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Se la Sinistra fa la Destra, la Destra prima o poi arriva…

di Luciano Li Causi 

Vent’anni fa la crisi che avrebbe squassato l’Europa, a partire dal 2008, era ancora imprevista e lontana; in Europa governavano quasi ovunque partiti e coalizioni che avevano una chiara impronta socialista e socialdemocratica. In Italia c’era l’Ulivo, fondato da Romano Prodi, una compagine di centrosinistra che per la prima volta nella storia repubblicana aveva portato al governo del Paese gli eredi del Partito Comunista Italiano. 

Partiti e formazioni di destra, o di centrodestra, erano presenti naturalmente in tutta Europa, quasi ovunque all’opposizione, mentre le destre estreme, fasciste o nazionaliste, erano ai margini delle vite politiche degli stati europei; le elezioni politiche nazionali, infatti, in quella seconda metà degli anni ’90, portavano alla ribalta del potere le sinistre, spesso i partiti di tradizione ottocentesca. La SPD, in Germania, veleggiava al 40% dei suffragi, un po’ meno dei cugini laburisti britannici, al 43%, ma un po’ più delle mitica socialdemocrazia svedese, ferma al 37%. I socialisti francesi ottenevano il 40% dei suffragi, con i socialisti spagnoli al 38%; persino quelli ungheresi, ancora freschi di partito unico e di dittatura del POSU, raggranellavano un significativo 32% dei voti. In Italia, le varie sinistre divise raccoglievano oltre il 30% dei voti.

Vent’anni dopo la SPD non raggiunge il 25%; la SAP svedese è al 31%, il PS francese è al 7,4%, il PSOE spagnolo al 22%, il MSZP d’Ungheria al 12%, PD e LeU in Italia intorno al 22%, i socialisti olandesi sono al 5,7%. Se non ci fosse Corbyn, ed il Labour britannico, la débacle per le sinistre europee sarebbe totale, mitigata anche dai buoni risultati di ‘Podemos’, in Spagna, e dalle sinistre al governo di Grecia e Portogallo. Magre consolazioni, perché i governi sono ora saldamente in mano alle destre, ‘moderate’, come la CDU tedesca, o radicali, come Fidesz in Ungheria, un po’ dovunque, e un po’ dovunque, nei parlamenti nazionali, siedono numerosi deputati di formazioni di estrema destra, nazionalista e xenofoba, da quelli olandesi di Geert Wilders, a quelli austriaci di Strache, alla AFD, in Germania, ai Democratici Svedesi, per non dimenticare il Front National di Marine Le Pen, al di là delle Alpi.

Tuttavia – a mio parere – non sono le formazioni di estrema destra a destare preoccupazione, non ancora. Più inquietanti appaiono le destre ‘moderate’ al governo che, per mantenere il potere e sconfiggere la concorrenza, si sono sempre di più, in questi anni, spostate a destra, accentuando il richiamo nazionalista ed allo stesso tempo agitando lo spettro dell’invasione extracomunitaria, mussulmana ed incompatibile con i ‘valori dell’Occidente’ e potenzialmente terrorista.

Se abbiamo messo insieme gli insuccessi delle sinistre con i successi ed i pericoli rappresentati dalle varie destre è perché le due cose sono in stretta correlazione. La Destra, in senso lato, è cresciuta di molto in Europa perché la Sinistra, in senso lato, ha fatto male il suo mestiere, proprio su quel terreno – quello sociale – che ne giustificherebbe l’esistenza in vita. Ha pensato, forse ingenuamente, di poter tenere sotto controllo gli effetti negativi della globalizzazione, e non è stata in grado di elaborare un’idea di società dove i diritti e le conquiste sociali continuassero ad essere al centro delle sue preoccupazioni e della sua azione di governo. Ha così lasciato che i mercati e le politiche liberiste imponessero il ritiro dello Stato, e con esso la mortificazione del lavoro, la sua precarizzazione; ha lasciato che il welfare si indebolisse, contribuendo al definanziamento ed al peggioramento di elementi fondamentali per le vite delle persone, quali la salute, la scuola e l’università. E’ stata incapace, infine, a fare i conti con il fenomeno migratorio, da sempre presente nella storia dell’umanità ma accentuato dalla globalizzazione selettiva, che ha lasciato fuori dai suoi effetti apparentemente positivi milioni di persone.

Certo, le cose sono andate in maniera diversa a seconda del Paese che si prenda in considerazione; la tendenza generale, tuttavia, è stata quella sopra indicata. I ceti popolari, la mitica classe operaia di una volta, la piccola e media borghesia, il sottoproletariato delle periferie urbane hanno subito un peggioramento delle loro condizioni di vita, dal potere d’acquisto della loro moneta alla possibilità di curarsi adeguatamente. Ed hanno rivolto la loro attenzione altrove, a quelle destre, più o meno populiste, più o meno xenofobe, più o meno radicate, che sono state in grado di intercettare un malcontento diffuso, prospettando soluzioni di dubbia efficacia, ma soluzioni concrete, quali il fermo delle immigrazioni di massa ed il ritorno alla sovranità nazionale, alla possibilità cioè che i popoli decidano da sé sui propri interessi, ed i governi non siano meri esecutori delle volontà dei mercati o degli ‘eurocrati’ di Bruxelles.

Possiamo ancora non essere troppo preoccupati per la presenza delle destre nazionaliste e neonazionaliste in Europa; ma è bene iniziare a preoccuparsi, per non tornare indietro al XX secolo, ed alle sue due guerre mondiali.

 

 

FONTE: https://www.italia.attac.org/

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