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Sulla situazione in Nicaragua

Sulle preoccupanti vicende che hanno interessato il Nicaragua in questi ultimi giorni stanno circolando ricostruzioni e prese di posizioni contrastanti che indubbiamente non hanno contribuito a far comprendere i fatti che hanno scosso il paese.
Nel tentativo di sottrarsi ad interpretazioni ideologiche e a schemi  geopolitici preconcetti abbiamo preso in considerazione le informazioni dirette e le ricostruzioni provenienti dall’Associazione Italia-Nicaragua delle quali non nutriamo dubbi sulla loro veridicità per due motivi:

1) l’ass. Ita- Nica nasce all’indomani della rivoluzione del 1979 con finalità di sostegno al sandinismo col quale collabora da oltre 30 anni in progetti di cooperazione internazionale.
2) ho conoscenza diretta e approfondita di alcuni dei principali esponenti, della loro onestà e del loro rigore intellettuale.

Fatte le debite specifiche, inoltro un articolo corredato di un intervento audio di radio onda d’urto del giornalista di riferimento dell’ass. Ita-Nica Trucchi che vive in Nicaragua ed ha seguito personalmente tutti i passsaggi della vicenda che è stata innescata dal varo di un provvedimento governativo relativo all’INSS, Istituto pubblico di previdenza sociale che si occupa di sanità e di pensioni, che prevedeva l’aumento dei contributi sui lavoratori e sulle imprese ma che colpiva anche le pensioni nella misura del 5%.

Il provvedimento, perlatro non discusso con le parti sociali e in parlamento, sembra sia stato suggerito da un documento del Fmi molto simile a quello relativo alla Grecia. Seguendo il seguente link ( https://www.imf.org/~/media/Files/Publications/CR/2017/cr17174.ashx ) potrete scaricare l’intero dossier la cui prima parte è dedicata all’analisi del sistema di sicurezza sociale che dal Fmi viene definito insostenibile per cui, come risulta dal grafico 4 a pag 13, viene richiesto un aumento della contribuzione oltre ad altri interventi.
Tale richiesta è stata probabilmente adottata dal governo trasformandola nel provvedimento in questione.

La situazione è evidentemente molto delicata in quanto le proteste di piazza sorte in modo spontaneo dopo l’annuncio del provvedimento presentano rischi di infiltrazioni e di strumentalizzazioni da parte degli oppositori interni (potenti ma pochi visto che anche una parte della borghesia sostiene Ortega), dei poteri forti internazionali e degli Usa decisi con Trump a riconquistare l’intero cortile di casa latinoamericano.

Il coordinamento del Giga

 

 

(AUDIO) Nicaragua: Scontri e proteste di Giorgio Trucchi

Da sei giorni il Nicaragua è scosso da una forte crisi che ha provocato almeno 19 morti (il governo parla di 10, alcune ong di 25, altre di 30, ma i numeri, come spesso accade, non sono chiari nè confermati da nessuna istituzione, organizzazione umanitaria od organismo multilaterale).

La protesta parte inizialmente per un incendio che ha divorato migliaia di ettari della riserva naturale Indio Maíz (risposta tardia del governo) e si amplia dopo la decisione unilaterale del governo di riformare articoli del regolamento dell’Istituto Previdenza Sociale (Inss).

Le riforme aumentano l’importo dei contributi mensili versati da lavoratori e datori di lavoro, tolgono il 5% ai pensionati (in modo da garantire loro l’accesso completo alla sanità), riducono dall’80% al 70% della media salariale degli ultimi 5 anni il tetto massimo delle pensioni.

Allo stesso tempo, però, non toccano l’età minima pensionabile (60 anni), nè la quantità minima di contributi (750 settimane) necessaria per pensionarsi. Garantiscono anche la continuità di alcuni diritti ottenuti con l’entrata del governo sandinista: pensioni per le madri degli eroi e martiri della guerra, tredicesima, rivalutazione delle pensioni in base all’aumento semestrale del salario minimo nazionale, ampliamento dell’accesso alle cure mediche e ai medicinali, pensione ridotta per migliaia di anziani che non hanno raggiunto la quota minima delle 750 settimane.

Le mobilitazioni partono soprattutto dalle università in modo abbastanza spontaneo, anche se è evidente una preparazione previa in quanto all’uso e alla gestione minuziosa, immediata e massiccia delle reti sociali a livello nazionale.

Difficile non vedere elementi, contenuti e dinamiche comuni con altre esplosioni sociali avvenute nel continente (Venezuela per esempio). Evidente anche la presenza di settori della rachitica opposizione politica e sociale, l’impresa privata (con cui Ortega ha stretto una forte alleanza in questi anni) e la gerarchia cattolica, tutti pronti a capitalizzare politicamente la crisi, riconquistando spazi persi in questi 11 anni.

La risposta repressiva iniziale del governo, che sembra avere sottovalutato la portata della protesta, ha poi “facilitato le cose”. Dopo i morti e i feriti, le insurrezioni nelle principali città del paese, i saccheggi e le barricate di Managua, il governo revoca le riforme e invita l’impresa privata a un nuovo tavolo per ridiscutere il tema, invitando anche la chiesa cattolica (ma non i giovani).

Ma la cosa sembra essere andata oltre e già non si tratta solo delle pensioni, ma anche di un malessere diffuso provocato da 11 anni di autoritarismo e verticalismo nella gestione del potere (tra le altre cose).

Su Radio Onda d’Urto abbiamo provato a spiegare la complessità della situazione.

 

Qui sotto il link per ascoltare l’intervista

http://www.radiondadurto.org/2018/04/21/nicaragua-continuano-scontri-e-proteste/

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