentati dai contributi di sicurezza sociale, così come le ore straordinarie. Quello che poteva sembrare uno sforzo maggiore per i leader politici ed economici ha fatto ridere. Risposta di un giubbotto giallo, “vogliono darci delle briciole, noi vogliamo la baguette”. D’altra parte i contributi sociali sono una parte dello stipendio e sono generati interamente attraverso il lavoro. Chiaramente, e si va delineando sempre più, un problema non solo salariale ma politico enorme. Le persone sono stanche di tutte le leggi neoliberiste, le regole e i regolamenti che ormai infastidiscono, rovinano e marciscono solo persone oneste e persone buone per le quali la legge è dura e troppo costosa … Credo sinceramente che la vera domanda sia democratica e consista da parte del popolo nel “riprendersi” il potere fuggito in mano a pochi. Uno slogan con sorriso? “Il nostro problema è il debito e non lo pagheremo. Siamo incapaci di farlo!”. Come tutti gli altri paesi.

La Banca centrale europea (BCE) deve ratificare la fine dei suoi massicci acquisti di asset alla fine dell’anno. Un mutamento monetario … e un esercizio acrobatico mentre i rischi si accumulano per l’economia europea”. Nell’ultima riunione delle politiche monetarie dei governatori, M. Draghi dovrebbe riconfermare lo stop all’acquisto dei debiti bancari, (QE), al 31 dicembre. (AFP). Tra le serie di fattori che minacciano l’economia c’è la guerra commerciale tra la Cina e gli Stati Uniti e lo scenario di un “Hard Brexit” ovvero un’uscita senza accordo. Cessando il QE il 31 dicembre 2018, i tassi della zona euro dovrebbero iniziare a divergere e questo potrebbe presto causare problemi molto significativi, come l’aumento incontrollato dei tassi di interesse. Se i tassi sono bassi ora, non è tanto perché quelli della BCE sono a zero, ma perché la BCE compra tutto il debito emesso dagli stati: facendo così, aumenta artificialmente la domanda per l’acquisto di debito e quindi abbassa il prezzo del denaro e del debito. Cessando i suoi acquisti di beni, la BCE lascerà il mercato più libero. A questo punto che ne sarà dei tassi italiani, spagnoli, portoghesi e ovviamente greci o addirittura francesi? Insomma, testa, non stiamo bene; croce … non sarà meglio.

Dovremmo credere a Google? In un’intervista rilasciata al Washington Post, di proprietà di Jeff Bezos, il CEO di Amazon, Sundar Pichai, capo di Google, ha annunciato, “Le aziende che lavorano allo sviluppo dell’intelligenza artificiale (IA) possono autoregolarsi“. Lui non ha dubbi. Come per i mercati? Ebbene sì, cosa facciamo, ci fidiamo di loro perché saranno saggi e non faranno nessuna assurdità? Sundar Pichai ha anche affermato che le aziende di questo settore devono mettere in atto regole etiche perché i sistemi sviluppati sono estremamente potenti. Effettivamente. Provato o meno, sembrano poter sovvertire ogni votazione democratica. Che pensare di Google che si è anche sbarazzata delle sue controllate ingombranti, o anche “bellicose” come Boston DynamicsSundar? O di Amazon che distrugge un intero settore dell’universo del piccolo commercio, e successivamente dei supermercati,  e che conduce una politica salariale (quindi sociale) disastrosa? O di Zuckerberg, patron di Facebook, che dopo aver venduto i dati personali dei suoi “clienti”, ha ammesso non poter dare alcuna garanzia di protezione di questi stessi dati? Allora Sundar Pichai ha detto rassicurante: “Come leader nell’IA ci sentiamo profondamente responsabili di non dover sbagliare“. Ebbene sì, grazie, ci farebbe un grande piacere! Non è troppo tardi, ma quasi.

 

18 dicembre 2018

 

 


 

 

Pillole economiche dal mondo (22)

di Tonino D’Orazio

 

Stampo la mia moneta e sono sufficientemente grande e capace, più di cento Stati messi insieme. Dice Facebook tramite Whatsapp. Facebook sta sviluppando una sua criptovaluta (stablecoin, una particolare criptovaluta che àncora il proprio valore a quello del dollaro), per permettere lo scambio di soldi su WhatsApp. La funzione dovrebbe arrivare prima in India e poi in tutto il Mondo. Poiché secondo i dati della Banca Mondiale, nel 2017 l’India ha ricevuto rimesse di denaro per 69 miliardi di dollari, più di qualsiasi altro paese al mondo. Facebook vuole sfruttare questa massa enorme di denaro che ogni anno si muove verso l’India, ovviamente facendo pagare le commissioni per le transazioni. D’altra parte se le Banche Nazionali che stampano i soldi sono diventate “private”, allora ogni privato capace può stampare i suoi. Una volta aperta la porta … Non era sufficiente la confusione della globalizzazione, ci mancava anche quella delle valute. Non ancorate a nulla diventa il gioco delle tre carte.

Il Belgio e l’aeroporto di Liegi hanno srotolato il tappeto rosso per Alibaba, gigante cinese di Internet, in barba agli Olandesi, (dopo lunga battaglia). Non solo l’aeroporto di Liegi ha offerto i suoi gioielli (logistica impeccabile: 22 ettari del suo terreno migliore, vicino alla pista di atterraggio, per la riduzione della tempistica) ma ha anche compromesso il rapporto speciale che ha con FedEx, americana, il suo cliente principale. Il contratto è firmato da Alibaba che ha scelto l’aeroporto di Liegi come porta d’ingresso per l’Europa. L’arrivo in Belgio del negozio online cinese (in effetti Cainiao, la filiale logistica di Alibaba) è davvero prestigioso per un paese che vuole posizionarsi come centro logistico d’Europa. Infatti Liegi diventerebbe uno dei cinque hub della rete globale di Cainiao.

Economia di guerra e di pace. In Siria, Trump ordina un completo ritiro delle truppe americane, poiché crede di aver raggiunto il suo obiettivo di “sconfiggere il gruppo dello Stato Islamico“, motivando questa scelta. “Abbiamo vinto“, ha detto in un breve video pubblicato sul suo account Twitter. “I nostri ragazzi, le nostre giovani donne, i nostri uomini, tornano tutti a casa, e tornano tutti ora“, ha aggiunto. Questo è un “ritiro totale” che avverrà “il più rapidamente possibile“, secondo un funzionario americano. Cioè, di fatto, un’altra guerra sbagliata e persa. Il giorno dopo l’annuncio del ritiro militare USA dalla Siria, a cui si era opposto ferocemente, il ministro della Difesa americano Jim Mattis ha annunciato le sue dimissioni giovedì 20 dicembre, riconoscendo le differenze di vedute con Donald Trump. Mattis ribadisce nella sua lettera la politica necessaria di “gendarmi del mondo”, negato ormai da Trump perché troppo costoso. “Dobbiamo fare tutto il possibile per promuovere un ordine internazionale favorevole per la nostra sicurezza, la nostra prosperità, e i nostri valori, e noi siamo rafforzati in questo sforzo dalla solidarietà delle nostre alleanze“. In pratica ribadisce la subalternità degli “alleati” e l’interesse primario degli Usa. Dopo le dimissioni sensazionali di Mattis sulla base del disaccordo strategico con Donald Trump, una fonte alla Casa Bianca ha detto, poche ore dopo, che il presidente degli Stati Uniti aveva anche deciso un “importante” ritiro delle truppe USA dall’Afghanistan, cioè di rimpatriare (7.000 Uomini), la metà del contingente, ritenendo a buon punto la promozione di un accordo di pace di Washington con i talebani. Altra guerra persa, grande risparmio.

Insomma la violenza può portare soldi e più consumi … Il ministro degli Interni francese Christophe Castaner e i tre principali sindacati delle forze dell’ordine hanno concluso un accordo di miglioramento salariale dopo una giornata di protesta della polizia. “Abbiamo ottenuto un progresso abbastanza consistente“, ha detto il segretario generale dell’Unione Unity-SGP Police, Yves Lefebvre, dopo diverse ore di trattative. “Abbiamo appena firmato un accordo sulla rivalutazione degli stipendi degli ufficiali e delle forze dell’ordine e sull’apertura, di un protocollo di riorganizzazione della polizia nazionale“. L’accordo prevede un bonus eccezionale, proposto dal governo (300€) e accettato, ma non per tutti, poiché il perimetro è ridotto e sarà pagato solo al personale tecnico, scientifico e amministrativo dispiegati nell’azione (comunque tanti) e agli impiegati di prefettura mobilitati dalla crisi dei “giubbotti gialli”. E pensare che le forze dell’ordine non avrebbero mai avuto una tale rivalutazione senza i giubbotti gialli … “Anzi le misure richieste dai “giubbotti gialli” potrebbero aumentare il potere d’acquisto “… (da La Tribune, giornale liberista francese). In effetti, tra i premi e bonus pagati, aumenti annunciati e riduzioni delle tasse, dovrebbe ricominciare una fase di consumo. E se il consumo torna in un paese il cui PIL dipende dal 75% dei consumi delle famiglie, allora la crescita torna! Conclusione del giornale: se, come primo passo, il movimento di rivolta ha l’effetto di rallentare la crescita, è possibile che nel lungo periodo i benefici siano piuttosto positivi. Calma!

Nonostante le virulenti critiche del presidente Trump, mostrando la sua indipendenza come privati nei confronti della democrazia, la Fed ha ratificato il suo quarto aumento del tasso d’interessi dell’anno con un ulteriore quarto di punto percentuale quello base che ora si attesta tra il 2,25% e 2,50%. Il vero tasso di sofferenza dell’economia globale sarà tra il 3 e il 3,5%. Fino al 3% per i tassi della Fed, stiamo assistendo a una purga sui mercati finanziari, da cui il calo costante delle borse e delle obbligazioni mondiali. (Le Monde 20 dic.). La Fed dovrebbe interrompere i suoi aumenti dei tassi al 3% pena una nuova e devastante crisi mondiale insostenibile, e a questo punto, più che probabilmente la BCE dovrebbe iniziare ad aumentare i tassi di interesse nell’area dell’euro dove sono ancora negativi. Pesano già le minacce per gennaio.

Guerra commerciale dei droni. Il mercato del drono civile è in leggero calo, malgrado sia stato per molti un regalo natalizio gradito, con una diminuzione di circa il 3%, mentre vi assicuro, l’esercito come sempre sta facendo invece molto bene. Questo dato nasconde una realtà contrastante. I droni economici (meno di 150 euro) si schiantano completamente con un calo di quasi il 25%, mentre quelli ad alte prestazioni (circa 1000 euro o più) stanno facendo molto meglio con una certa crescita. E’ guerra commerciale tra Parrot, americana, e la cinese ormai vincente Dji. Diciamo che i droni “giocattolo” vanno anche in base alla moda, all’utilizzo restrittivo di volo, a focalizzazioni immagini non sempre efficaci e problemi privacy. Quelli militari invece sono in gran forma e già in guerra. I dispositivi a lunga distanza sono distribuiti nei “teatri delle operazioni” (i termini sono poco divertenti) o alla sorveglianza di frontiera e allo spionaggio, all’omicidio silenzioso, programmato e individuale. Ma il loro futuro è anche in piccoli droni autonomi che esplodono nelle linee nemiche (affascinante crudeltà) o in droni di cattura, in grado di rimpatriare in volo quelli “piratati” nemici. And what else?

Perché in Cina alcune imprese falliscono. La Cina rimane soprattutto un paese comunista con un’economia profondamente amministrata. È il governo che decide la quantità di denaro creata, è il governo che decide in che modo vengano concessi i prestiti. È il governo che sceglie di tagliare il credito o meno a un’impresa o di lasciarla fallire. È un po’ quello che sta succedendo. La Cina consente a tutti i suoi agenti economici di apprendere i rischi del mercato e il modo migliore è lasciare fallire le compagnie in difficoltà. Aziende “zombi”, indebitate e non redditizie, che devono la loro sopravvivenza solo a tassi di interesse molto bassi. Anche la Cina sta cogliendo l’occasione per ripulire alcune parti del suo settore vetusto e non efficiente. Inoltre, come spesso accade in Cina, hanno strategie con una visione a lunghissimo termine.

 

29 dicembre 2018

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