Annunci
America, Asia, CRISIS, Europa, Geopolitica Conflitti Pace, Italia, Lavoro economia società, Politica

Pillole economiche dal mondo (11)

di Tonino D’Orazio

Harley Davidson minaccia di lasciare gli Usa a causa della guerra dei dazi e in rivolta contro l’ideologia dell’anti-mondializzazione di Trump. Niente di più falso. Harley si serve di questo pretesto per giustificare le sue delocalizzazioni già previste. Infatti da più di un anno è iniziata la costruzione di una fabbrica in Tailandia per rifornire il mercato asiatico. Nel frattempo il costruttore ha annunciato la chiusura di una fabbrica a Kansas City, negli Stati Uniti. Harley possiede una fabbrica di assemblaggio, da otto anni, in India per 5 dei suoi modelli. C’è anche un’altra fabbrica a Manaus, in Brasile. Diciamo che l’embargo dell’Unione europea alla Harley si riduce proprio a niente.

Trump, ultime invettive contro l’Europa. Intervista alla rete televisiva Fox News. A caso. “L’Unione europea ci fa probabilmente altrettanto male che la Cina, è soltanto più piccola”; è vero anche che il nostro “mercato” è saturo mentre quello cinese è enorme ed è appena iniziato ma il nostro eccedente commerciale verso gli Usa in realtà è comunque di 151 miliardi di dollari. “In più, spendiamo una fortuna con la Nato per proteggerli”. Vecchio ritornello per passare a ritirare l’assegno alla cassa, come se non ne beneficiassero con l’acquisto obbligatorio di armamenti americani, anche obsoleti. “E’ terribile quello che ci hanno fatto. Amiamo tutti, in un certo modo, l’Unione europea, ma questi paesi ci trattano male, in maniera fortemente ingiusta … “. “Non vogliono i nostri prodotti agricoli. E’ vero, hanno i loro agricoltori, ma noi non proteggiamo abbastanza i nostri”. Ha poi evocato il mercato automobilistico, con il dito puntato alle marche tedesche “mentre noi non possiamo nemmeno introdurre le nostre macchine”. Sappiamo tutti che le berline americane sono come i buoi ingrassati con gli ormoni per quanto consumano. E quindi “le società europee che faranno affari con l’Iran saranno sanzionate”. Geniale con il gioco delle tre carte. In realtà il suo piano di dazi o si rivolge contro tutti i paesi oppure non funzionerà. L’elusione è l’arte del commercio mondiale. Anche noi vendiamo alla Russia passando per il Montenegro che non fa parte (ancora per poco) dell’Unione europea.

Niente Unione Bancaria Europea. A parte “l’accordo” europeo sull’immigrazione, è passato sotto silenzio un aspetto fondamentale per la zona euro. Comunicato ufficiale: “le conclusioni adottate dai capi di stato o di governi venerdì 29 giugno hanno confermato i piccoli progressi realizzati per approfondire l’unione economica e monetaria finalizzata nell’unione bancaria e per elaborare un budget comune anti-crisi …”. I “piccoli progressi realizzati per approfondire” significa che non si è d’accordo su nulla e, malgrado l’imperatore Macron, indica l’impossibilità di andare avanti. Tutto rinviato a dicembre. Se poi si aggiunge “Che l’avvenire dell’unione budgetaria rimane incerta a causa delle insanibili divisioni …” si può cominciare a comperare un po’ d’oro, o argento, e qualche dollaro. Infine: “L’accordo sulla cassa comune per aiutare le banche in fallimento (backstop) non è stato trovato ma spostato a fine anno. Nel frattempo l’Eurogruppo dovrà preparare una proposta di rete di sicurezza con un meccanismo europeo di stabilità (MES) per 60 miliardi”. Insomma, d’ora in poi, se una banca fallisce ognuno per se e dio per tutti …

E’ iniziata la guerra commerciale globale. Trump ha applicato i dazi doganali sui prodotti cinesi per 34 miliardi di dollari. Gao Feng, porta parola del ministero cinese del commercio: “Le misure americane attaccano essenzialmente le catene di approvvigionamento mondiale e il loro valore. Detto semplicemente, gli Stati Uniti aprono il fuoco sul mondo intero, compreso su loro stessi”.  In un comunicato l’agenzia delle dogane cinese ha annunciato l’entrata in vigore immediata dei loro dazi appena scattati quelli americani. Se la minaccia di Trump, in genere è coerente, di portare i dazi sull’import cinese prima a 200 e poi a 500 miliardi, addirittura dando loro la colpa di non sottomettersi e di provocarlo nelle riposte, si capisce che c’è altro. Trump sa, ed è la sua strategia, che la guerra commerciale, visto che quella militare è ormai troppo rischiosa, è l’unica maniera di assicurare ancora il dominio americano oggi in fase calante. Costi quel che costi al globo, come sempre. Si tratta di capire cosa intende fare il “resto del mondo”, (capitalisticamente “libero-scambista”), Unione europea compresa, di fronte ai cocci. Il concetto di tutti contro uno, non sembra possibile, anche se ovviamente cambieranno molte alleanze.

Il Ministero delle Finanze Usa ha comunicato che, solo per il mese di aprile scorso, la Russia ha venduto, (si è “sbarazzato”), il 50% delle obbligazioni americane in suo possesso per un valore di 47,5 miliardi di dollari. Le obbligazioni americane sono state vendute per più motivi. Intanto per sfuggire eventualmente alle rappresaglie americane su chi non rispetta un embargo da loro voluto; secondo per reinvestire i fondi ottenuti in altre attività. Purtroppo si conosceranno gli obiettivi dei reinvestimenti solo dopo che la Banca Centrale Russa avrà pubblicato il suo rapporto, cioè fra sei mesi. Gli analisti pensano che siamo stati investiti in euro, yuan e oro. In previsione della guerra economica Usa-Cina, con grandi rischi internazionali sulle monete poiché la vendita del portafoglio obbligazionario cinese in dollari, anche in parte, potrebbe rappresentare l’effetto equivalente a “una bomba atomica” mondiale. Se Mosca supponesse o fosse certa che Pechino lanciasse misure radicali estreme, la vendita rapida del pacchetto russo (forse anche il resto a maggio), diventerebbe un modo di proteggersi prima che la Cina colpisca il mercato americano.

L’Alitalia e i dubbi della sua eventuale svendita. La compagnia comunica ufficialmente che “ha registrato a giugno ricavi da traffico passeggeri in aumento del 10,6% rispetto al giugno 2017. Una crescita a doppia cifra trainata sia dai collegamenti nazionali che da quelli internazionali e intercontinentali. Complessivamente, dopo l’incremento del 6,4% registrato nei primi tre mesi del 2018, nel secondo trimestre di quest’anno i ricavi da traffico passeggeri sono cresciuti del 7,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Positivi i risultati anche per quanto riguarda il numero dei passeggeri: nel mese di giugno Alitalia ha trasportato 2.020.402 viaggiatori con una crescita del 1,7% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. L’aumento è stato determinato, in particolare, dalla crescita a doppia cifra del lungo raggio che, con 265.086 passeggeri trasportati, ha registrato un incremento dell’11,4%. Crescono anche i ricavi legati al settore cargo, aumentati a giugno 2018 dell’11,8% e del 9,1% nel secondo trimestre di quest’anno rispetto agli stessi tre mesi del 2017”. Ottime notizie, ma non finisce qui, chi critica anche il servizio deve sapere che “Sul fronte operativo, nel periodo gennaio-giugno 2018 Alitalia si è confermata la compagnia più puntuale in Europa e la quarta più puntuale al mondo con l’85,1% dei voli atterrati in orario. I dati relativi al primo semestre dell’anno sono stati raccolti e analizzati da FlightStats, autorevole società indipendente Usa”. In settimana i tre commissari straordinari, Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari, saranno ricevuti al Ministero dello Sviluppo Economico, dove le indiscrezioni dicono che restituirebbero addirittura il prestito ponte concesso alla compagnia, dimostrando anche con i soldi alla mano che i luoghi comuni su una Alitalia decotta erano sbagliati. L’operazione “privatizzazione-regalo” agli europeisti francesi o tedeschi verrà probabilmente bloccato.

Il presidente della BCE Mario Draghi era stato chiaro un mese addietro: “L’euro è la seconda valuta al mondo, nessun paese può uscire dalla moneta unica“. Ma J.P Morgan Chase, presso cui Draghi ha lavorato, non la pensa allo stesso modo: le monete più affidabili in caso di una nuova crisi economica mondiale sono il dollaro di Singapore, lo yen giapponese, il franco svizzero e il dollaro americano. Il “marco tedesco” deprezzato non ha più la fiducia degli investitori e, purtroppo, la Germania non sembra dimostrare alcun interesse a sostenerlo. Oggi sono nell’ordine Italia (pre-Conte), Spagna e Francia a voler mantenere l’euro ad ogni costo. Un piano B, indispensabile da prevedere, diventa sempre più urgente per la salvaguardia del Paese.

Annunci

Discussione

Non c'è ancora nessun commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Annunci

Sostieni CAMBIAILMONDO

Dai un contributo (anche piccolo !) a CAMBIAILMONDO

Per donare vai su www.filef.info e clicca sull'icona "DONATE" nella colonna a destra in alto. La pagina Paypal è: filefit@gmail.com

Puliamo il mondo 2018

Restituire la sovranità agli elettori: firma la petizione

Inserisci la tua e-mail e clicca sul pulsante Cambiailmondo per ricevere le news

Segui assieme ad altri 1.485 follower

LINK consigliati

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Blog Stats

  • 800.879 hits

ARCHIVIO

I dieci giorni che sconvolsero il mondo

Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: