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Venezuela: il popolo vuole la pace e la Costituente

Le destre applicano le teorie del “caos costruttivo” escogitate dal pensatore statunitense Brzezinski, recentemente defunto, “e che abbiamo già visto applicate in Libia, Siria”

di Fabio Marcelli*

Guarimba è una parola apparentemente innocente che corrisponde a un gioco infantile, più o meno il nostro nascondino. Tale parola però in Venezuela ha assunto un significato sinistro e indica un fenomeno deteriore del quale la popolazione nel suo complesso, al di là dell’orientamento politico a favore o contro il governo di Nicolas Maduro, comincia ad essere stanca e a reagire mandando i guarimberos a farsi benedire.

Questi ultimi sono infatti quelle poche centinaia di dimostranti violenti che, in una parte molto limitata del territorio nazionale, solo undici municipi su circa 330, i   piu’ ricchi, stanno tentando di mettere in scena una sorta di guerriglia urbana, con blocchi della circolazione, assalti a servizi pubblici, uso di esplosivi e ordigni incendiari contro le forze dell’ordine. Prove tecniche di guerra civile. Finanziate da coloro che sono interessati alla destabilizzazione del Venezuela bolivariano e pagano circa 350.000 bolivares (al cambio ufficiale più o meno 31 euro) coloro che partecipano alle manifestazioni violente, destinando somme ancora maggiori a coloro che lanciano pietre o molotov o bombe più o meno artigianali.

Risultato: 46 vittime nel 2014, in gran parte membri delle forze dell’ordine e passanti. E, per quanto riguarda la fase più recente delle guarimbas, cominciata qualche mese fa, circa 80 vittime, delle quali solo 7 sono state colpite dalla repressione poliziesca, e sui relativi episodi sono in corso inchieste giudiziarie per accertare eventuali eccessi nell’uso della forza. Un prezzo di sangue eccessivo e che il popolo venezolano, al di là delle sue simpatie politiche, è stanco di pagare . E che si aggiunge agli omicidi politici mirati, come quello di Robert Serra, il più giovane deputato latinoamericano e astro nascente del partito chavista, ucciso da tre paramilitari colombiani, che hanno confessato, mentre ancora restano impuniti i mandanti di questo delitto, con ogni probabilità da imputarsi ai settori estremisti della destra venezolana.

Questo osceno spettacolo viene filmato e fotografato a uso e consumo della stampa internazionale, cioè dei reporter scarsamente professionali, embedded negli hotel di lusso di Miami o delle Bahamas, ad ogni modo ben lontano dal teatro degli avvenimenti, che sui loro giornali mandano il messaggio falso e mistificatorio della finta guerra civile in atto. Il tutto a beneficio di coloro che vogliono togliere di mezzo il governo bolivariano di Nicolas Maduro per poter procedere indisturbati allo sfruttamento delle maggiori riserve petrolifere del mondo, pari a 300 miliardi di bari di petrolio, oggi in mano all’azienda pubblica PDVSA. Parliamo di personaggi come Tillerson, oggi capo del Dipartimento di Stato per conto di Trump e fino a ieri capo dell’Exxon Mobil, la multinazionale petrolifera che è pronta a tutto pur di mettere le mani sulle maggiori riserve di oro nero del mondo. Per ottenere il suo risultato, la destabilizzazione del Venezuela, gli Stati Uniti hanno investito 5 milioni di dollari che, tramite NED, USAID e CIA, affluiscono nelle case di finte ONG locali che pagano gli armamenti dei guarimberos.

Parallelamente l’amministrazione Trump tenta, con scarso successo di isolare il Venezuela sul piano internazionale e su quello regionale, rilanciando la screditata OSA, che Fidel Castro ha ribattezzato giustamente a suo tempo il Ministero delle Colonie di Washington e che si è resa complice di ben 327 colpi di Stato o tentativi di colpo di Stato nel solo Ventesimo secolo.

Il tutto nell’applicazione delle teorie del “caos costruttivo” escogitate dal pensatore statunitense Brzezinski, recentemente defunto, e che abbiamo già visto applicate in Libia, Siria ed altrove, con il conseguente peggioramento della situazione mondiale della pace e della sicurezza a beneficio degli interessi petroliferi e di altro genere degli Stati Uniti e delle loro multinazionali. Ma pare difficile che il giochino possa riuscire in Venezuela, anche e soprattutto per la maturità del popolo, spesso in alcune sue parti giustamente critico nei confronti del governo, ma stanco di guerricciole e disordini nell’esclusivo profitto degli sfruttatori di sempre.

La proposta di Costituente lanciata dal presidente Maduro va presa sul serio e può costituire un’occasione per combattere efficacemente mali vecchi e nuovi del Venezuela (e non solo del Venezuela): criminalità, corruzione, burocrazia, privilegi, diseguaglianze, dipendenza dal modello estrattivista. Essa costituisce anche la risposta al fallimento dei dialoghi per la pace e la riconciliazione, dovuti all’abbandono del tavolo dei negoziati da parte dell’opposizione, dopo che erano state soddisfatte tutte le sue richieste, con il coinvolgimento di ex presidenti di vari Stati, di UNASUR e del Papa. Hanno abbandonato perché i settori estremisti che attualmente la controllano non vogliono la pace, il dialogo, la ricostruzione nazionale, ma vogliono la guerra civile e l’intervento straniero per dare a Exxon Mobil le risorse petrolifere del Venezuela. Ma il popolo venezolano non permetterà che ciò avvenga, non perché sia tutto affezionato a questo o quel governo, ma perché è giustamente affezionato al suo Paese e alla pace che non deve essere oggetto di trattativa fra fazioni contrapposte ma diventare l’obiettivo comune della gente, insieme alla rifondazione democratica dello Stato e dell’ordinamento.

link relativi ai finanziamenti statunitensi all’opposizione:

link http://www.avn.info.ve/contenido/wikileaks-deja-evidencia-que-eeuu-promueve-y-financia-fascismo-venezuela
http://www.cubadebate.cu/noticias/2017/05/01/la-oposicion-venezolana-una-empresa-lucrativa/#.WUP8m8ZLe70
https://www.usaid.gov/venezuela
http://www.ned.org/region/latin-america-and-caribbean/venezuela-2016/ .

* Giurista, dirigente di ricerca dell’Istituto di studi giuridici internazionali del CNR e dirigente dell’Associazione dei giuristi democratici

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