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Débâcle euro-atlantica

di Tonino D’Orazio

Panico generale nell’establishment europeo. I dirigenti euro-atlantici sono spaventati, traumatizzati, sconvolti, paralizzati, lividi, democraticamente vendicativi. Compresi tutti i mass media a loro fedeli. Arroccati, aggrappati.

Riporto semplicemente i propositi del nuovo presidente degli Stati Uniti, dai quali si possono trarre, se confermati, che il mondo è cambiato, cioè un mondo è cambiato, e che l’Europa fedele e servile (TTIP, Ceta, Nato …) dell’anno scorso non è più la stessa. Il padrone ha cambiato idea e la servitù è nel panico.

Si preannuncia una frattura fondamentale fra Stati Uniti e paesi europei, se non del mondo. Forse una frattura tra classi medie cittadine (intellettuali, agiate e convinte della globalizzazione) e lavoratori e agricoltori (sempre più poveri, disprezzati e senza diritti), dagli Stati Uniti agli altri paesi del mondo. I primi pensano ai “valori”, i secondi al “pane e lavoro” per vivere. Il primo esempio sociologico evidente è stato il Brexit, il secondo l’elezione di Trump. Il basso pensa di aver colpito l’alto. Il tema immigrazione offusca tutto, ma a ben vedere è un grosso problema del basso, delle periferie. Il basso non è ancora andato a buon fine in Grecia, Spagna e Portogallo, ma seguono Olanda, Francia, Germania e Italia. Tra l’altro sappiamo tutti che gli Usa non hanno mai interferito nelle campagne elettorali dei paesi europei(…). Se adesso ci si mette anche Putin non facciamo proprio una bella figura.

Un accordo Trump-Putin è la fine del mondo” (M. Vals. BFMTV 16/1/17). “D. Trump è deciso a distruggere il progetto europeo” (Editoriale Libération 18/1/17). “Il presidente degli Stati Uniti si lancia in una operazione per destabilizzare la Germania (…) è tutta l’Europa sotto attacco” (Le Monde 19/1/17). “L’UE è di fronte ad una delle più grandi sfide di questi ultimi decenni” (A.Merkel 22/1/17). “Abbiamo un’amministrazione americana che desidera fortemente lo smantellamento dell’Unione. Non è possibile!”, P. Moscovici, (commissario europeo). Kerry a Davos, prima della partenza:”ricordatevi perché abbiamo fatto [ndr: notate il passato] questo viaggio insieme da 70 anni”. Sono infido se penso che Davos sia stato riunito pochi giorni prima del giuramento di Trump per decidere la linea di “resistenza” dell’oligarchia mondiale ivi rappresentata?

Cosa ha detto Trump nell’intervista pubblicata dal quotidiano Bild e da quello inglese The Times? Che la Gran Bretagna è stata “intelligente” a lasciare l’UE, perché quest’ultima non era altro che “il veicolo della potenza tedesca”, che “ l’euro è un marco mascherato”; che auspicava che altri paesi lasciassero l’UE; che era felice di un accordo commerciale separato con Londra; che tutti gli accordi di libero-scambio mondiale non servivano più (mica si sarà preoccupato di tutte le nostre manifestazioni no?); che la Merkel aveva commesso “un errore catastrofico” con la sua politica immigratoria. In fondo è il divide et impera identico a quello esistente all’interno dell’Unione Europea.

Peggio, (o meglio), Trump ha giudicato la Nato “obsoleta” e che un accordo sul nucleare con Mosca “sarebbe nell’interesse di molti”, (forse di noi no?); e quindi le sanzioni contro la Russia dovrebbero essere tolte. Forse una battuta contraddittoria, come altre, visto l’insistenza e l’accordo con la May per continuarle, e l’intervento all’Onu della nuova ambasciatrice americana N. Aley. Il segretario della Nato, dopo aver fatto tanto a piazzare tutti i suoi giocattoli per accerchiare la Russia, si è detto “preoccupato”.  Le Monde, noto giornale conservatore francese, (22/1/17) scriveva, imperdonabile, che Trump “vuole essere l’uomo del rinnovamento dell’industria americana e non lo sceriffo di un ordine democratico occidentale da mantenere e da propagandare”. J. Biden, ancora vice-presidente per due giorni, ha lanciato un appello disperato per “salvare l’ordine liberale internazionale” … Il loro. Ma anche di un po’ dei nostri a sinistra.

Indubbiamente tutte le operazioni anti Russia di questi tre anni di “sanzioni” hanno reso Putin vincitore a medio termine eclissando tutto lo staff della troika di Bruxelles, forte con i deboli e in realtà debole e stizzosa con i forti. Non solo, ma i paesi ex sovietici così profondamente schiacciatisi sull’Unione, in una recente riunione hanno sottoscritto penosamente che “il riscaldamento delle relazioni con la Russia, cioè l’amicizia e la fiducia, sarebbe un grave errore”. E’ insopportabile e insostenibile, anzi intollerabile, doversi adesso riaccodare ad un cambiamento radicale, e spiegare…

Non deve quindi stupire l’isteria mass mediatica internazionale anti Putin e anti Trump dimenticando quale tallone di Achille possa essere. Fa quasi tenerezza, di come l’alta borghesia tenti di lottare in questo modo contro il “populismo”, cioè, come a loro non piace far trapelare, contro il basso. Cercando di imporre simpatie o avversioni, scelta di campo, a priori, pur avendo notato che non funziona più così bene. E’ vero che anche per molta sedicente sinistra tutto non è più così chiaro, nemmeno l’assioma storico e ricorrente del pacifismo un bel po’ deteriorato. Nemmeno ha tenuto presente chi avrebbero dovuto rappresentare (quelli che oggi sono altrove) e che nemmeno esiste una visione alternativa a quella vincente fino a ieri. Allora non è Trump che invade strumentalmente il campo e scombussola il disperato iter della linea della povertà del mondo del basso, ma è la sinistra che l’ha abbandonata.

Se si certifica che un cittadino (italiano, europeo o nord americano) su tre è povero, e un altro terzo è sulla via di diventarlo, perché costui dovrebbe rimanere nel mondo del bengodi del terzo restante? Qualunque cosa rappresenti, a torto o a ragione, una speranza di cambiamento, può essere cavalcato. Vengono individuate le responsabilità proprio dei democrats, sedicenti progressisti e riformisti perché “non c’è di meglio”, con davanti tutti i risultati deleteri più evidenti in tutti i paesi occidentali, con un PSE che non riesce più nemmeno ad essere vagamente socialdemocratico. Possibile che debba essere la destra, che ha sempre governato, Trump compreso, a proporre di rappresentare il cambiamento contro una ideologia non più sopportabile? Perché il neoliberismo è una ideologia non sopportabile. Non è vero?

Che lo faccia Trump è un altro discorso, e diciamo che “ca nisciune è fesse”, ma nessun altro, di un certo peso in termini di rappresentanza, lo dice con convinzione e propone un cambiamento radicale.

Anche la Nato, guerrafondaia, che ha esaurito “la sua ragione sociale” originaria, non è più sopportabile. Non è vero? Forse si possono ricordare quelli che sin dagli anni ’50 avevano come slogan:”Fuori l’Italia dalla Nato!”.

Tutti gli euroscettici di questo tipo di Europa non possono che rallegrarsi, momentaneamente, come forse in silenzio si rallegrano ingenuamente le forze antiliberiste. Si aprono tutte le contraddizioni. Non stupisce la sconfitta di G. Pittella (PSE) alla presidenza del Parlamento Europeo, il grande patto evidentemente non funziona più. Era un patto a perdere, visti i risultati di almeno due decenni. Visibilmente da “rompere” momentaneamente a causa delle due elezioni, in Francia e in Germania (dove magari faranno finta di scontrarsi, salvo rinsaldare il patto dopo; ma non è detto). Anche da noi riappaiono ombre del passato (tipo Prodi) a rassicurarci che adesso andrà sicuramente meglio con una “realistica Europa a due velocità”. A riproporre, come fossero nuove, vecchie e deteriorate proposte. Padroni e servi come dice sinteticamente e “volgarmente” Trump. Sembrano giochetti per il decennio a venire, quando saremo esangui e completamente prostrati. Ma ancora in troppi credono al ritornello thatcheriano che “Non c’è alternativa” (TINA), forse più tra le classi dirigenti orizzontali che nel popolo del basso.

A volte “la verità è strana quanto la finzione”. (M. Twain).

 

FONTE:  toninodorazio.altervista.org

 

 

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Discussione

2 pensieri su “Débâcle euro-atlantica

  1. Basta con questi commenti negativi sull’Europa commentate invece sul debito pubblico dell’Italia che c’era prima dell’entrata in Europa pensate di più alla corruzione che cè in Italia.

    Mi piace

    Pubblicato da mario noce | 09/02/2017, 12:49
  2. Il debito pubblico non esiste. Mi sembra che la corruzione sia endemica alla globalizzazione e nessun paese sfugge, chi più chi meno. QUESTO TIPO di Europa ha i giorni contati e devo ammettere che non mi dispiace. Anche se fa comodo aI pochi con sicuri interessi, altrimenti non la difenderebbero dopo l’evidente disastro economico e sociale di quasi tutti i paesi componenti, Germania compresa.

    Mi piace

    Pubblicato da Antonio | 12/02/2017, 19:17

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