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Terrorismo: dove va l’Occidente ?

di Frank Barbaro (Adelaide)

La tragedia di Manchester ha di nuovo scombussolato il mondo, e soprattutto il mondo occidentale. Ormai la sequenza di questi atti atroci è sempre uguale – l’atto è totalmente inaspettato, la notizia provoca orrore e un forte senso di compassione per le vittime,  i governi ovunque esprimono solidarietà ai paesi colpiti e grande determinazione a sconfiggere il terrorismo, che non avrà successo nel suo obiettivo di distruggere lo stile di vita e le libertà occidentali.

Non soltanto il linguaggio dei capi di governo è identico, ma anche le risposte si somigliano: più misure poliziesche e un forte richiamo alla vigilanza, ma anche l’appello a non lasciarsi prendere dalla paura.

L’altro elemento comune a questi episodi tragici che prendono di sospresa tutti, inclusi i servizi segreti, è che poco tempo dopo viene scoperto il nome dell’autore e vengono diffusi pezzi della sua biografia. In altri termini, c’è una grande incongruenza fra il carattere inaspettato dell’atto e le rivelazioni successive.

A prescindere da questi elementi, non si tratta solo di valutare come reagire, ma soprattutto come prevenire l’atto, che è inaccettabile non solo perchè causa vittime innocenti, ma anche perchè contribuisce a diffondere odio e sospetto verso minoranze e  diversità.

Le risposte date finora non sembrano in grado di evitare questi orrori, è pertanto necessario considerare risposte alternative.

Prima di tutto una riflessione sull’impatto delle azioni dei paesi occidentali sui paesi in cui sono presenti  covi terroristici. Se si sostituissero i bombardamenti con un aiuto alle popolazioni di quei paesi, probabilmente con la stessa spesa si creerebbe un ambiente meno favorevole ai terroristi.

La stessa cosa si potrebbe fare nei paesi occidentali in cui vivono minoranze emarginate e discriminate, attraverso misure di contrasto alle ingiustizie e alle diseguaglianze.

Occorre inoltre affidarsi alle norme di legge e alle strutture internazionali per la soluzione dei conflitti e per la promozione delle misure di cooperazione necessarie per affrontare le sfide climatiche e la costruzione di un’economia sostenibile.

Questa strategia appare molto più concreta della vuota retorica della “guerra al terrorismo” e dell’impegno dei governi a proteggere i propri cittadini, sempre più stressati quotidianamente dall’aumento del costo della vita, dalla precarietà del lavoro, da un cambiamento sociale e tecnologico impetuoso, dalla mutazione della natura in senso sempre meno ospitale per l’umanità.

 

FONTE: Nuovo Paese (Australia) – www.filefaustralia.org

Scarica il numero di Giugno di Nuovo Paese


 

Terrorism: Where goes the West?

by Frank Barbaro (Adelaide)

 

The tragedy in Manchester has again taken the world by surprise especially the West.

The sequence of these atrocious acts remains the same – the act is totally unexpected, it provokes repugnance and strong compassion and governments express their solidarity by stating that they will not give up their determination to defeat terrorism which will not be allowed to destroy their Western lifestyle and liberties.

Not only is the language the same, but, the answers so are the responses: more police measures and a strong call to vigilance with an appeal not to be overcome by fear.

The other element of these tragic episodes (which took all by surprise, including intelligence services) is that shortly after the attacks the perpetrator is known with biographical information about the person released.

There appears an incongruity between the total surprise and the revelations released almost immediately after.

This aside there remains the challenge of how to prevent such acts that in addition to the unacceptable innocent victims contribute to promoting hatred and suspicion of minorities and diversity.

A first and obvious consideration is for the West to send goods instead of bombs in countries believed to harbour terrorist.

A second measure is to help eliminate injustices and inequalities in those countries. Thirdly, insure respect for international laws and structures for conflict resolution while promoting co-operation on climate challenges and building a sustainable global economy.

Such a strategy seems far more concrete than continual conflict and the rhetoric of governments on their commitment to protecting their citizens who daily are more likely to be terrorized by increasing living costs, insecurity from unbridled social and technological change and threats from climate change.

 

FONTE: Nuovo Paese (Australia) – www.filefaustralia.org

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