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Il Bitcoin e lo scontro ideologico intorno alla moneta

di Tonino D’Orazio

Da un lato vi sono le banche, dall’altro il tentativo di liberarsene, per quanto possibile. Tutti i mass media nostrani sono chiamati a raccolta per definire questa moneta virtuale, il Bitcoin: una nuova bolla speculativa. Può darsi, ma è sicuramente equivalente a quella reale, e non terminata, del sistema bancario mondiale gestito  da quello americano. Ovviamente, che sia un bene o un male, il Bitcoin sconvolge una serie di “valori totalitari” del sistema attuale sul valore della moneta e sul suo utilizzo, visto che è nata per questo, ma anche sul suo possesso, che per la prima volta ridiventa personale (e di nessun altro), se non dell’ algoritmo che lo crea.

Il primo dato di scontro ideologico è sul concetto di “mercato” e di chi lo regolamenta o lo impone. Ormai è chiaro che da quando le banche centrali che forniscono carta-moneta sono state privatizzate, lo Stato ha perso il potere reale sull’economia, fino all’inversione dei ruoli quando poi è stato costretto addirittura ad indebitarsi con loro. In Italia alcuni parametri costituzionali sono stati sicuramente lesi nei confronti della norma per cui la gestione del credito in fallimento è reato. Difatti le banche, con la teoria “del debito”, si sono impossessate degli stati nazionali, anche tramite le varie Unioni mondiali, come quella Europea, quella Africana, quella Asiatica e quella Sud Americana. In pratica: io fabbrico la moneta-carta, anche se sappiamo che non vale nulla perché non più ancorata ad un metallo (l’oro) di riferimento, tu me lo chiedi e io te la do. Anzi, da alcuni anni ti do solo numeri virtuali e ti restringo l’utilizzo del contante. Non più di 1.000€ di ritiro sul c/c obbligatorio, se vuoi 5.000€ ti devi prenotare (la parodia della banca che non ha soldi!), non puoi uscire dal tuo Stato con più di 10.000€ (l’ipocrisia dei paradisi fiscali!), ecc …

Il Bitcoin sfugge a tutte queste imposizioni e oggi appare sempre più come un mezzo per il mercato (vendi/compera) indipendente dalle banche, con tutti i vantaggi di non dover pagare più nessuna “commissione” a “qualcuno”. Può, chi detiene il ricatto della moneta e il suo funzionamento, accettare ciò?

La difesa delle banche appare quasi puerile, con le contestazioni sostenute, se non controproducenti soprattutto in Italia, in una fase di scontro pre-elettorale a sostegno o giustificazioni di banche “decotte” o personaggi ambigui che sicuramente dovrebbero stare in galera. In realtà dimostrano che per la legge “non tutti sono uguali”. Il furto ad alto livello non è punibile.

Possono parlare, loro, di Bitcoin come possibilità di fuga di capitali e transazioni malavitose? Cioè che il darknet, (in italiano Rete Oscura), mercato anonimo di Internet, è un paradiso fiscale e illegale? Possono dire che il Bitcoin è una speculazione ad elevato rischio, (anche se certamente possibile), cioè una “bolla” che presto o tardi si sgonfierà lasciando i risparmiatori o gli investitori “nudi”, dopo quello che hanno combinato loro dal 2008 (crollo dei derivati) in poi e in modo particolare in Italia in questi ultimi anni ai danni dei risparmiatori?

Possono -invece – giustificare l’apertura, alla Borsa di Chicago, di transazioni sul Bitcoin ma con dei “futures”, sistema ad alto rischio di “scommessa”, nel tentativo di “recuperare” qualcosa o “mangiarci” comunque sopra? Possono dire che lo Stato non controllerebbe più i soldi quando lo Stato (o gli Stati tramite il FMI o la BCE) sono loro che lo controllano direttamente?

Quell’anima pura con la camicia ripulita di Berlusconi, che sotto la sua presidenza del consiglio aveva decretato che il falso in bilancio non consisteva più un reato penale, ma solo amministrativo, aveva aperto la via alla malavita dei banchieri e all’opportunità della casta imprenditoriale di ottenere finanziamenti e prestiti mirabolanti senza dare garanzie. Quindi abbiamo di fronte una vigilanza zero o deviata, (oggi “ostacolo alla vigilanza”) della Banca d’Italia, cioè di loro stessi, in un gran polverone di corresponsabilità colluse e omertose. Difficile immaginare allora controlli volutamente superficiali? Accettabile che i controllati siano gli stessi controllori e viceversa? Non è penosa la Commissione parlamentare d’inchiesta tra il detto, il non detto e il “secretato”? E tutti, i semplicemente  “ascoltati”, corresponsabili, se non corrotti, ciascuno con i coltelli in mano e i sassolini nelle scarpe?

Dei responsabili dei disastri bancari, non sappiamo ancora quanti ne sono in atto in modo latente, visto che le banche continuano a esigere miliardi dai cittadini per “ripianare”, perché sono sempre “sull’orlo” del disastro. Poi al dunque nessun responsabile paga nulla. Anzi si dimettono con “bonus” milionari per l’ottimo risultato ottenuto e scappano, alcuni proponendosi immediatamente per altre banche disastrate pronte ad affondare. E il circo ricomincia, con sempre i soliti noti. Nei loro confronti non esiste nessuna “espropriazione patrimoniale” di risarcimento, perché legalmente non esiste il reato di “disastro bancario”, non esiste responsabilità nell’aver dato “false certezze” ai propri risparmiatori in modo delinquenziale.

Anzi a questi risparmiatori dicono di non fidarsi dei Bitcoin, e dicono anche che, in questo paese di fessi, purtroppo, manca una vera “educazione finanziaria”, come sfottò della legge, che non ammette l’ignoranza, e che se la gente è fessa… che si può fare? In più, i prodi condottieri, sapendo del disastro sempre più imminente in anticipo, diventano rapidamente “nulla tenenti”.

Il Bitcoin, indipendentemente dal sostenerlo, utilizzarlo o meno, ha messo a nudo tutta l’ipocrisia rapinatrice e di strozzinaggio del sistema bancario nazionale e mondiale. Il sistema “libero” Bitcoin fa comunque correre ai ripari alcune grandi nazioni che temono di non poter controllare un’ulteriore fuga di capitali (oltre le “emorragie” considerate ormai quasi naturali) che, prima o poi, potendo essere enormi, potrebbero ritornare nell’ambito del dollaro al momento di una sua eventuale trasformazione in denaro-carta: non a caso sono oggi Russia (settembre) e Cina (dicembre c.m.) a varare le proprie cripto-monete. Anche se oggi non esiste via di ritorno o inversione per i possessori di Bitcoin, infatti possono solo comprare in Bitcoin, se accettati in un sistema parallelo virtuale. Le merci grandi, i patrimoni, difficilmente possono “riapparire” nel mondo “reale” senza interferenze fiscali, ma prima o poi esisteranno paradisi ad hoc. Diciamo che grandi gruppi commerciali lanciati verso il futuro, esempio Amazon, lo utilizzano sempre più, se non addirittura li “producono” avendo grandi capacità di poterli fabbricare e fungere essi stessi da “minatori”, estrattori della moneta.

Il Bitcoin sfugge al controllo pubblico, ma possiamo dire che anche le banche nazionali sfuggono al controllo pubblico, con un’aggravante in più, fanno finta ideologicamente di essere elemento di equilibrio e sviluppo sociale. Le banche italiane sembrano esposte per circa 200 miliardi di euro. Li hanno prestati senza garanzie di rientro e sanno che non li riavranno. Però, l’80% dei prestiti (cioè 160 miliardi) concessi è di una entità che va da 500.000€ in su. Supponiamo che queste cifre non siano state concesse al “mondo di sotto”, quando tutti sanno che per un prestito anche di 2/3 mila € bisogna fare capriole per mesi in qualsiasi banca. A meno di avere “padrini” politici o parenti ben inseriti, politicamente o nei consigli di amministrazione, cioè là dove la mediocrità e il nepotismo regnano da decenni. Se almeno il dramma dei risparmiatori truffati potesse portare alla luce la vera bancopoli di questo paese!

Diciamo che ormai è troppo tardi, ma in verità non tutto è perduto. Prepariamoci agli ulteriori sviluppi.

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